Ciclo Zia Tibia 2016: Le Notti di Salem

SALEM'S LOT poster Regia – Tobe Hooper (1979)

Uno dei misteri più insondabili del cinema horror è il credito di cui ancora gode Hooper tra i fan. Sento gente che ridacchia se gli nomini Romero, ma Hooper si porta dietro quella fama di regista ribelle e maledetto che gli consente, nel 2016, di non essere preso a pernacchie come invece meriterebbe.
Chiariamo: The Texas Chainsaw Massacre è un film la cui importanza non può essere quantificata con esattezza, un film che ha davvero inciso, nel profondo, non soltanto sulla storia del genere, ma del cinema a prescindere dal genere. Solo che Hooper non ha fatto niente altro. Il resto delle sue opere va dal mediocre all’imbarazzante e anche cose pregevoli come Quel Motel Vicino alla Palude o Il Tunnel dell’Orrore sono ormai irrimediabilmente datate. Il punto è che, esaurita la furia iconoclasta che ha portato alla creazione di quel gioiello del ’74, Hooper ha mostrato tutti i suoi limiti tecnici e stilistici, anzi, ha mostrato tutta la sua assenza di tecnica e stile. A differenza di uno come Craven, partito da presupposti simili per poi trasformarsi in un cineasta raffinato, Hooper non si è mai evoluto e, non appena è stato messo di fronte a un film più complesso, Poltergeist, ha fatto una brutta fine.

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Un’eccezione parziale (molto parziale, rivedendo la mini-serie nel 2016) è rappresentata da Salem’s Lot, un prodotto dignitoso, per essere una serie tv, con un paio di sequenze che, a ragione, sono rimaste impresse nella memoria di chi lo ha visto quando era giovane e hanno anche assunto un certo ruolo iconico all’interno della filmografia dedicata ai vampiri.
Con Le Notti di Salem ci siamo cresciuti più o meno tutti. Lo abbiamo beccato in qualche passaggio televisivo o abbiamo noleggiato il VHS. Vado a casaccio, ma mi sembra di ricordare che andasse in onda abbastanza spesso su svariate tv private, in particolar modo nel periodo estivo. Saranno una ventina d’anni che non lo vedevo e me lo ricordavo molto diverso, molto più “grande”, se capite cosa intendo, molto più ricco, quasi un prodotto di serie A.
È stato singolare rendersi conto di quanto fosse in realtà realizzato con due spicci, di quanto la recitazione (se si escludono James Mason  e Bonnie Bedelia)  fosse legnosa ai limiti del sopportabile, il ritmo del tutto carente e la regia, per le sequenze non propriamente horror, sciatta e svogliata.

Poi però si va a vedere quello scempio che hanno fatto nel 2004, con la scusa di una trasposizione più fedele al romanzo, ed ecco che il film di Hooper assume la statura di un grande classico. Basta mettere le cose in prospettiva.
E tuttavia, adattare Le Notti di Salem non è cosa che dovrebbe provare a fare nessuno sano di mente.
La personale rielaborazione kinghiana del romanzo gotico, e di Dracula nello specifico, è quanto di più anticinematografico il Re abbia mai scritto. E di libri che sono l’antitesi del cinema King ne ha scritti parecchi. Ma credo che questo li batta tutti. Perché non si tratta solo di un romanzo gotico: Salem’s Lot ha i tempi e i ritmi di una soap opera, per ammissione dello stesso scrittore, che lo definì “Peyton Place incontra Dracula”. È un romanzo che mi diverte molto leggere, ma che per funzionare sullo schermo, ha bisogno di un adattamento radicale. Cosa che, nonostante i fan di King si siano lamentati della scarsa aderenza al testo della mini-serie di Hooper, non è stata fatta. Le modifiche rispetto al libro non sono a livello strutturale. Cambia la natura del vampiro Barlow, più simile a Dracula su pagina e trasformato in una specie di Nosferatu nella serie. Cambiano degli elementi nella trama e, per nostra fortuna, la sceneggiatura è riuscita a tagliare qualcosa. Ciò che non cambia è la pesantezza elefantiaca del contesto che, se su carta arricchisce l’ambientazione, rende vivi la cittadina di Jerusalem’s Lot e i suoi abitanti, in una serie tv, mancando di una scrittura brillante e di una regia attenta, diventa solo un macigno che ti crolla addosso a rallentatore. Forse avrebbe più senso portarlo in televisione oggi, spalmandolo magari su una decina di puntate.

