I Guerrieri della Notte

864full-the-warriors-artwork Regia – Walter Hill (1979)

“Vorrei tanto fare questo film, Larry, ma non ce lo lasceranno mai fare.”
Così disse Walter Hill al suo ormai storico produttore Lawrence Gordon, quando lesse la sceneggiatura di The Warriors e il romanzo di Sol Yurick da cui era tratta.  A ripensarci adesso, è un’affermazione che strappa un sorriso. I film che possono vantare la stessa potenza iconica de I Guerrieri della Notte si contano sulla punta delle dita. Parliamo di mito, e non solo per la ristretta cerchia degli appassionati di cinema. The Warriors trascende anche il cinema e fa parte della cultura popolare in senso lato.
Eppure, Hill era convinto che non sarebbe riuscito a realizzarlo.
Gordon, invece, che aveva messo gli occhi sul romanzo da quando la AIP ne aveva acquistato i diritti una decina di anni prima (il libro era uscito nel 1965), riesce a ottenere l’approvazione addirittura della Paramount, promettendo al grande studio che lui e Hill avrebbero portato a casa il film in poche settimane e con un budget microscopico.
Quattro milioni di dollari, poi lievitati a sette in corso d’opera, per un incasso (e mi riferisco solo a quello relativo alla sala) di oltre sessantacinque milioni di dollari. La Paramount ha fatto un affare, insomma.

THEWARRIORS

Ma, nonostante The Warriors sia stato un gran successo di pubblico ha avuto non pochi problemi con la critica. E con la censura. Per dire che le paure di Walter Hill non erano del tutto ingiustificate. Accusarono il film di fornire una rappresentazione poco realistica del mondo delle gang e di dare un’immagine della violenza estetizzante, che portava inevitabilmente a una sua esaltazione. Persino Roger Ebert stroncò il film, a dimostrazione del fatto che anche i grandi, ogni tanto, dicono qualche cazzata.
Ciò che, sulle prime, non venne compreso era la novità assoluta portata da I Guerrieri della Notte nel cinema dei grandi studios hollywoodiani, perché, nonostante fosse stato realizzato con pochi soldi e da un produttore indipendente, il film aveva il marchio Paramount, ed era quindi stato finanziato con i soldi di una enorme casa di produzione. E, in quel contesto, non si era mai vista, neanche nel periodo più florido della Hollywood dominata dagli autori, un’opera che si ponesse su un piano del tutto neutrale nei confronti della violenza giovanile e delle gang. L’appartenenza dei protagonisti alle varie bande che vediamo nel corso del film, tutte caratterizzate da particolari costumi, colori, atteggiamenti diversi, era data per scontata e non era la chiave drammatica del film. Il dramma scaturiva non dalla valenza sociale delle gang, non dal giudizio morale su di esse. Non era una storia di riscatto o redenzione. Il dramma stava tutto nella sopravvivenza. Nel tornare a casa sani e salvi dopo una nottata infernale. Riusciranno a sopravvivere, I Guerrieri, con tutte le altre gang che vogliono farli fuori e la polizia che li vuole arrestare?
Tutto qui. Semplice, brutale, essenziale.

Un cambio di prospettiva spiazzante, all’interno di un meccanismo come quello degli studios. Per fare un esempio relativo ai nostri giorni, sarebbe come se, in un film targato MCU, Capitan America cominciasse a decapitare la gente con il suo scudo e nessuno lo giudicasse per questo.
I precedenti esistevano, ovviamente. Ma si trattava di film appartenenti a un altro circuito, quello della serie B, quello di Roger Corman e della AIP. E non è un caso se Gordon veniva da quell’ambiente e si era formato, come produttore, in quella scuola. All’improvviso, il materiale che veniva ritenuto buono per i drive-in e le sale di seconda visione, affiancato a un film di mostri magari, irrompeva nella grande distribuzione americana e quindi mondiale. Diventava di serie A. Confezione di lusso (anche se con basso budget. Parliamo di Hill, la sua regia è sempre di lusso) e una concezione di violenza su schermo che era ancora considerata inaccettabile.
The Warriors è uno di quei film che ha davvero modificato la storia del cinema nel profondo.

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All’interno della filmografia di Walter Hill, The Warriors è il primo, in ordine di tempo, dei tre grandi film corali che il regista girò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quelli che diedero la forma definitiva al suo stile, quella grazia formale, basata su un controllo millimetrico della messa in scena, unita all’esplosività dell’azione. Dinamismo puro. Un meccanismo in perenne movimento che racconta storie ruvide, (anti) eroi taciturni che si esprimono col corpo e non con le parole, una visione cupa e notturna dell’esistenza, dove il pessimismo di fondo è sempre mitigato dalla certezza di non potersi e non doversi arrendere.

