Giovani Streghe

craft Regia – Andrew Fleming (1996)

La percezione del proprio invecchiamento si manifesta per vie traverse e sentieri tortuosi. Non bastano i capelli bianchi che si accumulano in testa ed è possibile e lecito ignorare tutta una serie di segnali più o meno evidenti, tipo che, fino a cinque o sei anni fa, potevi bere come un carrettiere, andare a dormire tardissimo o non andarci affatto e poi presentarti la mattina dopo a lavoro fresca come una rosa e con tanta gioia di vivere (ecco, la gioia di vivere è probabilmente un’esagerazione nostalgica), mentre oggi lasciamo perdere quello che accade se ti azzardi a uscire in mezzo alla settimana.
Ma, ribadisco, sono tutti elementi che si possono ignorare.
Quello che non si può ignorare è un post celebrativo apparso nella mia bacheca di Facciabuco, in cui il sempre prezioso Dread Central mi avvisava che The Craft compie vent’anni. E deve essere una gigantesca menzogna, perché – me lo ricordo perfettamente – io a vedere quel film in sala ci sono andata l’altro ieri, con le mie amiche del liceo e, quando sono uscita, avevo una cotta bestiale per Neve Campbell, con e senza cicatrici.
E invece no. Non è una menzogna e non era l’altro ieri. Sono passati vent’anni. Il che sta a significare che quella ragazzina, futura protagonista di Scream (altro ventennale in arrivo a dicembre. Non so se mi reggerà il cuore), adesso di anni ne ha quarantuno. Ed è anche sparita dalla circolazione, insieme alle sue compagne di congrega, Robin Tunney, Fairuza Balk e Rachel True, tutte finite a fare serie tv o ad accettare ruoli umilianti in film umilianti come Sharknado.
Soprattutto, sta a significare che sono ufficialmente vecchia.
E così, insieme alle mie amichette di blog, Erica e Kara Lafayette, abbiamo deciso di festeggiare il ventennale di questo film, oltre alla consapevolezza ormai acquisita di essere delle vecchie carampane.

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Un altro scomparso nel nulla è Andrew Fleming, che con il cinema horror ha una lunga storia d’amore cominciata nel 1988, quando aveva esordito con quel piccolo cult di Bad Dreams. È un regista che mi sta molto a cuore, anche se di film ne ha diretti pochi e ha avuto una carriera sfortunata, come quasi tutti i registi horror nati troppo tardi per godere dell’età d’oro anni ’80 e troppo presto per sfruttare, invece, la rinascita del genere post 2000. Si galleggia, quindi, in quello strano limbo rappresentato dagli anni ’90 per il cinema dell’orrore, quando gli unici film a incassare erano i teen slasher.
Sapete bene cosa penso io di Scream. Vi ho rotto le scatole fino ai limiti di sopportazione e non credo sia il caso di ribadire il concetto. Però va detta una cosa: nel lanciare la moda dell’horror adolescenziale aggiornato allo stile e ai gusti del pubblico di fine secolo, Scream ha rappresentato il punto cardine e la vera chiave di volta, ma Giovani Streghe è arrivato qualche mesetto prima.
Certo, non era uno slasher, non era citazionista, non svelava meccanismi narrativi a spettatori smaliziati. Era un horror soprannaturale su streghe adolescenti, tutte e quattro emarginate, e che si ritrovano a dover gestire un potere enorme e a venirne sopraffatte. E tuttavia possedeva molte delle caratteristiche che poi sarebbero diventate tipiche non solo dei teen horror anni ’90, ma anche delle commedie adolescenziali del periodo.
E infatti, il film è stato un enorme successo di pubblico, diventando uno di quei prodotti generazionali che le anziane come me oggi rivedono mentre gli scende la lacrimuccia.

Imdb dice che The Craft è arrivato in Italia alla fine di agosto del 1996. Io non ricordavo di averlo visto d’estate, ma ho una precisa memoria del cinema dove lo proiettavano e dell’impressione che mi fece. Avevo diciassette anni e facevo un tifo sfegatato per Nancy, il personaggio interpretato dalla Balk, mentre sopportavo a stento la protagonista Sarah. Rivedendolo qualche giorno fa per scrivere il post che state leggendo ora, la mia opinione non è cambiata di molto: Nancy è il carattere più riuscito e complesso del film, che regge alla perfezione fino ai minuti finali, quando si ammoscia in una sorta di atto punitivo nei confronti di una ragazza che, per tutto il corso del film, ha tentato di sovvertire, grazie al suo potere di strega, le convenzioni sociali estremamente restrittive della sua scuola.
Assistiamo quindi a un ritorno frettoloso allo status quo, e la “brava ragazza” Sarah è vittoriosa sulla “cattiva ragazza” Nancy. L’ingiustizia brucia ancora, anche dopo vent’anni.

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Da questo punto di vista, Giovani Streghe è assimilabile a un modello narrativo utilizzatissimo e molto fortunato in quegli anni: il vero oustider perde sempre. Può beneficiare di una scrittura più sfaccettata e profonda rispetto ai comprimari e all’antagonista e anzi, viene scritto apposta per suscitare le simpatie del pubblico pagante. Ma non può uscire a testa alta da film.
A Nancy, di integrarsi nell’ambiente sessista, razzista e classista della sua scuola, non interessa neanche un po’. Chi si vuole integrare è Sarah, che infatti è l’unica del quartetto a usare la magia per far innamorare di lei un ragazzo (Chris, interpretato da Skeet Ulrich. Pure lui, che fine avrà fatto mai?) e quando lui cercherà addirittura di stuprarla, lei si prenderà la colpa. E indovinate chi è che si precipita a vendicare l’amica? Ma è ovvio, Nancy. E ora, seriamente, volete farci credere che sia lei la cattiva della situazione?
Ed è un vero e proprio schema, che si ritrova in moltissimi film con protagoniste adolescenti di quel periodo. A spezzarlo sarebbe arrivato, anni dopo, un film canadese, Ginger Snaps, che a Giovani Streghe deve più di qualcosina, ma operando in ambito indipendente, riesce ad andare più a fondo e non è obbligato a rispettare lo standard a ogni costo.

Film generazionale, dicevamo, prodotto per un pubblico molto giovane, quasi una cautionary tale dove la minaccia è rappresentata da una donna che diventa troppo potente e va fermata a ogni costo. Ma anche divertentissimo. E lo si rivede ogni volta con estremo piacere, soprattutto la prima parte, quella in cui le quattro ragazze scoprono gradualmente che la magia funziona e la usano per prendersi le loro piccole rivincite sui soprusi quotidiani che subiscono a scuola e tra le mura domestiche. E così, Bonnie si libera dalle cicatrici, Rochelle la fa pagare alla sua compagna di classe razzista e Nancy esce dalla condizione di inferiorità cui la sua classe sociale di appartenenza la condanna da sempre. Mentre Sarah vuole solo conquistare il cuore del fighetto della scuola. Non c’è da stupirsi che Nancy la definisca, a più riprese, “patetica”.

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Alcune sequenze poi, sono davvero concepite e messe in scena con grande classe. L’evocazione dello spirito sulla spiaggia (e le sue conseguenze la mattina dopo) e l’invasione di serpenti e insetti a casa di Sarah su tutte. Gran dispiegamento di effetti speciali per l’epoca all’avanguardia, recitazione sopra le righe ma efficacissima da parte della Balk che, con quei tratti somatici molto particolari e lo sguardo allucinato, è stata una delle giovani attrici più interessanti di quegli anni, e il mestiere di Fleming a dare personalità a un film che, senza la sua regia, forse sarebbe caduto nell’anonimato. E invece, nel suo piccolo, Giovani Streghe (ci sarebbe anche discutere sull’idiozia del titolo italiano, ma lasciamo stare) è entrato nella storia. Non ha l’intelligenza di uno Scream e non pretende di possedere la stessa carica corrosiva di Schegge di Follia, ma si difende e, se lo si vede a una certa età, resta addirittura nel cuore. O meglio, ti resta nel cuore Nancy. Possiamo dirlo che il suo è uno dei personaggi più caratteristici e indimenticabili del cinema commerciale degli anni ’90, no?
Da circa un annetto, si va vociferando di un remake, da affidare nientemeno che a Leigh Janiak, regista di Honeymoon. Il suo sarebbe di sicuro uno sguardo inedito su questa storia. Spero lo realizzino sul serio. E che, questa volta, sia Nancy a uscirne a testa alta.

