Aspettando Boyka: Undisputed III: Redemption

undisputed-3-170397l Regia – Isaac Florentine (2010)

Avevamo lasciato Boyka sconfitto e con un ginocchio a pezzi. Lo ritroviamo, sempre sciancato, con barba e capelli lunghi, a pulire cessi nella stessa prigione di cui, un tempo, era stato il re. È, tanto per cambiare, incazzato come una bestia, anche perché il giro di scommesse sui combattimenti diretto dal boss Gaga (Mark Ivanir) procede con un altro campione che di Boyka ha preso il posto. Come se non bastasse, si sta organizzando un gigantesco torneo tra i migliori lottatori di varie carceri sparse in giro per il mondo e il vincitore verrà premiato con la libertà. Ovvio che Boyka voglia partecipare, non tanto per uscire di prigione, quanto per dimostrare a tutti chi sia il “più completo lottatore del mondo”.
Si allena, quindi, cercando di costringere il suo ginocchio a tornare a funzionare e arriva a riempire di mazzate il sedicente campione, restando quindi il solo degno di essere spedito al torneo.
Che si svolge in Georgia, sotto la supervisione di uno spietato direttore, scagnozzo di un mafioso locale che farà di tutto per far vincere il proprio pupillo, interpretato da Marko Zaror, e soprannomiato  Dolor.

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Raccontare una storia è ormai diventato superfluo, sia per la Nu Image che per il regista Florentine: la situazione di partenza di Undisputed III è paradossale, come del resto lo sono i suoi sviluppi. Ma si tratta di meri pretesti per mostrare sullo schermo una quantità spropositata di sequenze di combattimento, girate in maniera molto più scaltra rispetto a quelle del film precedente. Florentine si tiene infatti a distsanza e usa il ralenty soltanto per dare enfasi o sottolineare alcune mosse particolarmente complesse e spettacolari. In quattro anni, e con altri due film all’attivo dietro la macchina da presa, si è raffinato moltissimo, tanto che in Undisputed III sembra persino assente quella patina di miseria che caratterizza i DTV. Appare come un’operazione di lusso, quasi. Ed è vero che la trama si regge interamente sulla necessità di spararla sempre più grossa e di superare il secondo film in fatto di acrobazie e schiaffoni. Ma il bello di Undisputed III è la capacità di inserire i personaggi e le facce adatti nel contesto assurdo che fa da scenario, di essere non un prodotto di serie B in cui caratteri anonimi se le danno di santa ragione, ma un film (sempre di serie B) dove è il carisma di chi si affronta sul ring (e non solo) a essere vincente.

Scott Adkins prima di tutto, Boyka, promosso da cattivo a eroe con una di quelle mosse che segnano e definiscono una carriera (e forse pure un intero sotto genere del cinema d’azione). Intendiamoci, la scelta di far diventare il villain del film precedente il protagonista del successivo stava anche alla base di Undisputed II, ma lì non funzionava alla perfezione come invece funziona in questo piccolo gioiello delle botte. Prima di tutto perché Boyka, anche come antagonista, era molto particolare: non aveva, infatti, alcuna connotazione realmente negativa, a parte una certa ferocia e un’incazzatura perenne nei confronti di tutto l’universo conosciuto e, se alla fine perdeva l’incontro, era solo per esigenze di copione. Ammettiamolo pure: quando Michael Jai White gli spacca il ginocchio, abbiamo sofferto tutti quanti e nessuno di noi ha gioito.
Per questo, il sottotilo Redemption, per Undisputed III mi ha fatto sempre storcere il nasino. Boyka non ha bisogno di alcuna forma di redenzione. Al massimo deve riprendersi e tornare a spaccare culi a destra e a sinistra. Cosa che, puntualmente, avviene. Ed era quello che stavamo aspettando da quattro anni.

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Infatti, il nostro Boyka non cambia più di tanto: rabbia e ferocia restano intatte, insieme con un mutismo che lo spinge a bestemmiare contro quei “fottuti americani che parlano sempre troppo” e a una volontà di acciaio con cui affronta ogni ostacolo lungo il complicatissimo cammino verso la vittoria nel torneo. Può avere i suoi momenti di umanità, ma rimane una bestiaccia brutta, sporca e cattiva, che si esprime a ringhi e trascende la sofferenza fisica. Boyka è una macchina da guerra, consapevole di esserlo, ed è questo a renderlo un personaggio indimenticabile. Da cattivo anomalo a eroe altrettanto anomalo, è lui l’elemento principale che eleva la saga di Undisputed al di sopra della media, e non solo (lo ripetiamo, non si sa mai) per le qualità atletiche di Adkins, ma anche per come Florentine riesce, tra un calcio e l’altro, a mettere in scena un ritratto mai banale di un outsider che, volenti o nolenti, quando scorrono i titoli di coda, ti resta nel cuore. E ti fa pure scendere una lacrimuccia.

