2004: Shaun of the Dead

shaun_of_the_dead_ver2_xlg Regia – Edgar Wright

Take car. Go to Mum’s. Kill Phil. Grab Liz, go to the Winchester, have a nice cold pint, and wait for all of this to blow over.

So che lo avete scelto (per la miseria, è stato un plebiscito), ma non credo ci sia nessuno, tra voi, così matto da volere che io scriva una recensione su Shaun of the Dead, un film che si merita con tutta tranquillità la definizione di fenomeno culturale, senza che sia neppure bisogno di spiegare perché. È una delle commedie e uno degli zombie movie più famosi di sempre, un film che ha inaugurato un modello in seguito imitato (male) da tutti. Non è mai stato eguagliato e rimane, ancora oggi, l’esempio perfetto di horror-comedy. Quindi, che cosa mai dovrei recensire? Per quanto mi riguarda (e non uso la parola con frequenza o alla leggera) è un capolavoro. Avete presente quando ti fanno la domanda su quale siano i dieci film della tua vita? Ecco, tra quei dieci (una lista che non rivelerò mai, neanche sotto tortura) c’è Shaun of the Dead.

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Noi viviamo in momento in cui i morti viventi te lo servono a pranzo, cena, colazione in tutte le salse. C’è chi, di questa zombie mania di massa, attribuisce il merito a The Walking Dead. Ma non sarebbe mai esistita la serie tv della AMC, se un bel giorno, un regista televisivo trentenne non si fosse messo a scrivere una sceneggiatura che parlava di morti viventi insieme all’amico attore Simon Pegg. Perché, all’inizio del secolo, gli zombie non se li cagava più nessuno. C’era stato un minimo rilancio con la doppietta Resident Evil – 28 Giorni Dopo (sì, non stiamo a fare distinzioni di lana caprina: 28 Giorni Dopo è un film di zombie, ne ha tutte le caratteristiche e non ha importanza se, tecnicamente, gli infetti sono ancora vivi), entrambi del 2002 e, lo stesso anno del film di Wright era anche uscito il remake di Snyder di Dawn of the Dead, che aveva, tra le altre cose, posticipato di qualche settimana la distribuzione del nostro Shaun, a causa proprio dell’assonanza tra i titoli e dell’affinità delle tematiche.  Potremmo anche dire che gli unici zombie squisitamente romeriani si trovavano in Resident Evil, mentre negli altri due film si trattava di rielaborazioni centometriste. Ma, anche queste, sono questioni di scarsa rilevanza. Ci basta sapere che, con la solita periodizzazione approssimativa che mi contraddistingue, la filmografia dedicata ai morti viventi era in stato vegetativo dalla fine degli anni ’80 e, a partire proprio dal 2004, ha cominciato a rifiorire. Non solo nella sua versione “seria”, ma anche (e, per il primo periodo, soprattutto) in forma di commedia.

E tutto comincia con un film che costa un’inezia, rischia addirittura di non essere completato, con la produzione che chiude i rubinetti a metà riprese, e incassa uno sproposito in ogni parte del mondo, entrando di prepotenza nell’immaginario collettivo, ridefinendo un intero sotto-genere, cambiando, nel suo piccolo, la storia stessa del cinema di genere.
Ed è buffo, perché poi non c’è stata alcuna commedia zombesca capace di replicarne il successo. Neanche Zombieland, la sua versione all’americana per bambini che non sanno leggere bene. Di Zombieland ci siamo quasi tutti dimenticati, per fortuna. Di Shaun of the Dead ci ricordiamo ancora tutti quanti. Il Winchester, la mamma di Shaun, il meraviglioso personaggio interpretato da Nick Frost (Ed), la camminata in piano-sequenza di Shaun la mattina dopo lo scoppio dell’epidemia, la morte violentissima dell’insopportabile David, la lotta con le stecche da biliardo al ritmo di Don’t Stop Me Now: sono tutti ricordi indelebili, che rimangono stampati in testa sin dalla prima visione del film. E ho nominato soltanto alcuni momenti di un’opera in cui ogni singola sequenza o battuta è un culto.

