Ghostbusters (2016)

ghostbusters_ver6 Regia – Paul Feig (2016)

Due premesse:
1) La recensione che state per leggere deriva dalla visione del film in lingua originale (grazie, cinema Barberini!). Non conoscono quindi il doppiaggio di Ghostbusters, non so quanto e come abbia rovinato il film, non so se si sia scelto di adattarlo alla pecoreccia, puntando tutto sui doppi sensi. Ma una cosa è certa: in inglese non è mai volgare ed è rivolto a un target molto, molto giovane.

2) Chiudo i commenti preventivamente. Non mi va che veniate qui a insultarmi com’è accaduto pochi mesi fa. Non ho la forza di discutere e non credo sia salutare aprire le porte di casa mia alla stessa gente che ha fatto chiudere l’account Twitter a Leslie Jones chiamandola scimmia. Mi dispiace, ma se volete sbavare come cani rabbiosi per il solo fatto che questo film esiste, fatelo da un’altra parte, nei vostri circoletti per maschi bianchi quarantenni con la panza e magari pure un po’ destrorsi che non guasta.
E pure se la discussione si attestasse su toni civili e pacati (come mi è successo due giorni fa su Facebook e anzi, ringrazio il mio interlocutore) sarebbe ugualmente sterile, perché ci sarebbe chi minimizza e io che cerco di spiegargli che c’è un problema più grosso, generalizzato, di cui Ghostbusters è solo la punta dell’iceberg, ma non si può trovare un punto di contatto tra posizioni così divergenti. E quindi, no, i commenti non servono, non in questo caso. Conosco i miei commentatori abituali e so che non si infilano in questo tipo di gineprai. Quelli che arrivano e scatenano la cagnara sono personaggi che qui non ci capitano mai. E non vedo perché dovrei dargli spazio.

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Detto ciò, com’è questo benedetto film di cui si è parlato fino allo sfinimento, ancora prima di vederne anche un solo fotogramma?
Molto rumore per nulla, mi verrebbe da dire, perché il primo aggettivo che userei per definirlo è innocuo. Un tipico blockbuster estivo, superiore ad alcuni suoi colleghi, come Jurassic World, inferiore a molti altri, più orientato sul lato comedy che su quello fantastico, ma con tanti bei gadget e aggeggi di derivazione fantascientifica che potrebbero fare la gioia di qualsiasi bambino/a.
Poteva essere una bomba, poteva essere un film davvero femminista, davvero rivoluzionario, davvero in grado di cambiare le regole del gioco. Insomma, poteva essere tutto ciò di cui avete paura e invece si è limitato a fare il suo dovere di intrattenimento e niente più.
A mio avviso lo ha fatto bene, addirittura con garbo, secondo altri no.
La cosa che più mi ha lasciato perplessa è la gestione delle scene d’azione. Dopo Spy, da Feig mi aspettavo qualcosina in più. C’è solo un momento davvero esaltante, da questo punto di vista, e riguarda la vera rivelazione del film, ovvero Kate McKinnon e il suo ingegnere Holztmann. Il suo combattimento solitario con i fantasmi è davvero un gran bel pezzo di cinema e l’unica scena in cui si avverta un reale senso di urgenza, per un film che ha scelto di essere una commedia per ragazzini.
E forse è giusto così. Dopotutto, il film non è per noi quarantenni. Certi film non dovrebbero più esserlo. Noi, il nostro Ghostbusters ce lo abbiamo già e, guarda un po’, era una commedia per ragazzini. Torna tutto, se non sbaglio.

Io ci ho provato a mettermi nei vostri panni, a sentirmi offesa, tradita da Hollywood brutta e cattiva. Ma, vedete, è impossibile farlo, perché ormai io appartengo a una generazione a cui questi film non sono più rivolti. Siete voi che  non volete rassegnarvi al fatto di avere 40 anni.
Certo, un tempo, come ho scritto anche altrove, i film per ragazzi erano strutturati in maniera tale da poter piacere anche agli adulti. E Ghostbusters 2016 mi ha divertito, non in maniera furibonda come delle ragazzine sedute dietro di me che ridevano a crepapelle e, a un certo punto, si sono anche messe a fare il tifo. E tuttavia, vedere per la prima volta quattro donne con le celeberrime tute, un piccolo brivido me lo ha dato. Non tanto per il fatto meramente simbolico o iconico, quanto per il contesto: la scena in cui le nostre quattro protagoniste si presentano sul luogo di un’infestazione in quanto Ghostbusters, e quindi con il look giusto, il veicolo giusto, gli zaini giusti, arriva dopo un lungo lasso di tempo in cui quattro donne sono state divertenti e spiritose, senza che la loro esistenza fosse gravitata intorno all’universo maschile.
Si discute di fantasmi, di scienza e di amicizia, in Ghostbusters. Nessuna delle ragazze ha una relazione, è sposata o ha dei figli. Sono identificate, come moltissimi protagonisti maschili dei film degli anni ’80, da ciò che fanno, ovvero le scienziate e le acchiappafantasmi. E tutto questo è bellissimo. E non era mai successo. E, ora che ci penso, non è poi così innocuo. Ma è anche talmente sottile che i ghostbros con la panza dell’età della pietra non possono coglierlo. Loro sbavano perché delle donne indossano degli zaini che, secondo una qualche logica distorta, non hanno il diritto di portare.

