Z Nation – Seconda Stagione

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Quello appena passato è stato un anno davvero importante per l’horror televisivo, di quelli che, col tempo, potrebbero arrivare a essere definiti spartiacque.  Sono cambiate tantissime cose, e in fretta, rispetto a quando, su questo stesso blog, si salutava American Horror Story: Asylum come uno dei prodotti più coraggiosi mai apparsi su piccolo schermo. La serie antologica nata nel 2011 ha avuto il merito di abbattere parecchi muri, di sondare le possibilità di arrivare a mostrare, a tutto campo, cose fino a quel momento inconcepibili. E poi si è spinta ancora oltre. Ma il suo non è rimasto un caso isolato e, mentre l’horror istituzionale di The Walking Dead resiste ancora, forte di aver assunto l’andamento di una soap opera che potrebbe andare anche avanti all’infinito e il suo pubblico, a cui dell’horror e degli zombie non frega assolutamente nulla, è contento e coglionato così, arrivano a sporcare di sangue e frattaglie le televisioni di tutto il mondo altre serie ultra violente, che non si vergognano di nulla e non si fermano davanti a nulla. E quindi ecco arrivare Scream Queens, Ash vs Evil Dead (di cui non parlo qui, perché ne ha parlato Hell e non farei altro che ripetere quanto già detto da lui) e, finalmente, la seconda stagione di Z Nation.
Una serie le cui caratteristiche distintive sono sempre state una spudoratezza folle e una consapevolezza profonda. Lo dicevamo l’anno scorso, parlando della prima serie di episodi andati in onda su Syfy: lo show creato da Craig Engler e Karl Schaefer è una risposta diretta (e arrogantissima, nel senso buono) alle paturnie messe in scena da Rick e soci, una serie costruita appositamente per soddisfare chi conosce, apprezza ed è anche un po’ stanco della narrativa (letteraria e cinematografica) legata agli zombie. Un programma che si rinnova di episodio in episodio e non annoia neppure un istante. Insomma, tenetevi pure The Walking Dead. Io ormai ho abbracciato con tutta me stessa la Z Revolution.

Z NATION -- "Zombaby!" Episode 205 -- Pictured: (l-r) -- (Photo by: Daniel Sawyer Schaefer/Go2 Z Ice/Syfy)

Partiamo dalla fine, così capiamo subito dove Z Nation voglia andare a parare: nella puntata 13, la penultima di questa stagione, intitolata Day One, vediamo i nostri protagonisti alle prese con lo scoppio dell’epidemia che ha portato il mondo intero dritto tra le braccia dei morti viventi. Vediamo Roberta Warren (Kellita Smith) in caserma, dove sta preparando un’esercitazione della Guardia Nazionale. All’improvviso, i suoi colleghi si trasformano quasi tutti i zombie. Roberta, dopo quattro secondi contati di smarrimento, li identifica come tali e fa saltare loro le cervella. Senza dubbi, senza tentennamenti. Sono zombie, bisogna sparargli in testa.
Consapevolezza, dicevamo. Z Nation si svolge in un universo narrativo dove sono esistiti i film di Romero, insieme a tutta la filmografia e letteratura dedicata agli zombie che li ha seguiti. E anche preceduti. Se non si accetta questo punto, tutta l’operazione dietro Z Nation risulterà molto meno comprensibile, sembrerà un guazzabuglio di episodi deliranti e virati al demenziale da non prendere troppo sul serio. Ma non è (più) così, Z Nation. Con la seconda stagione, ha cambiato pelle ed è riuscito, proprio partendo dalla profonda cognizione del materiale trattato, a rinnovare la ormai da qualche anno stantia apocalisse zombie. Con la prima stagione, Z Nation si è limitata a porre le basi. Con la seconda, ha iniziato a inventare. Sarà forse perché hanno potuto godere di un budget maggiore, dato il successo inaspettato della serie, o perché si sono resi conto che il loro era un pubblico molto più vivo ed esigente rispetto a quello che segue TWD.

Ed è sorprendente, se si pensa che Z Nation nasceva come corrispettivo per il piccolo schermo dei mockbuster della Asylum. All’inizio, è stato piuttosto facile: i creatori hanno trovato una nicchia di pubblico stufa di assistere ai pipponi esistenziali e ai dialoghi infiniti (e perennemente identici a loro stessi) della serie con gli zombie che non si chiamano zombie, ma walkers, e hanno spinto a tutta forza l’acceleratore, basando gli episodi su azione senza sosta, poche parole, tanti morti viventi da uccidere in diverse e creative maniere, personaggi sopra le righe, tutti o quasi accomunati dal fatto di essere dei gran figli di buona donna assuefatti all’apocalisse. Eppure, una volta trovata la propria nicchia di pubblico, di sicuro minoritaria, ma difficile da accontentare, andavano rispettate le aspettative e, con la seconda stagione, Schaefer ed Engler si sono giocati tutto. Alla Asylum ci mettono meno di quattro secondi a cancellarti dalle loro produzioni, se non li fai rientrare dei costi.

