Cinema Atomico 8: The Bed Sitting Room

L_Ultime_garconniere Regia – Richard Lester (1969)

Pensavate mi fossi dimenticata della rubrica. O forse lo speravate. E invece no. Rieccomi qua a parlare di cinema atomico, dopo qualche mese di pausa, con una commedia nera britannica che, all’epoca, causò non poche rogne alla carriera del suo regista. Il film fu un flop e Lester dovette aspettare fino al 1973 per tornare dietro la macchina da presa, per dirigere I Tre Moschettieri. Ed è facile individuare un brusco cambio di stile e tematiche, a partire dagli anni ’70, nella filmografia di Lester. Una sorta di spersonalizzazione del suo lavoro, un mettersi al servizio dell’industria, smarrendo così le caratteristiche tipiche dei suoi esordi.
La cesura è da ritrovarsi proprio in The Bed Sitting Room, che può essere considerato il culmine della sua comicità irriverente e surreale, ma anche il momento in cui la satira feroce, il disincanto e l’oscurità hanno preso il sopravvento sulla leggerezza scatenata dei primi film.
Non è un film facile, The Bed Sitting Room e sì, visto oggi, potrebbe persino apparire invecchiato malissimo e datato a dismisura. Però, come tutte le cose uniche nel suo genere, vale comunque una visione. Ovvio che, se paragonato alla più famosa commedia apocalittica della storia del cinema, Il Dottor Stranamore, ne esca a pezzi. Ma è anche vero che gli intenti di Lester erano molto diversi da quelli di Kubrick. Come molto diversi erano gli intenti di Spike Milligan e John Antrobus, autori del testo teatrale del 1962 da cui The Bed Sitting Room è tratto.

The-Bed-Sitting-Room-1969

Siamo a Londra, qualche anno dopo la terza guerra mondiale (o, secondo le parole dell’annunciatore della BBC, “The nuclear misunderstanding”), durata poco più di due minuti, e conclusasi con la distruzione totale della Gran Bretagna, dove sono rimaste in vita una ventina di persone.
Ora, l’occupazione principale di questi personaggi è quella di continuare a comportarsi come se non fosse accaduto nulla. Il contrasto stridente tra la pretesa di normalità dei protagonisti e la devastazione dei paesaggi in cui cercano di proseguire con la propria vita è la chiave della comicità della prima parte del film, ma diventa sempre più tragico mentre avanza il minutaggio. La classica risata che si trasforma in un ghigno. Ma senza mai perdere la britannica compostezza.
The Bed Sitting Room non ha e non vuole avere una trama e procede per accumulo di situazioni, mettendo insieme una galleria di caratteri sempre più surreali: abbiamo la famiglia che vive in un vagone della metropolitana ancora in funzione e che scende per trovare assistenza per la figlia incinta, ma l’unica esponente rimasta della sanità inglese è un’infermiera pazza interpretata da Marty Feldman (qui alla sua prima apparizione su grande schermo); la BBC, che continua a trasmettere notizie dietro la cornice di un televisore rotto; i cittadini patriottici che cantano l’inno nazionale, ma non più dedicato alla regina, bensì a una certa Mrs Ethel Shroake, la prima, tra i venti abitanti rimasti, sulla linea di discendenza dalla famiglia reale; un vecchio lord che si sta trasformando, in seguito alle radiazioni, in un monolocale (la Bed Sitting Room del titolo); un sacerdote che legge ai matrimoni L’Amante di Lady Chatterley al posto della Bibbia; due agenti di polizia che girano a bordo di una vecchia Morris Minor trainata da una mongolfiera intimando a tutti di continuare a muoversi, e avanti così, di follia in follia, in un film del tutto privo di una direzione ben precisa e il cui scopo principale è quello di mostrare il perpetuarsi della stupidità umana, persino di fronte alla fine del mondo.

1969c

È un umorismo che non tutti possono apprezzare, quello di The Bed Sitting Room, ma è sicuramente diverso da qualsiasi cosa abbiate mai visto in vita vostra. Va osservato con attenzione e soffermarsi solo sugli sketch sarebbe un errore perché, al netto della (voluta e ricercata) caoticità straniante di ogni situazione proposta, il film possiede una coerenza interna rara, che risiede nella messa in scena del paesaggio post atomico, nella poetica dell’apocalisse e quindi, nel suo lato puramente visivo, cinematografico.
Lo scenografo Assheton Gordon fa un lavoro enorme su location naturali e il risultato è davvero da brivido: Londra diventa una irriconoscibile landa desolata di cenere, detriti, rottami e fango, nuvoloni rossi tossici oscurano il cielo, la nebbia radioattiva si solleva dal terreno. Non c’è alcun segno di vita, né animale né vegetale. Solo queste piccole, ridicole, patetiche figure umane che si aggirano (“Keep Moving!”) in mezzo ai lasciti della civilizzazione.
Scarti, scorie. Tutto ciò che resta di noi.

