Cinema degli Abissi: The Shallows

The-Shallows-Movie-Poster Regia – Jaume Collet-Serra (2016)

Due buoni, diciamo pure ottimi, film di squali in un solo anno e a distanza di una manciata di settimane uno dall’altro? Cos’è, un miracolo delle divinità abissali?
O forse, dopo anni di tentativi andati a vuoto, siamo finalmente riusciti ad andare oltre Jaws. Perché, vedete, il problema legato ai film sugli squali è identico a quello legato ai film sulle possessioni demoniache: esiste un precedente troppo ingombrante, troppo perfetto, impossibile persino da sfiorare. Il film di Spielberg del 1975 non potrà mai avere un successore degno. Non è neanche necessario che lo abbia, perché ha detto, 41 anni fa, la parola definitiva sul film di squali, esattamente come L’Esorcista ha detto quella sulle possessioni demoniache al cinema.
Però si possono realizzare dei B movie con una loro dignità e cercando di affrontare la narrazione da un punto di vista che non sia sempre uguale a se stesso. In fondo, l’oceano è immenso e cattivo e ci sono milioni di modi per finire nei guai quando si va in acqua. Milioni di modi per incrociare il più feroce predatore marino, nonché l’animale più possente del pianeta. Lui, il Grande Squalo Bianco.

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The Shallows sceglie di caricare tutta la vicenda sulle spalle di un unico personaggio, Nancy, interpretata da Blake Lively. una giovane donna che si trova in Messico (in realtà, il film è stato girato in Australia) per andare a fare surf su una spiaggia dove la madre, scomparsa da poco, era solita recarsi quando era incinta di lei.
La spiaggia in questione è poco nota ai turisti, un piccolo paradiso isolato e nascosto. Ci sono solo Nancy e due ragazzi, surfisti come lei, che a una certa ora se ne vanno, mentre Nancy resta in acqua per prendere un’ultima onda.
La sfiga micidiale vuole che Nancy cada e finisca dritta nel territorio di caccia di uno squalo bianco. Nello specifico, la carcassa di una balena. Lo squalo la morde, procurandole una brutta ferita alla gamba, ma Nancy riesce a sfuggirgli.
Da lì in poi, The Shallows è pura e semplice lotta per la sopravvivenza, con Nancy da sola, bloccata su uno scoglio in balia della marea (nel giro di 24 ore, il pezzo di roccia che la fa da rifugio sarà sommerso) e lo squalo pronto ad attaccarla.

La prima cosa che salta agli occhi del film di Collet-Serra è la sua economia narrativa. Risolviamo il passato di Nancy e le motivazioni che l’hanno portata, da sola, proprio in quella spiaggia, in pochi minuti, con un paio di telefonate e messaggi sul telefono. Certo, forse la resa estetica non è delle migliori, a causa di tutte quelle schermate in sovraimpressione, ma ciò che conta, in questo caso, è che la storia proceda spedita e vada dritta al punto, offrendo comunque un minimo sindacale di spessore al personaggio, nonché una descrizione sommaria e rapida delle sue capacità (è una studentessa di medicina) e delle sue debolezze, destinate a essere fondamentali per lo sviluppo del film.

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A quel punto, entriamo in acqua e non ne usciamo più.
The Shallows non è un monster movie. Questo va chiarito subito. Jaws era un monster movie, un film d’avventura con una creatura che assumeva tutta una serie di significati al di là della sua natura di grande squalo bianco.
The Shallows, come anche In the Deep, è un survival, in cui una donna se la deve vedere con una situazione disperata e cercare di sfruttare al meglio quel poco che ha a disposizione per portare a casa la pelle.
Film di questo tipo funzionano soprattutto quando si svolgono in uno spazio limitato e in un tempo molto breve, per dare allo spettatore una forte impressione di claustrofobia e urgenza.
Ora, The Shallows, nonostante l’oceano sia sconfinato, rende molto bene entrambe le cose. Lo scoglio su cui si trova Nancy è costantemente aggredito dalle onde: vediamo la marea che sale, la roccia che scompare sotto il pelo dell’acqua e l’ombra dello squalo che gira intorno alla sua vittima. L’estrema bellezza del luogo contrasta con l’angoscia delle circostanze. Collet-Serra lo sa e usa molte inquadrature dall’alto, dove la roccia su cui è abbarbicata Nancy non è altro che un puntino disperso nell’immensità dell’acqua limpida. Sono riprese efficaci, non hanno la funzione di creare un paesaggio da cartolina, ma di sottolineare l’isolamento e la disperazione della protagonista.

