Hard Target 2

hard-target-2 Regia – Roel Reiné (2016)

Forse non sono la persona più adatta per parlare di questo sequel, che arriva con quei bei 23 anni di distanza dal capostipite e finisce nella zona che compete a un certo tipo di operazione: il DTV. Non sono la persona più adatta, dicevo, perché non ho mai amato il film di John Woo del ’93 e, a dirla tutta, non sono mai stata un’appassionata di Woo. Hard Target poi, se lo si dovesse vedere proiettato a velocità normale, credo durerebbe una ventina di minuti. Intendiamoci, non è un brutto film, è solo che lo stile del regista di Hong Kong non è proprio nelle mie corde e quel continuo enfatizzare ogni gesto, persino Van Damme che va al gabinetto, è l’esatto contrario della mia, personalissima, concezione di buon gusto cinematografico. Certo, in Hard Target c’era Lance Henriksen che faceva il cattivo e ogni film in cui sia presente Lance val la pena di essere visto, anche se è brutto, perché prima o poi, quando meno te lo aspetti, l’attore riuscirà a nobilitarlo in qualche modo.
Quindi, il fatto che sia stato realizzato, fuori tempo massimo e direttamente in video, un secondo capitolo di Hard Target, non va a toccare nulla di sacro. Ho visto il film con un atteggiamento molto laico e distaccato e come una specie di antipasto per quel Boyka che si sta facendo attendere un po’ troppo. E, tutto sommato, mi sono divertita un mondo.

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Ciò che mi ha spinto a voler scrivere un post è stato chiedermi se fosse possibile parlare di un film di questo tipo seriamente, senza sciocche battutine e ammiccamenti al chirurgo plastico di Rhona Mitra, per esempio. Parlarne da un punto di vista cinematografico, evidenziandone pregi, difetti e limiti dovuti alla sua stessa struttura di prodotto che non nasce per il grande schermo e che vive all’ombra di un qualcosa di più grande di lui. Perché esiste, ed è inutile nasconderselo, un problema critico relativo a quei film considerati di seconda fascia. Film di genere, quasi sempre, a meno che un autore riconosciuto non si cimenti nel genere e allora ci sarà la corsa a dire che quel film non è un film di genere. Sta succedendo, proprio in questi giorni, con Arrival, al Festival di Venezia. O, per addentrarsi in territori meno nobili della fantascienza, con gli horror Brimstone e Prevenge. Ci sono, da parte della critica, un vergogna e un’incapacità dichiarate di parlare di cinema di genere a cui fa da contraltare la completa mancanza di serietà nell’affrontarlo da parte di chi si professa appassionato. Con questo, non voglio dire che un film come Hard Target 2 necessiti di chissà quali disamine approfondite, ma almeno sarebbe il caso, se proprio se ne deve scrivere, di non ridurre il tutto a burletta o all’esternazione della parte peggiore di noi, che di solito consiste nel sottolineare quanto e come la macchina da presa (ma i critici dell’internet continuano a usare il termine telecamera) indugia sul posteriore dell’attrice di turno. E no, ciò non implica affatto una rinuncia alla leggerezza, ché questi tipi di film esistono apposta per alleggerirci la vita.

Detto ciò, non so quanto sia lecito parlare di seguito, a proposito di Hard Target 2, dato che gli unici riferimenti all’opera di Woo consistono nella celeberrima caccia all’uomo e nella presenza, ogni tanto, di qualche colomba svolazzante. Per quanto riguarda la caccia all’uomo, è un espediente narrativo che ha origini ben più lontane del 1993 e quindi, se si escludono il titolo ingombrante e i pennuti di cui sopra, Hard Target 2 è completamente autonomo: Scott Adkins è un lottatore che uccide il suo migliore amico sul ring, durante un combattimento. Tormentato dal rimorso e dai sensi di colpa, lo ritroviamo qualche mese dopo in Tailandia, dove partecipa a combattimenti clandestini pagati una miseria e cerca di mettere da parte i soldi per comprare una casa alla vedova del suo amico. Una sera, gli si avvicina un losco figuro (Robert Knepper) e gli offre un milione di dollari per un incontro in Myanmar. Ovviamente tutti tranne Adkins si accorgono che si tratta di una truffa e il nostro Scott si ritrova con una bottiglia d’acqua in mezzo alla giungla e sei individui armati di balestra che gli danno la caccia. Uno degli individui armati di balestra è Rhona.

