Rivalutare Scream – La Serie

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Poco più di un anno fa, scrivevo un post di cui oggi mi vergogno un pochino. Non perché ci fossero scritte cose che non penso ancora adesso, ma perché attaccava in maniera un po’ livorosa un prodotto senza che neanche lo avessi visto per intero.
Ho fatto, per dirla in maniera impietosa, la stessa cosa per cui ho criticato i fan di Ghostbusters: ho vomitato bile sull’internet priva degli strumenti necessari per farlo con cognizione di causa. Che poi, non si dovrebbe vomitare bile neppure quando si ha cognizione di causa.
E così, quando la serie tv tratta da Scream è approdata su Netflix, in concomitanza con la messa in onda della seconda stagione, le ho dato una seconda occasione e l’ho rivista da capo. Ora, non è un mistero che, per la sottoscritta, ricredersi in positivo è una delle cose migliori che possano accadere. Ci speravo, in realtà, perché con Scream io sono come le falene attratte dalla luce. Non riesco a trattenermi, ho bisogno di vedere qualunque cosa lo riguardi o anche solo gli somigli. È una malattia, dovete capirmi.

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Ho ricominciato Scream dal primo episodio della prima stagione e, nonostante non sia di certo una serie destinata a rimanere negli annali della televisione, non è poi questa oscenità di cui parlavo l’anno scorso.
Intendiamoci: gran parte dei difetti elencati nel post incriminato ci sono, come un uso sconsiderato della citazione, che era poi l’elemento più irritante di un prodotto confezionato per un pubblico a cui sfugge, per motivi anagrafici e, soprattutto, culturali, gran parte dei riferimenti di cui una serie targata Scream dovrebbe grondare. La prima stagione è un continuo rifarsi a opere (soprattutto televisive) che, con l’horror e lo slasher in particolare, non hanno niente a che spartire, da The Walking Dead a Game of Thrones, passando per Hunger Games.
Ciò nonostante, la serie può vantare due grossi picchi qualitativi negli episodi sette e nove, diretti rispettivamente da Leigh Janiak e Ti West. Il secondo si limita a fare il suo mestiere gestendo al meglio una situazione improbabile, mentre la seconda firma una puntata davvero degna di stare al pari con i film da cui la serie prende spunto. Per il resto, si lascia guardare senza troppo impegno, con un certo fastidio per le citazioni di cui sopra e per una colonna sonora che fa l’effetto di unghie su una lavagna, ma anche con un pizzico di divertimento. La rivelazione su chi sia il killer è prevedibile, ma coerente, e la chiusura semina indizi per un proseguimento della vicenda, che però potrebbe anche terminare lì e nessuno ci resterebbe male.

Con la seconda stagione, gli showrunner compiono però una scelta abbastanza atipica: nonostante gli ascolti fossero stati buoni, licenziano in blocco gli sceneggiatori e ne assumono di nuovi, gente che dimostra di conoscere molto meglio rispetto ai predecessori la cultura di cui una serie come Scream deve essere imbevuta. E infatti, sin dalla prima puntata, la musica cambia radicalmente.
La seconda stagione di Scream è un meta-slasher proprio come lo erano i film di Wes Craven. A partire dai titoli degli episodi, ognuno dei quali è quello di un horror (e può essere sia famosissimo come Psycho, sia quasi sconosciuto come Happy Birthday to Me), passando per i continui omaggi ai quattro capitoli cinematografici di Scream, fino ad arrivare alle citazioni di autentiche perle del genere, che vengono snocciolate a ogni episodio dal personaggio di Noah (interpretato da John Karna), tutte e dodici le puntate rendono giustizia allo spirito di Scream, all’acume di Williamson e anche alla regia di Craven.

Killer Episode 209

E ci voleva tanto?
Può sembrare che io mi impunti su un aspetto superficiale della narrazione, ma si sta parlando di Scream, e la consapevolezza e la conoscenza enciclopedica del genere sono uno dei tratti più distintivi dei film. Che non lo fossero della prima stagione della serie, era una mancanza imperdonabile, soprattutto per il chiaro intento di blandire adolescenti del tutto ignoranti in materia di cinema dell’orrore. E invece, con questa seconda stagione, si è preferito procedere lungo strade più coraggiose e meno banali. Essere una serie slasher vuol dire anche questo, riconoscere i propri padri e le proprie radici, che non si limitano a quattro film in croce, riconoscibili da tutti, ma vanno anche a pescare un materiale più di nicchia, portando, in maniera inevitabile, la serie stessa a tramutarsi in un prodotto per appassionati. La bellezza di sedersi ad assistere a un episodio della seconda stagione di Scream sta infatti nel saper riconoscere i rimandi e le citazioni, provare quel brivido da iniziati quando si nota un dettaglio che sappiamo avere significato solo per noi e pochi altri. Suona settario ed elitario, ma c’è poco da fare: togli la patina giovanilistica, gli smartphone onnipresenti (e assolutamente necessari, siamo in Scream, dopotutto), i costumi, le pettinature, la musica contemporanei e quello che hai di fronte è il solito, vecchio scheletro dello slasher. Ed è ancora uno scheletro in splendida forma, per chi lo apprezza nella sua brutale semplicità.

