Aspettando Boyka: Undisputed

2445447_undisputed_1 Regia – Walter Hill (2002)

Credo sappiate tutti che è in arrivo il quarto capitolo della saga di gente che si picchia forte più bella degli ultimi quindici anni o giù di lì. Intitolato Boyka: Undisputed IV (ma potevano chiamarlo solo Boyka e io mi sarei comunque fiondata), è uno dei film che attendo con più ansia per questo 2016 e, se per caso viveste dalle parti di Marte (o non foste dei fissati perdigiorno come lo sottoscritta) e non lo aveste ancora visto, vi agevolo il trailer, così inizierete ad aspettarlo con ansia anche voi.
Il personaggio incarnato da Scott Adkins ha però delle origini e una storia. Una storia molto lunga, che comincia nel lontanissimo 2002, su grande schermo e non in quel magma un po’ sfigato, ma ugualmente bellissimo, del DTV. E comincia con un signore, dietro la macchina da presa, che è uno dei numi tutelari del blog che state leggendo. Walter Hill. 
Un minuto di raccoglimento per ringraziare Walter di ogni pellicola che ci ha regalato.
Ora, Hill è un eroe del cinema che, col passare degli anni, si è trovato in una posizione sempre più marginale e ora sta rischiando di essere dimenticato. Undisputed è il suo penultimo film, seguito a più di un decennio di distanza da Bullet to the Head, un flop e un’opera potentissima. Ma, lo abbiamo detto tante volte, il cinema d’azione puro è cambiato completamente  e personaggi del calibro di Hill sono purtroppo destinati a operare in condizioni precarie.
Già nel 2002, Hill non se la passava benissimo. Usciva dal disastro di Supernova, girato del 1998 e uscito solo nel 2000, dopo che altri due registi (tra cui Francis Ford Coppola) avevano preso il suo posto. Avrebbe firmato il film sotto lo pseudonimo di Thomas Lee, per poi sparire dalle scene per due anni.

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E così, il regista si ritrova a lavorare a un progetto che con la serie A non aveva molto a che spartire: cast di brutte facce, soldi racimolati alla come capitava, la Miramax che distribuiva e rompeva anche le scatole perché il personaggio interpretato da Wesley Snipes fosse più amabile (ovviamente, Snipes e Hill si fecero una risata) e un argomento, quello della boxe, che Hill aveva sfiorato in altre circostanze, in tempi lontani e con altri intenti. Hill scrive una sceneggiatura (insieme al collaboratore fisso David Giler) che miscela le tipiche dinamiche del film sportivo con quelle del cinema carcerario. Il primo a ricevere il copione è Snipes, a cui Hill dice di scegliersi il ruolo. Avrebbe potuto interpretare uno qualunque dei due pugili protagonisti, ma ciò non avrebbe influito sugli sviluppi della storia e, soprattutto, su chi avrebbe vinto l’incontro finale.
Nel frattempo, lo script arriva anche a Ving Rhames, che si dimostra entusiasta e vuole recitare a tutti i costi nel ruolo del campione mondiale dei pesi massimi George Iceman Chambers. E così i due figli di puttana principali sono decisi. Hill assembla un gruppo di attori, anche loro marginali ma perfetti, e si concede il lusso di avere Peter Falk in una parte piccola, ma fondamentale. Ci possiamo godere così, tutti insieme nello stesso film, una serie di grugni poco raccomandabili del calibro di Michael Rooker, Wes Studi e Fisher Stevens e possiamo entrare, con somma gioia, nel carcere di massima sicurezza di Sweetwater, situato in mezzo al deserto e dove si disputano ogni sei mesi incontri di boxe tra il campione locale, Monroe Hutchen (che è dentro per aver ammazzato di botte un tizio) e pugili provenienti da altri penitenziari. Hutchen è a Sweetwater da dieci anni ed è imbattuto. Quando in carcere arriva il campione del mondo dei pesi massimi, accusato di stupro, è naturale che si organizzi un match tra i due.

La storia di Undisputed è tutta qui. Due bastardi matricolati che se le danno di santa ragione, ognuno per motivi di mero tornaconto personale, mentre l’uomo più influente della prigione (Peter Falk) mette su un giro di scommesse da milioni di dollari e si diverte, in quanto grande appassionato di boxe, a cambiare le regole e a far combattere i due pugili come se si trovassero nel XIX secolo.
Some say Hollywood movies that are made about boxing are just metaphors for other things, I think I’ve made one that’s actually about boxing and not a metaphor.
Ecco. Non ci sono grossi significati reconditi, in Undisputed: in questo senso, può essere considerato un B movie. È un film che non vuole essere altro se non la cronaca di un incontro in condizioni anomale e dove le botte bastano a loro stesse. Si paga il biglietto per quelle e non si chiede niente di più se non assistere all’incontro all’ultimo sangue tra il campione che viene da fuori, ricco, arrogante e viziato, e il campione della prigione, il Wesley Snipes  più taciturno e isolato di sempre, che è un blocco di granito con la sola funzione di spaccare facce.