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Eppure, togliendo gran parte dei dialoghi da denuncia, delle storie di corna tra compaesani, di infinite scene di raccordo dove la DeBelia e un improponibile David Soul tubano neanche avessero quindici anni, rimane una serie di attimi di orrore puro, con alcuni tra i vampiri meglio resi su schermo dai tempi della Hammer. L’idea di non fare di Barlow un vampiro “classico” come era nel romanzo, ma di renderlo un mostro in tutto e per tutto, è di sicuro la scelta più azzeccata che Hooper e gli sceneggiatori (tra cui Larry Cohen non accreditato) potessero compiere. Nasce prima di tutto dalla necessità di distinguere Le Notti di Salem dal contemporaneo Dracula con Frank Langella, che esce lo stesso anno, ma è anche un modo di approcciarsi al concetto di mostruoso molto più consono alla poetica di Hooper.
E infatti, i vampiri presenti nella serie sono delle bestie mosse solo dalla sete di sangue e dall’istinto di spargere il contagio in tutta la cittadina del Maine.

Le scene che li vedono protagonisti sono l’unico reale motivo di interesse di Salem’s Lot: a partire da quella, diventata poi uno dei momenti chiave del cinema vampirico, del ragazzino appena trasformato alla finestra, passando per la donna che si sveglia in obitorio, fino ad arrivare a Barlow nella sua bara nei sotterranei di Marsten House. Il make up dei contagiati è semplice ma molto efficace e funzionale, quello del capo vampiro è più elaborato. Ricorda sì, nei tratti, il Nosferatu di Murnau, ma ne accentua le caratteristiche ferine e disumane. Era complicato da applicare e, soprattutto, da mantenere, tanto che si sfaldava in faccia all’attore Reggie Nalder durante le riprese.
Ci sono persino un paio di jump scares che fanno un certo effetto. Peccato solo che, data la natura televisiva del prodotto, si arrivi sempre a tagliare un istante prima che scorra il sangue e, per tutto il film, non assistiamo mai davvero a un pasto dei vampiri.

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Dello scatenato, anarchico e folle autore di Non Aprite quella Porta, in questo film non rimane niente. È un Hooper addomesticato ed evidentemente poco a suo agio con l’immaginario kinghiano e con dei personaggi che, nel romanzo, avevano uno spessore e una profondità qui del tutto assenti. A parte il protagonista, chi soffre di più della trasposizione è il giovane Mark, interpretato dall’allora diciannovenne Lance Kerwin, che sembra troppo adulto per il ruolo e fuori posto quando deve interagire con dei coetanei che potrebbero essere al massimo dei fratellini minori. Il bambino appassionato di horror, con la stanza piena di modellini di Dracula e Frankenstein e poster dei classici Universal, è il primo di una lunga serie di “perdenti” usciti dalla penna di Stephen King. Quasi una prova generale (Le Notti di Salem era il suo secondo romanzo) per l’esercito di ragazzini che avrebbe popolato i suoi libri, IT in testa. Eppure, se si esclude qualche sporadica linea di dialogo, il personaggio non esce mai fuori, è monodimensionale, come gli altri protagonisti. Ma, lo ripetiamo, non è materia da Tobe Hooper, cui l’analisi della psicologia umana non è mai interessata.
Tuttavia, non so bene per quale motivo, Salem’s Lot è uno di quei film a cui sento di essere legata, nonostante tutto. Se analizzato con lucidità e distacco razionale, c’è davvero pochissimo da salvare, se lo si guarda con un occhio un po’ nostalgico e affettuoso, ci si riesce a godere quell’atmosfera scalcinata da B movie che è tipica del periodo in cui il film è stato realizzato.
Ne esiste anche una versione  assemblata per l’uscita in sala. Procede con un ritmo più elevato ed è più corta e più snella. O almeno, io me la ricordo così, perché sono secoli che non ci metto le mani sopra. Anzi, se qualcuno sa come reperirla, faccia un fischio nei commenti.

13 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Nostalgia canaglia…
    La versione corta non l’ho mai vista, mentre ho rivisto non troppo tempo fa la versione completa e non so, forse proprio per nostalgia e affetto, l’ho trovata piuttosto godibile, soprattutto nella prima parte, quando Hooper riesce a farci immergere nell’atmosfera di Salem’s Lot, a farci gradualmente percepire tutto il marcio che cova al suo interno e tutte le interrelazioni tra i vari personaggi. Certo, il ritmo è quello dela televisione dell’epoca, ma le scene propriamente orrorifiche sono piuttosto inquietanti, imparagonabili a quelle che caratterizzavano la TV dell’epoca. E’ la seconda parte quella in cui secondo me Hooper soffre di più, non riesce a rendere in maniera convincente il clima di contagio progressivo che caratterizza il libro, e soprattutto si arena in un finale scialbissimo (davvero è così facile ammazzare un vampiro centenario?).

