1993: Bagliori nel Buio

fire-in-the-sky-original Regia- Robert Lieberman

“I searched the woods, but he was… There was nothing. They took him.”

Nonostante quella messa in piedi da Travis Walton e compagni sia una delle più grandi bufale della storia dell’umanità, bisogna considerare Bagliori nel Buio per quello che è: una storia del tutto inventata che si rifà in maniera tutto sommato blanda al libro scritto da Walton e pubblicato nel 1978, tre anni dopo l’ipotetico rapimento di cui affermò essere stato vittima.
È ovvio che una vicenda con una così grande risonanza, avvenuta poi in un momento in cui gli UFO erano di moda, dovesse diventare un film. Ed è ovvio che, sulla locandina e nei titoli di testa, campeggi a caratteri cubitali la didascalia “TRATTO DA UNA STORIA VERA”. Uno dei misteri che non riuscirò mai a spiegarmi finché campo non riguarda gli alieni, ma l’attrazione morbosa del pubblico nei confronti di pellicole che millantano una qualche aderenza alla realtà, come se l’essere ispirati a dei fatti accaduti li ammantasse di una dignità maggiore rispetto ai film che invece sono il semplice frutto di uno sforzo dell’immaginazione. Per me è l’esatto contrario, soprattutto se si tratta di film horror o di fantascienza, ma credo che, per un pubblico non di nicchia, sia più semplice confrontarsi con degli avvenimenti impossibili se questi sono giustificati da agganci, anche estremamente deboli, al reale. Si sentono, in parte, giustificati nell’andare a vedere opere di fantasia, perché, sotto sotto, sentono che “è tutto vero”. In questo modo, si fanno passare anche le stronzate peggiori.

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Non è però il caso di Bagliori nel Buio che rappresenta uno dei pochissimi film sull’argomento a dipingere il rapimento in sé come un incubo dalle tinte smaccatamente horror. Quella che, per più di un’ora, è una storia investigativa, che si gioca tutta sul contrasto tra la “verità” detenuta dai sei taglialegna e i sospetti che invece nutrono nei loro confronti la polizia e l’intera comunità del paesino dell’Arizona dove si svolgono i fatti, si trasforma nei minuti finali in un vero e proprio tripudio di orrore cosmico, con picchi visionari da pelle d’oca. Non so in che modo un regista televisivo come Lieberman sia riuscito a girare una sequenza così efficace, ma credo che possa tranquillamente rientrare tra le migliori (e più paurose) scene della storia del cinema fanta-horror. Inoltre (ma tu guarda) non ha nulla a che spartire con la versione che Walton ha dato nel suo libro, pesantemente modificata in sede di sceneggiatura e riprese.

La storia del film dovrebbe essere nota: una squadra di taglialegna, capitanata da Robert Patrick, tornando a casa dopo una giornata di lavoro nei boschi, avvista delle strane luci nel cielo notturno. Walton (interpretato da D.B. Sweeney), scende dal furgone, viene prima risucchiato e poi lasciato cadere a terra da un raggio azzurro. Gli altri se la danno a gambe e, quando tornano sul luogo dell’incidente, il loro amico è sparito nel nulla. Si farà vivo cinque giorni dopo, affermando di essere stato rapito dagli alieni.
Imbastire un film di quasi due ore su una trama così scheletrica significa, purtroppo, infarcirlo di tempi morti. Per nostra fortuna, Lieberman ha a disposizione un bel gruppo di caratteristi in forma, tra cui spicca quel gran figo di James Garner, nel ruolo dell’unico personaggio dotato di raziocinio, lo scettico detective Watters. In questo modo, le scaramucce tra i vari individui coinvolti risultano appassionanti il giusto, mentre tutti aspettiamo di veder tornare Walton e di assistere a ciò che gli è capitato.
È interessante, per esempio, come Lieberman dia un grande spazio ai problemi economici dei protagonisti, quasi a voler suggerire che tutta la faccenda potrebbe essere stata un modo per uscire da una situazione ai limiti dell’indigenza. Certo, è un discorso che viene lasciato molto sottotraccia, perché il fine di un film come Bagliori nel Buio è principalmente quello di spaventare e quindi lo spettatore deve, in un certo senso, stare al gioco e recitare la parte del credulone.

