1994: Dellamorte Dellamore

0-dellamorte-dellamore-poster-recensione Regia – Michele Soavi

“Si è guastato il maltempo”

Difficile spiegare a chi non c’era cosa significhi questo film, che ormai si porta ben 22 anni sul groppone. Difficile anche accettare che si tratti dell’ultima volta in cui, in questo paese, si è tentato di fare del cinema dell’orrore in maniera seria e con ambizioni. Ancora più complicato digerire che il regista, Michele Soavi, che doveva essere il futuro del genere, sia finito poi a dirigere fiction, mettendo il suo talento visivo straordinario al servizio della tv e quindi sprecandolo. L’ho già detto altre volte, ma essendo questo, finalmente, un post tutto dedicato a Dellamorte Dellamore, lo ripeto: è il canto del cigno, la fine di tutto. Un film girato in un momento in cui la crisi del nostro cinema di genere era già in stadio avanzato e soltanto perché si poteva sfruttare il nome di un autore, Tiziano Sclavi, legato a un marchio all’epoca al massimo del suo richiamo commerciale, Dylan Dog.
Paradossale poi che il motivo che ne ha permesso la realizzazione sia stato anche alla base del suo fallimento: tutti convinti di andare a vedere il film su Dylan Dog. Gente che ancora oggi pensa che Dellamorte Dellamore sia un film su Dylan Dog uscito male.

immagine_dellamorte-dellamore_19032

E invece Francesco Dellamorte è, semmai, un antenato di Dylan Dog. Il romanzo omonimo da cui il film è tratto risale a qualche anno prima rispetto alla creazione dell’Indagatore dell’Incubo ed è stato pubblicato nel 1991 sempre perché si sperava che il fumetto facesse da traino al libro, date le evidenti somiglianze tra i due personaggi.
Quindi Dellamorte Dellamore non è e non sarà mai il “film su Dylan Dog” e basterebbe averlo letto un paio di volte nel corso della propria vita, Dylan Dog, per rendersi conto che si tratta di due cose diverse, sicuramente affini, come se facessero parte dello stesso universo narrativo, ma comunque differenti, e che Francesco Dellamorte ha un’identità tutta sua, il film ha un’identità tutta sua, una fortissima impronta stilistica conferitagli da Soavi e un umorismo nero, unito a tonnellate di macabro romanticismo, che sono tipici di Sclavi e che lo sceneggiatore Gianni Romoli ha saputo riportare alla perfezione dalla pagina scritta al grande schermo.

Poi certo, l’autore è lo stesso, i temi, in qualche modo, simili, i riferimenti abbondanti, com’è giusto che sia, dato che si sperava di farci i soldi, con questo film, soldi che poi non sono arrivati. E di sicuro è stato terribilmente sbagliato impostare la campagna pubblicitaria col nome di Dylan Dog su tutti i manifesti, perché non è che la gente si è rincoglionita solo nell’era dei social network: è sempre stata rincoglionita e disinformata. E io che c’ero e l’ho vissuto, me lo ricordo ancora di quando Dylan Dog andava tanto di moda ma a leggerlo sul serio eravamo comunque una minoranza, mentre gli altri si limitavano a pronunciarne male il nome. E vaglielo a schiodare dalla capoccia che Dellamorte Dellamore non era il fottuto film su Dylan Dog.