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Il motivo di questa riuscita miracolosa sta nel fatto che Shaun of the Dead non è una parodia. È una commedia, con gli zombie, il che è distantissimo dalla parodia, che ridicolizza il genere a cui fa riferimento. Shaun of the Dead se ne prende, in alcuni frangenti, garbatamente gioco, ma per il resto tratta il tema con grande serietà, con affetto e con amore. Ed è anche un horror, come Hot Fuzz è un film d’azione e The World’s End è un film di fantascienza. Film scritti e diretti da chi conosce la materia come le sue tasche, con una consapevolezza dei meccanismi, degli stereotipi, e quindi di come forzarli, infrangerli, farne oggetto di scherno, che soltanto un approccio colto e rispettoso garantisce. Altrimenti si fa uno Scary Movie qualunque, trasudante ignoranza e volgarità.

E invece, Shaun of the Dead è un film pieno di intelligenza, che sa essere citazionista, ma non esiste soltanto in virtù della citazione in quanto tale, che dà spazio ai personaggi e alle dinamiche tra loro e manda avanti la storia in base a quelli e non ne fa un accumulo di gag divertenti, ma una vera narrazione profonda e strutturata. Più di tutto il resto, Shaun of the Dead è un film girato alla grande, che ha rivelato al mondo il talento di Wright. Fino ad allora, se si esclude un lungometraggio del 1995, aveva lavorato solo in tv, era considerato un regista di sit-com. Per questo stupisce la purezza cinematografica di Shaun of the Dead. Sì, certo, vedendo i suoi lavori successivi, ci si rende conto di quanto Wright fosse ancora acerbo, mentre il budget ristretto con cui ha dovuto fare i conti non gli ha permesso sequenze di complessa orchestrazione come quelle presenti in Hot Fuzz o in The World’s End, per non parlare della sua unica parentesi americana. Ma scene come il già citato doppio piano sequenza o l’assedio finale al Winchester o anche la fuga in macchina che si conclude con la trasformazione di Bill Nighy, sono indice di uno stile già molto spiccato e personale.
E poi, lo avete mai notato il montaggio di Shaun of the Dead, che fa il verso a Requiem for a Dream ed è l’equivalente di un acceleratore spinto al massimo in autostrada contromano? Una cosa al cardiopalma. Accelerazioni improvvise, lunghe riprese senza stacchi, tempi comici calibrati alla perfezione uniti a momenti riflessivi niente affatto banali.
No, Shaun of the Dead non si può e non si deve recensire. Si può dire solo che è stato il film giusto al momento giusto, quasi piovuto dal cielo come un dono, a riportare in vita un filone dato per spacciato. Per chi ama davvero il cinema dei morti viventi, il punto di riferimento a cui guardare, se si pensa allo zombie movie post-Romero, è questo. Gli altri son tutte brutte imitazioni.

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Ricominciamo il giro dal 1925. Mi complimento con me stessa perché sono arrivata a metà dell’opera in “soli” due anni. Poteva andare peggio.
Per l’anno in questione, non c’è moltissima scelta. Solo due film, entrambi all’insegna di Lon Chaney: The Monster, di Roland West (lo abbiamo già incontrato, ma vi avevo detto all’inizio che la regola di non parlare per due volte dello stesso regista non può valere per l’epoca del muto, data la penuria di film a disposizione), e Il Fantasma dell’Opera, che di Chaney è forse l’interpretazione più famosa, diretto da Rupert Julian e da altri tre registi, non accreditati, tra cui lo stesso Chaney.