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Cosa che sarebbe infinitamente più semplice, se non ci fosse la fastidiosa didascalia iniziale.
Ma Lieberman e lo sceneggiatore Tracy Tormé (già al lavoro su un soggetto simile, con il tv movie del 1992 Intruders) sono entrambi molto bravi quando entrano nei territori della fantascienza, uscendo da quelli dello spaccato sociale della provincia americana. E lo fanno due volte nel corso del film. Tutte e due memorabili.
La prima è la scena dell’incontro dei sei taglialegna (in realtà erano sette, ma un personaggio è stato eliminato per non disorientare il pubblico con un numero eccessivo di protagonisti) con l’UFO, di cui vediamo solo una luce rossa, che illumina il bosco come un incendio, e niente altro. La scelta di non mostrarci quasi nulla si rivela vincente, sia per mantenere quel briciolo di dubbio in merito alla presenza degli alieni, sia per generare un senso di atavico terrore che, ribadiamolo casomai non fosse abbastanza chiaro, deriva sempre dall’ignoto. Bagliori nel Buio è un film sci-fi con un’anima horror, in quanto l’attenzione non è rivolta agli extraterrestri in quanto tali, alla loro tecnologia, ai motivi per cui piombano sulla terra e rapiscono gente a casaccio. Niente di tutto questo ci viene raccontato e l’esperienza di Walton all’interno dell’astronave è giustamente resa in maniera molto nebulosa.
Il povero Walton si risveglia in una specie di alveare, ricoperto di schifezza appiccicaticcia, si libera e inizia a muoversi tra altri loculi come il suo. Fa un paio di macabre scoperte, viene preso dagli alieni e messo su un tavolo dove, lo sappiamo, sarà analizzato.
Ed è lì che Bagliori nel Buio si scatena, ancora una volta, come nella scena del primo contatto, senza farci vedere o spiegarci (quasi) niente, lasciando che sia quella maledetta della nostra immaginazione a ricostruire le sevizie a cui Walton sarà sottoposto. Eppure, quel poco che si vede (e che per ovvi motivi non vi dico) basta e avanza per non dormire un paio di notti.

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Lieberman utilizza il fuori campo come un’arma puntata alla testa dello spettatore. E non preme mai il grilletto. Quindi non ci concede alcun sollievo e, forse per alcuni in maniera un po’ vigliacca, taglia proprio quando gli alieni iniziano davvero il loro lavoro su Walton. Quello che è accaduto nell’astronave non lo sapremo mai. Che mi sembra un sistema bellissimo per affrontare il tema dei rapimenti alieni. Bellissimo e molto elegante, niente affatto vigliacco, ma, anzi, persino coraggioso, se si pensa a quanta violenza e orrore ci siano in una scena di pochi minuti. Vi ho portati nell’astronave (dal design veramente alieno, nel senso di estraneo, altro da noi), vi ho fatto vedere che l’immagine dell’extraterrestre canonica, quella con gli occhioni, è una presa in giro, vi ho piazzato Walton alla mercé di quei mostriciattoli grinzosi, ma arrivato qui, io mi fermo e il resto dovete farlo voi. Questo sembra dirci il regista di Bagliori nel Buio, meritandosi così un posto d’onore nella galleria di paure che il cinema ha edificato nel corso della sua storia.
E, se ci pensate bene, se un alieno arrivasse a prendersi la briga di rapire uno di noi, credete ci spiegherebbe cosa intende farne o perché? E se fossimo noi, i rapiti della situazione, non pensate che passeremmo il nostro tempo nell’astronave in uno stato a metà tra la confusione totale e il più cieco terrore?
Io penso di sì. Ed è il motivo per cui Bagliori nel Buio funziona, perché accumula strati su strati di non detto in quanto indicibile, incomunicabile e irriproducibile. Perché tutto quello che possiamo comprendere dell’esperienza di Walton è nel suo sguardo perduto. Una impostazione molto meno commerciale e accalappia pubblico di quanto le premesse del film, e la sua stessa ragion d’essere, potrebbero far pensare.

