The Conjuring 2

conjuringpostersmall Regia – James Wan (2016)

Piaccia o non piaccia, James Wan è un regista con cui ogni appassionato di horror deve fare i conti. È l’unico che può permettersi di girare un film dell’orrore con un budget di 40 milioni di dollari che, per il genere, è una cifra impressionante. E può permetterselo perché poi, solo negli Stati Uniti e solo fino a oggi, The Conjuring 2 ne ha già incassati 117. Se sicuramente il lato più snob e altezzoso di noi è già pronto con il fucile puntato a parlare di baracconata, cinema di rapido consumo, horror disneyano, è impossibile negare che i prodotti targati Wan abbiano comunque una marcia in più rispetto a quelli di altri registi contemporanei che fabbricano filmetti in serie e poi li sputano sul mercato sperando di raggranellare il più possibile. Gente di cui a stento riusciamo a ricordarci il nome. C’è qualcuno di voi che sa chi ha diretto, per fare un paio di esempi, The Lazarus Effect o The Gallows?
James Wan, al contrario, lo conosciamo tutti. In parte perché ha esordito con Saw e quindi sarebbe impossibile dimenticarlo, ma soprattutto perché lui, l’horror neoclassico che è tanto in voga oggi, se lo è praticamente inventato, nel 2011 con Insidious. E da lì in poi, è stata una gara a vedere chi lo copiava meglio.

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Per fare una cosa del genere (e non era neanche la prima volta, dato che Saw ha inaugurato il torture porn) devi avere del talento. Wan è pieno di talento e non solo. Ha personalità e furbizia dalla sua. Sa quello che vuole il pubblico, ma non si limita a darglielo in una forma che quello stesso pubblico si aspetta. Da un lato lo rassicura, dall’altro riesce a spiazzarlo. I suoi film hanno come momento fondante e imprescindibile il jump scare, ma il modo in cui Wan lo utilizza è peculiare, inatteso e anche, negli ultimi anni, centellinato in poche scene.
The Conjuring 2 è di gran lunga il suo film migliore, credo anche quello più sentito. Il ritorno all’horror dopo la parentesi action del settimo Fast & Furious, film dove deve aver imparato moltissimo sulla gestione di grandi budget e scene complesse e articolate. E si vede: nel suo piccolo, ché sempre di horror si tratta e, per sua stessa natura, destinato a un pubblico più ristretto rispetto ad altri generi, The Conjuring 2 ha le stimmate del blockbuster estivo.  Un blockbuster estivo horror. Roba che se me l’avessero detto solo cinque anni fa, mi sarei messa a sghignazzare senza freno. E invece i Warren ce l’hanno fatta: dopo soli due film fanno parte dell’immaginario collettivo e rivederli sullo schermo ci dà la sensazione di essere tornati a casa. Il fatto che questi due personaggi riscuotano un tale successo e una tale simpatia tra il pubblico è merito della scelta di casting dei due attori che li interpretano (Vera Farmiga e Patrick Wilson), perfetti e affiatatissimi, ma è anche merito di una scrittura più intelligente e di spessore rispetto ad altre produzioni simili. Una scrittura che li rende umani, vivi. Alla fine, la saga dei Warren è una grande e bellissima storia d’amore e Wan, in questo secondo capitolo, insiste molto sul legame tra i due, ci dedica intere scene e dialoghi, nonché una sequenza musicale che mi ha fatto scendere la lacrimuccia.

L’idea di inserire questi piccoli tocchi di profondità in un film che dovrebbe essere il corrispettivo cinematografico delle giostre, è indice di una maturità raggiunta e di un rispetto per il proprio pubblico, non considerato alla stregua di una massa di idioti che vanno al cinema solo in cerca dello spavento facile. Non che non ci siano, gli spaventi facili, in The Conjuring 2. Come non mancano neppure alcune cadute di tono, soprattutto nel pre-finale. Ma non è questo il punto: The Conjuring 2 non è un film di Ti West o di Lucky McKee. Non è, e non vuole essere The Babadook o It Follows. Quei registi e quelle opere sono su un altro pianeta e, quando arrivano al grande pubblico, di solito falliscono, non vengono compresi. Wan riesce, al contrario, a parlare a tutti, è semplice, diretto, manierista, commerciale nel senso positivo del termine. Fa vera e propria narrativa popolare, senza però squalificare il genere e gli spettatori che se ne nutrono.

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Se la storia è lineare, ha un grado di prevedibilità elevato, si segue senza alcuna fatica o necessità di concentrazione, non si può dire la stessa cosa dello stile di Wan. Dato che, da queste parti, la forma è sostanza e l’efficacia del racconto si basa sulla composizione delle immagini che lo vanno a formare, è evidente che sia molto importante sottolineare la complessità e la ricchezza della regia di Wan, che migliora di film in film ed è sempre più sicuro di se stesso e dei propri mezzi.
La conclusione a cui arriva ogni sequenza in cui le entità che infestano la casa di Enfield si manifestano, è la stessa di quasi ogni film horror uscito in sala negli ultimi anni: il salto sulla sedia derivato dall’apparizione improvvisa accoppiata all’impennarsi della musica e al rumore forte. Ma se la conclusione è risaputa, il modo in cui Wan ci arriva è del tutto personale e, quello sì, imprevedibile. Tanto che, molto spesso durante la visione, sono stata colta alla sprovvista perché ero troppo impegnata a godermi la bellezza del film e il jump scare ha avuto un’efficacia che, in produzioni analoghe, non poteva avere.
C’è una scena che coinvolge un bambino e una coppia di finestre gemelle che è di un’eleganza, di una fluidità, nonché di un livello di difficoltà di messa in scena visti di rado in un film horror usa e getta. E non solo quella. Guardate la rievocazione dei fatti di Amityville, nella scena iniziale del film, o anche il momento in cui una delle ragazzine protagoniste si ritrova da sola, di giorno, a guardare la tv in casa. Sono tutti piccoli tocchi di classe pura e semplice, dove si vede la mano di un regista vero, lo si riconosce, come se fosse un vecchio amico. E questo, nell’anonimato che caratterizza non solo l’horror commerciale contemporaneo, ma anche i blockbuster in generale, è davvero prezioso.

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Più che un horror disneyano, The Conjuring 2 è un horror spielberghiano. È il vero remake di Poltergeist, non quella porcata uscita l’anno scorso. O meglio, è il Poltergeist del nuovo secolo. Ne condivide tutte le caratteristiche principali: l’attenzione per i personaggi più che per lo spavento fine a se stesso, la mancanza totale di cinismo, la propensione alla fiaba, la risoluzione positiva, il ruolo dei bambini. Ci sono anche citazioni aperte dal film di Spielb… pardon Hooper, del 1982, come l’albero fuori dalla finestra, la pioggia scrosciante della parte finale, la presenza della televisione come veicolo dell’attività soprannaturale.
Non sono l’unica pazza a pensarla così: sono in ottima compagnia.
Poi sì, il finale la butta in caciara totale, come il suo predecessore aveva fatto nel 2013 e come fa sempre Wan dal primo Insidious in poi. Nell’ultimo quarto d’ora, il film si trasforma in quel baraccone a base di esorcismi, demoni con la faccia di Marilyn Manson vestito da suora, urla belluine e botti, che tutti lo accuseranno di essere. Ma si tratta soltanto di un quarto d’ora e anche Wan è cosciente di dover pagare dazio alla masnada di adolescenti cui il film si rivolge. Non ha comunque troppa importanza, perché li ha costretti ad assistere, per quasi due ore (durata che, per un horror, si tende a considerare suicida) a un film adulto, un film importante che, se non azzera il divario ormai incolmabile che separa gli horror indipendenti da quelli di più ampia distribuzione, contribuisce a ridurlo, anche in minima parte.
E, per la prima metà del 2016, tra un Flanagan in forma smagliante e un Wan che sbanca i botteghini, non ci possiamo proprio lamentare.

21 commenti

  1. Che paurina intensa che mi ha fatto, il maledetto, e stavolta credo che il mio detestare il satanello non c’entri manco troppo. Quella scena che citi ha commosso anche me, i Warren sono belli belli in modo assurdo. Avrei solo preferito vederlo senza avere visto il trailer!

