I Dimenticati: La Prova del Mare di Frank De Felitta

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È morto una decina di giorni fa Frank De Felitta, più o meno nell’indifferenza generale. L’autore di Entity e Audrey Rose, nonché regista di un piccolo classico dell’orrore televisivo, Lo Spaventapasseri e sceneggiatore di una quantità di roba impressionante, tra serie tv, film e radiodrammi, ha iniziato la sua carriera di scrittore relativamente tardi, nel 1945, al ritorno dalla guerra, dove aveva servito come pilota. Aveva passato la quarantina e la sua prima esperienza fu proprio alla radio.
A differenza di molti suoi colleghi, di cui abbiamo anche parlato qui, la produzione letteraria di De Felitta non è eccessivamente ampia, solo che è molto complicato trovare i suoi romanzi in italiano. Non li ristampano da secoli. E anche in inglese, se su Amazon sono reperibili The Entity, Audrey Rose e Golgotha Falls in versione kindle, il libro di cui ci occupiamo oggi è disponibile soltanto in cartaceo e pure usato. Ma, se restate sempre sull’usato, ci sono parecchie copie de La Prova del Mare in giro. Basta cercare un po’.
Il romanzo è stato scritto nel 1980 ed è arrivato da noi una decina di anni dopo. Non è tra i più famosi di De Felitta, ma l’ho scelto perché è una storia di mare, ambientata per un buon 90% in mezzo all’Atlantico, su un panfilo alla deriva, il Penny Dreadful.
La Prova del Mare è una storia a metà tra La Pericolosa Partita e Dead Calm (il libro, non il film), un thriller della serie crociere da incubo, con quattro personaggi e una rigidissima unità di luogo, da cui non ci si può allontanare, che diventa prigione e rifugio mentre la vicenda avanza e si fa sempre più cupa e disperata.

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Phil e Tracey sono amanti. Entrambi sposati, decidono di partire per due settimane a bordo di un panfilo, affittato per l’occasione, e poi di lasciarsi per sempre, per tornare alle rispettive famiglie. Proprietari del Penny Dreadful sono due coniugi di mezza età, i McCracken. La barca si chiama così in onore della signora McCracken, Penny. La coppia è molto gentile, disponibile e, soprattutto, espertissima per tutto ciò che riguarda la navigazione. Il panfilo dispone di ogni comodità, e sembra l’ideale per una vacanza in cui dimenticare ogni cosa, ed essere dimenticati da tutti per qualche giorno.
Nessuno sa dove Phil e Tracey (che fingono di essere sposati e si fanno chiamare il signore e la signora Williams) siano andati. La moglie di Phil è abituata ai tradimenti e, in un certo senso, li accetta, a patto che non scoppi alcuno scandalo. Il marito di Tracey è invece in una qualche remota località per questioni di lavoro e non può mettersi in contatto con lei.
All’inizio, la crociera procede a meraviglia. I McCracken si occupano di ogni cosa e Phil e Tracey devono soltanto prendere il sole, nuotare, stare insieme e mangiare i pranzetti preprati da Penny. Ogni tanto, i proprietari dell’imbarcazione hanno qualche comportamento un po’ eccentrico, ma nulla di allarmante.
Poi l’asse del motore si rompe.
La radio va fuori uso.
L’acqua di mare corrode le batterie di riserva.
Il Penny Dreadful comincia ad andare alla deriva, trasportato sempre più a largo dalla corrente.
E, per fare in modo che tutti sopravvivano, i McCracken iniziano ad applicare una ferrea disciplina, di stampo quasi militare a bordo. Abituati alla vita a New York e del tutto impreparati ad affrontare una situazione del genere, Phil e Tracey sono obbligati ad affidarsi completamente all’esperienza dei due proprietari del Penny Dreadful. Ed ecco che Phil è obbligato a rimorchiare un’imbarcazione di diverse tonnellate, usando una lancia a remi. Ecco che Tracey, non essendo in grado di remare per sei ore consecutive, si ritrova con le razioni di viveri ridotte all’osso. Ecco che una semplice ferita procurata con un amo da pesca può infettarsi e portare all’amputazione del pollice della mano.
Le cose degenerano poco a poco. E quando dalla vacanza scivoliamo nel dramma, quasi non ce ne rendiamo conto. Come non se ne redono conto i due ospiti del panfilo.

La Prova del Mare, come anche altre storie simili ambientate nell’Oceano, parte da un presupposto molto semplice: una grandissima percentuale di chi sale su una barca non ha la più pallida idea di cosa stia facendo e affida la propria vita nelle mani di chi si presume essere esperto. Partiamo per una crociera e non possediamo neppure i più elementari rudimenti di navigazione. Deleghiamo ad altri il controllo e presumiamo che vada tutto bene.  Se succede qualcosa, ci troviamo in una situazione di totale impotenza. E il mare, si sa, è abbastanza spietato. Lo è con chi lo conosce, figuriamoci con chi non lo conosce. Supponiamo poi di esserci messi alla mercé delle persone sbagliate. Supponiamo che il disastro sia, in qualche modo, predeterminato, per un sadico gioco ai nostri danni. Come reagiremmo?

