1954: Il Mostro della Laguna Nera

Creature_from_the_Black_Lagoon_poster Regia – Jack Arnold

I can tell you something about this place. The boys around here call it “The Black Lagoon”; a paradise. Only they say nobody has ever come back to prove it

L’anno è il 1941 e il produttore William Alland si trova alla prima di Citizen Kane, film a cui aveva partecipato in qualità di attore (anche se il suo volto non si vedeva quasi mai, ma questa è un’altra storia). Lì, incontra il direttore della fotografia messicano Gabriel Figueroa che gli racconta una storia interessante, il mito di una razza di creature metà uomini e metà pesci, che pare vivessero in Amazzonia. Passano dieci anni, durante in quali Alland inizia a collaborare spesso con Jack Arnold. Insieme, i due realizzano, tanto per fare un esempio, Destinazione Terra, nel 1951. Ed è proprio il 1951 l’anno della prima stesura dello script che diventerà Il Mostro della Laguna Nera. Alland prende spunto dagli uomini pesce dell’Amazzonia, mischia il tutto con La Bella e la Bestia e prepara un copione dal titolo The Sea Monster, che passa attraverso parecchie stesure, mentre vi mettono mano altri due sceneggiatori. Nel mentre, la Universal fiuta l’affare. Una Universal che non era più la fucina di mostri che era stata negli anni ’30. Il Gill-Man è infatti l’ultima grande icona Universal del silver screen, e arriva a più di un decennio di distanza dall’ingresso in scena dell’Uomo Lupo.
Il passaggio del tempo si avverte nella scelta di prediligere un impostazione sci-fi e non classicamente gotica. Non più i diroccati castelli europei, le brughiere desolate e l’ambientazione del secolo precedente, ma un esotismo da grande film d’avventura, un occhio di riguardo alla scienza come motore principale degli eventi e una creatura di origini non soprannaturali. La crisi dell’horror puro continua, dunque, e andrà avanti spedita fino agli anni ’60. Ciò che tiene in piedi la baracca del cinema fantastico commerciale, in questo periodo, è sempre e comunque la fantascienza. E Il Mostro della Laguna Nera, nonostante il suo obiettivo sia quello di spaventare lo spettatore con l’essere che spia i protagonisti dalle profondità della laguna del titolo, possiede, a tutti gli effetti, un impianto da cinema di fantascienza. E d’avventura. Una sorta di King Kong, ma acquatico e, per le dimensioni stesse del mostro e le ambizioni della storia, molto più piccolo.

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La Universal, dicevamo, mette il suo marchio sul film e le riprese possono cominciare, con due unità che girano in contemporanea, quella “terrestre”, guidata da Jack Arnold negli studi della casa di produzione in California, e quella subacquea, stanziata in Florida. La creatura era interpretata da due stunt differenti, a seconda che si girasse dentro o fuori dall’acqua. Anche i costumi da mostro erano diversi. Ce n’era persino un terzo, con un altro stunt ancora, utilizzato solo per la sequenza in cui il Gill-Man prende fuoco.
Tutto questo per dire che il film costò un bel po’ di soldi. Si trattava comunque di un prodotto all’avanguardia, da molti punti di vista. Originariamente girato in 3d, ma fuori tempo massimo, dato che la tecnica tridimensionale degli anni ’50 passò di moda molto presto, Il Mostro della Laguna Nera mostrava delle stupefacenti sequenze subacquee, dirette dal regista di seconda unità Jams Curtis Haves, responsabile delle riprese sottomarine anche nel contemporaneo 20.000 Leghe Sotto i Mari della Disney. E non era una cosa molto comune, in quel periodo, girare un film che avesse una percentuale così elevata di scene sotto la superficie dell’acqua. Anche perché le macchine da presa non erano agili come quelle di oggi e immergersi era, da ogni punto di vista, molto più rischioso e complicato. Pensate poi al costume del mostro, indossato dallo stunt (ma anche regista) Ricou Browning.
Browning era costretto a trattenere il respiro anche per quattro minuti, perché Arnold non aveva voluto che venisse installato un respiratore nel costume: avrebbe fatto delle bolle e questo sarebbe andato contro la natura anfibia della creatura. Quindi non si aveva mai troppo tempo a disposizione per girare una inquadratura. Considerate che, persino nel 2016, portare un film sott’acqua è una di quelle cose in grado di far venire esaurimenti nervosi a registi e produttori. Immaginatelo nel 1953.
Non che la lavorazione a terra non presentasse difficoltà: il povero Ben Chapman, che interpretava il Gill-Man, era quasi completamente cieco quando indossava la maschera. Questo costò una bella commozione cerebrale a Julie Adams, che si prese una craniata contro le rocce nella scena (famosissima) in cui la creatura la porta in braccio nel suo rifugio.