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Queste, è giusto ribadirlo, sono sottigliezze che agiscono a un livello quasi subliminale. Il film è e rimane un prodotto industriale godibile e di rapido consumo.
E ora una bella botta di realtà: il suo predecessore era esattamente la stessa cosa e la sua mitizzazione è dovuta a tutta una serie di fattori culturali che prescindono dal reale valore del film in.  Non stiamo parlando di un capolavoro, non stiamo parlando di un sacrilegio. Sacrilegio sarebbe Zack Snyder che dirige il rifacimento de Il Settimo Sigillo. Ma figurati se i ghostbros, la cui cultura cinematografica comincia nel 1984 e finisce nel 1990, sanno chi è Bergman. Ovviamente è un’iperbole ma, per restare nell’ambito della cultura pop, è molto più “sacrilego” riportare in sala Jurassic Park vent’anni dopo. Ma lì nessuno ha fiatato. Persino io ho trattato il film con più benevolenza di quanta effettivamente ne meritasse. Potrebbe essere sacrilego rifare, che so io, Lo Squalo. E tuttavia, sarei comunque curiosa di vedere cosa combinano con i vfx contemporanei. Perché nell’esatto istante in cui si smette di essere curiosi e ci si chiude nel proprio passato e nella propria dorata infanzia, diventando dei reazionari, si muore intellettualmente. Ed è questo che sono i fans nell’era dell’internet: cadaveri intellettuali che conoscono e danno valore solo alla loro esperienza personale, degradando tutto ciò che non li tocca da vicino.

Ghostbusters 2016 non riguarda i fan del primo film e non riguarda me. Riguarda una nuova generazione di ragazzini a cui fornire modelli nuovi, più adeguati ai tempi che stiamo vivendo. E, se non c’era niente di male nella filmografia anni ’80 che ha cresciuto me e tanti miei coetanei, non c’è nulla di male, oggi, ad aggiornarsi.
La differenza sostanziale, l’abisso che separa il vecchio cinema commerciale dal nuovo cinema commerciale (e la parola chiave è commerciale) è che prima c’erano dei produttori che erano uomini di cinema, mentre adesso ci sono degli addetti al marketing che programmano i film neanche fossero sacchetti di patatine o detersivi. Prima il regista aveva un ruolo preponderante e oggi è una figura di secondo piano. Prima non c’erano settecento associazioni di genitori sul piede di guerra pronte a trascinare le produzioni in cause infinite, mentre oggi si scrivono e si girano i film con il terrore di offendere qualcuno. Prima non ti insultavano fino a farti chiudere l’account social se avevi fatto un film sgradito a qualche testa di cazzo. Oggi è la norma e la consuetudine.
Soprattutto, prima il pubblico non era formato da una massa di idioti che vuole andare al cinema a rivedere sempre lo stesso film.

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E Ghostbusters 2016 è, con i suoi pregi e i suoi difetti, figlio di questo clima culturale così particolare. Come ne sono figli tutti i blockbuster hollywoodiani da almeno dieci anni a questa parte. Tutti tranne uno, che guarda caso è anche il film del secolo. Ma è un film d’autore, non è commerciale, è targato R e non Pg13, nasce con tutt’altre premesse e fa parte di tutt’altra famiglia di film, quella di cui si discute nei Cahiers du cinéma.
Non scherzo sui Cahiers: andate a vedere la classifica dei migliori film del 2015, secondo la storica rivista francese.
Il blockbuster è, per sue stesse natura ed esigenze economiche, innocuo e piatto. Deve esserlo, altrimenti qualcuno può trovarci qualcosa di controverso, offendersi e fargli la guerra da qualche parte. Qualche fan si può far rodere il culo e iniziare una campagna di boicottaggio. E, con tutto che gli studios ci provano a far film innocui, i fan trovano sempre qualcosa che non va: può essere la protagonista di una nazionalità che non piace ai fan bulli di sinistra, come sta succedendo a Wonder Woman con l’israeliana Gal Gadot o può essere che la scelta di far interpretare i ghostbusters a delle donne urti la sensibilità  dei quarantenni nerd con la panza che forse una donna vera non l’hanno mai vista in vita loro.
Tutto questo per dire: voi che sbraitate sui social, siete i veri colpevoli di questa situazione e se, nonostante tutto, continuano a uscire buoni film di intrattenimento, dovete solo ringraziare che ci sia ancora qualcuno a cui è rimasta un briciolo di voglia e ancora non vi ha mandato a cagare.

È un brutto film, il nuovo Ghostbusters?
A mio parere no. È solo un film che riflette il periodo storico che stiamo vivendo, forse è anche quello che lo riflette meglio.
Io vi consiglio di portarci i vostri figli, anche se sono molto piccoli. Se non altro, c’è un messaggio positivo di fondo, su come si possa essere in gamba, intelligenti e, più di tutto, realizzate, senza per forza dover trovare l’amore della propria vita, che val la pena di diffondere.
Per il resto, ci si fanno quattro risate, il cast è tutto all’altezza, Chris Hemsworth è una sorpresa, le apparizioni del vecchio cast tutte molto azzeccate ed è uno di quei film che, mentre lo guardi, ti dà l’impressione di quanto cast e troupe debbano essersi divertiti a girarlo. A me sta bene e credo stia bene anche alla fascia di pubblico cui Ghostbusters è rivolto.
Che non siete voi, mi dispiace. Non sono neanche io. Ma non mi dispiace affatto.

One comment

  1. […] E se volete leggere una buona recensione fatta da chi il film l’ha visto, rivolgetevi alla mia amica Lucia. […]

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