I Guerrieri tornano a Coney perché non hanno nessun posto dove andare. E, una volta lì, Swan si chiede se valeva la pena lottare tutta la notte per ritrovarsi lì, mentre la macchina da presa, con un paio di totali mozzafiato, inquadra le giostre abbandonate all’alba. Tutto quello che hanno I Guerrieri si trova sintetizzato in quel paio di totali. Ed è pochissimo. Ma è anche tanto. È la loro vita e Hill non la giudica. Si limita a raccontarla con brevi pennellate più efficaci di tanti dialoghi.
E, a proposito di dialoghi, quelli de I Guerrieri della Notte furono molto criticati. Erano considerati vuoti, stupidi, privi di senso, incapaci di dare uno spessore ai personaggi.
Se The Driver aveva un protagonista quasi muto, i Warriors e le altre gang presenti nel film parlano un linguaggio ridotto ai minimi termini della comunicazione. Non c’è il tempo per pensare, nella corsa folle verso la salvezza che il film racconta, figuriamoci per fermarsi a fare quattro chiacchiere. Per cui, ogni volta che i nostri aprono bocca, è perché le parole devono servire a un certo scopo.
L’equivoco alla base dello scarso favore critico incontrato, nel 1979, da The Warriors (e poi chiarito nel corso degli anni, quando è stato rivalutato) stava tutto nel fatto che a Hill non interessava analizzare le motivazioni dei protagonisti. E forse la critica si aspettava proprio questo.

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Perché The Warrior è un’istantanea che coglie un momento molto particolare nella vita dei personaggi e non si fa domande sul loro passato e il loro futuro. Non ha la pretesa di fornire un ritratto fedele della delinquenza giovanile, come The Driver non voleva parlare dei furti d’auto e Hard Times non era un’analisi della Grande Depressione. The Warriors è Cinema che basta a se stesso. Visione pura e senza compromessi. Sperimentazione di un linguaggio filmico che avrebbe poi portato alla definizione del cinema d’azione moderno, quello degli anni ’80, per capirci. In parte noir, in parte western metropolitano, girato quasi tutto di notte e quasi sempre, se si escludono brevissimi interni realizzati in studio, nelle strade di New York (la produzione ebbe qualche problema con la delinquenza locale), con comparse prese dalle vere gang che esistevano in città, aveva un approccio alla materia trattata rivoluzionario. Il suo ruolo nel cambiamento dei codici cardine del genere cinematografico può essere assimilato a quello de Il Braccio Violento della Legge di Friedkin per il poliziesco. Dirompente e forte di un’idea di cinema totale, che usciva dalla sicurezza dei teatri di posa e si andava a sporcare le mani in mezzo alla strada. Un cinema figlio degli anni ’70 e testa di ponte per il decennio successivo.
Non esiste un altro film simile a questo e non esisterà mai. I Guerrieri della Notte è una leggenda e non la si può recensire. Bisogna venerarla.

16 commenti

  1. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    il film della mia vita!!!

    1. Tra i dieci film della mia🙂

  2. Inchiniamoci.
    Notiamo anche che visto e rivisto non invecchia di un anno nella costruzione, nel montaggio e nella dinamica. Arrivi ai titoli di coda con un senso di spossatezza che pochi altri ti lasciano

  3. E una delle OST più potenti di sempre

    1. Fissa nel mio lettore per quando vado in bici

  4. Grande film, grande sceneggiatura. Un mito che ha ispirato e ispira.

  5. Uno dei miei film preferiti, come ha già detto tu e altri.

  6. Una pietra angolare del genere è nel film c’è anche poesia quando nel tram Swann e la ragazza degli orfani vedono salire ragazzi normali (e dalle espressioni vorrebbero una vita normale anche loro)scendono la fermata dopo lasciando fiori alla donna di Swann ,con i piedi sporchi un dettaglio che non ci avevo mai fatto caso.

  7. pirkaf76 · · Rispondi

    Del libro che mi dici, merita il recupero?

    1. Purtroppo non l’ho mai letto. Stavo scartabellando in giro per Amazon e ho visto che è stato tradotto in italiano, ma non lo ristampano da un bel po’. Si trova invece in inglese, ma ha un prezzo leggermente esoso.

  8. Alberto · · Rispondi

    Sono fortemente indeciso tra questo e Fuga da New York come miglior film di sempre sul togliersi da guai serissimi. Comunque è un capolavoro e tanto basta. Su The warriors romanzo, la mia opinione è che sia meglio il film, che è più azione e meno introspezione – relativamente al genere, diciamo – e poi Hill inventa un mondo, mentre Yurick si limita a raccontare una bella storia.

    1. E i due film hanno un sacco di cose in comune. Carpenter e Hill potrebbero quasi essere fratelli.
      Hai ragione, il cartaceo sta sui 10 euro. L’ebook costa più di otto euro e, per me, è un prezzo assolutamente folle.

  9. Alberto · · Rispondi

    In ogni caso il libro si trova a 10 euro su comprovendo.

  10. Giuseppe · · Rispondi

    Esattamente: in The Warriors Hill non condanna, non giudica, né si sogna minimamente di “estetizzare” la violenza presentandola come qualcosa da esaltare (capisco le minchiate tipica della critica bigotta, ma come ha potuto cascarci Ebert?)… mette semplicemente e magnificamente in scena i Guerrieri per quello che sono e che devono fare per rimanere vivi, e tanto è bastato per rimanere nel cuore di almeno due generazioni di spettatori.

  11. Ogni volta che so che viene trasmesso, non prendo impegni.
    Perché non ti stanchi mai di rivederlo❤❤❤

  12. Federico · · Rispondi

    Una vera lezione di cinema moderno che ancora fa scuola a distanza di 37 anni.

    Parlando di film trattanti l’uscire da guai seri consiglio anche Southern Comfort (1981) e Trespass (1992), sempre del nostro Walter Hill. Il primo girato interamente in esterno, nelle paludi della Louisiana, gioca molto sullo stress psicologico, ma ha anche una continua, sottile vena horror. Il secondo, girato interamente in interni è permeato da una certa claustrofobia, anche se leggermente sdrammatizzato da alcuni dialoghi.

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