Ecco, la protagonista, Blake Lively che, quando sono usciti i primi trailer e le prime immagini del film, è stata criticata in anticipo, con ragioni legate al fatto di essere bionda e bella. Sì, perché ormai il livello dei commentatori cinefili dell’internet è questo. Poi si va in sala a vedere il film e si sta col fiato sospeso per 87 minuti (durata perfetta per un prodotto del genere), proprio a causa di quanto sia brava Blake a sostenere, da sola (non proprio, ma ci arriviamo), il peso dell’intera pellicola. La sua interpretazione è ottima, sia da un punto di vista fisico che espressivo. È misurata e intensa, non va mai sopra le righe, in un film il cui terzo atto, quello risolutivo, è tutto sopra le righe, com’è giusto che sia in un B-Movie con un crescendo sempre più larger than life. Ed è importante che le esagerazioni siano presentate con una recitazione naturale, perché gli ultimi minuti del film sono un monumento al cinema cafone e muscolare, di  cui Collet-Serra è ormai uno dei professionisti più quotati.

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Cinema di serie B, dicevamo, intendendo il termine in maniera tutt’altro che dispregiativa. Intrattenimento estivo disimpegnato, ma professionale e, una volta tanto, non fatto a misura di un pubblico di ragazzini. Morti violente, ferite, traumi e dettagli di gore ben realizzato si sprecano. In un certo senso, The Shallows è l’alternativa ai blockbuster Pg13 che infestano le sale da maggio ad agosto: un film sicuramente più piccolo, e senza la pretesa di rastrellare ogni singolo essere vivente per scaraventarlo in sala. Eppure, si è difeso alla grande, andando a incassare una ottantina di milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget di appena diciassette. Segno che di questo tipo di prodotti c’è ancora bisogno, sono un antidoto all’appiattimento derivante da reboot e cinecomics. Film come The Shallows o anche The Conjuring 2, sono il perfetto esempio dell’esistenza di un pubblico che, anche all’interno di una concezione cinematografica limitata all’intrattenimento, cercando qualcosa di diverso, cercano un antidoto. Senza voler scomodare il cinema indie e i film a microbudget, The Shallows è un buon prodotto mainstream. Non sarà Lo Squalo (ma quale film lo è?), e di sicuro non ha neanche la serietà e il realismo di In The Deep, ma compie il suo sporco lavoro di far passare 87 minuti tra tensione e divertimento. Forse, può essere addirittura considerato il Blu Profondo di questo secolo.
Gli effetti speciali vanno dal passabile al sorprendente, a seconda di quanto Collet-Serra decida di mostrare lo squalo a tutto campo, uno squalo che è interamente ricostruito in post produzione e, ogni tanto e purtroppo, la sua finzione si avverte. Ma ciò avviene soprattutto nel finale, dove entriamo in un territorio dominato dal paradosso e dalla spacconaggine e ci va benissimo pure lo squalo finto. Ci si accontenta di poco, quando hai Blake Lively su una boa con una pistola lanciarazzi.
Insomma, vi sto consigliando di correre in sala a vederlo. The Shallows è il miglior passatempo cinematografico di questa estate.

Fatemi chiudere con una lode sperticata alla vera rivelazione del film, un attore che ruba la scena alla protagonista: il gabbiano Steven Seagull, anche lui costretto a restare sulla stessa roccia di Nancy a causa di un’ala lussata, e a cui tocca la parte di alleggerimento comico del film, nonché quella (più sottile, sempre sia lecito parlare di sottigliezze in The Shallows) di fungere da coscienza di Nancy e di giustificare il fatto che parli da sola. Io credo che dettagli come la presenza del gabbiano facciano la differenza tra un film senza troppe ambizioni, ma con un’anima come The Shallows e tanta roba che viene confezionata neanche fosse un pacco di merendine e poi scaricata in sala. Sembra un dettaglio di poco conto, ma è la trovata più azzeccata del film. E, scusate se esagero, dà a tutta l’operazione un tono di tenerezza e comunione con la natura che, da un certo punto di vista, mi ha addirittura stupita.
Steven Seagull, vogliamo la nomination all’Oscar per te.