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Quando parliamo di horror, sappiamo tutti che i i film non distribuiti in sala (o dalla distribuzione estremamente limitata) mostrano cose che i loro colleghi cinematografici non si potrebbero neanche permettere di immaginare: è così anche per il cinema d’azione. Per quanto il DTV sia spesso una faccenda abbastanza miserabile, è comunque un sottobosco brutto, sporco e cattivo, un’isola di libertà dove il sangue scorre a più non posso, dove le ossa si rompono, dove le frecce lasciano ferite nella carne e dove nessun montatore si azzarda a staccare una frazione di secondo prima che un colpo vada a segno. Anzi, se facesse una cosa del genere, ci finirebbe lui in mezzo alla giungla a fare da bersaglio per le balestre.
Insomma, se si ha un budget non proprio da disperati e si possono spendere due spicci per assemblare un cast di belle facce, tra caratteristi e atleti, se avanza qualcosa per un paio di esplosioni vere da affiancare a quelle aggiunte in post produzione, e se poi ci rientrano anche qualche elefante e tre o quattro motociclette armate, si può confezionare un prodotto solido e credibile, in cui la violenza circoli selvaggia e senza freni dettati dalla censura. Il che, con il nuovo cinema azione asettico e pulitino che circola in sala oggi, è davvero una manna dal cielo.

E Hard Target 2 possiede, per sua fortuna, tutte queste caratteristiche, oltre a un discreto regista, con decine di titoli DTV sul groppone, che riesce a estrarre il meglio da tutto ciò che ha a disposizione. E così, per i primi 20 minuti, noi assistiamo a una successione ininterrotta di botte, con Adkins in grandissimo spolvero. L’intelligenza del film (sì, ho detto intelligenza) sta nel saper raccontare una storia, per quanto esile e scontata sia, attraverso le botte, che è comunque molto più di quanto facciano tanti action distribuiti in sala in pompa magna, spreco di quattrini e velleità autoriali. Dalle botte sul ring e nei tuguri fatiscenti degli incontri clandestini, si passa alla caccia, alla fuga, ad altre mazzate, tra campi minati, accoltellamenti, inseguimenti in moto, scontri corpo a corpo e con armi da fuoco. Un’ora e quaranta minuti di azione pura.
Forse, ecco, un piccolo appunto sulla durata eccessiva è da fare, perché reggere un ritmo del genere così a lungo non è facile e, ogni tanto, si rischia di essere ripetitivi. Reiné sembra pagare dazio allo stile Woo e, ogni tanto, abusa del ralenty, allungando sequenze che sarebbero state più efficaci a velocità normale.

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Anche perché, il film funziona meglio quando va a rotta di collo: c’è una sequenza di morte così fulminea e brutale che sono saltata sulla poltrona. Avviene in un attimo, ma è una scena che fa male e che difficilmente si dimentica. Ed è giusto così: nei DTV si muore in campo e si muore male, i cattivi sono cattivi sul serio, se ti colpiscono sanguini e, se ti sparano, il tuo corpo diventa un colabrodo.
In un momento storico in cui i film d’azione soffrono una crisi profonda, dovuta soprattutto agli annosi problemi di censura di cui si è discusso un’infinità di volte, rivolgersi al settore anarcoide e un po’ lurido del DTV può anche riservare qualche sorpresa positiva. Basta saper scegliere bene.

4 commenti

  1. Tra quelli che bazzicano il tuo blog sono uno di quelli che più soffre le limitazioni del pg13 nell’action contemporaneo, ho fastidio fisico per i vari Toretto e The Rock che cadono da un aeroplano e non si fanno un graffio. Quindi, ben venga Hard target 2 e il glorioso action DtV!

    1. Per quanto a me piaccia molto tutta la saga di F&F, il sangue e le botte mi mancano sempre tanto.

  2. In effetti, più che un sequel vero e proprio di quell’ottimo action movie che per me è sempre stato l’Hard Target originale, pare esserne una rivisitazione contemporanea. Vedibile, al limite, anche indipendentemente dal primo film (i richiami alla storia nonché allo stile di Woo -da me amato assai anche come produttore dell’anime Appleseed Ex Machina- sono ridotti all’essenziale, appunto, e forse non a caso se ci si vuol rivolgere anche a un pubblico che Woo non lo conosce o lo apprezza granché).
    Parlando dei sadici “cacciatori”, se Knepper qui mi ricorda il ruolo che fu di Henriksen, il personaggio di Rhona sembra assimilabile a quello del socio impersonato da Arnold Vosloo…

    1. Sì, se lo stile di Woo piace, Hard Target (anche se la produzione americana ruppe parecchio le scatole al regista) è un ottimo action.
      Questo è, ovviamente, molto più povero di ambizioni. Ma è comunque divertimento assicurato.

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