Questo post esce con due giorni di ritardo, lo so e chiedo scusa, ma ho traslocato (il quarto trasloco in sei anni. Potrei anche morire) e ho avuto qualche piccolo problema organizzativo. Spero di essere più regolare nei prossimi giorni.
Per il 2003 ho selezionato uno strano terzetto di film che ci portano dal triviale al sublime senza neanche un briciolo di vergogna (da parte mia).
Partiamo, com’è giusto che sia, dal triviale, con Wrong Turn, che per me è l’unico remake, sebbene non ufficiale o autorizzato, decente di Non Aprite quella Porta.
Continuiamo sempre in zona triviale, ma con un tantino di ambizioni citazioniste in più e andiamo a trovare Rob Zombie e il suo esordio dietro la macchina da presa, La Casa dei 1000 Corpi, con la certezza di restare sempre in ambito Tobe Hooper, ma con più parolacce.
E finiamo nel sublime: Two Sisters, un capolavoro che sono costretta a mettere nel sondaggio, ma che non sono in grado di recensire. In quanto film coreano, presenta delle difficoltà maggiori per la sottoscritta, non abituata a parlare di cinema orientale. Ma è un’opera troppo grossa per far finta di niente e andarsene fischiettando, uno di quei film che rivedo almeno una volta ogni paio d’anni.

22 commenti

  1. Questo non l’ho mai visto, quindi devo assolutamente recuperarlo. Soprattutto visto che gli avvistamenti UFO dalle mie parti, da un paio d’anni a questa parte, stanno diventando una costante. Meglio essere preparati, insomma! Scemenze a parte, non sono mai stato un grande appassionato di film sull’argomento. Ma se dovessi fare il titolo di un film sui rapimenti alieni che mi ha davvero impressionato, direi Altered – Paura dallo spazio profondo. C’è qualche spunto originale, ma anche lì la trama è davvero ridotta all’osso.

    1. Altered era un buon film, anche e soprattutto per il rovesciamento di prospettiva nella seconda parte. Però Altered è di quel genietto sottovalutatissimo di Edoardo Sanchez.

  2. Fra Moretta · · Rispondi

    Lo vidi la prima volta che avrò avuto si e no dieci anni e la sequenza del rapimento mi spavento parecchio al punto che Bagliori nel Buio è tutt’ora uno dei film più spaventosi sull’argomento per me (insieme anche ad Alien Abduction del 1989).

    1. Sì, vero, anche Alien Abduction metteva una certa strizza, ma Bagliori nel Buio, secondo me, è molto più efficace e spaventoso.
      Il problema del film sono i tempi morti e le lungaggini eccessive…

  3. Ricordo quando ero andato a vederlo, senza troppe aspettative e invece… Ricordi gli sguardi incredibilmente ambigui e spiazzanti degli alieni?
    Pure il film da scegliere… accidenti mi hai messo in crisi sorellina. Tutti e tre li ho amati sebbene per motivi diversi. Alla fine ho scelto Rob, perché il primo film mi aveva fatto sperare tanto…

    1. Con quelle facce grinzose, sembravano dei vecchietti. Facevano davvero impressione.
      Eh sì, Rob, con i primi due film, aveva davvero portato una ventata di freschezza nella scena horror. Poi si è perso, ma io spero ancora nel suo prossimo film

      1. A Rob do sempre una possibilità, lo confesso!

  4. Purtroppo Bagliori nel buio non me lo ricordo,ma Altered e un gran film a budget ridotto con l’alieno piccolo dentuto e malvagio,Wrong Turn e un buon horror,la casa dei mille corpi e un pò troppo, preferisco il seguito La casa del diavolo,Two Sister e un gioellino con una cura per la fotografia e scenografia notevoli e un film lento,hanno fatto anche il remake Univited con Laura Browing(Sucker Punch).