dellamorte_dellamore-ru-en-avi_snapshot_00-20-55_2011-04-08_14-31-42
Sì, l’ho visto in sala, Dellamorte Dellamore. Non so neanche come abbia fatto a vederlo al cinema, dato che mi pare fosse vietato e io avevo sì e no 16 anni. Ne avevo “seguito la lavorazione” su vari numeri di Dylan Dog e sull’Almanacco della Paura. All’epoca, se eri appassionato di horror, non c’erano i milioni di siti che, oggi, se ne escono con una breaking news non appena James Wan va al gabinetto. All’epoca c’era solo l’Almanacco della Paura e ti dovevi accontentare di quello. Non ricordo chi avessi obbligato, sotto evidenti minacce di morte, ad accompagnarmi al cinema a vedere un film de paura. Gli horror non si vedevano in sala, ma in vhs, d’estate, per sbeffeggiarli. Erano una roba seria soltanto per me.
E ho preso con estrema serietà Dellamorte Dellamore. Pur non capendo assolutamente niente di cinema, di inquadrature, di montaggio e di stile, mi colpì come una delle cose più belle che avessi mai visto. Col senno di poi. qualche centinaio di film in più negli occhi e la conoscenza della (purtroppo ristretta) filmografia di Soavi, il giudizio non è cambiato: Dellamorte Dellamore è una gioia e un tripudio per lo sguardo dello spettatore, un susseguirsi di immagini costruite con un senso estetico sopraffino, con una ricercatezza per il bello, ma anche per tutto ciò che è bizzarro, in qualche modo stonato, grottesco e macabro che, se fossimo un paese normale, avrebbe fatto impazzire i cinefili e avrebbe assicurato a Soavi una luminosa carriera. E invece no. Dopo questo film, Soavi avrebbe aspettato cinque anni per tornare dietro la macchina da presa (una fiction) e dodici anni per dirigere un altro film, anche quello, tanto per non smentirsi mai, bellissimo e passato sotto silenzio.
Mi consola, in parte, che all’estero, Dellamorte Dellamore sia considerato con enorme rispetto e abbia un suo pubblico di affezionati estimatori.

Non so, forse altrove si rendono conto della potenza, non solo visiva, ma concettuale del film, della sua profondità nell’affrontare il nostro rapporto con la morte, di come vorremmo ignorarla costantemente, far finta che non esista, anche quando ne siamo circondati. Francesco Dellamorte è una specie di cattiva coscienza collettiva, il becchino, l’uomo del cimitero, emarginato e diverso in un gretto e chiuso paesino della provincia italiana (Buffalora), dove si vive tra pratiche burocratiche kafkiane e sindaci eletti per quindici volte di fila, dove l’unico luogo che sfugge allo squallore quotidiano è, appunto, il cimitero, con le sue statue di marmo alate e le tombe che non riescono a tenere dentro i cadaveri.
Un horror d’autore, che rivendica la sua unicità sia nei confronti del cinema di genere italiano, impantanato nella stanca riproposizione del Giallo, sia di quello americano, che non aveva quasi mai toccato le vette poetiche raggiunte da Soavi in questo film. Un film che di commerciale o di facile non ha nulla, che ride della morte e, un secondo dopo, ti fa sciogliere di commozione per Gnaghi che vomita addosso alla figlia del sindaco, in un magnifico equilibrio tra commedia, film di zombie, storia d’amore necrofila e fiaba surreale.
Un’opera visionaria e anarchica, che lo so, son termini che ormai non si negano a nessuno, ma in questo caso, ve lo assicuro, calzano a pennello. Sembrano nati per essere applicati a questo film.
E, ancora una volta, nonostante Soavi sia considerato un allievo e (a torto) un epigono di Argento, nella scelta delle inquadrature, nella poesia del sangue e dello splatter, nello sviluppo poco lineare della narrazione, che ha l’andamento onirico di un incubo a occhi aperti, c’è tanto, tantissimo Fulci, senza la sua ferocia e con un’eleganza stilistica maggiore, ma la lezione del soprannaturale all’italiana è qui del tutto assimilata e portata alle sue estreme conseguenze, al suo massimo splendore, al suo canto del cigno.

immagine_dellamorte-dellamore_19035

Il 2004 è stato un grande anno per l’horror, almeno da un punto di vista commerciale: è uscito il primo Saw, che non sarà preso in considerazione, perché mi sentirei in profondo imbarazzo a dedicarci un post. Da un punto di vista artistico, il primo film che è doveroso inserire nel sondaggio è Shaun of the Dead, che credo vincerà a mani basse. Però non è l’unico prodotto interessante del 2004: c’è l’esordio di Pascal Laugier, Saint Ange, di cui conservo gelosamente il dvd per rivederlo ogni volta che posso. E c’è anche un piccolo film spagnolo, El Habitante Incierto, di Guillem Morales.

