Blair Witch

blair-witch-2016-poster-1 Regia Adam Wingard (2016)

Lo dico subito, a scanso di equivoci e anche se potrà sembrare in seguito contraddittorio rispetto al resto del post: mi sono cagata sotto. Le due amiche che erano in sala con me potranno confermarlo. Io, che schifo ogni forma di contatto fisico col mio prossimo, ho addirittura dovuto stringere la mano di una di loro e rannicchiarmi contro la spalla dell’altra, perché proprio non ce la facevo. Ma, come ho detto spesso, la paura è un fatto soggettivo. Per me, TBWP, il film del 1999, è una sorta di trauma primario, un’esperienza di terrore assoluto e totalizzante, e tornare in quei boschi, anzi, avere il coraggio di andare al cinema per tornarci, mi è costato qualche anno di vita. Ognuno ha le sue fobie. La mia sono i boschi. Ho paura degli alberi, dei rami e delle fronde, quando il vento li scuote di notte, e non sopporto di trovarmi in un bosco dopo il tramonto. Questa primavera, durante il viaggio in bici, la pioggia e il fottuto Appennino mi hanno fatto ritardare parecchio sulla tabella di marcia. Sono arrivata a Todi col buio, dopo essermi smarrita per un’oretta e aver anche attraversato un fiumiciattolo a piedi, perché il mio satellitare aveva pensato bene di mandarmi per fratte. Ve lo giuro, ho pianto. E la mia mente è andata, come le capita sempre, a TWBP.
Per cui lo ammetto: io sono condizionata, non posso essere lucida. Ma, a due giorni dalla visione, posso provare a essere obiettiva e dire che Blair Witch è un buon horror, spaventoso quanto basta, con in mezzo un paio di stronzate così grosse che rischiano di vanificarne l’effetto e con un errore di proporzioni sesquipedali alla fine, che io davvero non mi spiego come a Wingard e al suo fido collaboratore alla sceneggiatura Simon Barret  sia potuto venire in mente. O forse sì.

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Parliamo un istante di Stephen King e del suo saggio Danse Macabre, perché c’è un discorso interessante sull’orrore mostrato e su quello suggerito. Spaventare qualcuno non è facile, anche perché la paura  indotta da un racconto, sia esso in parole o in immagini, richiede una tecnica raffinata. King faceva l’esempio di una porta chiusa e di un mostro, che noi non vediamo, nascosto dietro la porta. Qualcuno cammina lungo in corridoio ed è diretto proprio verso la porta. Possiamo scegliere se aprirla o non aprirla. Ma dobbiamo tenere presente che, quando l’apriremo, l’immaginazione del nostro lettore/spettatore sarà sempre un passo avanti a noi: se dietro la porta c’è un insetto alto tre metri, dopo un riflesso condizionato (salto sulla sedia), il nostro lettore/spettatore si rilasserà subito, pensando: “Oh, meno male, poteva essere alto 30 metri”. Insomma, è perfettamente lecito e, in certe circostanze, del tutto giustificato e persino auspicabile aprire la porta e far vedere quello che si nasconde lì dietro, ma per chi scrive o dirige, sarà sempre una sconfitta.
“Mai spiegare troppo, mai sforzarsi di essere chiari”, diceva John Carpenter, un altro che di paura ne sa qualcosa.
Il bello di TBWP era che non perdeva mai. Quella porta non veniva mai aperta e, ve lo assicuro, tenerla chiusa per tutta la durata di un film non è facile. Bisogna essere bravi.
Tutta la differenza tra il film del ’99 e questo seguito (ma in fondo è un remake non dichiarato) è che, per tentare di stare al passo con il suo predecessore, The Blair Witch quella porta la apre, all’inizio solo di uno spiraglio, poi sempre di più e, alla fine, la spalanca del tutto, facendo sventolare la bandiera bianca della resa.

Questo non significa che sia un brutto film e, da un certo punto di vista, quello tecnico, addirittura superiore all’opera di Sanchez. A Wingard si può dire di tutto, tranne che non sappia usare la macchina a mano, tanto che, vedendo i suoi film precedenti (The Guest escluso) avevo una gran voglia di fare una colletta per comprargli un cavalletto. Il found footage deve essere per lui il corrispettivo di una festa. E, quando parliamo di found footage dobbiamo fare molta attenzione, perché spesso si trasforma nel grado zero del linguaggio cinematografico, diventando il rifugio di qualunque incompetente con una telecamera digitale in mano.
Non è così: il found footage, se fatto come si deve, è un genere dove il linguaggio cinematografico è fondamentale e infatti i migliori sono sempre diretti da registi molto tecnici. Rivolgersi a Balaguerò e a Levinson per delucidazioni in merito.

