Most Likely to Die

Most-Likely-to-Die-2016 Regia – Anthony DiBlasi (2016)

Uno slasherino leggero leggero per allietare le vostre serate estive. Credo non ci sia nulla di meglio, in questo periodo dell’anno. Con il caldo che (vi) dà tanto fastidio, diventa complicato sedersi davanti a film impegnativi e va bene così. L’intrattenimento esiste apposta e DiBlasi  dimostra di essere sempre una sicurezza, anche quando si dedica a un progetto di questo tipo, che credo l’avrà girato con una mano sola tra un sonnellino e l’altro. È vero che. dopo The Last Shift, era lecito aspettarsi  da lui qualcosina di più. Ma, dopotutto, se sei un regista horror (e DiBlasi, in carriera, ha diretto soltanto horror), prima o poi lo slasher ti tocca per forza. E ci sono due modi di avvicinarsi a questo sotto-genere che resiste, praticamente immutato, ormai da una quarantina d’anni: puoi tentare di innovarlo, di cambiarlo, di forzarne le regole o riflettere su di esse, ed ecco film come Stagefright, The Town that Dreaded Sundown e, soprattutto, il miglior horror dell’anno passato; oppure puoi attenerti in maniera ferrea alla formula, andare sul classico, non puntare a nulla di nuovo, ma cercare di realizzare un buon prodotto che, a quel punto, diventa quasi uno show-reel per far vedere quanto sei bravo a mettere in scena omicidi creativi che un film vero e proprio.
Most Likely to Die appartiene alla seconda categoria, quindi credo sia consigliabile solo ai completisti e/o feticisti del genere come me. Ha dalla sua vari punti di forza, tra cui una caratterizzazione dei personaggi meno banale del solito e il look del killer, nonché la scelta di tenere tutte le efferatezze in campo senza risparmiare niente. Se siete abituati agli slasher standard contemporanei, in particolare quelli a basso costo, saluterete questa caratteristica come un piccolo miracolo. Per il resto, è uno slasher come ce ne sono tanti, girato molto meglio della media e tenuto in piedi da un ritmo elevatissimo e dalla breve durata.

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Ora, come tutti sappiamo da tempi di Prom Night, gli studenti americani hanno questa cosa dell’annuario scolastico, che io non capisco davvero quale sia la sua utilità. Nel nostro film, sotto le classiche foto di ogni ragazzo, si può trovare scritto cosa avrebbero voluto fare dopo la scuola, un giochino che i personaggi chiamano “most likely”. Di mezzo c’è la solita burla fatta ai danni del meno popolare del liceo, con tanto di foto sfregiata e e un bel “most likely to die” come didascalia. Sì, l’ammontare di slasher nati da scherzi crudeli è decisamente elevato: oltre al già citato Prom Night, da cui viene ripresa anche la X disegnata sulle fotografie delle vittime, ci sono Terror Train, The House on Sorority Row e aggiungete voi titoli che io mi sono già stancata.
In questo caso, il continuo bullismo a cui lo sfigato di turno è sottoposto lo porta addirittura a nascondere una pistola nell’armadietto, per difendersi dai suoi aguzzini, con il risultato di farsi beccare, espellere e di non riuscire a diplomarsi. Questo l’antefatto del film, che viene raccontato a posteriori e spiegato senza fare uso di flashback.

Perché l’ambientazione di Most Likely to Die non è scolastica, per nostra fortuna. I fatti si svolgono dieci anni dopo il diploma, durante la riunione del liceo. Anzi, il giorno prima della riunione vera e propria, quando un gruppo ristretto di amici coglie l’occasione per rivedersi e stare un po’ insieme, nella villa sull’oceano di uno di loro.
Peccato ci sia in giro un killer vestito da diplomando che ha deciso di ammazzarli uno a uno, secondo uno schema che ricalca i rispettivi “most likely” dei tempi della scuola.

Most-likely-to-die

Come ho scritto prima, DiBlasi e la sceneggiatrice Laura Brennan scelgono la strada all’apparenza più semplice: aderire fino in fondo alla formula prestabilita e quindi abbiamo, nell’ordine: unità di tempo, luogo e azione (tutto si svolge nell’arco di una notte, all’interno della villa e negli immediati dintorni da cui non si può uscire); gruppo di sacrificabili facenti funzione di carne da macello e poco più; schema fisso degli omicidi (chi resta da solo muore, dopo un breve inseguimento e nella maniera più sanguinosa possibile); final girl (Heather Morris, uscita da Glee) di turno che può godere di un maggiore approfondimento psicologico; assassino mascherato, vendicativo e con dono dell’ubiquità; blando e quasi inutile meccanismo di whodunit .
Ed è una cosa che mi stupisce ogni volta quanto, se ben condotto, questo gioco così risaputo riesca ad avvincere e intrattenere sempre. C’è qualcosa primordiale, nello slasher. Si tratta quasi una faccenda rituale: sappiamo cosa succederà, sappiamo di assistere al grado zero della narrativa, sappiamo anche che, nel novanta per cento dei casi, non ci saranno sorprese. Eppure continuiamo a guardarli e le fila di assassini in maschera si ingrossano ogni anno e ogni anno mietono vittime. Per citare un amico, lo slasher sta bene e vi saluta tutti. Non c’è neanche bisogno di stravolgerlo, perché sarà anche uno spettacolo idiota, ma funziona.

