Aspettando Boyka: Undisputed II: Last Man Standing

undisputed2 Regia Isaac Florentine – 2006

Il destino del primo Undisputed è strano: non si tratta certo di un grande successo al botteghino, ma riesce a comportarsi bene nel mercato casalingo e, infatti, il suo seguito sarà distribuito direttamente in dvd, senza passare dalle sale. Da Walter Hill a Isaac Florentine, il salto è di quelli da vertigini, tanto che i due film, pur mantenendo una certa continuità, data dal personaggio di Iceman Chambers (che però qui è interpretato da Michael Jai White), hanno pochissimo, quasi nulla a che spartire l’uno con l’altro.
Se Walter Hill è un narratore, Florentine è un regista funambolo, più impegnato a mostrare sullo schermo il gesto tecnico che a raccontare una storia. E anche la scelta degli interpreti va nella stessa direzione. White e Scott Adkins, prima sono atleti e poi sono attori. Ma è evidente che la scelta di cambiare faccia a Undisputed e trasformarlo in una serie di film marziali abbia pagato e non solo per quanto riguarda le vendite e i noleggi.
Unisputed II, al netto dell’abisso che separa i due registi, è un buon film. Intendiamoci, a me lo stile di Florentine piace, e anche parecchio. Sa dove piazzare la macchina da presa, è uno che si diverte a sperimentare, ha un’idea molto precisa dello spazio e della collocazione dei personaggi al suo interno e ha anche una sorta di rigore artistico che lo distingue da molti suoi colleghi consacrati al DTV. Insomma, è un genietto, nel suo campo. Ma, con lui, Undisputed diventa un’altra cosa, diventa un film di menare e basta. E, forse, ha anche più ritmo del suo predecessore, è incalzante, vola in un lampo e diverte sul serio. Gli manca però tutto il fattore “Cinema Enorme” che faceva del primo Undisputed un oggetto quasi da venerare, nonostante si trattasse comunque di un minore nella filmografia di Hill.

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Il film comincia con un Iceman Chambers in declino che si ritrova a girare spot pubblicitari in Russia. Qualcuno gli mette della droga nella bibbia che porta sempre con sé (eh già) e il pugile viene spedito in una confortevole prigione siberiana, dove si organizzano combattimenti, sempre vinti dal detenuto Yuri Boyka (Adkins). Il motivo per cui Chambers è stato incastrato è, ovviamente, farlo combattere con Boyka, così da dare una bella spinta al giro di scommesse clandestine su cui si reggono gli incontri in carcere.
Ecco, la trama è di una banalità sconcertante. Ma questo non significa che non sia del tutto funzionale a quello che Florentine vuole tirar fuori dal suo B movie. Perché Undisputed II è un film di serie B molto speciale: pur non avendo alcuna ambizione, non vuole neanche scomparire nell’anonimato del cestoni in offerta speciale. E quindi Florentine (e persino gli sceneggiatori, ben tre) ci mette l’anima, che non si trova tanto nella vicenda umana del protagonista, di cui ci interessa il giusto, ma in quella di un pugno di comprimari e, più di tutto il resto, nel cattivo della situazione, ovvero Boyka, forse uno dei personaggi più azzeccati e memorabili della storia recente del cinema di serie B.

Fa sorridere il pensiero che, poco prima delle riprese, la Nu Image (fino a quel momento specializzata in produzioni al limite della pezzenteria estrema) non fosse d’accordo sulla scelta di Florentine di far interpretare Boyka a Scott Adkins. Troppo piccolino, dicevano, non intimidisce abbastanza, dicevano. E invece il buon Adkins mette su un bel po’ di peso e stupisce tutti quanti con una prestazione impressionante, e non solo da un punto di vista atletico, eclissando il campione Chambers e divorandosi tutto il film in un sol boccone. Certo, le sequenze in cui Adkins sale sul ring sono quelle in cui sia l’attore che il regista danno il loro meglio. Si crea una sinergia perfetta tra la messa in scena di Florentine (che tende un po’ troppo ad abusare del ralenty, ma gli si perdona) e le movenze di quello che, da lì in poi, sarebbe diventato il suo inteprete preferito. Ma il bello di Undisputed II è che Boyka affascina e cattura anche quando non spezza ossa e prende tutti a calci.

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Se ogni singolo sviluppo della trama è prevedibile dall’inizio alla fine e si sa già come andrà a finire, chi sarà sconfitto e chi invece uscirà vittorioso, la cura estrema con cui Florentine tratta anche le scene di raccordo tra un incontro e l’altro e tra una rissa e l’altra, eleva Undisputed II al di sopra della media, mentre il carisma di Adkins trasforma tutte le scene in cui Boyka è presente in altrettanti piccoli momenti di cinema vero.
Ora, io lo so che su questo blog non sono mai state compiute distinzioni tra il cinema “vero” e quello “finto”, e che questi due termini hanno poco senso. Però, bisogna dirlo, anche nell’ambito dell’intrattenimento puro e semplice e anche nelle zone più disimpegnate dell’intrattenimento, è necessario un collante, un qualcosa che leghi tra loro le sequenze in cui ci si gonfia di mazzate. Altrimenti mi guardo un incontro su youtube che faccio prima. Posso essere un grandissimo regista-coreografo di scene da combattimento, ma se non c’è altro, il mio film sarà soltanto quello e quindi non sarà un film. Identificare questo altro di cui vado farneticando non è semplice. Spesso è soltanto un impegno professionale maggiore, che indica un certo rispetto nei confronti del proprio pubblico di riferimento. A volte è un semplice spunto, un afflato di umanità in un prodotto altrimenti industriale. Altre ancora è il saper inserire, pur in un contesto che non richiede spessore o sviluppo dei personaggi, un tocco emotivo.
Undisputed II riesce a fare tutte queste cose e per questo ha un suo piccolo posto nella storia del genere, quando invece moltissimi film del suo stesso tenore e a lui contemporanei sono caduti nel dimenticatoio.