    1. Ma paurina discretamente intensa. Io sabato notte ho dormito con la luce accesa, perché non si sa mai😀

  2. valeria · · Rispondi

    *fa crollare il tetto della stanza a furia di applausi* non potrei essere più d’accordo. sottoscrivo ogni singola parola. ho trovato il primo “the conjuring” più inquietante per vari motivi, ma questo secondo capitolo ha, a mio parere, più cuore. le scene “ansiogene” non mancano ovviamente, ma la cosa che ho amato di più è stato il modo in cui regia, sceneggiatura e cast hanno gestito i rapporti umani. ti affezioni realmente ai personaggi, in particolar modo ad ed e lorraine, che danno vita ad una delle store d’amore più belle e romantiche degli ultimi anni; e non mi vergogno ad ammettere che anche io mi sono commossa durante la scena finale, così come durante la scena in cui ed canta davanti ai bambini. se per tutto questo dobbiamo sopportare quindici minuti finali di baracconata, direi che ci va di lusso🙂

    1. Alla fine quei 15 minuti sono pure necessari nell’economia di un film di questo tipo. Parliamo di roba che deve essere compresa e apprezzata non soltanto dagli appassionati, ma anche dal pubblico generalista.
      Ma Wan è riuscito comunque ad accontentare tutti e si merita tanti applausi.
      Grazie🙂

  3. Blissard · · Rispondi

    Sputare veleno su James Wan è diventato lo sport nazionale di quelli che si considerano “esperti” di horror (e che poi magari, grattando grattando, hanno giusto visto 30 film di genere e pensano di avere capito tutto della vita), per fortuna c’è ancora tanta gente che riesce a notare l’abissale differenza che c’è tra lui – con tutti i suoi difetti, intendiamoci – e un pacco di altri mestieranti che a lui si ispirano senza ritegno.
    Riguardo a The Conjuring 2, devo ammettere che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca: tutta la prima parte, con le storie parallele dei Warren e della famiglia di Enfield, è assolutamente grandiosa, con jump scares realizzati con una qualità ed efficacia straordinaria, quasi mai banali (anche se la vecchia Marilyna Manson rompe le scatole da subito); quando le due storie si intersecano, ci sono ancora un paio di scene notevolissime (la mia preferita: l’intervista di Patrick Wilson alla bambina “sfocata”), ma poi tutto diventa troppo concitato, i jump scares iniziano (ben prima degli ultimi 15 minuti) ad essere troppi, tutti troppo simili, e a stufare un po’.
    Nel complesso, un film molto piacevole, ma onestamente anche io rimango convinto che il primo fosse leggermente meglio.

    1. James Wan ha fatto dei danni incalcolabili al cinema horror mainstream, perché a un certo punto si è anche messo a produrre i suoi cloni e hanno cominciato a uscire film tutti fatti con lo stampino sul modello dei suoi. Che sono comunque di un altro livello e si vede.
      Io credo che questo film sia migliore del primo per tutta una serie di ragioni non legate necessariamente alla sua natura di film dell’orrore, ma di film in quanto tale.
      E quindi una scrittura dei personaggi migliore e più approfondita, prima di tutto.
      Poi sì, lo spavento meccanico è quello che i ragazzini vogliono.
      Però, per esempio, la sequenza della distruzione della cucina (quella poi ripresa dalla telecamera) con allegato ritrovamento di Janet, non è solo una serie di jump scares uno dietro l’altro. Da quando i Warren ritornano, dopo aver abbandonato la casa, lì sì, diventa un baraccone, ma sono appunto una quindicina di minuti su due ore di film.

      1. Blissard · · Rispondi

        Colpevolizzarlo per le cose che si è ritrovato a produrre è lecito ma un po’ impreciso; di solito i finanziamenti vengono racimolati proprio per via della sua presenza, ma siccome lui alla fine uno è, si è trovato spesso a dover affidare ad altri la regia (anche perchè magari credeva poco alla sceneggiatura). Peraltro, gran parte dei film da lui prodotti sono sequels di suoi film, oltretutto.
        Sul maggiore spessore dei personaggi di The Conjuring sono assolutamente d’accordo con te, meno sulla questione dei jump scares: in tutta la prima parte la tensione sta soprattutto nell’attesa che qualcosa succeda, con il soprannaturale che si manifesta in piccoli particolari (luci che si accendono o si spengono, suoni, scricchiolii), nella seconda parte tutto è schiaffato in faccia, senza mezze misure, con stile innegabile ma anche con minore efficacia; se devo scegliere, ad esempio, tra la scena che vede la piccola sola in casa a guardare la televisione e la distruzione della cucina da te citata, sceglierò sempre la prima, è inevitabile.

        1. Ah, ma quello anche io, assolutamente. Preferisco di gran lunga la prima alla seconda parte. Diciamo che dalla scena della bimba sfocata in poi, i jump scares aumentano e il casino la fa da padrone. Però, secondo me, sbraca sonoramente solo nel finale, con tanto di esorcismo anche un po’ a rischio di ridicolo involontario.

  4. Se Wan abbandonasse completamente (o quasi) quei benedetti jump scares, potrebbe fare cose ancora più grandi. Perché i numeri ce li ha eccome, basta guardare la scena di Insidious in cui il demone sta alla smerigliatrice mentre ascolta Tiny Tom. Ecco, quello spaventa molto di più di una porta che sbatte all’improvviso o un tizio che balza nel campo.
    E come ti dicevo altrove, trovasse una formula da far dire ai Warren per scacciare i demoni che non sembri un incantesimo magico o non si rifaccia ai mille film di esorcismi.
    Perché alla fine, ho sempre la sensazione di aver visto un film che vive a metà tra l’horror maturo e quello per dai-facciamo-contenti-i-ragazzini.

    1. Ma io credo che i film di Wan saranno sempre questa cosa a metà che lamenti, credo che sia proprio per questo che hanno un tale successo: gli horror adulti, come It Follows non vengono capiti dal pubblico che va in sala a vedere i film dell’orrore. E allora Wan realizza questi ibridi che hanno tanti difetti, ma anche tanti pregi.

  5. Wan fino ad ora mi ha sempre dimostrato di saper come si dirige in modo intelligente un horror commerciale. Nei suoi film c’è sempre stata una regia e fotografia curata e una sceneggiatura con dei personaggi caratterizzati bene (non personaggi originalissimi ma costruiti bene).
    The Conjuring 2 lo vedrò mercoledì e buone aspettative a riguardo (non altissime ma buone).

    1. No, infatti non c’è niente di originale nei film di Wan, però c’è sempre una profondità che ad altri registi commerciali manca. Fammi sapere!

      1. Visto The Conjuring. Ne è valsa la pena. Sempre sulla falsa riga dell primo con regia e fotografia molto precise e musiche azzeccate che non vengono messe a caso. La figura della suora era affascinante anche se mi dispiace che non ci sia stato nessun momento come il battimano nel primo. Quella era una cosa davvero deliziosa.

        1. Il battimano del primo era una vera e propria botta di genio, è vero.
          Per il resto, è un film davvero perfetto.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Wan il mestiere lo conosce e questo gli permette di girare horror commerciali senz’altro, ma non per questo privi di idee e anima (come invece capita ai suoi variabilmente disastrosi cloni): sa accontentare il pubblico che ovviamente li include i ragazzini e quindi sì, una certa gran caciaronaggine cumulativa nei finali suona esattamente come quell’inevitabile “giovanile” pegno da pagare per garantire ancora maggiori incassi al botteghino. Però, come già il primo The Conjuring aveva dimostrato (e così pure -almeno per me- il bistrattato Dead Silence) c’è una storia, ci sono dei personaggi e la paura non è certo strutturata solo in funzione dei giovanissimi perché, se così fosse, tutti quei jump scares sarebbero molto più prevedibili per lo spettatore maturo ed esperto del genere…

    1. Dead Silence è stato un film sottovalutatissimo, forse perché è stato girato quando laggente chiedeva solo frattaglie e torture. O perché si aspettava, da Wan, frattaglie e torture dopo l’esperienza del primo Saw.

      1. Giudseppe · · Rispondi

        Sì, direi che entrambe le cose possono avergli giocato decisamente contro: laggente doveva averlo frettolosamente già etichettato come “vate” del torture porn, e lui ti andava a spiazzare tutti uscendo nelle sale con un prodotto totalmente diverso. Destinato ad un pubblico altrettanto diverso, che all’epoca forse non faceva ancora abbastanza numero)…

  7. Che dire dal blog di Bolla arrivo a leggere anche questo commento e lo devo condividere in toto. Certo Disney e horror mi portano alla mente i remake della Platinum che hanno visto nel massacro di Freddy il picco massimo. Ma Wan che lo si ama oppure no ha dei meriti incredibili e questo secondo capitolo seppur avente la stessa condanna della chiosa finale come nel primo, rimane uno spettacolo grandioso.

    1. I remake della Patinum sono il Male😀
      Wan ha avuto proprio il merito di interrompere la stagione della Platinum e di iniziarne un’altra. Anche se poi le cause del ritorno a un horror più classico, secondo me, vanno cercate addirittura altrove e, nello specifico, nel cinema indie di Ti West che ha impostato la tendenza.
      Grazie per il commento🙂

      1. DI West ho li a casa “The Innskeeper” che mi aspetta da più di un anno ormai, credo a sto punto di guardarmelo una di ste sere.

        1. Prova a vedere anche The House of devil che merita tantissimo

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