In Most Likely to Die, funzionano gli omicidi, prima di tutto, il che è una prova della comprensione profonda che ha DiBlasi del genere. Ridotto ai minimi termini, spogliato delle scene di raccordo e dei dialoghi, lo slasher non è altro se non una successione di morti. È brutale, immediato, semplice e schematico. È il perpetuarsi all’infinito dell’incubo dell’essere inseguiti dall’Uomo Nero. In un certo senso, è l’essenza pura e senza alcun orpello del film dell’orrore. Se ne può ampliare la struttura, lo puoi smontare pezzo pezzo, celebrare, analizzare, puoi renderlo un meccanismo cervellotico e stilizzato che diventa metafora della vita adulta, come in It Follows. Ma se togli tutto, ciò che rimane è un’entità (non sono esseri umani, gli assassini degli slasher) che ti segue in uno spazio angusto con un’arma da taglio e che, prima o poi, ti raggiunge e ti fa la pelle.
Fine dei giochi.

mostlikelytodie

Poi è logico che persino io preferisca quei film dove, oltre a vedere un tizio mascherato con un mantello blu, armato di taglierino che affetta e decapita giovinastri, posso anche trovare della sostanza. Però quanto è rilassante, ogni tanto, quanto è liberatorio, sedersi davanti a un film e godersi la mattanza.
A patto che sia orchestrata con classe. Ecco, Most Likely to Die è orchestrato con classe e lo si nota nei piccoli dettagli. Io, una final girl giocatrice professionista di poker, per esempio, non l’ho mai vista e ho trovato anche interessante l’uso della tecnica del bluff per salvarsi la vita.
Se poi vogliamo inforcare gli occhiali e andare un pochino a fondo, c’è una certa aria di sfascio, desolazione e fallimento, che tocca ogni singolo personaggio coinvolto e ci mostra delle vite all’insegna delle promesse infrante e delle aspettative tradite. Piccolo spunto di riflessione destinato a perdersi come una goccia d’acqua in un mare di sangue. Ma, se preferite, c’è anche una bellissima decapitazione e un omicidio, verso la fine, che mi ha fatto saltare sulla poltrona per la sua cattiveria.
Insomma, DiBlasi a me continua a piacere non poco, anche quando lavora sottotono. E poi, a un bello slasher classico non si dice mai di no.

20 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    avendo adorato “the last shift” non posso che recuperare anche questo (che tra l’altro avevo già adocchiato per via della locandina). solitamente lo slasher non rientra nel mio filone horror preferito, ma ogni tanto, in determinati periodi in cui sia odia l’umanità intera, ci sta. e questo è uno di quei periodi, quindi…sotto con la mattanza! ti farò sapere🙂

    completamente OT: qualche sera fa ho visto “il collezionista” del ’65, di william wyler. l’ho trovato a dir poco agghiacciante e non sono riuscita, a giorni di distanza, a scollarmelo di dosso. lo conosci?🙂

    1. Non è niente di che, eh… Io mi sono divertita e l’odio per l’umanità intera è stato, in parte, appagato😀
      Quanto al film di Wyler, l’ho visto tanti anni fa e me lo ricordo anche io decisamente agghiacciante.
      Forse è arrivata l’ora di rivederlo😉

      1. valeria · · Rispondi

        in tal caso risponde perfettamente alle mie esigenze😀

        il film di wyler è angosciante e claustrofobico, con un terence stamp in stato di grazia: non sai mai se odiarlo o abbracciarlo. certo, è un film che non lascia una sensazione gradevole a fine visione, ma mi è piaciuto talmente tanto che ho acquistato il libro, giusto per finire di tirarmi la zappa sui piedi😀

  2. Ce lo hai Ammanito come un piatto succulento sorellina. Devo vederlo!

    1. Molto divertente, molto leggero, molto rapido.

  3. è proprio quell’atmosfera di sfascio che mi ha ricordato molto Jolly Killer

    1. Verissimo. E poi Jolly Killer più o meno, ha la stessa trama

  4. Sembra interessante

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Uno slasher estivo (di un bel tipo come DiBlasi, per di più) non fa mai male … e poi, a dirla tutta, io le ho sempre odiate le riunioni del liceo😉

    1. Ah, anche io. Il ricordo delle mie superiori è un incubo. Non sono mai riuscita a presenziare a una sola, singola riunione

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Idem per il sottoscritto: hai tutta la mia approvazione…

  6. Quindi un film leggero che non esce fuori dagli schemi dello slasher ma che è stato confezionato bene. Non mi dispiacerebbe per niente visionarlo.

    1. Guarda, in queste giornate bollenti, è davvero l’ideale.

  7. Se ho visto bene è arrivato su Netflix, mi sa che gli darò uno sguardo!

    1. Ma questa è una notizia meravigliosa!

  8. Thanks_for_V · · Rispondi

    Visto e non m’e’ piaciuto.
    Ricalca troppo i vari Jolly Killer, Aprile fool’s day, Prom Night ecc ecc, senza quel pizzico di ironia che dovrebbe essere il cacio sui maccheroni per questo genere di film.
    Gli attori e la sceneggiatura sono pessimi e il finale e’ banale quanto scontato.
    Purtroppo Netflix, nella categoria horror, carente per quanto riguarda pellicole di qualita’ (se tralasciamo Halloween, The Conjuring e Il Mistero di Sleepy Hollow).

  9. Ma il finale??? O_O

    1. A me è piaciuto, il finale. Mi ha divertito.

      1. No no non dico sia brutto, ma SPOILER, non ti fa capire chi ci sia realmente dietro tutto… ci può stare eh.

        1. Sì, è vero. Rimani con un grossa percentuale di dubbio.

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