Horror Christmas: To All a Goodnight

To-All-a-Goodnight-images-5fd6ade2-9a98-4067-b438-542f482eb9c Regia – David Hess (1980)

Non sono mai stata un’amante del cinema di serie Z e non ho mai sostenuto l’adagio secondo cui quanto più un film è brutto, sciatto e dozzinale, tanto più è divertente guardarlo. Però la coerenza non è il mio forte e quindi ci sono alcune eccezioni alla regola, quasi sempre slasher, perché si tratta di una tipologia di film realizzati a bassissimo costo, spesso con attori di livello infimo e, in molti casi, con dei registi di servizio che poi sono spariti nel nulla, senza lasciare traccia. Eppure, io sono una completista e feticista dello slasher, mi affascina la sua capacità di ripetere uno schema fisso all’infinito e riuscire comunque a intrattenere. E mi esalta la sua virtuale immortalità. Sono certa che, tra un paio di secoli, si gireranno ancora slasher e cambieranno i supporti di ripresa, gli effetti speciali, i costumi, la fruizione stessa dell’oggetto film, ma gli spettatori non si stancheranno mai di assistere alla macellazione di adolescenti festaioli. È una delle poche certezze della mia vita.
Dato che ormai il Natale è alle porte e abbiamo parlato di due film relativamente recenti, mi è sembrato il caso di chiudere la mini rassegna del blog andando a scavare nel passato e pescando questo scalcinato e, per molti versi, improponibile slasher firmato nientemeno che da David Hess.
Per chi non sapesse di cosa diavolo sto parlando, Hess è stato uno dei volti più riconoscibili e caratteristici dell’horror anni ’70 e ’80. Aveva iniziato la sua carriera come musicista e poi Craven lo aveva fatto esordire davanti alla macchina da presa, dandogli il ruolo di Krug Stillo ne L’Ultima Casa a Sinistra (per cui aveva composto anche la colonna sonora). Da allora, l’attore ha interpretato decine di villain, lavorando anche in Italia, per due volte, con Ruggero Deodato, ne La Casa Sperduta nel Parco e in Camping del Terrore.

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To All a Goodnight è la sua prima e unica esperienza come regista. Uno slasher che detiene il piccolo primato di aver presentato in anticipo su tutti gli altri un killer vestito da Babbo Natale. Sì, certo, c’è il precedente nel 1972, di cui abbiamo già parlato qualche anno fa, ma nello slasher un assassino con quel look non si era mai visto.
La trama del film rubacchia qua e là da Black Christmas a Venerdì XIII, passando per Prom Night. Si apre infatti con il classico scherzo finito malissimo (una studentessa muore durante un non meglio specificato rito di iniziazione, cadendo da una balconata) e continua inanellando uno stereotipo dietro l’altro. Il che è singolare, considerando che si tratta di uno slasher della prima ondata.
Siamo in una scuola femminile, poco prima delle vacanze natalizie. Quasi tutte le studentesse partono per tornare a casa, ma un piccolo gruppo di ragazze rimane nel dormitorio, insieme alla direttrice della sorority house e a un giardiniere non del tutto a posto con la testa che se ne va in giro armato di cesoie per tutto l’edificio.
Le ragazze organizzano un party, invitando nel dormitorio alcuni amici, che arrivano lì con un aereo (non chiedetemi perché). Mentre festeggiano il natale ubriacandosi e facendo sesso in ogni angolo della casa (la direttrice è stata messa a nanna con un sonnifero nel latte), arriva il killer e fa una strage.

E quando dico strage, intendo proprio strage. Tra i (pochi) pregi di To All a Goodnight c’è un body count altissimo e una creatività nel settore omicidi da far invidia al Jason dei tempi migliori, quello della seconda parte della sua brillante carriera da maniaco omicida, insomma.
E, per un film del 1980, tutta questa violenza era un’anomalia. To All a Goodnight è il più efferato tra gli slasher a lui contemporanei, quello con un più alto numero di vittime e con il più elevato tasso di crudeltà. Nonché di stramberia. Potrete ammirare, se avrete il cattivo gusto di avvicinarvi al film, gole e teste tagliate, una splendida garrota al fil di ferro, crani schiacciati da grosse pietre, frecce che entrano dalla nuca ed escono dalla bocca, e persino un omicidio eseguito mediante la turbina di un aereo.

