Howl

HowlPoster2015Regia- Paul Hyett (2015)

Che succede quando uno dei più grossi esperti di make up del cinema britannico passa alla regia?
Per prima cosa, succede The Seasoning House, di cui ho parlato un paio di anni fa e che mi piacque assai. E poi, quando l’esordio funziona e ci sono un paio di spiccioli da spendere per creare tanti bei trucchi artigianali, ecco che succede Howl.
Ora, come tutti sapete, i lupi mannari da queste parti sono sempre guardati con una certa diffidenza, non perché abbia qualcosa contro quei cuccioli pucciosi, ma perché sono forse i mostri più complicati da rendere sullo schermo. E non c’è CGI che tenga. Anzi, di solito, il licantropo realizzato in post produzione è anche peggio del pupazzone peloso e non fa neanche tenerezza.
E tuttavia, i lupacchiotti stanno tornando di moda e di film dedicati a loro ne sono usciti di buoni, recentemente. Howl è il migliore, il più violento e spietato, il più originale, anche. Soprattutto, è un film che non cede mai alla tentazione ironica o, peggio ancora, comica.
È un horror puro e, nella sua semplicità, funziona come un meccanismo perfetto. Insomma, avercene di film come Howl. E avercene di registi come Hyett, già collaboratore di Neil Marshall per The Descent e Doomsday, per cui ha curato tutti gli spappolamenti, le ferite, le eviscerazioni e le decapitazioni. Dai set di Neil, Hyett si porta dietro anche un paio di vecchie conoscenze: Shauna MacDonald e Sean Pertwee, mentre da The Seasoning House, è una grande gioia rivedere Rosie Day.

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Howl si svolge per un buon 90% su un treno notturno. Il protagonista, John (Ed Speleers), è un controllore a cui è appena stata negata una promozione. Si aggira sconsolato per i vagoni chiedendo ai passeggeri (assonnati e stanchi quanto lui) di mostrargli il biglietto. Prova a flirtare con la ragazza che distribuisce il caffè a bordo, ma con scarso successo. Talmente è noiosa la sua routine che si addormenta. A svegliarlo è una brusca frenata seguita da un impatto. Il treno è fermo tra due stazioni, in mezzo a un bosco e, a quanto pare, ha investito qualcosa.
Il capotreno scende a dare un’occhiata e non torna più indietro. Viene ritrovato sui binari fatto a pezzi. E il treno non vuole saperne di ripartire. Presto, passeggeri e personale si renderanno conto che lì fuori ci sono delle bestie molto pericolose.
E che tornare a casa sarà molto più complicato del previsto.

Film di licantropi dalla struttura slasher (scusate, non è colpa mia, ma in questo periodo mi capitano tutti film così), con i personaggi che vengono fatti fuori uno a uno durante un lungo ed estenuante assedio. Tanto sangue, morti dolorose e crudeli, nessuna sicurezza su chi e se sopravviverà, e il coraggio, dopo la dovuta parte iniziale con i lupi mannari che si intravedono appena, di mostrare le creature a tutto campo, dando loro un look piuttosto inedito. Hyett sceglie, a ragione, di portare in scena dei licantropi più antropomorfi rispetto al consueto. Sono uomini molto grossi a cui sono cresciuti  zanne e artigli. Ma se l’aspetto è ancora, in parte, umano, del tutto bestiale è il comportamento. Si tratta di belve affamate e basta, prive di qualsiasi memoria di ciò un tempo sono state e spinte solo da una fame primordiale.
È interessante anche l’irreversibilità del processo di trasformazione: una volta che sei stato morso, e quindi contagiato, non si torna più indietro. Giorno, notte, luna piena. Niente di tutto questo ha importanza. La licantropia, se è lecito chiamarla ancora così, è assimilabile, nel caso di Howl, a una mutazione totale. O a una malattia incurabile.

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Tutto il film si regge quindi su una netta contrapposizione tra “noi” e “loro”. Un survival in piena regola, con uno sparuto gruppo di personaggi asserragliato in un ambiente ristretto, che diventa sempre più insicuro ed esposto al pericolo. Howl è davvero una pellicola schematica ed estremamente brutale. Non c’è spazio per riflessioni, sottigliezze o tempi morti. Se, per caso, ci si concede qualche istante di tregua, per dare spazio a un dialogo o tentare l’approfondimento di un carattere, subito Hyett cala la mannaia e ogni cosa viene sommersa dal sangue. Si percepisce lo stesso senso di urgenza che si avvertiva in The Descent, tanto per restare nell’ambito del cinema dell’orrore inglese. La certezza che a ogni secondo e a ogni fotogramma possa accadere qualcosa di esplosivo.

Anche Dog Soldiers era così: rigettava in blocco la parabola classica del licantropo composta da morso, trasformazione, caccia e morte, diventava un un film di guerra dove, al posto del nemico, c’erano i lupi mannari. Howl compie lo stesso procedimento, inserendo le bestiacce all’interno di dinamiche mutuate da altri sotto generi e portando dunque un po’ di freschezza a un vecchio mostro che calca le scene dagli anni ’30 e che forse aveva giusto bisogno di un piccolo svecchiamento per tornare in forma smagliante e ululare alla luna.

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Bisogna anche aggiungere che Howl è diretto con classe e intelligenza e che Hyett non commette l’errore di molti suoi colleghi provenienti dal reparto make-up ed effetti speciali, quello di sacrificare tutti gli elementi che vanno a comporre un film all’esposizione del trucco e dell’effettaccio fine a se stessa. Certo, le ferite, i morsi, gli spruzzi di sangue e le creature in tutto il loro glorioso splendore hanno un ruolo preponderante, ma non vanno mai a discapito del film, non rubano mai la scena ai personaggi, non dominano l’inquadratura. Howl è cinema, non lo showreel di un bravissimo tecnico.
Ed è cinema divertente, persino esaltante. Un fantastico festino gore, un ottovolante su cui è sempre un piacere fare un giro.

6 commenti

  1. Speranza di vederlo in Italia?

  2. OT, com’è la seconda stagione di Z Nation?

    1. Una bomba!

  3. Bene bene bene… Mi mancava un film cosi. Di sani mostri, sana ultra violenza…

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Devono proprio essere mica male, questi nuovi lupacchiotti di Paul Hyett… D’altra parte, si sa, a star con Neil c’è solo da imparare!😉

  5. L’ho trovato più interessante per la location interna ai vagoni e per le interazioni tra i personaggi, che per i monsters in sè e per sè🙂

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