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Ed ecco il miracolo: già a partire dalla frase di lancio (“Questi morti fanno molto di più che camminare”), Z Nation è diventata l’antidoto a TWD, il suo esatto contraltare, in fiera opposizione a tutto ciò che TWD ha sempre rappresentato.
E quindi, ecco episodi come il secondo (White Light) che è una lunga sparatoria di 50 minuti tra bande di cacciatori di taglie alla ricerca di Murphy (Keith Allan), con zombie che spuntano fuori da ogni angolo e che sembra girata (non esagero) da un Michael Mann sotto anfetamine. Oppure, la terza puntata (Zombie Road) dove si omaggia il film del secolo. O ancora, l’episodio numero 8, The Collector, che si fa beffe di tutti quei fanz completisti all’ultimo stadio dell’intero scibile umano sui morti viventi, e in cui appare addirittura George Martin in una particina esilarante.
Ognuno di questi segmenti è inserito però alla perfezione nella trama complessiva della stagione, questa volta incentrata sulla missione di portare Murphy in un laboratorio del DCC in California. Lo sviluppo narrativo è, al tempo stesso, frammentario in quanto ogni episodio è un mondo diverso rispetto a quello precedente, e unitario, in quanto i nostri protagonisti vivono in un moto perpetuo di spinta in avanti, verso un obiettivo da raggiungere a tutti i costi. Azione pura, per dirla in maniera sintetica.
L’idea è però quella di tratteggiare, ogni cinquanta minuti, uno spaccato differente e mai visto prima dell’universo apocalittico che è diventato il nostro pianeta. E questo significa inventare qualcosa di nuovo tutte le volte, restando coerenti con lo spirito della serie e non perdendo mai il suo nucleo centrale: trovare una cura tramite Murphy, l’unico essere umano immune al morso degli zombie.

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È un road movie, Z Nation. Anzi, una road series: attraversa tutti gli Stati Uniti (con una deviazione in Messico) e regala, per ogni tappa di questo viaggio all’insegna dell’adrenalina e del divertimento, uno scenario diverso, con le sue peculiarità legate alla zona dove in quel momento si svolge l’azione. Il tutto mantenendo sempre gli zombie, svariate tipologie di zombie, al centro della scena. Quanto è statica e immobile TWD, così Z Nation fa del costante dinamismo la sua arma migliore. È un botta e risposta continuo tra le due serie, un incontro di boxe da cui TWD ne esce con tutte le ossa rotte, destinata a precipitare nello stesso dimenticatoio dove finiranno tutte le più squallide soap opera della nostra epoca.

Non si deve, tuttavia, commettere l’errore di giudicare Z Nation solo in paragone a TWD. Ovvio che sia una cosa lampante, e che contro TWD si vinca sempre molto facile, ma Z Nation possiede una sua autonomia, è un prodotto che cammina (anzi, corre) da solo, forte di una personalità così marcata da renderla un qualcosa di unico nell’intero panorama televisivo. Si ride a crepapelle, ci si esalta, si fa il tifo per i personaggi, si amano allo stesso modo i nostri protagonisti e gli altrettanto pittoreschi antagonisti, ci si sorprende ed esalta a ogni trovata, rimanendo sconvolti dalla vulcanica inventiva degli sceneggiatori che sembra inesauribile. È davvero una rivoluzione: basta pensare a come viene modificato il linguaggio dei personaggi, che cambia dopo l’epidemia, con la nascita di neologismi adatti a una realtà nuova e che si evolve di giorno in giorno. L’apocalisse zombie non come uno stato di cose fisso e immutabile, ma come una materia viva, che impone nuovi codici morali, nuove parole e che a sua volta modifica la struttura stessa del mondo fisico. E chi rifiuta di adeguarsi al cambiamento, soccombe. Non più, come in troppi film post apocalittici, la sopravvivenza del più forte. Ma del più malleabile.
Nonostante tutto questo, ci sono ancora molti spettatori diffidenti nei confronti di Z Nation. Molto probabilmente, è colpa del marchio Asylum, o del fatto che spesso viene dipinta come una sottospecie di parodia di serie B. Non è così. Z Nation è una delle migliori serie del 2015, una delle più coraggiose e “cinematografiche”. E sarebbe un vero peccato perdersela perché si è vittima di pregiudizi legati ai marchi produttivi. Date a Z Nation un’occasione e lasciatevi travolgere. Musica!

21 commenti

  1. Sono inginocchiato sui cerco per penitenza ma non ho ancora visto un episodio uno! E mi rode…

    1. Devi vederla, Fratellone, non ti deluderà, è una promessa!

      1. Una promessa della sorellina è LA promessa

    2. se in certe parti non esagerassero con le “Scemate” Tipo la forma di formaggio che rotola e fa man bassa di zombi potrebbe essere un una serie perfetta,in certi momenti mi incazzo perchè sta serie è un vero ritorno al genere zombie come era stato concepito da Romero/Argento…Appunto sono zombie e bisogna sparargli in testa e nel mentre Savini gli fa schiizare il cervello con una pompetta

      1. Però anche le “scemate” servono, perché non si tratta di un prodotto serioso, ma di una storia che vuole essere anche satirica. Sono trovate, alzano il ritmo, strappano la risata e, al contrario di TWD, dove è tutto così serio da sfiorare il ridicolo, Z Nation è fatto anche di queste cose.

    3. una serie che è tornata agli albori del cinema sugli zombie,quelli che mordono e ti infettano se non fosse per delle trovate a parer mio inutili per la narrazione ,tipo la forma di cheese che rotola e fa man bassa di zombie (Non ricordo in quale puntata) Certe volte mi incazzo,perchè senza ste trovate la seire potrebbe essere un capolavoro gridhouse

  2. ho iniziato a vederlo, GENI PURI

  3. concordo su tutta la linea!

    1. Felice di saperlo!

  4. Finalmente… arrivo a te tramite reblogging colpitata dal titolo. E si, sono perfettamente concorde con te.
    Sono approdata a Z Nation perché stanca delle tristi e indecorose pippe fuori luogo di TWD (trovo che non ci un istinto o una reazione che sia coerente con l’ambietazione).
    In Z Nation ho trovato il divertimento sfacciato e ne sono contenta. Grazie per la tua recensione!

    1. Grazie del commento!
      Infatti, TWD sta diventando sempre più estraneo allo scenario che cerca di dipingere. Uno scollamento che però sembrano notare in pochi.
      Z Nation è molto più coerente, pur nel delirio.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Così a pelle -ancora prima di vederlo in azione- il Murphy ibrido/immune della seconda stagione sembrerebbe prendere qualcosina, oltre che dagli storici Bub e Big Daddy, anche dagli zombi “riabilitati” di In the Flesh. Il tutto virato ovviamente secondo l’Asylum style (da NON intendersi, in Z Nation, come qualcosa di negativo)…

    1. Ma c’è anche tanto Dan O’Bannon, se proprio si vuole andare a cercare un referente.
      Comunque, sono dei pazzi genialoidi.
      Te lo consiglio con tutto il cuore

  6. Fantastico, nella seconda serie c’è stato un salto enorme, avrà aiutato anche il budget maggiore ma dietro ci sono teste e penne che sanno benissimo cosa fare e dove andare a parare. Personaggi colossali, Murphy per me è uno dei più grandi idoli televisivi possibili, non dico si possa comparare a un Walter White o a un Don Draper per le chiare differenze concettuali delle opere ma il livello artistico rimane quello.
    Peccato solo per un calo nell’ultima puntata, scritta dai creatori e diretta da John Hyams mi aspettavo una bomba modello episodio 2, invece mi sembra siano arrivati tutti stanchi. Comunque attesa a mille per la terza stagione 🙂

    1. Sì, ho notato anche io che il season finale è stato un po’ moscetto rispetto alle puntate precedenti, anche se la signora che gestisce quella specie di saloon e la citazione da Bastardi Senza Gloria valevano comunque il tempo speso a guardarlo.
      Ho paura di sapere cosa si inventeranno per la terza stagione.
      E Murphy sì, è devastante.

  7. Secondo me sei troppo dura con TWD…
    Naaa, non è vero. TWD diventa sempre più lagnoso ed irritante, oltretutto mi spoilerano quei due avvenimenti due che avvengono per stagione e addio.
    Concordo su tutta la linea riguardo Z Nation, che intrattiene, diverte e appassiona anche, tenendoci sulle spine dato che la prima stagione ci ha insegnato che nessuno è intoccabile (e la seconda ce lo ha confermato). E poi Roberta e Addy sono due personaggi femminili (finalmente) gustosissimi.

    1. Infatti c’è anche questa attenzione per i personaggi femminili (anche la povera Cassandra e la mamma di Lucy) che, al contrario, in TWD è del tutto assente.
      Nella seconda stagione ci sono state due morti inaspettate, rapidissime e dolorose che sono state due mazzate.
      In TWD neanche hanno le palle di far fuori uno dei personaggi principali.

  8. Arrivo tardi avendo appena finito di vedere la seconda stagione su AXN. Molto bella anche questa, ricca di trovate e con un parco di morti viventi splendido. Un appunto lo farei solo su qualche eccesso picaresco, in certe puntate sembrava quasi un Mark Twain in salsa zombie. Ma nel complesso voto 8. E in più c’era Gina Gershon…

    1. A me la parte picaresca è forse la cosa che è piaciuta di più, proprio perché ha permesso di rendere ogni episodio diverso dall’altro e ha fatto di Z Nation un prodotto distante dalla staticità di altra roba analoga.
      Il ruolo della Gershon è epico

  9. É vero che era un aspetto che la rendeva più varia e briosa, solo che a me a volte ha dato la sensazione di una scorciatoia, mettiamo qualche scombinato o fuori di testa in scena che la puntata si fa da sè. In ogni caso peccati veniali, perchè me la sono goduta dall’inizio alla fine.

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