48 commenti

  1. se ricordo bene, Francesco Dellamorte e Dylan Dog si sono incontrati nello special “Orrore Nero” che recupera molte situazioni del film.
    Anche se una scena della madonna come quella della strage in ospedale mica c’era, nel fumetto.

    “Sorella, cosa fa in terra?”
    ” Sta pregando.”

    culto

    1. Ricordi benissimo. C’erano alcune battute prese di peso da Dellamorte Dellamore. E mi sembra che,in un paio di numeri, Dylan abbia citato Francesco riferendosi a lui come a un amico italiano.
      “Se mi vedesse il mio amico Francesco penserebbe che gli sto rubando il lavoro”

  2. Alberto · · Rispondi

    Non l’ho mai visto proprio perchè presentato come il film su Dylan Dog, che mi piaceva così così. Dopo questo pezzo mi toccherà rimediare.

    1. La poetica di Sclavi c’è tutta, quindi se tu non lo ami, magari ti risulterà indigesto. Però, rispetto a Dylan Dog, questo film è molto più cattivo

      1. Alberto · · Rispondi

        Ma guarda che mi è piaciuto parecchio, anche se ci ho trovato più Dylan Dog di quanto mi aspettassi, nei tocchi surreali dei dialoghi, nell’ironia in fondo tragica di Dellamorte. Comunque è pieno di belle idee, magari un po’ scollegate, ma non cercavo una narrazione fluida. Cercavo del cinema, e l’ho trovato. Nemmeno il doppiaggio mi ha disturbato più di tanto, e gli ultimi quindici minuti sono spettacolosi.

        1. Sì, gli ultimi quindici minuti elevano completamente il film e lo portano in un’altra dimensione. Conosco un bel po’ di gente che lo preferisce a Dylan Dog, forse perché è un film più cinico e disincantato rispetto a quello che è diventato, dopo gli esordi, l’Indagatore dell’Incubo.

  3. Scoprii anni fa che questo film è forse uno degli horror italiani più popolari in Giappone.
    Lo adorano, ci hannpo scritto fior di saggi critici.
    ma è noto, i giapponesi sono strani😉

    1. Ma tutto Soavi è amatissimo in Giappone. E tu pensa che da noi gira le fiction con Raul Bova…
      Chi è più strano, noi o loro?

      1. Noi non siamo strani.
        Magari le prime tre lettere sono le stesse, ma non è “strani”, la parola…

  4. Soavi sarebbe stato il futuro se quel sistema produttivo non avesse finito di collassare proprio in quegli anni. Giusto qualche mese fa, facendo zapping, capitai sulla fiction su San Francesco girata da lui. L’eleganza e l’occhio erano sempre gli stessi, mi è venuta una rabbia… Che Arrivederci amore ciao lo abbiamo visto in quattro è abbastanza bizzarro, dato il successo commerciale del filone ‘noir all’italiana’ e di Carlotto in particolare.

    1. Ma anche se guardi cose tipo La Uno Bianca ti accorgi che dietro la MdP c’è un tizio che avrebbe potuto tranquillamente fare il culo a un sacco di colleghi stranieri e invece non ne ha avuto la possibilità perché, come dici tu, gli anni ’90 sono stati quelli del collasso.
      E l’horror, ricordiamolo, era in crisi un po’ dappertutto, proprio in quello stesso periodo. C’è proprio una generazione mancante tra i registi horror a livello internazionale, non solo italiano. Soltanto che, altrove, il sistema produttivo ha trovato la forza di rinnovarsi. Da noi no.

      1. Concordo sulla ‘generazione perduta’. E, appunto, all’inizio del nuovo millennio, altrove nuovi talenti hanno potuto emergere (Marshall in Gb, Amenabar e Balaguero in Spagna, Laugier, Aja e Bustillo/Maury in Francia e così via…).

    2. Arrivederci amore ciao secondo me è stato leggerissimamente in anticipo sui tempi, fosse uscito nell’ultimo lustro avrebbe beneficiato di un ambiente più favorevole, sulla scia per esempio del successo di Stefano Sollima. O forse no. Come del resto il romanzo, Arrivederci… ha un cinismo di fondo più difficilmente vendibile, a mio parere.