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Sembrano tutti dettagli di scarsa importanza, aneddotica messa lì giusto per fare volume e invece io credo che conoscere qualcosa della lavorazione di un film, soprattutto se la si contestualizza nel momento storico in cui il film è stato girato, riesca e restituire parte dell’atmosfera del film stesso. E noi stiamo parlando di un’opera che ha segnato in maniera indelebile l’immaginario collettivo. Il Gill-Man, Julie Adams in costume bianco, l’artiglio palmato che sfiora il piede dell’attrice e si ritrae, la bestia che tiene in braccio la bella, sono diventate tutte icone del nostro tempo e non hanno perso un grammo del loro fascino originario a più di mezzo secolo di distanza dall’uscita del film nelle sale.
Questo perché, al netto dell’invecchiamento dell’effetto speciale in sé, Il Mostro della Laguna Nera non è un film datato. Si pone al di fuori delle paure collettive tipiche della sua epoca, che pullulavano di mostruosità radioattive, e cerca una prospettiva più universale.
Il Gill-Man non è il prodotto di qualche esperimento scientifico andato male, non è una mutazione atomica, ma una creatura che vive da sempre nella Laguna Nera, una specie con cui non siamo ancora entrati in contatto, un fossile vivente che se ne stava tranquillo per fatti suoi, fino a quando non sono andati a disturbarlo.
Non ci si identifica con il gruppo di scienziati arrivato in Amazzonia con l’obiettivo di compiere una scoperta eclatante. Ci si identifica con il mostro. Si sta dalla sua parte. Si sviluppa una profonda empatia nei suoi confronti e quasi quasi si arriva a sperare che possa conquistare la ragazza, anche se sappiamo che è impossibile. E poi si vanno a guardare i seguiti perché, diamine, almeno lì, qualcuno dovrà pur rendergli giustizia. E invece niente.
Ma va bene così, il Gill-Man è un perdente nato e a noi i perdenti piacciono sempre tanto.
Non era una grossa novità, sia chiaro, mettersi lì a fare il tifo per il mostro. Restando sullo scontato e sempre in ambito Universal, era facilissimo provare pietà per la creatura della serie di film su Frankenstein, soprattutto il secondo.
Eppure, scavando a fondo, non era la stessa cosa. Il Gill-Man non suscitava compassione. Non all’inizio e non per la sua stessa natura. Poverino L’Uomo Lupo, colpito da una maledizione orribile, poverino il mostro di Frankenstein, assemblato con pezzi di cadaveri e rifiutato da tutti. Ma il Gill-Man nuotava beato, nel suo paradiso personale, ogni tanto ammazzava qualcuno. E poi sono arrivati loro, fastidiosi e inopportuni come uno sciame di zanzare.