21 commenti

  1. Qui i titolisti italiani fecero un bel macello, però. Nell’era pre-internet, non sapendo niente di questo film e della produzione, lo noleggiai per caso, anche con poca convinzione. Beh, l’ho visto due volte di fila, al tempo, prima di restituire il DVD.

    1. Sì, una delle traduzioni peggiori di sempre, nata evidentemente dal fatto che non avevano proprio visto il film e non avevano la più pallida idea di cosa fosse. Avranno pensato a una commedia pecoreccia ed ecco servito L’alba dei morti dementi.

      1. Io stesso pensavo a una scemenza all’americana.

  2. Helldorado · · Rispondi

    Di Zombieland mi ricordo solo la scena a casa di Bill Murray, quella non è male. “Shaun…” è un altro campionato però, non si discute. Bellissimo post Lucy.

    1. Sì, anche io ricordo solo quella scena. Il resto l’ho completamente rimosso dalla memoria.
      Grazie❤

  3. 😊 ho messo mi piace a priori, al di là della tua ottima recensione, questo è un film intelligente e creativo. Ci si legge!

    1. Grazie!
      Sì, tanta intelligenza e tanta creatività. E anche un sacco di cinema

  4. ❤❤❤❤❤

    Il mio voto a The Monster

  5. Non ricordo se ho visto o meno questo film comunque Nick Frost e Simon Pegg insieme sono una forza..li ho adorati in Paul, davvero divertenti😉

  6. Questo effettivamente è uno dei miei film preferiti in assoluto. E come hai detto te, è bello anche perché è intelligente, all’inizio quando lo guardi ti fa ridere parecchio grazie a interpreti favolosi e a scene indimenticabili (le stecche di biliardo unite a Don’t Stop Me Now…quanto ho riso!) e alla fine dopo la visione ti fa riflettere parecchio soprattutto sulla società in cui viviamo.
    Articolo veramente bello!

    1. Grazie, davvero🙂 Con Shaun of the Dead, però si gioca facile!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    La Trilogia del Cornetto, tre capolavori… ed è vero, in Shaun of the Dead tutto funziona a meraviglia e, diversamente dalla parodia, si ride CON ma non DEGLI zombie (che sono tanti, seriamente pericolosi e pieni di appetito come dev’essere che siano), fino alla fine. Zombieland, invece, nemmeno ricordo più se l’ho visto o no…

    Voto The Monster anch’io

    1. Verissimo, tutta la trilogia è da vedere e rivedere. Hot Fuzz, per esempio, che è quello caduto un po’ nel dimenticatoio, è di una bellezza incredibile.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Assolutamente… e oltre a tutto il resto, con quella citazione di Point Break, poi😉

    1. Decisamente!

  8. Il mi piace è automatico sorellina per io film da scegliere invece devo pensarci!

    1. Diciamo che con Lon Chaney si va sempre abbastanza sul sicuro😉

      1. Pensa che quando ero bambino io era normalissimo prendere e andare al cinema il sabato sera e dopo magari mangiare la pizza (che negli anni ’70 era una cosa speciale, come oggi andare al ristorante etnico)

  9. Shaun of the Dead è uno dei miei film preferiti di sempre. Un vero capolavoro… ma Zombieland non lo trovo affatto così male. Uno è un capolavoro, appunto, l’altro solo un film godibile, ma IMHO non è certo brutto come le solite commediacce americane… e diverse sequenze mi sono rimaste nel cuore, oltre alla coppia Eisenberg-Harrelson. E a questa, che trovo splendida: https://www.youtube.com/watch?v=WJT-EnS5pfE

  10. Yeah! Un pezzo di cuore con questo film!
    Dio quando vedono la prima zombie… “è ubriaca marcia!!”
    Quando si intrufolano in mezzo agli zombi…… recitando!!!!
    Quando e quando e quando e quando…………………………………. Stupendo.

    Hai visto Cockneys vs Zombies? Non paragone neh, ma del filone da qui nato.
    Anche lì hanno azzeccato diverse scene

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