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Il found footage moderno nasce proprio con TBWP. Il precedente di Deodato, per quanto io lo adori, conta molto poco in questa sede. Ciò che contraddistingue il blues del filmato ritrovato è infatti la portabilità degli strumenti di ripresa offerta dagli sviluppi tecnologici. Il discrimine sta nel fatto che, per realizzare Cannibal Holocaust, Deodato si è inventato una troupe in giro per la giungla con pesantissime macchine da presa in pellicola, complesse da utilizzare e appannaggio esclusivo dei tecnici. E questo senza contare il sonoro.
A Sanchez e Myrick sono bastati tre studentelli armati di telecamere. Ciò che rende il found footage a partire dal ’99 a oggi così immersivo e così amato dal pubblico, è il suo apparente dilettantismo, l’identificazione scaturita dalla certezza che chiunque, dotato di un’attrezzatura acquistabile in ogni catena di negozi (e con un uso a prova di idiota) si può ritrovare a documentare l’impossibile.

Con la tecnologia a disposizione di tutti nel 2016, si può arrivare a frammentare il punto di vista di un found footage praticamente all’infinito. E infatti, in Blair Witch abbiamo le solite telecamere a mano, quelle auricolari e persino un drone. Ogni personaggio ha uno strumento (a volte più di uno) di cattura della realtà a disposizione e così Wingard può permettersi di portarci attraverso quel bosco maledetto avendo dalla sua una ricchezza di dettagli che Sanchez non poteva avere. Il risultato è un film lavoratissimo in post produzione, e uno dei pochissimi found footage che io ricordi dove il montaggio (di Louis Cioffi) gioca un ruolo predominante. Il che, se da un lato aumenta la resa estetica del film, dall’altro non gli permette di possedere quell’anima rozza, povera e molto efficace di TBWP. In poche parole, si sente la ricerca, da parte di Wingard, dell’inquadratura giusta al momento giusto e si ha sempre la precisa coscienza di trovarsi di fronte a un’opera di finzione.

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Non è vero, o non lo è del tutto, come ho letto in giro, che Blair Witch funziona solo quando ricalca le orme di TBWP. Le cose migliori del film erano infatti assenti in quello di Sanchez e Myrick: l’idea dei famosi bastoncini di legno legati tra loro a comporre una figura vagamente umana che sarebbero il corrispettivo delle bamboline voodoo è interessante e dà vita a una delle scene più impressionanti dei 90 minuti di durata. Scena, che per oscuri e autolesionisti motivi, hanno pensato bene di sputtanarsi nel trailer, ma che quando arriva, fa comunque la sua figura; il pre-finale nel cunicolo è un altro di quei momenti autonomi rispetto a TBWP che fanno gelare il sangue ed è anche una rara sequenza priva di jump scares piazzati alla come capita, una delle poche in cui Wingard non apre la porta. Non a caso, si respira terrore vero, insieme a un senso di claustrofobia e oppressione che non guasta mai e mette a dura prova i nervi.
Poi sì, ci sono invenzioni campate in aria o non sviluppate a sufficienza e quasi tutte riguardano un certo personaggio, di cui però non parlo per non incappare in fastidiosi spoiler. Ma quasi tutti i difetti del film sono concentrati nella gestione di quel personaggio, che definire pedestre è un eufemismo.

Poi ci sarebbe da aprire tutto un discorso a parte sull’uso del sonoro: Blair Witch ha un sound design che passa dall’essere impressionante e sofisticato a grossolano e banalizzante in un battibaleno. Mentre sfrutta alla grande i rumori naturali, distorcendoli quanto basta per creare dei veri e propri attimi di panico, si adagia sui consueti sbalzi di volume terroristici e votati a un’esagerazione fuori luogo. E così, la zip di una tenda che si abbassa produce uno schianto da sfondamento del muro del suono e, ogni volta che un personaggio spegne o accende la sua telecamera, si ha l’impressione che Michael Bay sia passato da quelle parti a far esplodere qualcosa. Sono mezzucci di bassa lega e anche un po’ squalificanti. Perché, quando Wingard si ingegna a scatenare terrore dal nulla, è tremendamente efficace. E TBWP era esemplare proprio per la sua capacità di generare un orrore soverchiante non avendo niente a disposizione.
Ma purtroppo è la malattia del sequel, soprattutto se arriva diciassette anni dopo. Tutto deve essere più grande, più rumoroso, più violento e più pacchiano. Non è un fallimento completo, Blair Witch. Poteva essere bellissimo e purtroppo non lo è stato, ma è un divertente giro sulle montagne russe della paura e, se visto rigorosamente in sala, vi spaventerà a dovere.

18 commenti

  1. claudio vergnani · · Rispondi

    Non mi attirava per nulla (credo di essere tra i pochi che si sono annoiati vedendo l’originale – forse perché ho tante paure ma non quella dei boschi), ma mi hai messo voglia di dargli una sbirciata.