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Peccato che la fotografia sia spesso così scura da rendere quasi impossibile capire cosa sta accadendo sullo schermo, che gli attori siano da filodrammatica parrocchiale e che ogni singolo personaggio rappresenti l’emblema dell’idiozia generata da un tempesta ormonale livello tsunami. Eccetto la final girl che però, a parte mantenersi pura per uccidere l’assassino nell’ultimo rullo, non è tanto superiore ai suoi amici nel reparto materia grigia.
Insomma, non è un’impresa semplice trovare cose da salvare in un prodotto simile. Eppure ha sempre esercitato su di me una forma di attrazione di cui fatico a trovare un motivo logico e razionale.
Va, prima di tutto, considerato l’aspetto del killer. Non tanto il costume da Babbo Natale, quanto la maschera che indossa, un faccione barbuto e sorridente che, se mostrato a un bambino, gli farebbe venire gli incubi per settimane. O forse solo a me che, quando ero piccola, avevo più paura che aspettative nei confronti di Babbo Natale, questo vecchiaccio che si va infilare nei camini e ti entra in casa mentre stai dormendo. Ecco, io me lo immaginavo identico all’assassino di To All a Goodnight. Ma, a parte i miei personali terrori infantili, si tratta di una caratterizzazione azzeccatissima per un assassino slasher. Anzi, lo avrei mostrato molto di più di quanto effettivamente si veda. Ogni tanto, quando rivedo il film, mi metto a urlare contro lo schermo: “ma fammi un cazzo di controcampo su Babbo Natale, per la miseria!”

Secondo punto a favore di To All a Goodnight è che si nota la provenienza del regista dal variegato universo della explotitation anni ’70. Hess dissemina il film di tocchi weird con effetti che vanno dall’incredibile allo straniante; inserisce personaggi fuori contesto e fuori registro; fa impazzire una delle ragazze e la fa cantare e ballare nel corso dell’ultimo quarto d’ora di pellicola, mentre gli altri superstiti cercano di sfuggire al killer, creando così una situazione del tutto folle e sopra le righe. Ma tutto il film è costantemente sopra le righe, è un minuscolo trionfo dello sgangherato e dell’improbabile. Non so quanto il risultato fosse voluto, ma è  comunque uno spasso.

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Andateci piano, però, con questo film e non vedetelo se non sapete con esattezza a cosa state andando incontro. Altrimenti poi finisce che mi venite a cercare per picchiarmi. È un film per gli irriducibili dello slasher. Un pubblico più “normale” lo liquiderebbe con disprezzo per la spazzatura che, con ogni probabilità, è.
Se invece avete un pessimo rapporto con il Natale e un’ottima opinione di killer mascherati sterminatori di adolescenti idioti, To All a Goodnight potrebbe essere il film ideale per la vostra vigilia. L’ho sempre considerato il film più ferocemente antinatalizio ambientato a Natale, anche in misura maggiore rispetto a un Silent Night, Deadly Night che tentava, attraverso il negozio di giocattoli dove lavorava il protagonista, di restituire sullo schermo almeno un briciolo della cosiddetta “magia natalizia”. A Hess, invece, non frega proprio niente delle feste e mette in scena un semplice, schematico, punitivo e gratuito teatrino del massacro.
Se solo To All a Goodnight soffrisse meno di dilettantismo spinto, oggi ci troveremmo a parlare di un piccolo classico. Ma in fondo va bene anche così. Sarà pur sempre meglio di qualunque cosa la nostra programmazione televisiva avrà da offrirci nei prossimi giorni.

2 commenti

  1. Direi alla fine che si presenta meglio dell’ 80% delle analoghe produzioni attuali!

  2. Ah deve essere divertente una specie di guilty pleasure,Il camping del terrore me lo ricordo e uno slasher girato nei boschi abruzzesi spacciati per l’America ci sono le tette di Nancy Brilli,La casa sperduta nel parco assieme a Cannibal Holocaust mi devono arrivare in bluray(sono in offerta).
    Mi raccomando “mangiate”,il colonello Rhodes vi augura Buone Feste.

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