Ciclo Zia Tibia 2016: Qualcosa di sinistro sta per accadere

something-wicked-this-way-comes_1983 Regia – Jack Clayton (1983)

Questa volta non si tratta di serie B, ma di una grossa produzione Disney, con un regista importante come Clayton e una sceneggiatura scritta dallo stesso Bradbury.
Cominciamo però con le basi: Something Wicked This Way Comes è un romanzo del 1962, ambientato nella fittizia cittadina di Green Town (che poi era ispirata alla vera città natale di Bradbury), la stessa che anni prima aveva fatto da teatro alle vicende di Dandelion Wine (L’Estate Incantata). Il titolo è un verso preso dal quarto atto del Macbeth. In Italia, il libro si intitola Il Popolo dell’Autunno, per una volta tanto con una scelta molto azzeccata. Per il film, al contrario, si è optato per un titolo che fosse somigliasse il più possibile all’originale.
Dovete sapere che io Bradbury l’ho letto in quell’età molto impressionabile che sono i 13-14 anni. E anzi, per un certo periodo di tempo ho letto solo Bradbury. Fa parte della mia formazione culturale quanto e molto più di Stephen King, che poi da Bradbury avrebbe copiato tutto il copiabile, ma questa è un’altra storia. Bradbury è alla base di gran parte del mio immaginario, nonché di molte cose che ho scritto, soprattutto di una, che forse vedrete (ma guarda un po’) proprio in autunno.
Eppure, prima di avere anche la più pallida idea di chi fosse lo scrittore, ho visto questo film, colpevole di aver terrorizzato la mia infanzia per anni. Non poteva esserci niente di peggio di Mr. Dark e della Dust Witch interpretata da Pam Grier, niente di peggio dello sciame di ragni fin sotto le lenzuola, della giostra coi cavallini che ti faceva andare avanti e indietro nel tempo fino a farti impazzire. Era un concentrato di incubi. Ma ti forniva anche la soluzione per sconfiggerli, quegli incubi.
Certo, nelle innumerevoli notti insonni passate a sobbalzare a ogni scricchiolio, l’ultima cosa che poteva venirmi in mente era di farmi una risata. Ma son sottigliezze.

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Poi succede che si cresce – un evento particolarmente disdicevole – e lo spauracchio ti appare per ciò che è: un innocuo fantasy per bambini con un’ottima regia, delle interpretazioni eccellenti (Jonathan Pryce è tutt’ora inquietante) e una solida sceneggiatura, magari un po’ datato, ma penso ancora in grado di spaventare degli spettatori molto piccoli. C’è però una punta di rammarico, considerando  che poteva essere tutt’altra faccenda.
La conclusione che poteva essere tutt’altra faccenda deriva, com’è ovvio, dalla lettura del romanzo a posteriori rispetto alla visione del film. Un libro che, per quanto rivolto a un pubblico giovane (oggi sarebbe etichettato come young adult?), era molto più oscuro, molto più (perdonate il gioco di parole) sinistro rispetto al film che ne è stato tratto.
In seconda battuta, si cercano notizie sulla lavorazione e si scopre che non solo poteva essere tutt’altra faccenda, ma nelle intenzioni di Bradbury e Clayton, doveva anche esserlo. Poi ci si è messa di traverso la Disney a rovinare tutto.

Il progetto ha origine dal desiderio della Disney di affrancarsi dall’immagine di studio dedicato principalmente al cinema per bambini. I dirigenti volevano fare un qualcosa di più adulto, pur restando sempre in ambito fantasy e muovendosi nel solco tracciato da Banditi nel Tempo e Dark Crystal, due film che avevano registrato ottimi incassi. A qualcuno forse sembrò vincente l’idea di trarre un film di quel tipo dal romanzo di Bradbury. Anche perché, inizialmente, allo scrittore venne data carta bianca e persino la possibilità di scegliersi il regista.
Bradbury scelse Clayton. I due avevano lavorato insieme al Moby Dick di John Huston, sceneggiato da Bradbury e prodotto da Clayton. Andavano d’accordo ed erano in sintonia: bisognava tirar fuori dal libro una sorta di fiaba macabra, quanto più possibile fedele all’atmosfera dark del testo.
Non avevano fatto i conti con una produzione che era già pronta a pentirsi delle sue stesse richieste.