    1. Per me l’originale è uno dei film più spaventosi di sempre e anche uno degli horror più importanti del secolo scorso.
      E a me il found footage non piace, anzi, mi fa quasi schifo.😀

      1. claudio vergnani · · Rispondi

        Sicuramente importante, ma ricordo che lo seguii a fatica. Sarà che da militare ho passato parecchie notti nei boschi a gelare e basta, che una Blair Witch sarebbe stata la benvenuta.

  2. Proprio ieri sera ho dovuto scegliere se guardare Blair Witch o i Magnifici sette. Evidentemente ho fatto una cazzata.

    1. È brutto, I Magnifici sette?

      1. Più che brutto, trascurabile. Personaggi abbozzati, situazioni banali e troppo lungo!

  3. L’avevo liquidato dal trailer come facile operazione nostalgia big money, ora mi hai messo una pulce nell’orecchio.

    1. Ma è sicuramente un’operazione big money, anche se di money ne ha fatti pochini.
      Però è anche un film tutto sommato discreto, dai.

  4. L’idea di un remake di TBWC mi aveva messo sul chi va là ma la tua rece mi fa riconsiderare le pistole

  5. Io ho un problema con i film girati principalmente, o del tutto, con la macchina a mano, e cioè che la mia sospensione dell’incredulità crolla subito, non riesco a non immaginarmi l’operatore che si muove e s’insinua e svicola e traballa ricordandomi di continuo che sto vedendo un film. Ai miei occhi funziona molto meglio la trasparente artificiosità del metodo “tradizionale”. Per questo non mi appassionò il primo Blair, e per questo mi sa che rinuncerò al secondo.

    1. Guarda, condividiamo il problema. Anche io ho una scarsa sopportazione per il found footage. Ci sono poche eccezioni. Una di queste è di sicuro TBWP, forse perché era il primo del suo genere (ho già detto che Cannibal Holocaust era un’altra storia) e aveva dalla sua l’effetto novità o forse perché Sanchez ha saputo trarre il meglio dal mezzo a disposizione. Resta, per me, una delle esperienze cinematografiche più terrorizzanti della mia vita.

  6. Sarò sincero: pensavo di evitarlo come la merda su un marciapiede, perché ero terrorizzato dalla possibilità che finisse per ricalcare molto di più le orme (tristi) e lo stile (nullo) del sequel di Joe Berlinger del 2000 che non dell’originale. Per fortuna vedo che non è così e, a questo punto, un pensierino ce lo potrei pure fare pure io…

    1. No, per fortuna con il sequel del 2000 non ha niente a che spartire (mamma mia che filmaccio orribile). Però va visto in sala, rigorosamente.

  7. Fulci Forever · · Rispondi

    Brava, fa piacere sapere che la pensiamo allo stesso modo, più o meno. Non riesco ad essere obiettivo con un film che sa spevantarmi così.😀

    1. Ma sì, infatti è difficile dare dei giudizi equilibrati quando si esce dalla sala in preda al panico😀
      Poi per fortuna passa qualche giorno e si analizza la questione con più lucidità, pregi e difetti🙂

  8. Fulci Forever · · Rispondi

    Ho storpiato “spaventarmi”, colpa della tastiera che fa da sola. Comunque va detto che i giusti sussulti li sa dare, sto film. Ti dico come la penso: i found footage se fatti bene, specie con le giuste location e atmosfere, possono toglierti veramente il sonno😛

  9. Hanno fatto vedere la strega??!?! No basta, io me ne vado!
    TBWP è l’unico horror vero e proprio che abbia mai visto (ho visto altri film classificati come horror, ma quello è l’unico film che mi abbia fatto veramente cacare addosso), e ricordo ancora con orrore la scena i cui di notte sentono qualcuno battere sui tronchi, in quel buio asoluto che ci può essere in un bosco, non si vedeva NIENTE ma che paura! Non ci avevo mai riflettuto, ma anche io ho paura del bosco di notte.
    Tempo fa ho seguito la storia (di cronaca, una storia vera purtroppo) di un ragazzo appassionato di passeggiate nei boschi che poi è stato trovato morto, x un incidente durante una del e sue camminate. Beh questo ragazzo giovanissimo stava via più giorni, cioè andava (anche) di notte x boschi dell’Appennino, in posti dimenticati da tutti, senza luce, dove non vedi manco dove cammini, e io ero veramente angosciata all’idea che rimanesse da solo di notte in un bosco, poi così isolato come in appennino. Pensa che un suo amico è andato a cercarlo e si è perso pure lui di notte nel bosco, e per fortuna è riuscito a tornare a casa. Il suo racconto mi ha terrorizzata. Per un po’ di paura nei boschi basta seguire Chi l’ha visto. Biancaneve ci ha rovinate.

    1. Eh sì, erroraccio quello di mostrare troppo.
      Biancaneve, maledetta lei e milioni di volte li mortacci sua e di quegli alberi che la minacciavano nel bosco. Ancora se ci penso mi vengono i brividi di paura e disgusto.
      Ma vogliamo mettere la tranquillità di un oceano?

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