Hellions

hellions-poster Regia – Bruce McDonald (2015)

Quando sentite qualcuno lamentarsi perché nel cinema dell’orrore scarseggiano le idee nuove ed è tutto un proliferare di seguiti e remake, non dovete dargli ascolto. Il cinema dell’orrore, per nostra enorme fortuna, pullula di talenti, idee, inventiva e creatività. Bisogna solo avere la pazienza di cercare i titoli giusti. E, sempre per nostra fortuna, i titoli giusti sono tantissimi, molto più numerosi di quanto un’occhiata superficiale alle uscite mensili in sala spingerebbe a credere. Certo, se vi fermate alla Blumhouse, io non so cosa dirvi. Però è tanto più semplice lamentarsi e fare il funerale al genere, invece che seguirne gli sviluppi e il linguaggio in continua evoluzione. Vivendo all’estrema periferia del mondo civilizzato, è ovvio che certe cose arrivino dalle nostre parti con difficoltà. Ma, ragazzi, basta aggiornarsi un paio di minuti al giorno sui portali specializzati e poi andare a pesca, imparando a riconoscere i nomi ricorrenti, nei vari reparti, che diventano garanzia di un prodotto originale.
Uno di questi nomi è sicuramente Bruce McDonald, regista canadese che nel 2008 ci aveva regalato quella perla rara di Pontypool. Sono passati otto anni da allora e McDonald ha lavorato tantissimo, tra serie tv (tante) e film (pochi), ma all’horror ci è tornato soltanto nel 2015, con questa piccola follia che mi ha fatto innamorare dopo appena una manciata di minuti. Anzi, credo sia bastata la lunga inquadratura iniziale di Hellions a farmi entrare in un altro mondo.
Però, vi avverto, non è un mondo adatto a tutti. È necessario, infatti, staccare per un’ora e venti minuti, la spina del pensiero razionale e lasciarsi prendere dall’andamento onirico di un film che si rifiuta di fornire spiegazioni e procede per accumulo di immagini. Un horror ambizioso pur nella sua dimensione artigianale, e che fa dello stile e di una potentissima idea visiva i suoi punti di forza.

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La notte di Halloween si avvicina e Dora, 17 anni, scopre di essere incinta. Per lei è uno shock: non sa come comunicarlo alla madre, che sembra una donna molto severa, e al fidanzato che, al contrario, appare come un cretino integrale.
Fratello minore e mamma partono per il classico giro di dolcetto o scherzetto e Dora resta in casa, ad aspettare il ragazzo che deve venirla a prendere e a pensare a come uscire dalla brutta situazione in cui si trova. Lui è in ritardo, le lancette dell’orologio scorrono, il suo cellulare è spento.
Alla porta si presenta un ragazzino mascherato. Dora gli dà le caramelle. Pochi minuti dopo, quello ritorna, accompagnato da altri marmocchi molesti come lui. Cominciano a essere molto più che molesti: tirano uova marce contro le finestre di casa, cercano di fare irruzione, chiamano Dora “mommy”, dimostrando un’attrazione morbosa per la sua pancia. Dora sbircia dentro la sacca in cui di solito i ragazzini mettono i dolci ad Halloween e vede la testa staccata del suo fidanzato.
Corre a chiamare la polizia. Le luci si spengono. Lo schermo diventa nero.
E quando torniamo a vederci qualcosa, la fotografia del film è tutta virata al rosa pallido, come se fossimo immersi nel liquido amniotico.
Ed è qui che Hellions comincia sul serio, facendoci sprofondare in un incubo filtrato che mischia il classico home invasion agli orrori delle gravidanze mostruose e al venereal horror. Da lì in poi la trama, se è possibile definirla tale, smette di seguire un andamento lineare e noi dobbiamo fare i conti con un una regia che non vuole farci capire dove finisce il delirio allucinato di Dora e dove comincia la realtà. In quella bolla da cui qualcuno ha succhiato via quasi tutti i colori tranne uno e dove, ogni tanto, spicca l’arancione del campo da zucche dietro la casa e il rosso del sangue sulle ferite e sul costume da angelo che indossa la protagonista, non c’è più niente che abbia una logica e ogni elemento in campo può essere letto come una metafora delle paure di una giovanissima donna che ha perso il controllo del proprio corpo, che si ritrova letteralmente invasa da una creatura che cresce nel suo ventre a vista d’occhio, mentre l’orda di ragazzini terribili reclama “blood for the baby“, quasi la futura nascita non fosse altro che un sacrificio umano da adempiere in nome di una qualche grottesca divinità.