Ed è guardando quel paesaggio che ci si rende conto di come non ci sia poi molto da ridere, è che il susseguirsi di scenette da commedia surreale serva soltanto a rimarcare l’abisso di disperazione in cui sono sprofondati tutti i personaggi. Un senso di perdita e annientamento che forse fa più effetto in una “commedia” rispetto a tanti drammi apocalittici basati sui soliti cliché. Qui, i cliché vengono ridicolizzati. Non si ride della fine del genere umano, si ride della sua tendenza a farsi condizionare dalle convenzioni, anzi, ad aggrapparsi a esse per non accettare di essere sull’orlo dell’estinzione.
Venti persone rimaste in tutta l’Inghilterra (forse nel mondo intero) e ci si preoccupa di tutte quelle cose che la generazione di cui faceva parte Lester voleva abbattere e scardinare: classe sociale, razza, rispettabilità. I vecchi valori che resistono e sempre resisteranno, persino nel momento in cui tutto il resto verrà spazzato via.

bedsittingmod00010

Se, per tornare a quanto scritto all’inizio del post, forse la comicità di The Bed Sitting Room può essere considerata ormai datata e fuori tempo (ma quante intelligenza e raffinatezza in alcuni scambi di battute), non lo è affatto la sua natura di cupa fotografia di ciò che siamo, e cupa profezia di quello che forse un giorno saremo.
Non a caso, il film sembra quasi concludersi su una nota di speranza, con l’annuncio della fine delle mutazioni e dell’allontanamento della nube radioattiva: la terra ricomincia a fiorire, si vendono i primi animali, le prime piante, una ragazza partorisce un bambino sano. Quasi, perché in questa atmosfera idilliaca, di rinascita e spensieratezza, la BBC dichiara con orgoglio che la Gran Bretagna è tornata a essere la terza potenza nucleare del pianeta. E noi spettatori sappiamo che, a breve, ritorneremo a camminare in un mondo fatto di rottami.
The Bed Sitting Room offre sicuramente una prospettiva diversa sui terrori atomici dell’epoca della guerra fredda. I toni gravi e solenni dei film dei decenni precedenti non erano più adatti alla fine degli anni ’60. Stava per emergere un modo tutto nuovo di mettere in scena l’apocalisse.
The Bed Sitting Room resta un caso a parte, un esperimento mai più ripetuto. Non esiste un solo film che gli somigli. Non hanno neanche cercato di imitarlo o clonarlo, perché non è stato capito allora e credo non verrebbe capito oggi. Una scheggia impazzita nella filmografia atomica e post atomica. Perfetto quindi per riprendere questa nostra piccola rassegna.

10 commenti

  1. Non conoscevo questo film !

  2. dinogargano · · Rispondi

    Straordinario , così come altri titoli di quel decennio magico per il cinema europeo che fu il periodo 1965/1975 , visto in un cinemino anni anni fa … non lo trovo per nulla datato , anzi , e addirittura geniale in alcune trovate . Marty nella parte dell’infermiera sciroccata vale da solo la visione .
    Lester poi lavorò solo con enorme mestiere ma gli proibirono tassativamente di inventarsi qualcosa di suo ….

    1. Datato nel senso che è comunque appartenente a un’epoca così diversa dalla nostra, che uno spettatore odierno avrebbe serie difficoltà a capirlo.
      Però è un grande film.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Brillante e incompreso “cine-esperimento” postatomico, questo, dove si può ridere senza mai nascondere l’amarezza di fondo della situazione… Certo, a Lester non interessava affatto inserire il tutto in una cornice realistica come Kubrick aveva invece fatto anni prima, tanto da renderlo imparagonabile a confronto (non tanto in termini di meglio o peggio ma perché completamente diverso, eccezion fatta per lo spunto comune di satira anti-nucleare). Poi datato in quel senso ovviamente lo è, obsoleto (anche per intelligenza e raffinatezza battutistica, come giustamente scrivi) un po’ meno: certo, in più momenti potrebbe davvero risultare ancora più ostico, oggi, per chi conosce poco o nulla di comicità/satira/nonsense britannici di quell’epoca. Io Mutazioni lo vidi -lo registrai, pure- su Rai 3 nel ’92 o giù di lì per la prima volta, e non mi ritrovai proprio così spiazzato, avendo avuto la fortuna di poter già conoscere il talento congiunto di Marty Feldman e Spike Milligan attraverso il loro di poco successivo “The Marty Feldman comedy machine”, arrivato a spizzichi e mozzichi sulla Rai a fine ’70 come “L’occhio che uccide” e purtroppo, che mi risulti, mai più completato né replicato (i ricordi diventano nebulosi, ma credo di essere riuscito a tenerne a mente almeno alcuni sketch, come quello di Feldman nel ruolo di un insoddisfatto maritino borghese che, pressato dal sospettoso farmacista intenzionato a sapere perché avesse tutto quel bisogno di veleno per topi, finiva per rispondere qualcosa come “Beh, io ne farei anche a meno, se solo i topi mi concedessero il divorzio!”😀 )…

  3. dinogargano · · Rispondi

    Tanto per fare un esempio , il francese Mister Freedom del ’68 , pur essendo visibilmente girato da gente sotto l’effetto pesante di LSD ed altro , rimane un capolavoro del periodo , tra l’altro si chiude con una bella bombazza atomica su Parigi …

    1. Mr. Freedom era pazzesco…
      Ma anche, per restare in Inghilterra e nello stesso periodo, If… di Anderson spaccava svariati culi per usare un linguaggio da cinefila accademica

  4. Mister Freedom lo ricordo. Delirante e demente, critica feroce, arrabbiata, pervasa di un furore adolescenziale non non può che farsi amare mentre The bed sitting room è un titolo che manca alle mie visioni ma il fatto che vi reciti Feldman e la rece di Lucia m’impongono la visione!

    1. Feldman che fa un’infermiera. Ti rotoli per terra dalle risate appena appare in campo, te lo assicuro!

  5. Mister Freedom,che mi tirate fuori❤❤❤❤

    Questo non lo conoscevo. Lo cercherò, perché mi par assai interessante

    1. Credo che tu, in particolare, potresti apprezzarlo molto. Il titolo italiano è Mutazioni. Non so quanto sia reperibile nella nostra lingua, ma ti auguro buona caccia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: