Freaks of Nature

835b315f1b Regia – Robbie Pickering (2015)

Ed ecco l’ennesima horror comedy riuscita di cui parlare su un blog che le horror comedy le ha sempre schifate. Sarà il contrappasso, che vi devo dire. Ormai non è neanche più una novità. Ci ho persino messo una vita e mezza a decidermi di vederlo, questo Freaks of Nature, perché la sola idea di guardare un’altra commedia adolescenziale ambientata in un minuscolo paesino degli Stati Uniti, con protagonisti zombie, vampiri, licantropi e persino alieni, mi faceva venire sonno.
E invece niente. Devo smentirmi di nuovo, beccare e portare a casa, ammettendo che è un periodo davvero molto vitale per le commedie in salsa horror, di solito molto sbilanciate sul lato comedy e poco sul lato horror. Ma poco importa, se il film funziona. Certo, siamo lontani anni luce dalla perfetta alchimia tra sentimenti, risate, amarezza e profondità di Nina Forever, che infatti è un’opera inglese e si vede. Qui ci troviamo dalle parti della commedia un po’ pecoreccia, in alcuni frangenti banalotta, ma comunque divertente, capace di intrattenere in virtù del suo procedere per accumulo, abusando senza vergogna di ogni stereotipo, macchietta e cliché messi gentilmente a disposizione da decenni di commedie incentrate sull’inferno delle scuole superiori e di film di mostri classici.

KITCHEN SINK

Ci troviamo a Dillford, cittadina nota per la sua fabbrica di costolette di maiale. E per il fatto che i suoi abitanti si dividono in umani, vampiri e, ultimi tra gli ultimi, gli sfigatissimi zombie. Il liceo di Dillford è il solito contenitore di nevrosi, paure, disperazione e bullismi assortiti che abbiamo imparato a conoscere. C’è il ragazzo intelligente ma dal fisico gracilino che viene sistematicamente brutalizzato dal padre, dal fratello maggiore e da tutti i compagni di scuola e sceglie di diventare uno zombi per non sentire più niente; c’è la ragazza etichettata sin dalle medie come “slut”, innamorata (come da copione) di un vampiro che prima la trasforma e poi la molla, lasciandola sola con la sua nuova esistenza da non morta; c’è, infine, quello che, per non far parte della schiera dei “perdenti”, ha abbandonato il suo migliore amico e adesso cerca di galleggiare sulla melma disgustosa dell’adolescenza senza farsi troppo male.
Le dinamiche sono, come vedete, sempre le stesse. E l’elemento soprannaturale non le scalfisce di un millimetro, al massimo le esaspera, aggiungendo al noto contesto di competitività estrema, difficoltà nelle relazioni sociali, frustrazioni e incomprensione da parte del mondo adulto, un ulteriore motivo di odio e conflitto. E così, gli umani odiano i vampiri e viceversa, mentre sono tutti d’accordo nel provare raccapriccio e un pizzico di pietà per gli zombie. Ma, tutto sommato, si riesce a convivere.

Fino a quando non arrivano gli alieni a turbare un equilibrio già precario, invadendo la città e iniziando a far evaporare i suoi abitanti uno a uno, a prescindere dalla razza a cui appartengono.
Anche perché, invece di far fronte comune, umani, vampiri e zombie approfittano dell’invasione aliena per scatenare una guerra all’ultimo sangue tra loro.
Soltanto i nostri tre protagonisti decidono di allearsi e di far tornare gli extraterrestri da dove sono venuti. Che già siamo decisamente in troppi, dalle parti di Dillford.

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Se ci si dovesse mettere a contare i riferimenti e le citazioni (ma anche le scopiazzature) presenti in Freaks of Nature, si terminerebbe l’anno prossimo. Non c’è un solo fotogramma in tutto il film che aspiri a essere originale: si va dall’ovvio e scontato La Guerra dei Mondi, passando per Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, ammiccando a Teen Wolf (quello del 1985) e facendo persino il verso a roba come Breakfast Club e Pretty in Pink, mente la parte finale sembra presa di peso da The World’s End. Ma tutto questo frullato è messo in scena con classe e consapevolezza e fila via liscio e rapido, senza mai stancare. Risaltano soprattutto i comprimari adulti, che partecipano alla farsa divertiti e lasciati del tutto senza freni, a gigioneggiare come tanti scemi. Abbiamo, nell’ordine: Joan Cusack e Bob Odenkirk a vestire i panni di una coppia di genitori fricchettoni, l’onnipresente Pat Healy che fa un prete zombie e addirittura Werner Herzog in un piccolissimo ruolo di cui non vi anticipo nulla.
C’è il tentativo, per quanto abbozzato, di imbastire un minimo di critica sociale, sia per quanto riguarda i rapporti tra ragazzi, che per quanto riguarda la percezione della diversità e la difficoltà di sopravvivere in un contesto in cui chi non corrisponde ai canoni imposti dall’alto, siano essi estetici o economici, è destinato a essere emarginato, quando va bene, a essere rinchiuso dietro a un recito a nutrirsi di cervelli quando va male. Ed è interessante notare come, ormai, non sia più necessario andar giù pesanti con metafore o didascalie per evidenziare la natura politica dei mostri: i vampiri sono una sorta di aristocrazia, invidiata e temuta, mentre gli zombie rappresentano il gradino più basso della scala sociale, impiegati a costo zero nella fabbrica di costolette che è simbolo della città, nonché principale motore della trama.

