Piccoli Brividi

goosebumps-poster03 Regia – Rob Letterman (2015)

Sono un po’ troppo grandicella per aver vissuto da vicino il successo strepitoso della serie di libri dello scrittore R.L. Stine. Però me li ricordo, perché sono stati un fenomeno generazionale. Mia sorella e i suoi amici non potevano farne a meno, li portavano a scuola, se li scambiavano, ne parlavano in continuazione e qualche volta, non ci dormivano la notte. Mi è capitato di leggerne un paio: erano prodotti estremamente gradevoli, scritti con garbo e intelligenza. In alcuni casi (il ciclo dedicato al pupazzo Slappy o anche Terrore dagli Abissi) mettevano addosso anche una discreta strizza. Hanno avuto il merito di avvicinare moltissimi ragazzini alla lettura, sono stati un trampolino di lancio verso tipi di storie più complesse e impegnative. Pur riferendosi a un pubblico molto giovane, non davano mai la sensazione di trattare i lettori come dei poveri imbecilli ed erano contraddistinti da una certa attenzione allo sviluppo dei personaggi e, soprattutto, da un’inventiva vulcanica, capace di escogitare ogni volta idee e situazioni sempre nuove. Insomma, nulla a che spartire con la narrativa young adult odierna.
L’horror per ragazzi è un genere facile solo a uno sguardo superficiale. In particolar modo in ambito cinematografico, i film di questo tipo si contano sulla punta delle dita e pochissimi sono quelli davvero riusciti. Si trova qualcosina nell’ambito dell’animazione, ma, fino a questo momento, Monster Squad rimane l’unico della sua specie.
Piccoli Brividi sembra aver appreso bene la lezione di Monster Squad e, considerando i decenni che li separano e la concezione contemporanea dei film di intrattenimento, forse è il suo primo degno erede.

still-of-odeya-rush-in-goosebumps-(2015)

Quello che differenzia Piccoli Brividi dalle altre operazioni nostalgia che sembrano essere diventate l’unica fonte di incasso sicuro a Hollywood è la sua natura, la sua intrinseca ragion d’essere. Non si tratta di un film pensato per un pubblico adulto, pronto ad andare in sala per ricordare con la lacrimuccia la propria infanzia. Piccoli Brividi è un film per ragazzi in tutto e per tutto, scritto e strutturato per piacere a chi, quando il ciclo di romanzi brevi di Stine è arrivato all’apice del suo successo, neanche era nato.
E quindi vediamo personaggi di 14 o 15 anni che si comportano come quindicenni e non come quarantenni. Li vediamo agire in un contesto “infantile”, ma senza voler dare a questo termine un’accezione per forza negativa. Abituati a una narrativa per ragazzi dove, ovunque ti giri, trovi una distopia o una qualche creatura della notte trasfigurata in uno stalker sadomasochista, un ritorno all’ingenuità sembra quasi rivoluzionario. Per cui sì, Piccoli Brividi è un film “per bambini” che è fiero di esserlo e non aspira a niente altro.
Di questi tempi, è una merce preziosa.

Però, e qui bisogna fare attenzione, per bambini non vuol dire stupido o insignificante. Un film non perde di valore se è rivolto a un pubblico di giovanissimi, se non tratta tematiche “adulte” (dove per adulto si intende sempre cupo, triste, disperato, meditabondo), se sceglie di tenere un registro espressivo leggero invece che tetro e se preferisce un’affettuosa malinconia al dramma. In questo, Piccoli Brividi è molto più simile ai film di qualche decennio addietro di tanti suoi colleghi. E lo è senza mai diventare nostalgico: la regia è moderna e dinamica, la sceneggiatura non cade nell’errore grossolano di tramutare il film in un pastiche citazionista, il quartetto di personaggi principali è tratteggiato con cura ed evita gli stereotipi adolescenziali, suscitando una simpatia e un processo di identificazione istintivi, il ritmo non cala mai, neppure per un istante e, tra abominevoli uomini delle nevi alti quanto palazzi, lupi mannari, zombie, mantidi giganti e persino sua maestà The Blob, non c’è davvero modo di annoiarsi.