22 commenti

  1. Alberto · · Rispondi

    Sottoscrivo tutto a partire dall’accorato appello finale🙂

    1. Steven Seagull uno di noi!

  2. Che fosse un film di sopravvivenza si era capito fin da subito. In questo caso il trailer è stato molto chiaro. Mi dispiace per le critiche immeritate che ha ricevuto l’attrice. Ormai la gente su internet scrive solo perché ha le dita e non ha niente di interessante o intelligente da dire.

    1. Sì, ormai a ogni film succede una cosa del genere. Critiche immotivate, battutine sessiste. Non se ne esce più.

  3. Federico · · Rispondi

    Ciao, è quello che in Italia è uscito come Paradise Beach, giusto?

    1. Purtroppo sì…

  4. quindi consigli spassionatamente?

    1. Se ti vuoi divertire per 87 minuti assolutamente sì

      1. ^_^ mi fiderò allora🙂

  5. Blissard · · Rispondi

    Mi sa di rientrare nel novero di quelli che hanno preso in giro Blake Lively, o meglio, non lei, quanto la scelta registica di farla apparire un fiore dal primo all’ultimo minuto di pellicola, quando logica avrebbe voluto che – con una gamba senza sangue, in balia del sole diretto, del freddo notturno e perennemente bagnata dall’acqua – il secondo giorno sarebbe dovuta essere uno straccetto. Ma qui magari sono io troppo esigente di verosimiglianza in un film tutto sommato di puro intrattenimento.
    Peraltro la trovata del gabbiano che tu hai apprezzato a me ha dato alquanto fastidio, non vedevo la necessità di alleggerire la tensione con un escamotage vagamente disneyano.
    Detto questo, il film non mi è sembrato malaccio, ma non essendo un fan sfegatato delle pellicole marine non me la sentirei di annoverarlo tra i must-see dell’anno.

    1. Oddio, Nancy si ritrova con una gamba squarciata, la pelle abbrustolita, il braccio destro violaceo per le punture di meduse e gli occhi cerchiati di rosso e le labbra tumefatte.
      Considerando che sta sullo scoglio meno di 48 ore, che altro dovevano farle, sfregiarla?

      1. Blissard · · Rispondi

        Mah, non mi sembra proprio che sia questo monumento alla sofferenza che tu descrivi, temo che assomigli tanto a quello che si vede nella prima foto che correda il tuo articolo: una gambotta pitturata violacea e i capelli umidi, niente tumefazioni e una pelle da spot nivea😀

        1. Però scusa, premettendo che per me questi sono dettagli del tutto irrilevanti, ma come la dovevano truccare? A questo punto dimmelo tu, dato che a me sembra che il trucco sia perfetto.

          1. Blissard · ·

            Diciamo che avrei preferito fosse sembrata meno glamour a fine film, solo questo. Per me peraltro non è un dettaglio irrilevante, tutt’altro, è una di quelle piccole cose che secondo me separano un buon film d uno così e così.
            Più ci penso, oltretutto, più penso che l’altro film “acquatico” recente che hai segnalato, Into the deep, sia più riuscito di questo The shallows.

          2. Ah sì, su questo siamo perfettamente d’accordo: In the Deep, se non altro perché presenta una situazione tutto sommato inedita, è nettamente superiore a The Shallows. Però sono anche due film che hanno intenti molto diversi. Se cerchi realismo, è In the Deep che devi vedere; se cerchi caciara, The Shallows.

  6. Colmerò la lacuna quanto prima… adoro i survival!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Non sembra niente male, compresa la trovata del gabbiano al contempo comica e spirituale. Ho usato il termine volutamente visto che, oltre a fungere da “materializzazione” della sua coscienza, lo si potrebbe vedere pure come una sorta di spirito guida animale per Nancy, in una situazione così estrema…

    1. Esatto, uno spirito guida, più che un animaletto da compagnia. O, se non altro, una presenza che le dia un minimo di conforto in una situazione al limite.

  8. Gli squali sono per me la paura primordiale, e quando entro in acqua un pensiero che sono li sono in balia di tutto mi viene sempre. Detto questo a me è piaciuto. Divertente ed ansiogeno al punto giusto. Doman in acqua mi guarderò ancora più in torno

    1. Sì, gli squali sono tra i pochissimi animali a risvegliare in noi la paura di essere mangiati…

  9. appena visto con mia moglie. Per tutto il tempo tifavo Steven Seagul❤

    1. Steven Seagull, personaggio migliore dell’anno.

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