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Desiderare di strangolarli uno dopo l’altro è il minimo sindacale. Ed è lì che inizia il processo di identificazione con la Bestia, quando assistiamo a tutti i suoi tentativi di riscossa e sappiamo già, in anticipo, che saranno vani. E che tutto finirà malissimo per questa splendida creatura rimasta ignota per secoli alla nostra specie. Allora il Gill-Man diventa una figura tragica, perché la sua fine o la sua cattura a scopo di studio sono eventi ineluttabili. E anche necessari, in un’ottica umana. E perché, se si esclude l’avido direttore dell’istituto per cui lavorano i protagonisti, nessuno vuole fargli davvero del male. Solo che come lo gestisci un incontro con un essere simile?
Per questi motivi, Il Mostro della Laguna Nera è un film molto più sottile e intelligente di quello che, a prima vista, potrebbe apparire. Gran parte del fortunato filone dell’eco vengeance degli anni ’70 ripropone uno schema simile, con implicazioni più profonde, ma anche con uno schematismo che, oggi, ci appare vagamente datato.
Al contrario, l’anima da monster movie genuino e semplice de Il Mostro della Laguna Nera, non è affatto datata. Come non è datato l’erotismo sottaciuto che permea alcune sequenze. La più nota del film, per esempio, la nuotata di Julie Adams in costume bianco nella laguna, seguita dal mostro, che le nuota a pochissima distanza, spesso replicandone i gesti, posizionato in maniera speculare rispetto all’attrice.
Una scena che, per tornare a bomba a quello che dicevamo all’inizio a proposito della realizzazione del film, nasce dall’integrazione del lavoro delle due unità di ripresa, che giravano separate e in contemporanea. Eppure, tutti i raccordi sono perfetti e sembra che la Adams fosse proprio lì, con il mostro a seguirla di nascosto, a osservarla mentre nuota, a desiderarla da lontano, a sfiorarla quasi, per poi ritrarsi all’ultimo istante.
Che poi si tratta di una storia d’amore non corrisposto che finisce malissimo. Come non si può fare il tifo per il Gill-Man?

P.S.
Se anche voi volete che il Gill-Man si prenda la sua rivincita, potete leggere questo breve racconto di Davide Mana, Dalle Colline con la Piena, dedicato a tutti quelli che volevano veder trionfare la creatura.

Il 1964 è un anno strapieno di roba. Alcuni registi, come Mario Bava e Robert Aldritch sono fuori gioco perché li abbiamo già trattati in precedenza, ma la selezione è stata più dura del previsto, anche dovendo escludere in partenza dei nomi così illustri. E, dopo tanto penare, sono riuscita a tirare fuori tre titoli: La Maschera della Morte Rossa, di Roger Corman, L’Ultimo Uomo della Terra, di Ubaldo Ragona, e lo splendido Lady in a Cage, di Walter Grauman.

16 commenti

  1. Chissà come mai uno sfigato qualunque che ci prova e gli va buca non fa pietà a nessuno, ma un cadavere rattoppato, un gobbo, un umanoide con le branchie fa sempre tanta tenerezza.

    1. Perché i mostri sono fighi, noi comuni mortali no😀

    2. Lorenzo · · Rispondi

      Forse perché la storia con lo sfigato qualunque sarebbe solo “normale amministrazione”

  2. Fabrizio · · Rispondi

    Bel post pieno d’amore per un film stupendo che davvero non ha perso un grammo della sua bellezza e della sua poetica da quando uscì. E come giustamente dici tu più di una scena è entrata definitivamente nell’immaginario collettivo. Jack Arnold è stato il mio regista preferito da quando ero bambino grazie a questo film, a Tarantula e a Destinazione Terra. Poi ha dovuto cedere lo scettro a John Carpenter ma questa è un’altra storia.
    Per il prossimo post ho votato il film di Ragona che, a parer mio, è un film che meriterebbe molta più stima al di fuori della cerchia degli appassionati del genere. Un gioiellino dimenticato del cinema nostrano.

    1. Il film di Ragona è, a oggi, la più bella trasposizione cinematografica da Io sono leggenda. Migliore anche di quella con Heston. Un film davvero meraviglioso.

  3. Una spintarella al Mostro la diede anche il celacanto (o Latimeria smith), il famoso “anello di congiunzione” fra rettili e anfibi – il secondo esemplare conosciuto venne “scoperto” nel 1952 e il ritrrovamento fece abbastanza rumore sulla stampa popolare.
    E di tutti i mostri della Universal, il Gill man è quello che è stato meno sfruttato – e sfruttato in maniera discutibile.