      1. Arrivederci Amore Ciao, anche se uscisse oggi, non farebbe una lira. Sicuramente per il cinismo di fondo che è molto diverso dall’epica criminale di un Sollima, ma anche perché l’atmosfera è così plumbea, il grigiore così diffuso, che è davvero difficile digerirlo.
        Non c’è mai una vera e propria catarsi né nel film né nel romanzo. Ma a me son piaciuti tanto entrambi.

  5. Anche per merito delle tette di Anna Falchi e Gnachi il film è ricordato,Soavi ha talento me lo mricordo pe alcune inquadrature de film La setta,comunque il film e stato rieditato di Dellamorte e Dellamore sia indvd e bluray ,la cosa triste e che Dario Argento i soldi li danno per girare schifezze.

    1. Ah, sì, Gnaghi è un personaggio stupendo. Memorabile la sua storia d’amore con la testa mozzata della figlia del sindaco

  6. valeria · · Rispondi

    mamma mia, che bello questo film. l’ho scoperto solo qualche mese fa e l’ho già visto 3 volte (dopo questo post prevedo una quarta visione XD). mi ha incantata. è sicuramente particolare (come giustamente dici tu, è un vero e proprio incubo ad occhi aperti), e probabilmente non fu apprezzato anche per questo. la ggggente voleva/vuole gli spiegoni e trame lineari, ché altrimenti deve usare il cervello e l’immaginazione e fa fatica u.u

    1. Infatti noi ci stupiamo tanto di quanto si sia rincretinita laggggente in questa precisa epoca storica e non ci rendiamo conto che, vent’anni fa, era già rincoglionita😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Tranne tutta quella che si comprava l’Almanacco della Paura, ovvio: pubblicazione annuale che fungeva da spartiacque fra la gente di una certa classe e laggggente comune😀
        Ricordo che il modo in cui Dellamorte Dellamore fu accolto all’epoca mi stette alquanto sui maroni… ma, probabilmente, oltre all’illusione/speranza che il “canto del cigno” non fosse ancora arrivato, una parte del problema risiedeva anche in una sovrastima del pubblico da parte mia. Francesco e Gnaghi NON SONO Dylan e Groucho anche se editorialmente si era deciso -qualche anno prima- di far loro condividere lo stesso universo narrativo, li che poteva portare giusto a trovarci delle assonanze, non altro: questo almeno credevo fosse tanto chiaro da essere a prova di fraintendimento. Invece avevo avuto troppa fiducia in un pubblico che iniziava a buttare già sul “coglione contemporaneo” e non me n’ero accorto in tempo, purtroppo… Per fortuna siamo qua noi a ricordarlo come merita (compreso il suo poetico, malinconico e degno finale. Gna!)😉

        1. “Mi porti a casa adesso, per favore?”
          “Gna”
          Quel finale sotto la neve e il cielo azzurro è una cosa meravigliosa, commovente.

  7. Ricordo bene, credo che un altro errore sia stato voler Rupert Everett come protagonista, era l’attore che aveva ispirato le fattezze di Dailan ( non ho resistito) e questo secondo me è servito a gettare altra confusione . Ripensare all’almanacco della paura mi ha fatto venire un groppo al cuore, aspettavo l’uscita per sapere cosa avrei dovuto cercare per l’anno successivo.

    1. Sì, molto probabilmente fu un errore anche quello, ma poi vedi il film e ti accorgi che Everett è perfetto, con quell’aria malinconica e depressa. E ha persino qualche tempo comico azzeccato, tipo quando parla con la signora anziana che si ostina a chiamarlo ragioniere.
      L’Almanacco della Paura era la bibbia: film, fumetti, libri, dischi, anche videogiochi. Ogni anno sapevi cosa dovevi comprare.

  8. Film bellissimo, macabro, romantico, poetico, onirico e anche raffinato nelle visuali. L’ho visto per caso, non me lo aspettavo (dal cinema italiano mi aspetto sempre il peggio in effetti). Probabilmente per il pubblico di oggi (e della sua epoca) scarsamente fruibile.

