Cinema degli Abissi: The Mermaid (Mei ren yu)

171312.76319504 Regia – Stephen Chow (2016)

Che ne dite di un bel blockbuster cinese, tanto per movimentare un po’ il palinsesto del blog? Credo sia anche la prima volta in assoluto che parlo di un film cinese, che io non sono affatto un’esperta in materia e, tanto per mettere le mani avanti, potrei dire qualche castroneria. Però non arrivo all’appuntamento con Mermaid del tutto impreparata. La filmografia di Chow la conosco e so cosa aspettarmi, se mi siedo di fronte a una sua pellicola. Sono prodotti commerciali, che di solito costano un pozzo di soldi (sempre un quindicesimo rispetto a un cinecomic americano, tanto per fare un esempio) e incassano però sette volte tanto. Commedie, soprattutto, con un taglio spesso fantastico e un umorismo che è sempre lì lì per sconfinare nel demenziale puro, ma non ci arriva mai del tutto, non precipita, non deborda nel cattivo gusto, mantiene una sua dignità surreale, e non è mai volgare.
In questo caso, Chow dirige una rielaborazione de La Sirenetta in chiave contemporanea e con un messaggio ecologista che non è affatto metaforico, ma anzi, è gridato, bello evidente, senza possibilità di essere frainteso in nessun modo.

mermaid-1

E, nel contesto di The Mermaid, va benissimo che sia così accentuato: si tratta di una fiaba, di una commedia romantica, in parte musical, in parte fantasy, in parte slapstick, assemblata a velocità furibonda e con una serie di gag che scatenano risate quasi isteriche, alternate a momenti più riflessivi, attraverso cui far passare un messaggio non banale, per quanto semplice.
Il “principe” che la sirenetta deve conquistare è, in questo caso, un miliardario che si è da poco comprato un’isola, una riserva naturale. Che sia riserva naturale a lui non frega niente e, per liberarsi della fauna marina che la popola, getta a mare dei sonar potentissimi, in grado di far fuggire (e uccidere) gran parte dei delfini presenti nell’area. Quello che lui non sa è che l’isola non è solo la casa di varie specie protette, ma anche del popolo delle sirene, decimate dai suoi sonar e ora confinate ad agonizzare in un relitto incastrato in una scogliera.
A guidare le sirene, c’è un meraviglioso uomo polpo con acconciatura rasta biondo platino, che incarica una giovane sirenetta di sedurre il miliardario e attirarlo in una trappola per ucciderlo.
Ovvio che i due finiscano per innamorarsi, che lui non sia poi così cattivo come lo si dipinge e che il rapporto con la sirena lo porterà a interrogarsi su tutta una serie di cose. A partire dall’ambiente, passando per il ruolo spropositato che, nella sua vita, ricopre il denaro, fino ad arrivare a nutrire un sentimento vero e profondo per una persona che non gli chiede niente in cambio.

The Mermaid è il film che ha letteralmente sfracellato gli incassi in Cina, con una progressione impressionante che, dal giorno di apertura, lo ha spinto a superare ogni possibile record di guadagni. Si è comportato bene anche nella sua limitata distribuzione statunitense e, forse, con un po’ di fortuna, riusciremo anche a vederlo qui da noi. Dopotutto, sono usciti in sala, in Italia, altri film di Chow, come Kung Fusion e Shaolin Soccer. Magari anche ad agosto va bene, perché rivedere The Mermaid su grande schermo e potersi beare dell’universo coloratissimo messo in scena da Chow sarebbe proprio una bella esperienza.
Si tratta, lo ribadiamo, di una favoletta comica con spunti di natura ambientalista, un film pensato per divertire un pubblico più vasto possibile. E si resta sbalorditi nel rendersi conto del livello di follia e gusto per l’assurdo presenti in una produzione che potrebbe essere considerata come il corrispettivo (a un livello non concettuale, ma di sistema produttivo) del classico blockbuster estivo americano.
Ma, ed è questa la differenza principale, The Mermaid porta impresso a ogni fotogramma il marchio del suo autore.

mermaid-staroverseas

Prima di essere un giocattolone molto godibile, prima di essere un bel concentrato di effetti speciali, di costumi favolosi, di tempi comici riuscitissimi, The Mermaid è un film di Stephen Chow. Non si offende nessuno se lo chiamo autore, vero? Un autore popolare, com’è popolare e di facile presa tutto il suo cinema, ma pur sempre un autore. Un autore incantato dalle fiabe e deciso a dare sempre al pubblico il suo lieto fine, ma con una precisa idea di come mettere in scena il film, con il suo stile, che è inconfondibile, che non potrebbe essere di nessun’altro regista. E può piacere, può non piacere, potete trovarlo grottesco, eccessivamente sopra le righe, troppo sbilanciato coi buoni sentimenti, quello che volete. Ma è soltanto suo.
Avere un’identità così forte ti espone sempre al rischio di non essere apprezzato da qualcuno. Ed è il rischio che i blockbuster americani si rifiutano di correre ormai da troppi anni. Questo rischio è però l’anima stessa di ogni film. E l’anima, o ce l’hai o sei un carrozzone di immagini che si dimentica una volta passati i titoli di coda.