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De Felitta è eccezionale nel costruire gradualmente un’atmosfera sempre più sbagliata. Si comincia da minuscoli tocchi di stramberie assortite, qualche scambio di battute storto, che lascia perplessi i due protagonisti, un paio di monologhi del capitano che espone bislacche teorie su com’erano belli i tempi in cui si faceva fare il giro di chiglia agli ammutinati, un cenno, molto breve, quasi buttato lì con distrazione, al figlio morto della coppia di anziani navigatori. Per la prima metà del romanzo, si ha una vaga impressione che ci sia qualcosa che non torna e che, al di là della bellezza dei luoghi, dell’ospitalità dei McCracken, della tranquillità con cui vengono affrontati tutti i piccoli intoppi quotidiani, intorno a Phil e a Tracey si stia chiudendo una gigantesca trappola pronta a inghiottirli.
Eppure non sappiamo, almeno fino all’ultima ventina di pagine, cosa sia davvero accaduto. È vero che gli indizi portano tutti in una direzione ben precisa, ma l’abilità di De Felitta sta proprio nel presentarci ogni evento come perfettamente plausibile e coerente. La rottura dell’asse viene subito dopo una tempesta e gli ospiti del Penny Dreadful, non avendo (come gran parte dei lettori) la competenza per capire cosa significhi e cosa comporti, non hanno neanche motivo di dubitare che sia una frottola. Le chiacchiere del capitano sulle correnti, sulle rotte, sui metodi per uscire dalla deriva, sono anche quelle, del tutto plausibili e comunicate con una sicurezza tale da non farci mai pensare davvero che si tratti di supercazzole.
E così, quando cominciano a scarseggiare i viveri e l’acqua potabile, e il panfilo è ormai in mare aperto, lontano dalla salvezza, con la radio fuori uso e neanche una nave che passi da quelle parti nel raggio di miglia e miglia, Phil e Tracey non hanno alternative, se non quella di continuare a riporre le speranze di sopravvivere nelle mani dei McCracken.

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La Prova del Mare è uno di quei thriller da cui è difficile staccarsi. Parte lentamente e poi procede implacabile, un passo alla volta verso un abisso di violenza e disperazione e, nell pagine conclusive, si trasforma addirittura in un romanzo dell’orrore. Un orrore con due facce, quella umana, più prosaica, più terrena, rappresentata da Penny e dal Capitano, e quella sconfinata dell’Oceano e della sua indifferenza per le creaturine che cercano di dibattersi e di restare vive in bilico sulla sua superficie. Un libro che può arrivare a farti provare disgusto per l’azzurro del mare e, lo sapete, con me è una cosa quasi impossibile. Eppure, di fronte agli estenuanti turni ai remi di Phil, con intorno soltanto acqua, a perdita d’occhio, in un paesaggio che non cambia mai, nonostante il passare dei giorni, che ti dà l’impressione di restare immobile, anche se ti stai spostando in continuazione, ho avuto paura.
Se conoscete De Felitta solo per i suoi romanzi soprannaturali, o anche se non lo conoscete affatto, questo potrebbe essere un buon modo per avvicinarsi a un autore che, qui da noi, è sottovalutatissimo, quasi ignorato. Dato che, negli ultimi anni, sono usciti in ebook (in inglese) gran parte dei suoi lavori, forse tra un po’ diventerà più semplice anche recuperare Sea Trial.

5 commenti

  1. Di De Feiitta è molto interessante anche “Marcia funebre per una marionetta”, in inglese “Funeral March” uscito nella Mystbooks della Mondadori negli anni Novanta, con protagonisti un tenente della polizia di Los Angeles e una professoressa universitaria che cercano di fermare un serial killer che uccide ispirandosi ai film di Alfred Hitchcock…

    PS: Quindi in La prova del mare i due proprietari della barca “puniscono” i due amanti mettendoli in una situazione estrema, ma perché lo fanno? C’entra la morte del figlio?

    1. Non ti voglio spoilerare, ma diciamo che, in parte, ha qualcosa a che vedere con la morte del figlio. O almeno è una giustificazione.

      1. Si potrebbe dire che Penny e il Capitano soffrono di un caso gravissimo di Follia a due, cioè la psicosi per cui due persone condividono la stessa voglia di fare del male agli altri, no?

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Ammetto di non essere mai andato oltre il De Felitta soprannaturale (a proposito, bella prova registica davvero, quella de Lo Spaventapasseri), quindi questo romanzo è una novità assoluta anche per me…
    P.S. Pensare che dedicassero almeno una giusta attenzione alla sua dipartita, effettivamente era chiedere troppo… La poca memoria nostrana di genere non si smentisce mai. Altro esempio recente: vedi quanto NON si è parlato della scomparsa di Sylvia Anderson, un mese fa (come se U.F.O, Spazio 1999, Thunderbirds e Stingray nemmeno fossero mai stati trasmessi dalle nostre parti)😦

    1. Certi personaggi, da noi, vengono sistematicamente ignorati. È triste, perché esiste una base di lettori e spettatori che li apprezza. Ma vengono ignorati anche loro

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