    1. Film impossibile da fruire per il pubblico di oggi. Impazzirebbero, se una cosa di questo tipo arrivasse al cinema nel 2016. Nel 1994, si limitarono a ignorarlo.

  9. Anch’io faccio parte degli AE (affezionati estimatori)
    Grande Gnaghi!!!!!

    1. Gnaghi idolo assoluto!

  10. Quanto amo questo film! All’epoca non si era obbligati a uscire dalla sala dopo la proiezione, così lo vidi due volte! E ancora oggi a distanza di tanto tempo lo rivedo volentieri almeno una volta l’anno. Everett è semplicemente strepitoso.

    1. Everett funziona perfettamente. Penso sia il ruolo migliore di tutta la sua carriera.

  11. Gioiello, giusto spezzato da un paio d’interventi che hanno abbassato il livello del film (uno su tutti lo zombie motociclista) ma la classe e l’occhio sofisticato di disagi emergono comunque… Basta pensare a tutte quelle inquadrature ispirate a Magritte che si vedono… Everett è semplicemente perfetto.

    1. Però io a favore del motociclista zombie spezzerei una lancia, perché preclude alla battuta epica: “Non sta facendo niente di male, mi sta solo mangiando”

      1. Alla fine riesce anche a farcelo stare ma ho sempre avuto la sensazione che fosse stata una forzatura, una cosa un po’ tamarra per invogliare ancora di più gli adolescenti in piena adorazione fumettistica. Un po’ come il secondo tempo di Sunshine, solo che in Sclavi è una sequenza, in Boyle è tutto il secondo tempo!

  12. Blissard · · Rispondi

    Io amo Dylan Dog, il riferimento all’Almanacco della Paura ha inumidito le mie palpebre, ma Dellamorte Dellamore non lo digerisco proprio. Sclavi secondo me non è nato scrittore, è nato scrittore di fumetti: il già citato special di DD “Orrore Nero”, che dal romanzo del 1991 di Sclavi riprende molti spunti, è praticamente un capolavoro, il libro… un po’ meh, soprattutto per colpa dello stile scarno dell’autore; il film di Soavi, uscito qualche anno dopo in piena Dylanmania, al contrario, è tutto stile e poco arrosto, un insieme di scene magari singolarmente interessanti, ma nel complesso poco amalgamate fra loro, e per di più massacrato da un doppiaggio talmente maldestro da sembrare volutamente ridicolo.
    Per me il Soavi “vero” è quello fino a La setta, film ingiustamente sottovalutato, il film del 1994 è a mio parere l’inizo della fine del cinema di genere in Italia.

    1. Sul doppiaggio siamo perfettamente d’accordo, ma sul film no. Il film, anche al di là dello stile, secondo me, è un’opera complessa e sfaccettata, di gran lunga superiore anche a tanti film più amati e blasonati del periodo. Per fare un esempio, l’amatissimo Demoni che, per quanto mi diverta, non ha neanche un briciolo della profondità di Dellamorte Dellamore.
      Poi capisco che possa andare di traverso per tutta una serie di motivi. Ma non c’è un horror di Soavi che a me non piaccia, compreso La Setta, anche quello troppo sottovalutato.

  13. Ah, c’è ancora chi lo considera il film su Dylan Dog. Pensavo che questo falso storico fosse stato sfatato ma a quanto pare no. L’ho visto qualche tempo fa e mi ero molto informato sul suo conto. Un film veramente particolare, un horror magistrale che purtroppo non ha avuto il successo che meritava. E mi dispiace anche per il regista, Soavi, che purtroppo è andato a dirigere fiction.
    Dellamorte Dellamore ha una profondità che molti film non riusciranno mai a raggiungere.

    1. Infatti è un film con uno spessore tale da rendere anche difficile una sua classificazione al semplice ambito horror.

  14. Massimiliano · · Rispondi

    Ho visto al cinema questo film nel lontano 94, all’epoca avevo solo 14 anni, e non mi ricordo se fosse vietato o meno.
    Non l’ho mai considerato un grande film horror, nemmeno al momento della sua uscita (all’epoca avevo la fissa per Carpenter e Wes craven); la trama confusa, ed il finale surreale, buttato lì, me lo hanno fatto svalutare.
    Unici elementi positivi, alcune scene come il motociclista zombie e la fidanzata, il massacro in ospedale, il manichino della morte; e naturalmente Anna Falchi.
    Non mi ha sopreso che la carriera seguente di Soavi si sia svolta in televisione, non reggeva il confronto con altri registi horror/fantastici europei, ad esempio i contemporanei Delicatessen, e La città dei bambini perduti (l’ispiratore del videogame Bioshock).

    1. Peccato che Jeunet avesse circa il triplo del budget che ha avuto Soavi in tutta la sua carriera.
      E anche lui, non è che ha fatto poi una gran bella fine

      1. Massimiliano · · Rispondi

        Dopo Alien IV, si è ripreso, anche se sono passati 15 anni da quel film; tutta colpa di Hollywood, snatura sempre i registi europei.

        Purtroppo l’italia soffre di nanismo produttivo, soprattutto con il cinema di genere, d’altronde non c’è più il pubblico per questi film in Italia.

        Però Soavi, con 9 milioni di euro, si è limitato a girare la marchetta “Il Sangue dei Puffi”, e sono passati 20 anni dalla Chiesa, non si vede una maturazione dello stile cinematografico.

        1. Per me la carriera di Jeunet finisce con il quarto capitolo di Alien

  15. Il film che più si è avvicinato DAVVERO a portare Dylan Dog sul grande schermo, ma senza menzionarlo praticamente mai.

    voto per lo spagnolo, giusto perché non lo conosco e vorrei sentirtene parlare

  16. Lorenzo · · Rispondi

    “perché non è che la gente si è rincoglionita solo nell’era dei social network: è sempre stata rincoglionita e disinformata.” Lucia for president!
    Comunque, devo procurarmelo in qualche modo. Sono troppe le perle incomprese nel cinema…

    1. Guarda, il dvd lo trovi su Amazon a un prezzo davvero ridicolo🙂

  17. Che flashback! ero troppo piccola per vederlo al cinema malgrado fossi in piena fissa dylandoghiana/sclaviana, ma lo recuperai in home video il prima possibile. Ricordo che mi infastidiva il sentore (o più la certezza) che fosse un po’ una poverata a livello produttivo, ma anche che ci ritrovai l’universo sclaviano riprodotto pressoché alla perfezione. Gnaghi personaggio memorabile e anche quella stada che finisce nel vuoto non scherza.

    (ora però mi è venuta volgia di recuperare La Chiesa che ho visto una sola volta da ragazzina prendendomi benissimo e poi mai più)

    1. Se ti va, recupera anche il primo film di Soavi, Deliria. È una bella sorpresa.

  18. Ho letto il romanzo credo cinque volte. Il film ha un finale più bello, secondo me. Fa venire il capogiro quando sbucano a quell’altezza e… e restare a bocca aperta per la sorpresa, ecco.

    Nello speciale (non ricordo più il numero e l’anno) “Orrore nero” Sclavi fa incontrare DyD e Francesco… Cioè, bastava leggere quello per capire che i due personaggi sono diversi.

    Film bellissimo, comunque. Sempre apprezzato. Ruper era un gran figo all’epoca, ed è calato nella parte in modo sublime. Qualche nota di demerito per alcuni effetti (i fuochi fatui, per esempio), ma è come cercare il famoso pelo nell’uovo.

    PS
    Cancella il post di sopra, l’ho inviato con un account che non gradisco…

    1. Sì, quando la strada si interrompe e vedi quel baratro mozzafiato sotto di loro, ti viene la pelle d’oca.
      Non ricordo neanche io io numero dello speciale, ma mi sembra fosse ancora l’epoca in cui gli specialoni di DD erano dei volumi enormi. O sbaglio?

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Dylan Dog Speciale n. 3 uscito nel luglio del 1989, normale formato bonellide a 132 pagine… I DD giganti cominciarono a uscire qualche anno dopo, nel ’93😉

        1. Sei un’enciclopedia!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: