I Dimenticati: Cacciatori delle Tenebre di Barbara Hambly

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Scrittrice molto particolare, Hambly: la mole della sua produzione è spaventosa e spazia con disinvoltura da un genere all’altro. Si è occupata di horror, mistery, thriller, romanzi storici, fantascienza, ha contribuito allo sviluppo dell’universo letterario di Star Wars e Star Trek, ha scritto lunghi cicli narrativi e romanzi autoconclusivi, ha lavorato per la televisione e per il cinema e, insomma, ha fatto un po’ di tutto e anche molto bene. È anche relativamente giovane (è nata nel 1951) ed è in attività, solo che qui da noi non viene pubblicata da circa un ventennio. Non vorrei dire una corbelleria, ma le sue uscite in lingua italiana si fermano al 1998.
E, come al solito, è un peccato, perché Barbara Hambly ha un approccio personale ed estremamente approfondito alla narrativa fantastica. Grazie a un uso consapevole dei più sfruttati cliché di ogni genere, riesce sempre a creare delle storie solide e divertenti, ma con diversi livelli di lettura. Più che sulle svolte e ai colpi di scena della trama in sé, la sua attenzione si concentra sugli effetti che questi hanno sui personaggi, che sono, di solito, individui problematici, in bilico sul confine sottile tra bene e male, divorati dai sensi di colpa, che vorrebbero fare la cosa giusta riparando agli errori commessi in passato, ma non ci riescono quasi mai, perché la realtà li porta a scendere a compromessi. Figure reali in un contesto fantastico, che sono quelle che funzionano sempre meglio.

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Cacciatori delle Tenebre (Those who Hunt the Night) è un romanzo dell’orrore, o se preferite, un fantasy a cui piace sguazzare nell’horror, uscito nel 1988 e arrivato dalle nostre parti per l’Editrice Nord nel 1991. In italiano è reperibile solo usato, mentre in inglese si trova con facilità in tutti i formati, per esempio, qui.
È una storia di vampiri, ambientata nei primi anni del XX secolo (1906, a essere precisi), con protagonista un professore di filologia di Oxford, nonché ex spia del governo inglese, James Asher, che viene reclutato da un vampiro, Ysidro, per scoprire chi sta uccidendo, uno a uno, tutti i succhiasangue di Londra.
Non che Asher si metta a fare il detective per conto di Ysidro di sua spontanea volontà: in bilico c’è la vita della sua giovane moglie Lidia, che il vampiro minaccia di soggiogare e poi uccidere, se James non sarà disposto ad aiutarlo a trovare l’assassino. Questo misterioso killer di vampiri dovrebbe essere umano, dato che i vampiri vengono ritrovati nelle loro bare aperte, coi corpi carbonizzati dalla luce del sole. Ed è il motivo per cui Ysidro ha bisogno di qualcuno che possa muoversi in pieno giorno.
Un protagonista riluttante, al servizio di un mostro centenario che di lui non si fida ed è anche in aperto contrasto con gli altri vampiri, perché si è abbassato a dover chiedere l’ausilio di un essere inferiore per risolvere una questione “interna”.
In tutto questo, la moglie di Asher, che non ci sta affatto a recitare la parte della damigella in pericolo ed è un medico (e tra le pagine più interessanti del romanzo ci sono proprio quelle dedicate alle sue difficoltà a studiare, osteggiata da tutti in quanto donna), inizia a partecipare anche lei alle indagini e ad analizzare il vampirismo da un punto di vista clinico.

La Hambly immagina un mondo dove i vampiri esistono da sempre, nascosti agli occhi degli esseri umani, considerati alla stregua di semplici prede. La figura del succhiasangue è quella classica, ma la Hambly aggiunge qualche piccolo dettaglio inedito, come una specie di invecchiamento che arriva a deteriorare il fisico e la mente di quelli più antichi o l’incapacità di provare alcun tipo di sentimento, se non una vaga memoria di un’umanità ormai perduta per sempre. C’è anche un altro elemento in netta controtendenza con l’immagine di creature dotate di forte carica erotica che siamo abituati ad associare al vampiro: quelli della Hambly sono del tutto asessuati. Possono sì esercitare una certa attrazione sugli esseri umani, nel momento in cui decidono di giocare per qualche settimana con le loro prede prima di nutrirsi, ma questa attrazione non può essere fisicamente ricambiata. Ed è importante da sottolineare, soprattutto oggi, quando esiste un’intera e scadente letteratura che si basa su vampiri che fanno sesso con tutto ciò che si muove. In questo romanzo, i vampiri sono impotenti e traggono piacere solo dall’appropriarsi, nel momento della morte, del soffio vitale delle proprie vittime.
Non proprio materiale da paranormal romance, ecco.

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Potete dunque immaginare quanto sia refrattario Asher a collaborare con loro e quanto, al contrario, desideri sterminarli tutti per liberare il mondo da questa piaga che lo affligge da secoli. Ma, non è che il buon James abbia proprio la statura dell’eroe senza macchia. È stato, a sua volta, un assassino al servizio del governo britannico, ha ucciso uno dei suoi migliori amici, ha ingannato decine di persone e, in questa seconda parte della sua vita, stava soltanto cercando di dimenticare, in parte grazie al lavoro come professore a Oxford, ma soprattutto grazie al rapporto con la moglie Lidia. Se tentare di salvare il mondo dai vampiri, essendo lui forse l’unico essere umano sopravvissuto a un incontro con loro, potrebbe forse aiutarlo a espiare le sue colpe passate, il prezzo da pagare sarebbe la morte di Lidia. Comprensibile che Asher scelga la moglie.
Inoltre, il rapporto che, nel corso del romanzo, arriverà a sviluppare con Ysidro, somiglia più a una strana forma di amicizia, basata su rispetto e lealtà reciproche, che alla dipendenza di un servo nei confronti del padrone, alla Renfield, per intenderci. È come se Ysidro, in Asher, riconoscesse un suo pari. Non c’è poi troppa differenza, sembra volerci dire la Hambly, tra uccidere per necessità di nutrirsi e perché il tuo governo ti chiede di farlo.

Cacciatori delle Tenebre è quindi un romanzo più complesso a sfaccettato di quanto potrebbe apparire leggendone la trama, che è comunque molto solida e funziona bene sia a livello di struttura investigativa (la rivelazione su chi sia l’assassino è sorprendente e anche ben costruita), sia come avventura soprannaturale. Questi vampiri, vecchi, stanchi, decadenti, costretti ad adeguarsi a una società che cambia mentre loro rimangono strutturalmente incapaci di cambiare, fossilizzati nei valori e nel sistema sociale di quando erano in vita, che hanno assistito alla morte di tutti quelli che conoscevano, e che ora esistono solo mossi da una smania di sopravvivenza a ogni costo che rappresenta la loro vera maledizione, sono un ottimo compromesso tra la tradizione e uno sguardo diverso, contemporaneo e problematico a uno dei mostri più bistrattati della storia della narrativa recente.
Il romanzo è solo il primo di un ciclo che comprende quattro volumi, l’ultimo dei quali è stato pubblicato nel 2012. Nessuno dei tre è arrivato mai qui da noi.
Qualche anno fa, di Cacciatori delle Tenebre, ne ha anche parlato Alessandro. È bello sapere che qualcuno se ne ricorda ancora.

13 commenti

  1. È sempre più sfacciata la rimozione del buon fantastico dal nostro panorama editoriale

    1. Hanno rimosso praticamente tutto

      1. Quasi con disprezzo… pensa ai cicli troncati, tipo quelli di Clive Barker

        1. Difficilissimo che un ciclo narrativo arrivi intero qui da noi. Di solito ti traducono a malapena il primo volume

          1. A meno che non sia Martin!

        2. Ah, sì, di Martin si pubblica anche la lista della spesa…

          1. Come Dick o Tolkien… il fantastico in Italia è uno sgabuzzino vecchio e malsano

  2. La Hambly* è stata trattata malissimo in Italia – e in particolare venne detestata, all’epoca, per il buon fantasy femminista The Ladies of Mandrigyn (che da noi divenne “La Congiura di Mandrigyn” perché metterci delle “Signore” già si sapeva cosa avrebbe portato).
    Non aiutò il fatto che Nord fosse ormai in rapida discesa qualitativa.
    Il ciclo di Asher è buono, divertente, e un bel cambio di ritmo per chi sia cresciuto a vampirelli innamorati e paranormal romance.
    Merita davvero di essere riscoperto.

    *Tra l’altro, nessuno pare ricordare che fosse (anche) la moglie del compianto George Alec Effinger.

    1. Sì, in Italia l’hanno cancellata dalla storia della narrativa. Non la conosce nessuno, pare non sia mai esistita.
      Qui i vampiri sono messi in scena in modo molto originale, ma comunque ancorati alla tradizione gotica classica. È un romanzo avvincente, molto dettagliato. Credo che i lettori odierni lo troverebbero “lento”…

      1. Ha una costruzione molto in linea con l’epoca in cui si svolge e coi modi del gotico.
        Io più che lento, credo molti lettori lo troverebbero “eretico” – o farebbero confronti fuori luogo con cose come Penny Dreadful, che è unmedium diverso e ha trent’anni di differenza…

        1. E che con questo romanzo non ci azzecca assolutamente niente.
          Perché Penny Dreadful è una rielaborazione, a posteriori, e in chiave contemporanea, del gotico: i personaggi di Penny Dreadful vivono nel XIX secolo solo nominalmente, perché ragionano, pensano e sentono come dei nostri contemporanei.
          Una cosa che avviene sempre più spesso nelle serie tv di oggi.
          E a me Penny Dreadful piace tantissimo, sia chiaro.
          Solo che sono due cose imparagonabili

          1. Esattamente.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Cercando un po’ in giro, ho trovato un’ultima sua fugace apparizione italica con la traduzione di “Each Damp Thing” in un volume fuori collana di Sandman del 2005, a cura della Magic Press, ma nient’altro… E purtroppo, oggi come oggi, siamo soltanto noi a non considerare i suoi vampiri come creature ormai “fuori moda” 😦

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