Nel caso di The Mermaid l’anima è costituita da un fuoco di fila di trovate esilaranti e geniali, come il già menzionato uomo polpo, la coda gigante della sirena più anziana in grado di sollevare onde altre diversi metri, gli scoppi di violenza improvvisi, che picchiano duro, proprio perché, in apparenza, fuori contesto, un andamento sbilenco, che sta sempre sul crinale della farsa e sterza all’ultimo istante, cercando, al contrario, la commozione. In alcuni momenti (quasi sempre quelli che coinvolgono il personaggio di Octopus e le sue disavventure con chi lo vuole tagliuzzare) si ride davvero fino alle lacrime. E poi, verso la fine, Chow ti piazza una sequenza di una crudeltà inimmaginabile, in cui le sirene vengono cacciate e sterminate a colpi di pistola e di arpione. Il bello è che, in questa follia che ha incassato cifre da capogiro, risiede una coerenza stilistica ferrea, un’idea di cinema precisa e studiatissima. Non è un insieme di gag attaccate l’una all’altra: è una storia, semplice e lineare, sporcata e resa unica dalle deviazioni impresse dallo stile di Chow e da una comicità fenomenale, alla classica e immutabile struttura della fiaba.

mei-ren-yu-2016-1

Commedia fantastica, storia d’amore e anche romanzo di formazione, dove un personaggio “cattivo” cambia entrando in contatto con le stesse creature che stava, per avidità, perché nella vita nessuno gli aveva mai insegnato altro, distruggendo.
E un finale che ci dona tutta la magia, il mistero e la meraviglia degli abissi. E ci dice anche che esiste un modo diverso di vivere, una possibilità reale in un contesto impossibile.
Mettete la testolina sott’acqua e osservate. Fatelo ogni tanto, che vi fa bene. Potreste imparare un sacco di cose, vi potrebbe addirittura capitare di modificare l’intera prospettiva con cui guardate il mondo. Ve lo assicuro. Succede. Succede sempre.

P.S.
Grazie all’amico Dikotomiko che mi ha aiutato a rintracciare il film e a vederlo. Leggete anche la sua recensione.

 

11 commenti

  1. L’unico problema è che se arriverà nelle sale in Italia avrà probabilmente un doppiaggio da fucilazione alla schiena, come è capitato a Shaolin Soccer e a Kung Fusion – due eccellenti film resi inguardabili dal doppiaggio “spiritoso”.

    1. Ah sì, come doppiano i film orientali è da desiderare di diventare sordi…

      1. CJ7 ebbe un trattamento degno al doppiaggio, infatti uscì solo in home video… Su Shaolin Soccer e Kung Fu Hustle e sul trattamento loro riservato da distributori, adattatori e doppiatori che, immagino, considerino il gusto dl pubblico italiano a misura di cinepanettone stendiamo un pietoso velo…

  2. Ammazza che film assurdo…devo assolutamente vederlo😉

    1. Abbastanza assurdo, sì. E molto divertente

  3. Per me kung fusion è stupendo percui cercherò di recuperarlo al più presto.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Eh, ancora la tua paura (di non saper abbastanza bene come trattare il cinema orientale) che ancora una volta non ha motivo d’esserci😉 , visto il post da te scritto su quest’ultima impresa di quel multiforme talento che è Stephen Chow… Considerati i precedenti, spero che in caso di approdo nelle sale italiche The Mermaid NON venga doppiato: piuttosto che rischiare un’altra merdata, preferisco la “fatica” del seguire i sottotitoli (per quanto questa scelta da noi non possa certo andare incontro a un grande pubblico).

    1. Purtroppo il doppiaggio è una di quelle cose che ci viene inflitta senza possibilità di scelta.
      Che per i grandi film americani va anche bene, a volte, ma per tutto ciò che viene da altri paesi non anglofoni, è un dramma.
      E le sale che proiettano i film in lingua originale sono pochissime.

  5. Lucifero · · Rispondi

    brava Lucia

  6. Salve =)
    Sapete dirmi se è possibile trovarlo sub ita?=)
    Grazie =)

    1. Io purtroppo l’ho visto con sottotitoli in inglese. Non credo ci siano quelli in italiano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: