1933: The Ghoul

ghoul_1933_poster_01 Regia – T. Hayes Hunter

We all know that dead men don’t come back.”

Sono giornatacce che neanche ho la forza di alzarmi in piedi la mattina, quindi per qualche tempo, la programmazione sarà traballante, nel senso che posterò alla come capita e non sarò in grado di garantire pubblicazioni regolari.
Ma è comunque cosa buona e giusta continuare con la nostra amata storia dell’horror a puntate.
E per il 1933 avete scelto questo strambo film considerato perduto fino alla metà degli anni ’70, quando ne venne rinvenuta una copia muta e molto rovinata.
Si è dovuto aspettare il 1980 perché qualcuno recuperasse il negativo originale in un magazzino in Inghilterra. Solo allora si riuscì a restaurarlo e a farlo uscire in VHS. Il dvd della MGM è invece molto più recente.
Si tratta di un film britannico che, nonostante il titolo, non ha poi molto di soprannaturale, ma rimanda a un filone estremamente fortunato negli anni ’30, quello della Old Dark House.
Erano film a metà tra il mistery e la commedia, con spruzzate di horror qua e là, per garantire qualche brivido in più allo spettatore. Il modello era Il Gatto e Il Canarino (sia il film del 1927 che la piece teatrale) e l’eccellenza artistica del genere era stata raggiunta nel 1932, grazie a James Whale e a uno dei suoi innumerevoli capolavori, intitolato proprio The Old Dark House e con Boris Karloff tra i protagonisti. In realtà, l’opera di Whale era molto sottile e tendeva anche a ironizzare sugli stereotipi del filone. Ma Whale si è sempre contraddistinto per un approccio personale (anzi, unico) a qualsiasi genere si trovasse ad affrontare. E quindi non fa testo, come tutti i grandi geni, fa storia a sé.
The Ghoul è, al contrario, un prodotto tradizionale, un tipico horror britannico con diversi momenti di comicità per smorzare i toni e un Karloff utilizzato quasi come una figurazione di lusso.
Ciò non toglie che sia un ottimo film, che ancora non risente del famigerato Codice Hayes, e può permettersi qualche stravaganza che, a partire dall’anno successivo, sarebbe stata improponibile (per tutti, tranne che per Whale. Scusate, non so se si nota che è il mio regista preferito dell’era dell’horror classico).

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La Old Dark House è, da sempre, una tipologia di film che trova la sua naturale ambientazione in Gran Bretagna e The Ghoul non fa eccezione, ma mischia le atmosfere gotiche delle sinistre magioni, che forse sono infestate e forse non lo sono, con l’elemento esotico della mitologia egiziana. È evidente come l’intento del film fosse quello di sfruttare il successo de La Mummia, diretto da Karl Freund l’anno precedente e, ancora, con Boris Karloff.
In The Ghoul, Karloff è un egittologo in fin di vita che possiede un antico gioiello chiamato “The Eternal Light”. È convinto che, se viene sepolto con questo gioiello legato alla sua mano e se si consacra ad Anubi, potrà tornare in vita, a patto che, una volta uscito dalla tomba, consegni “The Eternal Light” nelle mani della statua del dio.
Dà a un fedele servitore (Ernest Thesiger, tanto per tornare a parlare di Whale) precise disposizioni riguardo al suo funerale. Ma il servitore non è poi così fedele e ruba il gioiello che, in una successione di eventi alquanto rocambolesca, inizia a passare di mano in mano.
Ma l’egittologo esce davvero dal sarcofago e, non trovando più il prezioso manufatto, scatena la sua rabbia contro tutti i presenti nella sua casa, tra cui anche i suoi due nipoti venuti a riscuotere l’eredità.

Il regista di The Ghoul è americano, ma trapiantato in Inghilterra, dove ha diretto quasi quaranta film. Il direttore della fotografia è invece austriaco. E questo è un dettaglio fondamentale per capire l’estetica del film, un’estetica che è tutta fatta di ombre, angoli bui, riprese notturne e angolazioni particolari. Di fatto, The Ghoul è un film espressionista, che deve il suo fascino proprio a una concezione europea di messa in scena. Per essere un film dei primi anni ’30, c’è un’abbondanza di carrelli e altri movimenti di macchina piuttosto audaci, che all’epoca non si vedevano così spesso.
Inoltre, nonostante abbondi di momenti comici, il suo look così cupo, oscuro e tetro, riesce a fare di The Ghoul un horror puro, che passa con disinvoltura dalla risata al brivido, come nella scena in cui uno dei due personaggi femminili (quello che ha il tipico ruolo di comic relief) è alla finestra e Karloff le appare alle spalle, allungando le braccia verso la sua gola, in procinto di strangolarla.
Pochi secondi prima, ci stavamo prendendo gioco di questa donna e, un attimo dopo, eccoci a temere per la sua vita.

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The Ghoul è anche particolarmente violento ed efferato, non solo per quel paio di omicidi che si vedono in campo (uno dei quali quasi esplicito), ma soprattutto per l’aspetto e l’atteggiamento del personaggio di Karloff. L’attore in realtà ha un minutaggio piuttosto ridotto, ma il suo carisma, la sua gestualità, il trucco così accentuato, lo rendono uno spauracchio perfetto. E credo che più di uno spettatore si sia spaventato quando il film uscì nelle sale.
In una sequenza, Karloff si incide addirittura il petto con un coltello e, lo sappiamo bene, la visione diretta del sangue non era proprio un particolare che si vedeva tutti i giorni.
Fu il primo film inglese a essere definito dalla critica “horrific”, nonché il primo horror inglese sonoro.
Una perla dell’horror anni ’30, insomma, il cui ritrovamento è stato un gran bel regalo per gli appassionati del cinema di quel periodo. E per chiunque voglia conoscerlo e studiarlo.

Perché la commistione tra lo stile Universal (i film di mostri inaugurati da Dracula) e l’estetica tedesca è la vera e propria culla del film dell’orrore moderno, quello prima dell’ondata iconoclasta di fine anni ’60, tanto per capirci e semplificare al massimo una storia complessa e piena di sfaccettature.
Cinema fatto di figure che emergono da un buio che, nelle mani di direttori della fotografia esperti, diventava quasi un’entità viva. Un buio in grado, da solo, di mettere in soggezione il pubblico e che unicamente nel bianco e nero da favola dell’epoca, aveva una identità così forte e netta.
The Ghoul è facilmente reperibile, ma io vi consiglio di cuore il Blu Ray, che trovate su Amazon a un prezzo più che ragionevole.

shooting-the-ghoul-1933

Più andiamo avanti, più le scelte si fanno difficili. Il 1943 è un anno splendido, per il nostro genere preferito. E vi tocca decidere tra tre pietre miliari.
La Settima Vittima di Mark Robson apre il terzetto. Non devo essere io a dirvi che si tratta di un film straordinario, vero?
Seguono due film dello stesso regista, Jacques Tourneur, Ho Camminato con uno Zombi e L’Uomo Leopardo.

4 commenti

  1. dinogargano · · Rispondi

    Non l’ho visto , il Ghoul , vediamo se riesco a rimediare , votato per la settima vittima ..

    1. Ed è una ottima scelta!

  2. Karloff ha sempre un posto nel mio immaginario dell’horror classico, recupero.
    Il mio voto va alla Settima Vittima

  3. Un piccolo gioiello, che sfrutta decisamente bene le ultime libertà concesse prima dell’applicazione del Codice Hayes (quanto a un genio come Whale, lui era tipo da fottersene giustamente dei codici)…
    P.S. Settima vittima anche per me!

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