Caro clone, ti scrivo

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Così ti sputtano un po’…
Scusate se faccio un uso personale del blog. Oggi avremmo dovuto parlare di un film bellissimo che purtroppo slitta a lunedì, mandando ancora una volta alla malora un seppur fragile palinsesto. Non importa, cose che capitano, anche se, in tutta sincerità, il post che mi accingo a scrivere è davvero sgradevole e, credetemi, sono mesi che ci penso e cerco il modo giusto di comportarmi. Che si deve fare in questi casi? Fino a ieri credevo che la cosa migliore fosse tacere e continuare per la mia strada senza neanche pormi il problema. Ma poi c’è stata la classica goccia. E io, di fronte a tali spudoratezza, arroganza e cialtroneria, non posso davvero più starmene zitta e buona. Voi lo sapete che sono tendenzialmente tranquilla e pacifica e che evito di rompere le scatole al prossimo se non è davvero necessario.
E così ho pensato di avvalermi dell’unico strumento che ho a disposizione, ovvero questo spazio che porto avanti da quasi cinque anni ormai e a cui credo di aver dimostrato che tengo tantissimo. Non pretendo di avere il migliore blog di cinema horror dell’universo conosciuto o il più importante (lascio ad altri queste patenti). Ma una cosa è certa: tutto ciò che avete letto su queste pagine dal maggio 2011 a oggi è frutto solo ed esclusivamente delle mie idee. Certo, a volte ho avuto opinioni simili ad altri blogger o i loro articoli hanno ispirato i miei. In quei casi ho sempre messo un link e un grazie. E davo per scontato che avrei ricevuto lo stesso trattamento.
E invece no.

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Per cui, mio caro clone, provo a rivolgermi a te direttamente e a chiederti di farla finita, perché io ci impiego quel paio di orette, tra scrittura e ricerche varie, per dare forma compiuta a un post, sottraggo tempo ad altre cose, ci metto impegno e anche amore, in quello che faccio. E vedere che qualcun’altro si prende applausi, condivisioni e leccate di culo (da gente che mi legge, poi…) usando le mie idee, i miei concetti, i miei spunti di riflessione e, a volte, le mie stesse parole appena modificate, non solo mi manda in bestia, ma mi fa soffrire e mi manda in depressione.
Io lo so come hai cominciato: rubacchiando qualcosina qua e là, inserendo una battuta per renderti simpatico a tutti, e magari all’inizio neanche lo facevi in maniera consapevole. Infatti non ci volevo credere e cercavo scuse, pensavo fossero coincidenze. Poi però ti sei fatto meno furbo e sei passato al sistematico copia e incolla delle mie cose. E adesso è così evidente che non credo di avere neanche bisogno di fare il tuo nome. È sotto gli occhi di tutti.
E tutti fanno finta di niente. Non solo, ma commentano, usano termini come “geniale”, “esplosivo”, “meraviglioso”, per degli articoli che non sono altro se non un mash up tra il mio blog e un altro sito di cinema molto famoso, che però con me ci azzecca poco o nulla. E quando ti citano nelle innumerevoli condivisioni dei tuoi (dei miei) post, io non mi capacito di come non si rendano conto che quelle che stanno citando sono le mie parole.
O forse se ne rendono conto e non gliene frega niente.
Perché tu sei un simpaticone.

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Però, perdonami, hai la faccia come il deretano e, soprattutto, te ne approfitti del fatto che nessuno avrà mai il coraggio di venirti a dire che stai copiando.
Lo so che fai affidamento su questo, come sul fatto che io non ho alcuno strumento per proteggermi, tranne, appunto, questo blog, ovvero la tua personale riserva di articoli, la tua zona di saccheggio.
Però non hai preso in considerazione una cosa molto semplice: io sarò anche pacifica, ma non è che vada matta per fare la figura della fessacchiotta, figura che tu mi stai facendo fare da parecchio tempo a questa parte. Diciamo da questa estate, così, se mi stai leggendo (e lo stai facendo) ti tolgo ogni ragionevole dubbio. Sto proprio parlando di te.
Ma cosa credevi? Che non ci avrei fatto caso?
Non è possibile. Sapevi che me ne sarei accorta, ma eri sicuro che avrei fatto pippa.
Ed è lì che ti sei sbagliato.
Non ho intenzione di fare nomi o altro, non oggi. Oggi ti chiedo solo di smetterla, di provare a scrivere qualcosa di tuo e vedere che cosa ne esce. Potrebbe sorprenderti.
Ma, se tra qualche giorno dovessi ricapitare sul tuo blog e rileggere un articolo ripreso da qui nella sua interezza, adeguandolo giusto che quel tanto che basta al tuo stile tendente alla degenerazione farsesca di ogni cosa, anche la più seria, allora comincerò a mettere link e stralci. E a fare confronti. Vorrei evitarlo, perché ti porterei delle visite, i, che mi provoca un paio di ulcere supplementari solo a pensarci.

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Un ultimo consiglio: se parli di cinema (copiando, certo), potresti, se non altro, usare una terminologia adeguata? Si dice macchina da presa, non telecamera. La telecamera è quella con cui si riprendono i gattini su facebook e un paio di found footage. La macchina da presa è sempre quella cosa con cui si girano i film. Magari ricordatelo, tra un gioco di parole a l’altro. Son brutti strafalcioni, anche se oggi ammetto che ci sia un minimo di confusione, dato l’avvento dei digitale. Ma quando si discute di un vecchio film in 16mm, capisci anche tu che il termine telecamera è indice di una ignoranza abissale.
Cioè, se mi devi plagiare, plagiami bene, che poi la figura di merda la faccio anche io.
Grazie.
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