Ma le modifiche apportate alla seconda stagione non sono solo di natura citazionista. È cambiata proprio la struttura della serie, sono cambiati i personaggi, le dinamiche tra loro e le motivazioni che li spingono ad agire. I nuovi sceneggiatori hanno preso delle macchiette e dei cliché ambulanti e li hanno resi umani, lavorando sopratutto sui dialoghi e le interazioni.
Non stiamo parlando di chissà quale approfondimento psicologico, ma di aggiungere un briciolo di spessore che, quando si parla di una serie spalmata in 12 episodi e di personaggi a cui affezionarsi è obbligatorio per tenere vivo l’interesse, è davvero il minimo sindacale. E tuttavia, per rendere simpatici gli anonimi protagonisti di Scream, ci voleva un gran lavoro. Senza snaturarli nei loro ruoli ben precisi e senza che gli spettatori che avevano apprezzato la prima stagione si trovassero spiazzati.

Brooke Episode 204

Se la final girl Emma diventa quasi (e sottolineo il quasi) sopportabile, e Audrey funzionava già benino nella prima stagione, grazie soprattutto all’interpretazione di Bex Taylor-Klaus, un vero miracolo è stato fatto su Brooke (Carlson Young), stereotipo di biondina sciocca nella prima stagione e vera protagonista della seconda. In pratica, è lei a tenere in piedi la baracca per i primi cinque episodi, subendo una trasformazione che la porta da essere quasi un personaggio di contorno, poco più di una nota di colore, a personaggio a tutto tondo, con uno spessore addirittura tragico. E questo, parlando della protagonista femminile di uno slasher che non è la final girl predestinata, è forse il punto di maggior forza di tutta la serie.

Anche in cabina di regia sono state fatte scelte migliori rispetto all’anno scorso. Torna sempre Leigh Janiak, ma viene affiancata da parecchi professionisti del settore, come gli autori di Starry Eyes, al timone della puntata emotivamente più forte della serie, o il montatore dei primi tre Scream cinematografici, Patrick Lussier che firma il finale di stagione.
Il tasso di violenza, questa volta, è molto alto, sempre per distinguersi dall’annacquamento visto in precedenza e la scoperta su chi sia il killer è un’affettuosa rievocazione del primo, meraviglioso capitolo che compirà vent’anni proprio quest’anno.
Ci tenevo a fare ammenda per la cantonata che ho preso. Se siete amanti dello slasher, un’occhiata a Scream la dovete dare per forza.

14 commenti

  1. Alberto · · Rispondi

    A un certo punto mi era venuta l’idea di lasciare un commento al primo post dicendoti di dare un’altra chance a questo Scream, ma pareva volessi fare il bastian contrario, e poi era una cosa ormai vecchia. E invece, le coincidenze, ci stavi ripensando da sola. Cosa dire, sono contento di essere di nuovo d’accordo con te 🙂 (anche se io non ho trovato così monodimensionali i personaggi nemmeno nella prima stagione, e mi sono gustato la seconda – un mezzo capolavoro secondo me – pur non cogliendo tutte e tutti le citazioni e i rimandi).

    1. No, ma dovevo dare a questa serie un’altra occasione. Era Scream, dopotutto, si meritava di essere vista con più attenzione e meno resistenze da fan dei film.
      Che poi è la dimostrazione pratica di come l’atteggiamento da fan sia sempre sbagliato.
      Sono contenta di essermi ricreduta.

      1. Alberto · · Rispondi

        Però adesso non mi rivalutare anche The walking dead 🙂

        1. No, quello è troppo! Non potrei mai 😀

  2. Quindi la seconda stagione ha subito un cambiamento radicale. Sono felice di sentire ciò. Purtroppo vidi solo la prima stagione e ci rimasi abbastanza male soprattutto per quanto riguarda la sceneggiatura che non sembrava essere scritta da persone con una certa professionalità. Quindi per questo motivo è per mancanza di tempo accantonai la serie. Sono felice di sapere che la seconda abbia avuto questo cambio di direzione. Gli darò una seconda opportunità.

    1. Sì, si vede che hanno cambiato in blocco gli sceneggiatori. E i risultati sono ottimi.

  3. Mi trovo d’accordo con te e sono contento tu abbia cambiato idea, perché la seconda stagione merita un sicuro sguardo, non è tra le mie preferite, ma me la sono guardata con piacere!

    1. Non è neanche tra le mie preferite, ma di sicuro, nella seconda stagione, fa un gran bel lavoro e sì, come dici tu, si guarda con grande piacere.

  4. Pensa che io ho preferito la prima stagione alla seconda! 😄
    Però concordo con i cambiamenti che citi: Audrey personaggio di spessore in entrambe le stagioni, la crescita di Brooke e aggiungo Noah, che mi è piaciuto fin dai primi episodi.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Hanno imparato egregiamente dai loro errori, allora! Non come The Walking dead 😉
    P.S. La disponibilità a ricredersi ed ammettere cantonate è ciò che distingue il vero fan dal semplice fan(atico) 🙂

  6. […] La serie TV su Scream pare non sia andata un granché bene in fatto di ascolti. Due stagioni, più due episodi speciali dedicati ad Halloween che usciranno a  ottobre, fine dei discorsi. Peccato. Nonostante la prima stagione sia piuttosto insignificante, altalenando rari momenti brillanti (l’episodio diretto da Leigh Janiak, il settimo, ha un finale da applausi) a un prepotente senso di fastidio e irritazione dovuti al pressapochismo strutturale dei personaggi, la seconda cambia rotta. Lucia vi spiega tutto qui per benino, quindi prima fate un salto qui. […]

  7. […] seguito al post di qualche tempo fa sul blog di Lucia, ho deciso di dare una chance a questa serie che un po’ […]

  8. Ma di questo tredicesimo episodio che mi dici?

    1. Che mi ha divertito molto, ma volevo più Brooke

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