901718 - Goosebumps

Rimarcabile è stata la scelta di non trarre il film da una delle storie di Stine in particolare, ma di inserire tutto il suo universo narrativo all’interno di una cornice. E così abbiamo Jack Black che interpreta lo scrittore in persona e che ha il dono di dare vita alle sue creazioni letterarie. Essendo un autore horror, queste creazioni non possono essere lasciate libere di scorrazzare per la realtà a fare danni. Vengono rinchiuse nei manoscritti originali dei libri di Stine, fino a quando qualcuno non ne apre uno, scatenando la reazione a catena destinata a portare il panico in una piccola città del Delaware.
Il film si svolge quasi tutto nell’arco di una notte, con le creature fuoriuscite dalle pagine della serie di Piccoli Brividi che dilagano lungo le strade del paese, seminando distruzione e (pochissima, quasi nulla) morte e Stiner, sua figlia (Odeya Rush). il suo vicino di casa e un amico che cercano di fermarli.

È un film molto tenero, Piccoli Brividi, quasi romantico nel suo insistere sul potere della parola scritta. I romanzi portano i mostri nel mondo e solo la scrittura può farli tornare da dove sono venuti.  Non è un gioco metaletterario originale, tutt’altro, ma è molto sentito e sincero, anche se per ovvi motivi semplificato al massimo. I famosi “demoni interiori” esistono davvero e, l’atto stesso di narrare una storia porta alla nascita di qualcosa di oscuro e potente, che va tenuto a bada, continuando a raccontare. Il libro, in sé, è un oggetto magico, la creatività che porta alla sua composizione è una forma di magia. Bellissima e pericolosa. Non lo so, forse Piccoli Brividi potrà spingere qualche ragazzino ad aprire un libro, almeno una volta nella vita, così come ha fatto, tanti anni fa, la sua controparte letteraria.

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Certo, se cercate un horror vero e proprio, Piccoli Brividi sarà una grossa delusione. È una commedia fantastica con qualche elemento perturbante e niente di più. Anche qui, il target è giovanissimo, ed è forse l’unico, vero tradimento nei confronti dei testi da cui il film ha preso spunto. I libri di Stine, anche se rivolti a dei lettori poco più che bambini, possedevano i loro motivi di inquietudine e terrore. Nella trasposizione cinematografica, sono andati perduti in favore della rapidità di esecuzione, del passaggio velocissimo da una situazione all’altra, da una location all’altra, da un mostro all’altro, in un procedimento per accumulo che, se favorisce di sicuro il divertimento e l’atmosfera da luna park, va a discapito della paura.
Questo è l’unico appunto che mi sento di fare a un film delizioso. Ma capisco anche i motivi per cui il lato puramente horror dei testi sia stato edulcorato fino a questo punto: Piccoli Brividi esce come PG13. E questo dovrebbe bastare per farvi un’idea di quanto siano strette, oggi, le maglie della censura americana. Solo una quindicina di anni fa, un film di questo tipo  sarebbe passato senza alcuna restrizione. Nel 2016, gli studios corrono ai ripari ancora prima che i censori possano creargli dei problemi. È il neopuritanesimo e il cinema fantastico (a maggior ragione se per ragazzi) è, e sarà sempre, la sua vittima privilegiata.

9 commenti

  1. grazie della rece, lo aspetto con ansia. Dare il PG13 a questo film è segno della talebanità ipocrita in cui viviamo.

    1. Infatti è un’assurdità.
      A parte forse una scena coi nani da giardino che potrebbe inquietare un po’, non c’è davvero nulla di pauroso.

  2. Certo politically corrrect ci ucciderà. Comunque non ci avrei scommesso molto su questa operazione

    1. Neanche io ci avrei scommesso una lira, eppure mi ha sbalordita.

      1. E’ bello sbagliarsi qualche volta!

  3. siete già in due che ne parlano bene, nonostante i limiti della censura americana… via gli do una possibilità

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Se un lettore quindicenne provasse a leggersi qualcosa di Stine, confrontandolo con la quasi totalità di quello che gli viene propinato come letteratura per ragazzi, potrebbe provare la vaga sensazione di essere stato un tantino preso per il culo fino ad oggi (cominciando, da lì in poi, a sviluppare una sana allergia nei confronti della robetta “young adult”)? Chissà che “Piccoli Brividi” non lo spinga a fare questa scoperta, risalendo alla fonte letteraria… Da quello che hai scritto, credo che ci siano delle possibilità.
    P.S. Ma a che punto sono arrivati, per osar affibbiare un PG13 anche qui?😦

  5. Per quel che può valere io l’ho adorato. Più di quanto mi aspettassi in effetti.

    1. Ma infatti io l’ho visto proprio a tempo perso e credevo che lo avrei sopportato al massimo un quarto d’ora. E invece è adorabile

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