Cinema degli Abissi: Maidentrip

maidentrip_poster Regia – Jillian Schlesinger (2013)

“Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”

Ci sono storie che riescono a farti del bene e del male allo stesso tempo. Del bene perché ti rendi conto di quanto il mondo e le persone siano di gran lunga migliori rispetto a quello che vogliono farti credere; del male perché è come se qualcuno ti assestasse un violento scappellotto sulla nuca, rimproverandoti perché stai sprecando la tua vita. Ma, mentre ti fanno del male, ti danno anche una spinta. Magari, ecco, a fare quel famoso giro del mondo  in solitaria in bici che progetti da anni e che, ti dice una sciocca vocina nel cervello, non intraprenderai mai perché, dopotutto, ti manca il coraggio ed è pericoloso, e chissà cosa potrebbe succederti di brutto e, se davvero dovesse succederti qualcosa di brutto, alla fine te la saresti andata a cercare e allora è meglio restarsene a casa e limitarsi a immaginarlo.
Laura Dekker aveva 14 anni, quando ha deciso che sarebbe stata la più giovane persona ad affrontare la traversata in barca a vela del mondo, da sola. Il padre era d’accordo con lei. Dopotutto, Laura è nata su una barca, in Nuova Zelanda e si è trasferita in Olanda dopo quattro anni passati sul mare. Da lì in poi, è diventata una velista esperta, una che si è sempre trovata più a suo agio in acqua che sulla terraferma.
Solo che, quando la giovane donna ha espresso il desiderio di fare questo lungo viaggio, si è scatenata una controversia legale durata dieci mesi, con il governo che voleva mandarle gli assistenti sociali a casa, togliere al padre la sua custodia, e impedirle con ogni mezzo di imbarcarsi.
Era pazza, dicevano i giornali olandesi. Era un rischio inutile. Sarebbe di sicuro affondata. E, se fosse affondata, sarebbe stato anche giusto, perché, in fondo, se l’era cercata.

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Maidentrip è il resoconto del suo viaggio. Sono tutte riprese effettuate da Laura o dai suoi transitori e temporanei compagni incontrati lungo la strada. Laura è partita da Gibilterra il 21 agosto del 2010 ed è arrivata a Sint Maarten il 21 gennaio del 2012. Quasi due anni, quasi sempre da sola, quasi sempre in mare aperto. Ha attraversato i tre grandi Oceani, ha visitato centinaia di luoghi, ha conosciuto decine di persone diverse. E, quando la traversata è finita, aveva da poco compiuto 16 anni. Il tempo di fermarsi qualche giorno, ed è subito ripartita. Da allora non ha più smesso e credo che, proprio mentre io me ne sto qui davanti al pc a scrivere, lei sia da qualche parte a sfidare onde alte parecchi metri, o a guardare i delfini che nuotano di fianco alla sua Guppy, una Hurley 800 di circa nove metri.

Stavo dietro a questo documentario da quando ho visto il primissimo trailer, circa tre anni fa. Poi, per fortuna, è arrivata Netflix, che mi ha permesso di vederlo. C’erano tanti modi per approcciarsi a una vicenda del genere. Si poteva scadere nell’agiografia, nella retorica, si poteva adottare una narrazione distaccata, si poteva anche esagerare, buttarla sul drammatico, sottolineare le enormi difficoltà che un viaggio simile comporta. Jillian Schlesinger sceglie di limitarsi ad assemblare il materiale fornitole da Laura, lasciando che sia la ragazza a raccontare tutto. Non c’è una voce fuori campo esterna, ma soltanto quella di Laura, che ogni tanto commenta. L’atmosfera è giocosa, di gioia pura, e anche una tempesta alle porte del Sud Africa è un’occasione per divertirsi. Un ostacolo da prendere con entusiasmo, perché ogni giorno, ogni minuto passato su Guppy, o a terra, a esplorare il mondo, è una scoperta meravigliosa.
Ecco, Maidentrip è la forma più essenziale e nuda della felicità.  Il ritratto di una persona che, giovanissima, ha preso in mano la propria vita e ne ha fatto ciò che desiderava.

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Perché, e lo sappiamo tutti, è persino scontato dirlo, non esiste nulla di più antitetico alla felicità della paura, che è una faccenda molto brutta e aumenta mano mano che si invecchia. E se a quattordici anni un po’ di follia è la si dà per scontata, sono i genitori di Laura ad averle dato il permesso di compiere la sua impresa. Io ci pensavo, mentre guardavo Maidentrip: c’è tua figlia, da sola, su un pezzo di legno in mezzo all’Oceano e tu neanche sai se stia bene o no. Ti telefona ogni tanto, quando può, nelle tappe a terra. Quando dico da sola, intendo proprio da sola: non c’era alcuna imbarcazione di supporto, con Laura. Guppy era, tra le altre cose, un rottame rimesso a posto dalla ragazza e da suo padre.
Eppure, non appena si vede il volto felice, rilassato, perennemente sorridente di Laura, si capisce molto bene il motivo per cui mamma e papà le hanno detto che sì, poteva fare il suo giro del mondo in solitaria senza che (quasi) nessuno le rompesse le scatole.
Ed è una cosa che, se non la si sente, non è possibile spiegarla.
Che non vuol dire partire alla ventura, senza preparazione e buttarsi in mezzo alle onde oceaniche. Laura era preparatissima. Basta osservare con attenzione come sta sulla barca, come se ne prende cura, come la ripara quando la tira in secca dopo il primo anno di traversata. O il modo in cui affronta, in tutta tranquillità, le notti in mare aperto, senza una luce che sia una, in un vuoto assoluto fatto di cielo e acqua, entrambi invisibili, immersi nell’inchiostro. Laura è nata per questo. Ma, soprattutto, non conosce la paura. E anche qui, non stiamo parlando di follia. C’è di sicuro un pizzico di incoscienza, ma non si tratta di esporsi a inutili rischi per dimostrare qualcosa. È un fatto di consapevolezza e di conoscenza, che no, non sono per niente in conflitto con la giovane età di Laura.

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Fare del mare la propria casa significa che casa è ovunque ci sia una barca e del blu in cui spingerla, significa non essere legati a un luogo in particolare, significa essere sempre aperti alle persone che si incrociano lungo il proprio cammino. Significa non odiare e, di nuovo, non temere nessuno. Nell’ora e mezza scarsa di durata del film, noi vediamo Laura crescere e cambiare, diventare una persona adulta attraverso delle esperienze magari estreme, ma che la plasmano e la educano. La solitudine, che Laura apprezza e ama, non la fa diventare una persona chiusa nei confronti del mondo. Al contrario, la fa stare sempre meglio in mezzo agli altri e le fa capire di essere parte di una comunità più ampia.
E, se alla fine del viaggio, l’unica cosa che si desidera è ripartire, allora vuol dire che ne è valsa la pena. E mi chiedo come potrebbe essere il contrario. Mi chiedo come si possa soltanto pensare che il suo sia stato un semplice accollarsi degli inutili rischi.
Un viaggio che era cominciato per battere un record ed è poi diventato altro in corso d’opera, l’obiettivo di essere la più giovane velista a circumnavigare il globo è andato sempre più sbiadendo ed è stato il concetto del viaggio in sé a prendere il sopravvento su tutto il resto. La contemplazione di quello spazio infinito che è l’Oceano, parlare con le onde, sentirsi piccoli e perduti e lasciarsi andare in quel perdersi. Perché il mare è questo, un luogo in cui sciogliersi e avere l’esatta percezione della nostra fragilità esistenziale. Accettarla, poi. Arrivare ad apprezzarla. Non averne paura. Essere felici, in estrema sintesi, qualsiasi cosa voglia dire.
Perché io, d’ora in poi, se penserò alla parola felicità vedrò sempre lo sguardo di Laura rivolto verso il Pacifico.
E oggi non sarò online, perché me ne vado in bici per un centinaio di chilometri. Cominciamo a prepararlo davvero, quel famoso viaggio.

4 commenti

  1. Certe storie mi gasano di brutto,Avevo sentito parlare di questa ragazzina,un mito!!!
    Anni fa ho affrontato un viaggio che mi ha portato in giro per l’Europa.Muniti di tre bici di terza scelta e nessuna esperienza in viaggi del genere partimmo da Rotterdam destinazione Venezia pensando che non saremmo durati più di una settimana.Arrivati a Venezia dopo circa tre mesi e 3000 km di strada percorsa ero una persona diversa,ero di nuovo bambino.L’esperienza più bella della mia vita.Il mio consiglio se ci credi davvero cosi tanto organizzati,prendi e parti🙂

    1. Infatti devo assolutamente farlo. Mi sto allenando. Oggi ho fatto un centinaio di chilometri. E cercherò di farne sempre di più🙂

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E il prossimo documentario, “GoreGirlTrip”, sarà il tuo😉

  2. Ne ho sentito parlare, ora lo cercherò per guardarlo🙂

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