    1. Uno dei più brutti remake della stagione dei remake hollywoodiani di film orientali. Una cosa vergognosa…

  5. Bella recensione come sempre🙂

    Il mio voto va a Two Sisters, anche se immagino vincerà Rob Zombie a mani basse

    1. In realtà è un testa a testa :O

  6. Ho scoperto questo blog circa un anno fa e ci ritorno spesso per le recensioni o anche solo per arricchire la mia cultura horror, veramente belle e complete, complimenti!!!
    Mi sembrava strano che non ci fosse nulla su Bagliori Nel Buio, fortuna che stamattina é arrivato l’articolo 😁
    Concordo in pieno su quanto hai detto del film, soprattutto sulla scelta di lasciare allo spettatore il terrore di immaginare cosa ha subito Walton da parte degli alieni. Alieni, per di più, con un aspetto molto “alieno” rispetto all’immaginario collettivo.
    Se posso aggiungere, una scelta un po’ lovecraftiana questa di lasciare immaginare al lettore/spettatore l’inimmaginabile, che si concilia alla paura dell’ignoto che Lovecraft usa su scala cosmica.

    1. Ciao! E benvenuto!
      C’è sicuramente qualcosa di lovecraftiano, soprattutto nel modo in cui viene rappresentata l’astronave aliena, che sembra quasi una cosa viva.
      Fa davvero paura…

      1. Sì, l’astronave sembra viva al pari dei suoi occupanti: una forma di vita che niente ha a che fare con la nostra, di certo non “progettata” -o allevata- per tenere comodi gli addotti. Le cavie umane devono sopravvivere quel tanto che basta per condurre gli esperimenti, non c’è nessun altro riguardo nei loro confronti (oltre ai loculi, penso anche a quello che vede Walton quando viene trascinato nei corridoi/cunicoli dell’UFO dai bastardelli grinzosi)…

        Ormai non credo abbia molte possibilità di vincere, ma voto lo stesso per Two Sisters.

        1. Io mi domando davvero come abbia fatto un regista tutto sommato mediocre come Lieberman a essere così visionario, per quell’unica scena. Perché poi il film in sé non è questo granché, ma poi ti piazza quella sequenza e ti tramortisce.
          Davvero impressionante.

  7. Two sisters, l’ho adorato e mi ha angosciato profondamente. So che non vincerà contro gli altri due, ma ci provo comunque🙂

    1. Ci sono speranze per il film coreano, che adoro anche io…

  8. Ciao!
    Oddio, “bagliori nel buio” credo sia stato uno dei film che più mi ha terrorizzato e affascinato da bambina: mi fa uno strano effetto scoprire che qualcuno oltre me lo ricorda, perchè non è uno di quei film che venga rispolverato spesso, nemmeno sui blog di genere.
    Chissà che effetto mi farebbe, ora che sono adulta… dovrei rivederlo.
    Voto two sisters, perchè è il più bello e raffinato dei tre, nonchè l’unico che mi sia piaciuto.
    Un saluto,
    S.

    1. Ciao a te!
      Ce lo ricordiamo in tanti, credo abbia fatto lo stesso effetto a molti che hanno avuto la (s)fortuna di vederlo da piccoli🙂
      Rivedendolo da adulta, ti posso assicura che non ha perso un grammo della sua capacità di mettere addosso una fifa blu.
      Two Sisters sì, è il più raffinato, elegante e anche il più bello dei tre film del sondaggio. È anche il più complesso

  9. Ahahah, lo so che è il più complesso, non per niente l’ho votato!😀
    *Saliman scappa*

  10. Non me n’ero accorto, ha vinto “Two sisters” YAI!😀

    1. Siiii! Incredibile ma vero

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