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Per farla molto breve, a riprese ultimate, a Clayton furono imposti un nuovo sceneggiatore (non accreditato, di nascosto da Bradbury che, quando lo venne a sapere, ebbe una brutta lite con Clayton), un nuovo montatore e un nuovo musicista (James Horner, al posto di Georges Delerue). Con una spesa di circa 5 milioni di dollari, la Disney confezionò il film in maniera completamente diversa rispetto alle intenzioni del regista e dell’autore. E tutto perché alcuni screen test con primo montato di Something Wicked avevano ottenuto scarsi risultati.
Non sapremo mai come fosse il film che Clayton e Bradbury avevano in mente. Sappiamo che vennero tagliate intere sequenze e rigirate altre. L’unica traccia rimasta di quel montaggio è l’intera colonna sonora composta da Delerue e poi sostituita da quella, molto famosa, di Horner. Giudicate voi.

Mi conoscete abbastanza da sapere che io non sono mai contro i produttori cattivi che tarpano le ali agli artisti. Molto spesso, quando vengono imposti dei tagli o dei cambiamenti, anche contro la volontà del regista, si rivelano scelte azzeccate, che non vanno a detrimento, ma a beneficio del film.
In questo caso, la Disney buttò i cinque milioni di dollari spesi in rifacimenti, perché Something Wicked si comportò malissimo al botteghino e lo status di cult lo avrebbe acquisito solo in un secondo momento, grazie all’home video e ai passaggi televisivi. Ebbe invece un buon riscontro da parte della critica. Forse, a tradire le aspettative del pubblico fu proprio la sua natura ibrida: troppo “adulto” per il marchio Disney e troppo “infantile” per chi conosceva e amava il romanzo.

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E tuttavia, la classe di Clayton, che nell’horror aveva già lasciato un’impronta di una certa importanza, si nota lo stesso. Il film è una gioia da guardare, nonostante i rimaneggiamenti vari cui è stato sottoposto e nonostante i ripetuti tentativi della Diseny di edulcorare il materiale di riferimento.
L’essenza del libro sopravvive anche nel racconto per immagini, sia per alcune sequenze sopravvissute alle cesoie dello studio, e dai toni che più horror non si può, sia per la ricostruzione di Green Town, della vita quotidiana dei due ragazzi protagonisti, del rapporto tra Will e suo padre. O ancora per l’uso dei colori che riportano in maniera molto fedele l’aria autunnale che faceva da sfondo al romanzo. Bisogna anche dare atto alla Disney di essere responsabile di una delle scene più famose e ricordate di tutto il film, quella dei ragni, rigirata e inserita all’ultimo.
Alla fine, Something Wicked è un compromesso andato a buon fine solo in parte. Resta un’opera fondamentale per l’infanzia di molti miei coetanei; rappresenta quasi una sorta di iniziazione al genere, insieme a un altro pugno di titoli che, in quel periodo, hanno avuto il merito di inserire elementi di profonda inquietudine nel cinema per ragazzi.

9 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Stessa esperienza, visto da bambino e letto il romanzo nell’adolescenza (se ricordo bene nell’edizione delle opere di Bradbury allegate a L’Unità).
    Non ho avuto il coraggio di rivederlo, temendo sarebbe crollato uno dei miei cult infantili. Vediamo se con l’estate, in un impeto di spavalderia, ci faccio un pensierino…

    1. Io dell’Unità avevo L’Estate Incantata e Cronache Marziane. Il Popolo dell’Autunno non ricordo che edizione avessi, ma mi sembra fosse Mondadori, non vorrei sbagliare.

  2. Se ricordo bene (occhio allo spoiler) il libro termina con i ragazzi che corrono e il nonno che alla fine corre con loro (e forse saltano per colpire un cartello/insegna) e prova una sorta di “ringiovanimento”, comunque una sensazione positiva che mi aveva colpito moltissimo.

    1. Sì. È così, ma quello è il papà! Che è molto anziano, come nel film!

  3. Non l’ho visto, l’ho messo nella lista delle cose da vedere.

    L’unica cosa che posso commentare però è: Madonna che locandine che ha questo film.

    1. Era una costante dei primi anni ’80, quella delle locandine pazzesche.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Sì, non proprio fedele alla fonte letteraria ma, fortunatamente (visto quanto è successo), anche non così tanto disneyano quanto avrebbero voluto farlo diventare, alla fine: un buon ibrido, appunto, al quale non è stato permesso osare di più (e allora forse la Fiera delle Meraviglie di Mr. Dark ci farebbe un altro effetto, ancora oggi)… ma che fa piacere rivedere quando capita, pur essendo noi ormai disdicevolmente cresciuti😉

    1. Fa piacere proprio perché ci dimentichiamo di essere disdicevolmente cresciuti😉

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Assolutamente vero😉

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