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Chloe Rose, nata nel 1994 e con alle spalle un curriculum già molto importante, riesce a reggere un film in cui è in campo dall’inizio alla fine, senza alcuna interruzione, regalandoci l’ennesima interpretazione femminile di livello dell’anno passato.  Un ruolo che non è facile per niente, il suo, come non sono mai facili da rendere i personaggi che hanno il compito di essere sempre al centro della scena e anzi, di essere loro stessi la scena, il campo di battaglia dove si svolge l’azione principale del film.
Un assedio lungo una notte, durante il quale a essere minacciata è l’integrità, sia mentale che fisica, di Dora. Da questo punto di vista, Hellions è un body horror a tutti gli effetti, anche se lesina in gore e si limita a un paio di inquadrature shock nella parte finale.
Ma la forte valenza data alle aggressioni subite da un corpo femminile durante una gravidanza non è da sottovalutare, anzi. L’home invasion nell’accezione più ampia del termine, quella dell’intimità violata da un qualcosa che non si conosce bene, che si tramuta nel terrore di avere un mostriciattolo dentro di sé, reclamato da altri mostriciattoli per cui si è soltanto un contenitore da aprire.
McDonald sceglie di raccontare tutto questo usando il linguaggio del sogno e, se la parte introduttiva di Hellions sembra il normale antefatto di un altrettanto normale B movie, ecco che, con l’improvviso e brusco mutamento nei colori, ci si ritrova in un territorio sconosciuto, che ricorda molto certi incubi paranoici del primo Polanski. Più Repulsion che Rosemary’s Baby, nonostante il fatto che la protagonista sia incinta.

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Se sia tutta un’allucinazione di Dora, o se davvero la ragazza sia perseguitata dai bambini in maschera, non è dato di saperlo, neanche alla fine. Ed è giusto così: non è necessario che qualcosa sia reale per temerla. Come non è necessario che ciò che dà un volto alle nostre paure più profonde cammini davvero sulla terra e abbia una forma concreta e tangibile.
Hellions è uno di quei film che riesce a farti dubitare della tua stessa percezione e che ti lascia con molte più domande che risposte.
Alcune sequenze (Dora chiusa in un capanno che annega nel suo stesso sangue, la cerimonia nel campo delle zucche, il tornado che a un certo punto sconquassa l’abitazione) hanno il potere di penetrare sotto pelle e di lasciare un segno indelebile. Non si dimenticano. Magari si può scordare la successione degli avvenimenti, perché manca di coerenza, ma gli attimi immortalati da McDonald dietro al fluido rosa con cui riempie il fotogramma, quelli no, quelli restano impressi negli occhi e nella mente.
Hellions ha un’estetica così ricercata e consapevole da riuscire a creare una dimensione inedita dell’incubo. Sbaglia molte volte, si confonde, cade soprattutto quando cerca di dare un senso logico a ciò che invece ne è privo (si veda tutta la storia del sale), ma è comunque uno dei film più coraggiosi del 2015 e, a modo suo (pittoresco, anomalo, distorto, aggiungete voi gli aggettivi che preferite), uno dei più belli e dalla personalità più spiccata.
È passato un po’ in sordina, ma se riuscite a metterci le mani sopra, non perdetelo. Fatevi questo regalo.

9 commenti

  1. La scelta estetica è potente. Mi ha ricordato Cocteau e quindi amore a prima vista

    1. Potentissima… quando si attiva il filtro rosa, è come ricevere uno sganassone.

      1. Può entrare nel novero tra i miei preferiti, attualmente

  2. co sono cose sulla gravidanza che non vengono dette, perché pare che debba essere tutto meraviglioso. Però io ricordo che durante la mia prima gravidanza (arrivata in un momento critico, e proceduta conqualche problema) sognavo spesso di avere la casa invasa da piccoli mostriciattoli, ricordo in particolare dei topi mostruosi che avevano il nido sulle scale. La gravidanza è davvero una invasione, e a volte non si è così serene per accettarla nel profondo.

    1. Infatti ci sono moltissimi film (di solito di genere) che sottolineano il lato claustrofobico e, a volte, quasi mostruoso della gravidanza.
      L’horror si occupa sempre di cose che di solito non si vogliono conoscere, o semplicemente accettare

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Che è uno dei motivi per i quali il buon horror raggiunge le sale (almeno, le nostre) con una certa fatica, generando il luogo comune -in chi non si mette di buzzo buono a cercare alternative, appunto- che è tutto un seguito/remake/idee zero ecc.ecc. perdendo completamente di vista molti titoli interessanti, come mi pare proprio debba essere Hellions. Dalla tua rece direi che qui McDonald si muove, contemporaneamente, sia su territori polanskiani che lynchiani (ed è bello sapere che, dai tempi di Pontypool, non ha perso la sua intelligenza orrorifica)…

  3. Bello,bello,bello!!Non ho resistito,e l’ho visto al volo.Un inventiva cromatica e visiva di rara bellezza,c’è veramente ancora tanto da dire nel cinema horror.E uno di quei casi in cui vorrei fiondarmi dentro il film per poter respirarne l’aria,come mi sarebbe piaciuto vederlo al cinema🙂
    alla fine il sale ha un suo perché , è uno dei più truci metodi d’aborto praticati,letteralmente fa quello che vediamo nel film.

    1. Infatti quando vedo certi film mi sento ripagata da tanto brutto cinema.
      Il sale… hai ragione, però avrei preferito se fosse stato lasciato più in ombra, perché così sembra più la scoperta dell’arma definitiva contro i mostriciattoli che un’altra allegoria.

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