Poi sì, splendide le coreografie, meravigliosi tutti i combattimenti, sufficientemente folle, odioso e sopra le righe l’antagonista, simpatica persino la spalla comica e logorroica di Adkins, ma Boyka brilla di luce propria. E brilla per com’è stato scritto e per come è interpretato. Non voglio star qui a dirvi che Undisputed è un grande esempio di scrittura, perché non lo è. E non mi sognerei mai di aggiungere che Scott Adkins è un fine e sensibile attore. Tuttavia, o forse sono io ad avere una visione distorta delle cose, c’è una certa ambizione, in Undisputed III, che è quella di far narrativa attraverso le botte. Mi spiego, altrimenti sembra mi stia contraddicendo da sola: l’assenza di trama è un dato di fatto, così come la totale assurdità di ciò che accade, tra pericolosi criminali che girano il mondo per partecipare a tornei, fucilazioni che non hanno una motivazione che sia una, detenuti che, soltanto in virtù della loro bravura a menare le mani, se ne possono stare tranquilli e paciosi sotto un ombrellone a leggere e a bere bibite ghiacciate mentre gli altri lavorano spaccando pietre. Ogni cosa è, volutamente, eccessiva, estrema, esagerata. È, appunto, pura narrativa di serie B, e non è niente di più e niente di meno di quanto siamo abituati a vedere in un Fast & Furious a caso, che è comunque cinema di serie B ma fatta coi soldi.

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Ma il punto è che non si sta, non in questa sede, disquisendo di realismo o plausibilità. Si sta parlando di scrivere un film dove non si cura soltanto l’aspetto atletico e marziale, dove le cosiddette scene di raccordo non sono sciatte, insulse e servono soltanto a portarci dall’incontro A all’incontro B e dove, infine, gli stessi combattimenti non sono mai fini a loro stessi, ma hanno una funzione nell’economia della vicenda che, per quanto lineare, a tratti forzata e dimenticabile nel giro di un quarto d’ora dalla fine dei titoli di coda, viene portata avanti anche sul ring.
Che poi è, io credo, la chiave per confezionare un film vero e non una serie di siparietti inutili messi in mezzo a scene di lotta altrettanto inutili perché prive di qualsiasi senso.
E, Undisputed III è un film vero. Un film d’azione e di botte, dove vedrete cose incredibili e gesti parossistici, dove ogni incontro è in tempo reale, dove il peso dato alle sequenze in cui la gente si picchia è, per ovvi motivi, spropositato. Ma comunque un film, comunque del cinema. E, in alcune circostanze (il finale, il primo scontro in cui appare Zaror, il combattimento tra Boyka e Dolor) addittura grande cinema.
Perché, se è vero che è l’aspetto marziale quello dominante (e come potrebbe essere altrimenti?) è ai personaggi che si torna a pensare, anche quando sono passati anni dall’ultima visione.
E Boyka, con il suo grugno da delinquente, il suo accento marcatissimo, la sua caparbietà ossessiva, si merita di restare in una nicchia della storia del cinema riservata ai brutti ceffi come lui. Si merita, finalmente, di dare il suo nome alla saga.
Ora non ci resta che aspettare il quarto capitolo, che dovrebbe arrivare ad aprile e non sarà diretto da Florentine, che però si è riservato il ruolo da produttore. Sarà il primo della saga ambientato fuori dal carcere. Vediamo che succede.

9 commenti

  1. Mmm, si è daccordo con questa recensione? Mah, sentiamo la folla che ne pensa:

    … b-boyka… boyka…. Boyka.. BOYKA BOYKA! BOYKA!!!! BOYKA!!!!

    1. Sempre dalla parte di Boyka!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Yuri Boyka approva questa recensione😉

  2. Boyka e la sua saga sono probabilmente gli unici veri e degni eredi di Kickboxer e di JCVD degli anni d’oro.

    1. Sì, è verissimo. Non esiste nessuna saga post 2000 che possa essere lontanamente paragonata a Undisputed

  3. Se qui sopra citate JCVD toccherà farsi passare i blocchi esposti nei post precedenti e guardare. Anche perchè in altre recensioni ho trovato sintonia… cercherò!

  4. dinogargano · · Rispondi

    Bellissima recensione , al solito , concedimi un siparietto personale , o quasi.. : un mio paziente rumeno , campione di Kick nel suo paese , visto per una tendinite al polso , mi fa , dopo che parlando mi ha detto di averli visti tutti e tre ( Undisputed .. ) , alla mia domanda ” ma cosa ne dici ? ” risponde ” sì , sì , ma io spacu butiglia e vinco io .. ” . Saggezza Valacca … @ecchevoidipiùdallavita.!!!

    1. Centoventi minuti di applausi al tuo paziente! Ideale fratello di Boyka😀

  5. dinogargano · · Rispondi

    Ho riso per un’ora … bravissimo ragazzo , tra l’altro , fa il bodyguard …

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