E qui, oltre alla presenza fondamentale di Boyka, c’è da dire che Florentine ha, dalla sua, un gusto per il melò che lo contraddistingue in senso positivo. Ti va a sottolineare alcuni momenti che magari altri avrebbero fatto passare così, giusto per esigenze di minutaggio, o su cui avrebbero calcato la mano con tonnelate di retorica. Invece Florentine riesce sempre a mantenere un delicato equilibrio che fa digerire allo spettatore scene per cui magari verrebbe utilizzata la funzione avanti veloce. Non è da tutti, non nel cinema di cui stiamo parlando oggi. Per esempio, la sequenza in cui Chambers viene punito e lasciato legato nel cortile della prigione, al freddo, per giorni, e gli altri detenuti, in segno di solidarietà, gli regalano i loro berretti e cappotti. In mano a un regista mediocre di DTV sarebbe stata una ridicola pagliacciata. Florentine la gira con la giusta enfasi, ma senza calcarci troppo la mano. E va a finire che, un pochino, ti emozioni.

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Perché, sempre per come vedo io il cinema, la differenza tra un mestierante di basso livello e uno che, al contrario, ha una personalità forte e non ha paura di mostrarla (pure girando in Bulgaria con la Nu Image) sta tutta nel far passare qualche piccolo sussulto emotivo, persino in un film come Undisputed II.
Certo, poi le implicazioni dell’opera di Hill ve le potete scordare, ma lo abbiamo detto all’inizio che, da questo momento in poi, ci troviamo in territori del tutto differenti, quelli del cinema di botte puro e semplice, muscolare e povero di pretese.
C’è però la peculiarità di tifare per il cattivo dall’inizio alla fine, di dispiacersi sinceramente quando le prende e di aver di fronte un film che ha creato una piccola icona del cinema d’azione contemporaneo.
Non è un caso se il terzo capitolo vedrà Boyka come protagonista e il quarto in arrivo ne porterà addirittura il nome, tanto che, a distanza di 14 anni dal capostipite, Undisputed è, a tutti gli effetti, la saga di Boyka. Questo secondo capitolo è quindi una specie di ponte, prima di effettuare il  passaggio di consegne definitivo con Undisputed III: Redemption, di cui parleremo la prossima settimana e che, sempre nel suo genere, è un piccolo capolavoro.

 

 

9 commenti

  1. dinogargano · · Rispondi

    Non mi piacciono i film di botte perché ne ho date e prese .. tante , per cui non riesco a dargli il giusto realismo , ma questo è un problema mio … penso comunque , leggendo la tua recensione , che alcuni si stacchina dalla media , forse non sempre consapevolmente .
    Questo , lo ribadisco , senza averne mai visto uno , a parte il Rocky uno , ma quello è un’altra cosa .. bel post , al solito .

    1. Pugile per 14 anni e capisco quel che dici, tuttavia ai rocky (fino al 3) sono rimasto affezionato! altra storia, hai ragione!

    2. A me piacciono tanto, ma è anche vero che non ho mai tirato o ricevuto uno schiaffone in vita mia😀
      Però avevo lo stesso problema con i film sulla subacquea, fino a quando non ho iniziato a fregarmene del realismo😀
      Però penso che siano due cose molto diverse.

      1. Non so dirti, sai… non ho mai praticato subacquea pur se affascinatissimo dalla documentaristica, perchè temo proverei enorme claustrofobia! Quale comincio per primo dei tuoi due, piuttosto? Sei in line per domani sera, quando avrò sicuramente terminato quel che sto leggendo!

        1. Dipende dai tuoi gusti… puoi iniziare con Il Posto delle Onde se preferisci l’apocalisse o con la Murena se preferisci una guerra tra specie diverse!
          Domani sera non ci sono, ci sarò sicuramente domenica, però🙂

          1. Aspetta… intendevo che comincerò a leggerti domani sera… dammi il tempo di farlo, non sono proprio solo 20 pagine!😛

  2. Non lo vedrò e quindi non posso giudicare ma quel che mi piace molto è il tuo modo professionale e puntuale di recensire… se consigli un film c’è da scommetterci sarà bello (al netto ovviamente, delle questioni di genere cinematografico)

    1. Grazie🙂
      Cerco di parlare, proprio per questo motivo, solo di film che mi sono piaciuti, o del tutto o almeno in parte.

      1. Tranne quando non devo stronzare, nella logica di quel che ho scritto ieri sull’editoria nostrana, anche io non recensisco se non ho davvero gradito!

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