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Eppure, lo devo ammettere, Undisputed è un film che mi commuove, mi commuove cinematograficamente parlando, come soltanto i film in cui si intravede l’anima di un autore immenso riescono a fare. Un autore che si trova a operare in un cinema che ha smesso di appartenergli e, tuttavia, non cambia di una virgola la sua impostazione, non adegua il suo stile, non ammicca a un linguaggio che gli sta scappando di mano e si sta dirigendo altrove, ma resta lì, fermo sulle posizioni, anche lui un blocco di granito, e continua ad andare dritto per la sua strada.
Sarà la mia passione per il cinema classico, quello fermo, ma isterico, pulito, con le scene d’azione, anche le più concitate, rese perfettamente comprensibili da una regia che sa cosa vuole mostrare, cosa è necessario spiegare e cosa invece può restare fuori campo, o essere percepito senza per forza venire sottolineato, ma vedere una sequenza come quella dell’incontro finale tra i due pugili, mi fa sempre bene al cuore.
La scelta di Hill, di mantenersi sempre a debita distanza dall’azione, privilegiando le inquadrature dall’alto, con la macchina da presa che spia Snipes e Rhames sulla cima della gabbia dove i due si battono, conferisce a tutta la scena un dinamismo enorme, senza però mai abusare degli stacchi di montaggio. È una specie di balletto visto da lontano, con soltanto pochi e mirati tagli ravvicinati, e non sempre effettuati con la macchina a mano, nei momenti più drammatici. Non è realizzata per far sentire allo spettatore la fatica dell’incontro o per ammirare i gesti tecnici, ma fa parte del racconto. È una lunga scena di combattimento con una precisa funzione narrativa.
Perché, per i registi della scuola di Walter Hill, il cinema, per quanto stilizzato o coreografato, è sempre e prima di tutto racconto.
E Undisputed racconta un momento molto particolare nella vita di due uomini, che sono arrivati in quella gabbia tramite due percorsi di vita diversi, ma comunque segnati da tutta una serie di irreparabili errori. Il primo, Snipes, accetta di aver sbagliato e si rassegna a dover passare il resto della sua vita in un penitenziario; il secondo, Rhames, non ammetterà mai le sue colpe e sfrutta l’incontro solo perché gli consente un biglietto di uscita dal carcere di Sweetwater.
E questo si riflette anche nel modo in cui combattono. Quindi sì, film sulla boxe (e sul carcere, e sui delinquenti, che Hill ha sempre amato portare sullo schermo) privo di troppe pretese, ma anche analisi dei personaggi e delle dinamiche tra loro.
Una storia che, a differenza di quasi ogni storia sportiva messa in scena da Hollywood, non porta ad alcuna redenzione, per nessuno dei protagonisti coinvolti.

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L’incontro non è di quelli che cambiano la vita o forniscono una seconda occasione. Non c’è neanche una maturazione caratteriale dei due pugili. Si battono, uno vince e poi tutto torna come prima, nell’arrogante impunità da un lato, e nella consapevolezza inutile, di essere stato il migliore dall’altro.
Inutile perché, che hai battuto il campione del mondo in un match disputato all’interno di un carcere, lo sai solo tu e la feccia come te che in quel carcere ci è rimasta, mentre il campione solleva al cielo la sua cintura, strapagato e in diretta tv.
Una conclusione estremamente amara, per un film che non voleva essere altro se non un film sulla boxe.
Singolare, se pensate poi a come si è sviluppata la saga, a partire dal secondo capitolo.
Una storia interessante, quella di Undisputed, flop al botteghino, grande successo in home video e con altri tre film all’attivo, ma che in comune col primo capitolo hanno a malapena il titolo.
Ma noi non ci lamentiamo: Undisputed resta isolato, brilla di luce propria e porta il nome di Walter Hill. Io l’ho visto addirittura al cinema, godendomi ogni fotogramma e ogni linea di dialogo pronunciata da Peter Falk.
E anzi, se vi va, una volta che abbiamo esaurito (e manca poco) la rubrica sul cinema atomico, possiamo fare una bella retrospettiva su Walter Hill. Fatemelo sapere nei commenti.
Noi torniamo a occuparci di botte la settimana prossima con Undisputed II.

14 commenti

  1. Solo amore per Boyka

    Vai con la rubrica su Walter Hill🙂

    1. Boyka è❤

  2. Bella storia,ero completamente allo scuro di questa saga.Corro ad indossare il mio attempato kimono e a recuperarlo.Poi c’è Peter Falk che mi manca tantissimo.
    Una retrospettiva su Walter Hill sarebbe super aprezzata🙂

    1. E qui Falk è davvero gigantesco. Soprattutto se guardi il film in lingua originale.
      La retrospettiva si farà🙂

  3. Walter Hill come se non ci fosse un domani❤

    1. Vai che si comincia

  4. Daniele Volpi · · Rispondi

    Lucia, sarebbe troppo facile incensare uno come Walter Hill facendo i nomi dei suoi film più noti (uno per tutti “Driver, l’imprendibile”)…

    Mettiamola così, chi farebbe più cose come “Ricercati: Ufficialmente morti”, “Ancora vivo” e l’immenso “Street of Fire”?

    Per la retro tu tienimi un posto che gazzosa e popcorn li porto io…

    Pace profonda nell’onda che corre.

    1. La retrospettiva toccherà ogni singola opera di Hill, compresa una miniserie tv.
      Tutto Hill dall’inizio alla fine🙂

  5. Retrospettiva di Hill? Immaginati una hola di entusiasti cinefili

    1. Allora è deciso. Si fa!

  6. Restrospettiva su Walter Hill? Perdio, SI’! Senza SE e senza MA!🙂

    1. Ok, direi che siamo tutti d’accordo!😀

  7. Dico solo che un Hill al crepuscolo fa il culo a qualsiasi produzione di Michael Bay. W la retrospettiva

    1. Gli fa il culo girando con la mano sinistra😀

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