Bølgen (The Wave)

p3 Regia – Roar Uthaug (2015)

Mentre qui da noi ci si accanisce a disquisire su un fenomeno come Zalone, in paesi che possono vantare un’industria dell’intrattenimento appena un filino più sana della nostra, ci sono fenomeni degni di maggiore interesse. Di solito, i paesi scandinavi sono associati al cinema d’autore, almeno nell’immaginario collettivo. In realtà, sono parecchi anni che, da quelle parti e soprattutto in Norvegia, fiorisce il cinema di genere. Film d’avventura come Kon-Tiki, fantasy come Ragnarok e horror come i due Dead Snow o la fortunata saga slasher di Cold Prey. Ed è proprio il regista del primo capitolo di Cold Prey a firmare questo disaster movie sui fiordi. Roar Uthaug è nato nel 1973, ha esordito nel 2006 e ha già all’attivo quattro film, più svariati corti e un episodio della serie tv Hellfjord (che dovete vedere tutti e subito). In questo momento, sta lavorando negli Stati Uniti al reboot di Tomb Rider.
La peculiarità dei film citati è che sono tutti esportabili, anche se nessuno di essi è girato in inglese. In patria incassano molto e, in alcuni casi, lanciano una sfida diretta ai colossi statunitensi sul loro stesso terreno.
Per quanto riguarda Bølgen, il tentativo è quello di realizzare un film catastrofico che non abbia nulla da invidiare alle maggiori produzioni americane e di farlo con un budget di circa sei milioni di euro, che temo saranno a stento bastati a pagare il catering di San Andreas. 
Ora, è ovvio che ci si muova su due livelli molto diversi e che la spettacolarità pura e semplice del film catastrofico con The Rock sia inarrivabile. Anche perché hanno fatto collassare la California.
Solo che Bølgen si difende e lo fa pure bene, usando tutti i mezzi a sua disposizione per raccontare un disastro su scala ridotta, ma non per questo meno efficace.
Ciò che stupisce è proprio quella punta di arroganza, da parte del film norvegese, nel mettersi a competere in un genere che è sempre stato esclusivo appannaggio di produzioni enormi, riproponendo schemi consolidati da anni e anni di disaster movie a stelle e strisce, ma con una sensibilità diversa. Non dico migliore o peggiore. Solo diversa. E con una consapevolezza dei propri limiti che diventa capacità di sfruttarli al punto tale da tramutarli in punti di forza. Sei milioni di euro, signori. Bruscolini.

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Kristian (Kristoffer Joner) è un geologo che vive con la moglie Idun (Ane Dahl Torp) nella cittadina turistica di Geiranger, situata in una conca a ridosso di un fiordo sotto le montagne di Åkerneset . Il lavoro di Kristian è monitorare la stabilità delle montagne, perché il rischio di una frana (e conseguente onda di svariati metri di altezza derivata dal crollo della montagna nel fiordo) è sempre dietro l’angolo.
È il suo ultimo giorno di lavoro: deve trasferirsi con la famiglia in un’altra città, dove sarà impiegato in una compagnia petrolifera. Mentre saluta i suoi quasi ex colleghi nel centro di osservazione, gli strumenti cominciano a trasmettere valori sballati. Sembra che la montagna si stia contraendo.
Com’è tradizione di questi tipi di film, Kristian propone di evacuare subito il paese e nessuno gli dà ascolto. Fino a quando è troppo tardi. La frana si verifica sul serio e gli abitanti di Geiranger hanno dieci minuti per mettersi in salvo a una quota di almeno ottantacinque metri sul livello del mare.

La prima cosa che salta agli occhi, quando si inizia a vedere Bølgen, è la confezione. Ogni dettaglio è curatissimo e non c’è nulla che faccia trasparire il budget medio basso dell’operazione. Colori caldi, fotografia con i giusti contrasti che sottolinea magnificamente i paesaggi mozzafiato del film; recitazione sempre perfetta e credibile, a partire dai due protagonisti fino all’ultimo dei comprimari. Non solo sono tutti ottimi attori, ma sono stati selezionati bene, con facce da persone comuni che noi sappiamo essere destinate ad affrontare circostanze estreme. Musiche, montaggio, costumi, scenografie: è tutto pulito e allo stesso tempo non anonimo. Insomma, per citare una battuta pronunciata da Idun, a proposito della casa che la sua famiglia sta per lasciare: questo film ha un’anima, ma amalgamata alla perfezione con la professionalità e il desiderio di intrattenere.

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Il problema di un film catastrofico dal costo di sei milioni di euro che esce nel 2015 è quello di non avere a disposizione due ore e passa di botti. La frana, seguita dall’ondata che spazza via la cittadina, occupa sì e no un quarto d’ora del minutaggio. È realizzata alla grande, fa paura davvero e, considerando quanto poco Uthaug può permettersi di mostrarla a tutto campo, fa il suo sporco lavoro di spauracchio per i personaggi in fuga. Magistrale è il modo in cui il regista è riuscito a risolvere la sequenza dell’impatto dell’onda su una strada piena di automobili. Che se fosse stato Emmerich (ricordando che io a Roland voglio un sacco bene), avremmo visto centinaia di macchine spazzate via dall’acqua. Ma qui abbiamo solo sei milioni di euro e allora assistiamo a tutta la situazione da dentro l’abitacolo di uno dei veicoli rimasti bloccati in strada. E, ve lo assicuro, la tensione è altissima, la preoccupazione per la sorte dei personaggi a livello di guardia e, da un punto di vista stilistico, le scelte compiute da Uthaug (ma poi, si chiama Roar, può fare ciò che vuole) sono da spellarsi le manine per gli applausi.

Bølgen è un prodotto molto intelligente: tutto ciò che, per mancanza evidente di mezzi, non può far vedere a tutto campo, ce lo racconta spostando la nostra attenzione dall’esterno all’interno. Non possiamo vedere lo tsunami che colpisce l’albergo dove lavora Idun? Va benissimo, entriamo dentro l’albergo e stiamo attaccati ai personaggi. Dall’enormità dei disaster movie americani, all’apocalisse “da camera” del loro cuginetto norvegese.
Che è poi un po’ tornare alle origini stesse del genere, a quei film degli anni ’70 dove il disastro puro e semplice occupava uno spazio limitato e si spendeva più tempo a conoscere i personaggi e ad assistere alle loro reazioni. Non è un caso se la seconda parte di Bølgen è un continuo omaggio a L’Avventura del Poseidon.

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Se la sceneggiatura di Bølgen è classica nel suo svolgimento e rispetta quasi tutti i canoni tipici del genere (non è intenzione di un prodotto simile essere originale), non ci vengono risparmiati piccoli tocchi crudeli, morti inaspettate, comportamenti dei personaggi, anche i protagonisti, che in un film americano non passerebbero mai. È un film asciutto, Bølgen, e rifugge la retorica abbastanza trita a cui i disaster movie ci hanno abituato. Questo non vuol dire che sia mancante sul piano emotivo, anzi. Semmai è il contrario: si prende tutto il tempo necessario per presentarci al meglio protagonisti e ambientazioni, non ha nessuna fretta di arrivare subito alla frana e preferisce agire sulla nostra empatia nei confronti di un’intera cittadina (e di una famiglia in particolare) che la catastrofe raderà al suolo, rendendo così il suo impatto molto più violento.
Di Bølgen non va solo premiato il coraggio, ma anche la resa sorprendente. E Roar Uthaug non è più una semplice promessa, è una grandissima conferma. Adesso aspettiamo solo di vedere cosa combina a Hollywood.

10 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Sottoscrivo tutto quello che hai detto, girato alla grande nonostante il budget limitato, ben recitato e con la tensione sempre altissima. La scelta di fare un catastrofico “da camera” è vincente, anche perchè in un film puoi pure emmericchianamente descrivere catastrofi su catastrofi – budget permettendo – ma il singolo personaggio non ha la prospettiva “dall’alto” della macchina da presa, vive le catastrofi dalla sua limitatissima angolazione, che può essere l’interno di una macchina o la stanza/rifugio di un albergo.
    Un film senza pretese ma piacevolissimo (anche se, per onestà, devo ammettere di essere sbottato a ridere quando ho visto il protagonista arrivare all’albergo inondato a bordo di una zatteretta, manco fosse uscito da “L’arpa birmana” :-D).

    1. Effettivamente la zattera era anche risparmiabile, però poi veniamo ripagati da quella lunghissima scena nel tunnel subacqueo che è davvero al cardiopalma.

  2. Sei paesi scandinavi ho visto l’ottimo Escape,Headhunter,Id-A,da li che sono paesi più piccoli dei nostri bisogna prendere esempio per i film di genere qui tutti ad ossanare Zalone perchè non c’è nient’altro ho visto La casa sperduta nel parco in bluray di Deodato(pochi soldi ma massima resa) si vede che non c’è una generazione di registi nostrana adatta ai film di genere (solo roba underground)
    Un saluto Lucia

    1. Sì, è vero. I paesi scandinavi fanno cose egregie, da un sacco di tempo e conciliano molto bene il cinema industriale con quello d’autore

  3. Sempre stato fan del fantastico europeo, in tutte le sue manifestazioni e p.s. Hellfjord mi ha fatto pensare a una felice via di mezzo tra “Un medico tra gli orsi” e l’occhio grottesco e irriverente dei fratellini Coen. Fantastico.

    1. Helljford è una vera e propria chicca. Non a caso raccoglie i più talentuosi registi di genere norvegesi

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Leggendo la tua rece, oltre all’Avventura del Poseidon Bølgen mi ha “catastroficamente” ricordato anche elementi di Terremoto e Meteor (in particolare, penso alla terribile valanga provocata dal frammento infuocato che colpisce la montagna, o alla fuga dei protagonisti capitanati da Sean Connery e Karl Malden nei tunnel allagati). Il tutto con un efficacissimo occhio contemporaneo ed europeo, sia nella gestione dei tempi e delle psicologie che nella resa spettacolare “frenata” sì dal basso budget ma, direi, fatta comunque fruttare al meglio… Speriamo che Uthaug riesca a stare a testa alta anche in quel di Hollywood (che alla mecca del cinema una ventata d’Europa certo male non può fare, anzi).

  5. Che dire, speriamo qualcuno abbia coraggio e lo porti in italia, anche solo sottotitolato per i cineclub

  6. E la cosa interessante è che si tratta di un film anche solidissimo sul piano scientifico – i geologi si divertono un mondo a guardarlo (noi vediamo cose che voi umani non riuscite a vedere😀 ).
    Pur con tutte le concessioni al dramma, è molto accurato e terribilmente plausibile.

  7. valeria · · Rispondi

    incuriosita dalla tua (ottima) recensione l’ho immediatamente reperito e visionato. concordo in pieno con quanto hai scritto🙂 ci si affeziona davvero ai personaggi protagonisti (altro che quelli di san andreas, delineati con una banalità a dir poco imbarazzante…) e le scene catastrofiche sono non solo molto ben fatte, ma anche parecchio ansiogene, come la già citata scena della macchina. speriamo in una distribuzione italiana; di solito i film di questo genere prima o poi (magari più poi che prima XD) arrivano anche da noi🙂

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