15 commenti

  1. Interessante l’idea del remake con il cambio di prospettiva e di finale – la dice lunga su come siano cambiati i tempi (o solo le strategie di vendita del cinema).
    Io The Craft lo odiai profondamente – visto fuori tempo massimo (avevo quasi 30 anni), mi venne inflitto a tradimento: dovevo uscire al cinema con un’amica (non ricordo cosa avessimo in programma) e quella si presentò con la sorella adolescente e un’amica di costei, e finimmo tutti e quattro a vedere questo film. Poi di filato verso casa, con le due ragazze (che la mattina dopo avevano scuola) assolutamente entusiaste, che parlavano di abiti e make up gotici.
    The Craft io l’ho odiato.

    1. Beh, posso pure capirti😀

    2. Credo che, se lo avessi visto nelle tue stesse circostanze, lo avrei odiato anche io😀
      Però il remake è interessante, soprattutto se si sceglie di affidarlo a una regista come la Janiak, che mi pare molto attenta a certe tematiche.

  2. Sto per mettermi a piangere. L’ho rivisto pochi giorni fa proprio per scrivere il post e vorrei già rivederlo. Io già all’epoca mi ero innamorata di Nancy, la povera, sfortunata Nancy. Che avrebbe meritato il potere di far saltare in aria non solo il cuore del patrigno ma l’intera cittadina di razzisti, classisti e stronzi. Se dovessero fare un remake/sequel… mah, speriamo davvero che lei si prenda la rivincita ma ci spero poco🙂

    1. Lo vogliamo tutte da vent’anni. Nancy una di noi!

    2. Una cosa alla Carrie White: tutta la città che salta per aria. Che meraviglia sarebbe

  3. lo trovai molto piacevole e girato bene e ha mantenuto negli anni una sua freschezza.

    Un remake girato da Janiak assicurerebbe un bel lavoro di sicuro

    1. Sì, la cosa straordinaria è che non è invecchiato per niente. Non si sente il peso degli anni e funziona alla perfezione ancora oggi.

      1. quando una cosa funziona, funziona anche a distanza di anni🙂

  4. Purtroppo degli anni ’90 di attori giovani di quel tempo e rimasto Ethan Hawk,Natalie Portman gli altri sono finiti in serial a filmacci,comunque bel film lo metteri assieme a Giovani Diavoli,Ragazze cattive(mi sembra c’era Rose Mcgowan) e di contemporaneo mi fa venire in mente All chearleader must die.

    1. Ragazze Cattive è stato un altro dei miei amori tardo-adolescenziali. Quello era davvero perfido.
      E All Cheerleaders Die riprende un po’ lo spirito di quell’epoca.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    A proposito di titoli che non c’azzeccano per niente, fu proprio il titolo italiano a trarmi in inganno ai tempi, facendomi temere che il ritorno di Fleming all’horror fosse avvenuto sotto l’egida di un’innocua storiella di magia adolescenziale alla Disney. Quanto mi sbagliavo, quanto… e, devo dire, un “remake alla Nancy” non dispiacerebbe nemmeno a me: come outsider, oggi, lei la potrebbe avere eccome quella possibilità di andare fino in fondo che vent’anni fa le è stata negata in quel confronto finale, con il suo personaggio ridotto frettolosamente a una fin troppo semplice “cattiva ragazza corrotta dalla magia pagana”.
    P.S. Bentornata dal tuo coast to coast😉

    1. Grazie! È stata una gran bella avventura, da ripetere il prima possibile, in altri posti, per esplorare ancora😉

  6. […] “accessibile”… Era “Giovani Streghe” (“The Craft”), e ieri Lucia, Silvia e Erica hanno festeggiato i 20 anni dalla sua uscita con un articolo ciascuna. Io faccio […]

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