Freaks of Nature non aspira, quindi, a essere solo una commedia un po’ demente che vuole strappare un paio di risate. Cerca, e a volte ci riesce persino, di avere un’anima, di raccontare qualcosa che vada oltre l’inanellarsi di gag che possono essere giudicate esilaranti o semplicemente idiote a seconda dei gusti. Ci riesce quando si sofferma sul rapporto che lega i tre protagonisti, quando approfondisce il personaggio della vampira Petra (la migliore del cast, Mackenzie Davis, ma forse solo perché ha a disposizione una scrittura più strutturata), quando ci mostra come il processo di crescita sia davvero un inferno, che tu sia un vampiro, un licantropo, uno zombie o un umano e, soprattutto, quando fa della satira molto ben indirizzata nei confronti di ciò che la figura stessa del vampiro è diventata nel corso degli anni, polverizzando in poche scene lo stereotipo del succhiasangue bello bello, tenebroso e sensibile.

KITCHEN SINK

Sicuramente, Freaks of Nature è molto più comedy che horror, ma Robbie Pickering è davvero molto abile nelle scene d’azione e non si vergogna di sporcarsi le mani con sangue e frattaglie. La battaglia tra zombie, umani e vampiri che segue l’invasione aliena ha degli ottimi momenti di splatter confezionato alla grande ed è girata come una gigantesca rissa da strada fra bande rivali. Tante botte, quindi, un sacco di morti ammazzati, vampiri che scoppiano come palloncini non appena entrano in contatto con i paletti, zombi che pasteggiano con intestini e secchiate di sangue in faccia a un protagonista umano sempre più disorientato. Ho davvero apprezzato, inoltre, che, nonostante siano personaggi “positivi”, lo zombie e la vampira non si facciano scrupoli a uccidere esseri umani per nutrirsi, anche in maniera piuttosto violenta e, il più delle volte, senza che nulla venga lasciato fuori campo. Siamo lontani dagli eccessi della migliore horror comedy degli ultimi dieci anni, ma per essere un’operazione tutto sommato innocua, su cui sono anche stati spesi parecchi soldini, Freaks of Nature sa anche andare giù pesante. Non è un PG13, sia chiaro. Il marchio R se lo merita tutto e lo porta anche con fierezza.
Insomma, in un momento in cui c’è una certa penuria di nuovi horror, mentre stiamo tutti aspettando che due o tre titoli attesissimi siano finalmente disponibili, questo filmetto potrebbe rivelarsi un validissimo tappabuchi.

4 commenti

  1. Anche a me era piaciuto. Visto uno o due mesi fa e l’ho trovato divertente.🙂

    1. Infatti è davvero divertente e spensierato quanto basta.

  2. Blissard · · Rispondi

    Io invece ho provato un certo disappunto: le premesse erano assai sfiziose, una realtà alternativa nelle quale vigono delle gerarchie rigidissime, nella quale i vampiri sono le star e gli zombi il sottoproletariato extracomunitario. Poi arrivano gli extraterrestri e la situazione deflagra, e a quel punto mi sarei aspettato follia pura, invece il regista preferisce scimmiottare la commedia demenziale e imbrattarla di badilate di sangue a casaccio. Mi piange il cuore, nella scena in cui il nerd parla con la zombi (interpretata dalla talentuosa attrice protagonista di The DUFF, peraltro) avevo iniziato a provare la netta sensazione il il film potesse essere un piccolo capolavoro, e invece tutto va progressivamente un po’ a scatafascio, fino ad un finale che sembra la parodia di una parodia.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Ecco, io avevo già deciso di saltarlo a piè pari, ma forse adesso è meglio che ci faccia un pensierino (anche Werner Herzog?!?)…

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