    1. Ma è abbastanza godibile, nel senso che si lascia guardare. Io preferisco la seconda parte perché la componente horror è più accentuata. Com’è messa Salem’s Lot in scena mi lascia perplessa. Non “sento” la cittadina. Si dà un sacco di spazio alla storia di corna con l’agente immobiliare e il resto del paese è lasciato sullo sfondo.
      Però non è da buttare tutto, ecco.

  2. Purtroppo non mi è possibile esprimere un giudizio sensato su questa opera, dal momento che quando l’ho visto in compagnia di amici, dopo due minuti uno di noi ha fatto notare che il protagonista era uguale sputato ad uno del nostro paese mica tanto normale e quindi abbiamo riso per due ore. Però per quello che ricordo tra una risata e l’altra mi pareva accettabile. Molto tagliato nelle scene forti ma accettabile.

  3. Non posso dire niente sull’opera. Purtroppo non l’ho vista ma almeno sono riuscito a leggere il romanzo da cui è stato tratto scritto da King. E devo dire che per essere una delle sue primissime opere, mi ha davvero sorpreso. E’ stato un libro che mi ha colpito parecchio scritto davvero bene.

  4. Il romanzo è uno dei miei preferiti in assoluto, il film purtroppo non regge neanche lontanamente il confronto. Ma capisco l’effetto nostalgia.

    1. No, non lo regge neanche per sbaglio e neppure l’effetto nostalgia aiuta, se si fa il paragone.

  5. Ho visto entrambe le versioni. Quella più breve passò su La7 quasi 20 anno fa. Si recente, invece, ho rivisto quella completa. Ebbene, la breve è pessima, a mio parere, perché tagliata e montata quasi a caso. Mancano intere sequenze di raccordo, e alcuni eventi sembrano capitare così, senza motivo.

    1. Ecco, quindi mi confermi che c’è stato un passaggio televisivo della versione cinematografica, perché io temo di essere rincoglionita e di non ricordare bene la faccenda.

      1. Sì, sì. Tra l’altro, trovare la versione da 180 minuti è stata un’impresa. Più facile reperire quella da 2 ore.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Quel pizzico di nostalgia unita ad affetto penso sia indispensabile per rivederlo oggi… di certo, nonostante del buono ci fosse, non era un prodotto televisivo il mezzo più adatto a esprimere la sua vena anarchica o almeno a provare a tenerla in vita, visto il declino di lì a poco, dopo Poltergeist. Per rimanere in tema più o meno vampirico, anni dopo Space Vampires (che pure mi è piaciuto) già stava a dimostrare ormai quanto fosse diventato -tranne rari guizzi qua e là- più che altro un semplice traspositore/esecutore di idee altrui: se il film l’avesse diretto O’Bannon non credo si sarebbe sentita granché la mancanza di Hooper…

    1. Space Vampires è un altro film che quasi gli è uscito bene. Quasi. In gran parte è merito del romanzo e, davvero, se lo avesse diretto O’Bannon non staremmo qui a parlare di un dignitoso B Movie, ma di tutt’altra cosa.

  7. Io ho sicuramente in casa la versione lunga, acquistata in Australia con la convinzione di avere per le mani un capolavoro. Il risultato è stata una serata lunga e noiosa, costellata di sbadigli, sonnellini improvvisi e momenti di panico causate dalle poche sequenze da te citate. molto ma molto meglio il romanzo che sta in cima ai miei preferiti del Re.
    Effettivamente, di Hooper ricordo con gioia solo Non aprite quella porta, Space Vampire dovrei rivederlo e dovrei ripescare invece il Tunnel dell’orrore. So che è farti violenza ma non sai quanto gradirei un tuo post su The Mangler oppure su (ARGH!!!) Night Terrors aka Le notti proibite del marchese De Sade😄

    1. Ahahahahah! The Mangler non era malaccio, devo ammetterlo!
      Vediamo che posso fare, perché per la prossima puntata del Ciclo Zia Tibia, ho in mente uno specialone fiume su una saga bellissima.
      Però un post agile e veloce su The Mangler ce lo facciamo rientrare😀

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