Bound to Vengeance

tumblr_nqrnfkGZRx1sgf8qno5_1280 Regia – José Manuel Cravioto (2015)

Prima di cominciare, vi invito a osservare con me un minuto di silenzio per come il Consiglio dei Malvagi Titolisti Italiani ha devastato il titolo originale di questo film. In realtà, la colpa non è tutta loro. Bound to Vengeance ha fatto il giro dei festival internazionali, prima di essere distribuito, con il titolo Reversal, poi modificato nel molto più efficace Bound to Vengeance. I nostri Malvagi Titolisti hanno solo aggiunto la didascalia esplicativa, quel La Fuga è Solo l’Inizio, di cui sinceramente non si sentiva affatto il bisogno, oltre a non prendere in considerazione che il film aveva cambiato nome in corso d’opera, ma vabbè, figurati se stanno a pensare a certe inezie, quando si tratta di portare in sala un tappabuchi come questo.
Che in teoria si sarebbe meritato maggiori visibilità e diffusione: l’opera seconda di Cravioto, nonché sua prima incursione al di fuori dei confini messicani, è davvero una piccola bomba. Non solo ci consegna una giovane protagonista, Tina Ivlev (russa, classe 1989) che davvero potrebbe diventare una di quelle eroine action da storia del cinema, ma manda anche decine e decine di rape & revenge contemporanei a nascondersi pieni di vergogna.

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Come avrete già letto in giro, Bound to Vengeance parte dove molti film finiscono: abbiamo la nostra protagonista, Eve, che tramortisce il suo carceriere con una mattonata in testa e fugge dal covo dove è rimasta prigioniera non sappiamo per quanto tempo. Non abbiamo idea di come sia stata rapita, di cosa abbia passato in quella casa, di quale stratagemma abbia escogitato per liberarsi. La troviamo già con il mattone in mano, pronta a colpire l’aguzzino di turno.
Solo che, una volta fuori dall’antro del mostro, si accorge di essere in un buco sperduto in mezzo al nulla. C’è un furgone, ma le chiavi non sono attaccate. E così, Eve deve rientrare per trovarle. Frugando tra gli scaffali, nota le foto di altre quattro ragazze e capisce che non può limitarsi a scappare, ma deve fare qualcosa per aiutarle. Prende il suo rapitore, gli mette un bel cappio al collo, lo carica sul furgone e si fa condurre nelle case dove le quattro ragazze sono tenute prigioniere.
Bound to Vengeance, in realtà, più che una corsa verso la vendetta, è una missione di soccorso che finisce per sfociare in una carneficina.

Ho parlato di rape & revenge, poco fa. L’ho fatto perché, dopo pochi minuti diventa palese che le ragazze vengono sequestrate con uno scopo molto preciso, sebbene Cravioto non mostri in campo nulla di esplicito. Insomma, la parte rape è sottintesa. Quella su cui il film picchia davvero duro, è la parte revenge che (vale la pena sottolinearlo) è però quasi accidentale.
Eve vuole salvare le altre ragazze e, nel suo cammino, combina tanti casini, commette una serie infinita di errori e non sempre riesce nel suo intento. Sbaglia, si incazza, soprattutto si arrabbia, sempre di più, fino a diventare una furia, una belva scatenata che dispensa giustizia a colpi di pistola.
Eppure, se il film evita di fare dell’exploitation sulla schiavitù sessuale cui vengono sottoposte le ragazze, si guarda anche bene dallo spettacolarizzare o estetizzare la vendetta di Eve. Non c’è alcun appagamento nel suo personaggio, nessun compiacimento da parte del regista nel mettere in scena il calvario di una giovane donna che vorrebbe salvare delle vite e invece si trova a fare l’esatto contrario.
Ho letto in giro che il film, con la sua struttura quasi di stampo videoludico, manca di realismo e di plausibilità. E in effetti è vero, ma è comunque un’accusa campata in aria. La situazione proposta spinge lo spettatore a compiere qualche sforzo in più per sospendere l’incredulità, ma il personaggio di Eve è così potente, così credibile e così vero che ci si dimentica presto di un paio di buchetti di poco conto nella trama.