    (e grazie per la sponsorizzazione alla mia storia del Gill Man!)

    1. Vero! Il celacanto. Un ottimo gancio per trovare i soldi per finanziare un film di mostri🙂
      credo sia stato sfruttato poco e male perché la Universal non era più la casa dei mostri che era stata vent’anni prima e le cose, al cinema, erano profondamente cambiate.

      1. Tra l’altro, la Dark Horse Comics, nel 1993, fece una miniserie di 4 episodi, adattando il film a fumetti.
        Se non lo hai mai visto, potrebbe piacerti – non so quanto sia facilmente reperibile, ma vale davvero la pena.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Post da culto degno di un personaggio di culto (e poi, io proprio non riesco a non tifare per gli sfortunati in amore, umani o mostri che siano), come del resto mi aspettavo che fosse😉
    Di mio voglio provare soltanto a trasmetterti le sensazioni di un ricordo personale, da cine-rassegna specializzata anni ’78-’79 circa: prova ad immaginare cosa potesse essere per un ragazzino poco più che dodicenne, nel buio di una sala, vedere il Gill-Man di Arnold in azione (comprese le sequenze “camminate” dove ti veniva letteralmente incontro)… So che è pura utopia, ma quanto continuo a sperare lo stesso, da adulto, di vedere qualche multisala riservare regolarmente almeno una singola saletta alla proiezione -con tutti i crismi- di questi grandi classici!

    Dura la selezione, dura la scelta: Corman e Ragona si contendono la palma della meraviglia… Voto per Corman.
    P.S. Destinazione Terra credo sia del 1953, appena un anno prima che la nostra amata creatura anfibia salisse alla ribalta…

  5. Parli di storia del cinema fantastico e i commenti sono pochi e superflui per me. Ricordo d’infanzia, visto da bambino su una “tele libera” come le appellavamo ai tempi. Amore a prima vista, atmosfere irripetibili. E poi ho citato il Gill-Man in una ricetta “fantastica” scritta per l’uscita del romanzo di Cardone.
    Per la scelta, mi perdoni Vate Corman ma voto uno splendido lavoro nostrano, L’ultimo uomo sulla Terra e poi c’è Vincent…

  6. pirkaf76 · · Rispondi

    Mostro che a modo suo è divenuto un vero e proprio archetipo, citato in tutte le salse in film, telefilm e persino in videogiochi e flipper ( il flipper a lui dedicato è un vero cult ).

  7. dinogargano · · Rispondi

    Bel post , film speciale nei ricordi , remake inguardabile della fine anni ’70 , l’unica cosa degna di nota era il topless di Genevieve Bujold , ( spero di scriverla giusta , non ho wikipediato.. ) attrice canadese degna di miglior fortuna , non solo per il topless … ho votato per il film di ragona , Vincent uber alles e poi effettivamente un bianco e nero affascinante per un romanzo che ha fatto la storia , non solo della fantascienza . Comunque mi era piaciuto anche Omega Man , certo altro spirito di fondo ….

  8. Lady in cage è un film che mi ha devastato totalmente e io, sadicamente, lo sponsorizzo sempre . Stupendo.
    Come questo ottimo film di Jack Arnold. Adoro il suo cinema, un grandissimo

    1. Grandissimo film, Lady in a Cage. Mette addosso un’ansia pazzesca. E si soffre tantissimo

  9. Ogni tanto mi chiedo perché, con tutti i remake sui ‘mostri’ che hanno fatto negli ultimi 20 anni, il mostro della laguna (nera) sia sparito quasi subito dal cinema… Ok, spesso i remake sono delle schifezze, però dispiace cmq quando un personaggio così interessante sparisce dagli schermi…

    1. Qualche anno fa si parlava di un remake, ma poi se ne sono perse le tracce.
      Credo sia un’operazione abbastanza pericolosa, per gli incassi. Contestualizzare un film di questo tipo a oggi non è semplice. E basta vedere un’operazione simile come King Kong per rendersi conto che il flop è sempre dietro l’angolo…

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