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E la Ivlev, sia perché ottimamente diretta, sia perché dotata di un talento naturale, è gigantesca. Intendiamoci: non è che la definisco gigantesca perché è in grado di impugnare una pistola, di tirare qualche calcio o di spaccare teste a mattonate. No, non si tratta di questo. Si tratta di reggere il ruolo con un’intensità espressiva da grande attrice. Questa è una che ti sostiene un primo piano di diversi secondi senza stacchi comunicando una gamma pressoché infinita di stati d’animo, una che ti spiega tutto con uno sguardo (pronuncerà sei o sette parole nel corso dell’intero film), che trasmette una tensione fisica ed emotiva spossante ed è in grado di passare attraverso una prova davvero difficile, soprattutto perché a Cravioto non piace andare in over editing e preferisce tagliare meno rispetto al cinema d’azione contemporaneo.
Molta della riuscita di un film come questo si deve all’interpretazione della Ivlev e forse, senza di lei, non staremmo neanche qui a parlarne. E tuttavia, il lavoro di Cravioto nella messa in scena riesce a trasformare una sceneggiatura non particolarmente esaltante in una corsa sempre più veloce, faticosa e sofferta. Che questa corsa porti a niente altro se non ad altri fatica e dolore, è un’altra nota di merito.
Perché nel film non c’è neppure l’ombra di quel tipo di giustizialismo spesso legato a certi tipi di pellicole. Certo, è un’ovvietà dire che quando qualcuno dei rapitori si becca una pallottola in piena faccia, una parte di noi esulta neanche si trovasse in Curva Sud.
Ma (e di nuovo, grazie alla straordinaria Ivlev), il personaggio di Eve è talmente modificato, e anzi, trasfigurato dalla violenza, inferta e subita, che diventa davvero impossibile provare una qualsiasi forma di soddisfazione, una volta che iniziano a scorrere i titoli di coda.

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Il finale, anche quello criticato da molti, mi ha addirittura ricordato quel capolavoro che è Martyrs, tanto per rendervi partecipe del mio entusiasmo nei confronti di questo film.
Poi sì, purtroppo tutta una serie di cose si potevano risparmiare, come per esempio l’impiego eccessivo e ripetitivo dei flashback in stile found footage, che sono utili per capire le motivazioni profonde del personaggio, ma che alla lunga stancano e che forse sono stati inseriti con questa frequenza  solo perché altrimenti Bound to Vengeance non avrebbe raggiunto la durata canonica per essere classificato come lungometraggio.
Ma davvero, di fronte alla determinazione quasi sovrumana di Eve, che si fa strada attraverso la peggiore nottata della sua vita animata solo dal dovere di aiutare altre ragazze nelle sue stesse condizioni, lasciamo tranquillamente correre certi difettucci.
Anche perché è sovrumana, in Eve, solo la determinazione. Mentre tutto il resto è di un’umanità sconcertante. Siamo abituati a eroine che non sbagliano un colpo, indistruttibili e infallibili. Eve, al contrario, combina più danni che altro ed esce dal suo estenuante cammino con le ossa rotte, non solo fisicamente.
È un film così furibondo, rapido, efficace nell’esecuzione, che quando finisce ti sembra siano passati sì e no cinque minuti.
E credo che questo sia il più grande complimento che si possa fare a un film d’azione.

5 commenti

  1. Giuseppe · · Rispondi

    Purtroppo i Malvagi Titolisti (con la loro “creatività”) sono sempre più in prima linea nel NON garantire maggiori visibilità e diffusione ai film che lo meritano, come questo rape & revenge , capace di elevarsi non di poco -per fortuna- dalla media dei prodotti analoghi (coi quali, però, grazie a quella banale e inutile didascalia, potrebbe pure rischiare di venir confuso da una parte di potenziali spettatori)…

  2. Già, una piccola, grande sorpresa, purtroppo incompresa dai più e/o evitata del tutto perché pubblicizzata come junk cinema. Peccato, in una qualche retrospettiva futura sarà una gemma da rispolverare, le qualità per lasciare un segno ci sono tutte.🙂

    1. Lo hanno fatto passare come una specie di tappabuchi. Lo hanno pubblicizzato poco, distribuito malissimo e titolato a cazzo.
      Poi per forza fa questa brutta fine

  3. Visto. Film davvero interessante. Non di “denuncia”, ma siamo su quella strada. Sì, ottima la protagonista, praticamente regge tutto il film da sola. Sulla questione se è un film realistico o meno, forse in America è molto più realistico che da noi. Realistico almeno quanto una puntata di Law & Order – Unità vittime speciali. Sicuramente è un film d’azione con una eroina un po’ particolare, ma che io ho trovato simpatica nella sua determinazione. E ostinazione. Si libera da sola, vuole liberare anche le altre, e il fatto che si incasini la rende solo più umana e meno Rambo, per dire. Credo sia anche un film fatto con pochi mezzi, anche se il senso di urgenza della corsa contro il tempo c’è tutto. Un film sicuramente singolare.

    1. Abbiamo davvero una sensibilità molto simile per quanto riguarda i film…
      La protagonista è infatti il vero elemento portante del film. Senza di lei e senza la umanità, non sarebbe stato il film singolare che invece si è rivelato

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