Tales of Halloween

tales-of-halloweenRegisti vari (2015)

È arrivato il momento di chiudere in bellezza il mese più horror dell’anno. E non c’è modo migliore per accompagnarvi verso la notte di Halloween che consigliarvi questa piccola antologia, firmata da undici registi, nominati per l’occasione The October Society.
A creare il progetto e a coinvolgere finanziatori e cast artistico è stata  Axelle Carolyn, autrice, produttrice, regista e attrice horror (nonché moglie di Neil Marshall), che ha anche scritto e diretto uno dei corti facenti parte dell’antologia, uno dei migliori, per quanto mi riguarda, ma entreremo nei dettagli più tardi.
È un gran bel periodo per gli horror antologici. Sembravano spariti nel nulla, ma con i buoni riscontri di The Abcs of Death e V/H/S, sono tornati in auge e ce ne aspettano parecchi nei mesi a venire. Halloween è uno scenario perfetto per un’antologia di brevi racconti del terrore, ma era dai tempi di Trick’r Treat che non ne vedevamo una. Naturalmente, Tales of Halloween è del tutto imparagonabile al lavoro di Dougherty, che aveva sì una struttura episodica, ma essendo diretto da un solo regista, possedeva anche una coerenza interna, sia narrativa che stilistica, impossibile da cercare in un prodotto composto da dieci, brevi cortometraggi.
Tales of Halloween ha lo stesso significato di altri horror antologici usciti di recente: funge da termometro per individuare nuovi talenti, avere conferme sui nomi più importanti, rendersi conto, insomma, di dove si stia dirigendo il cinema dell’orrore contemporaneo.
La presenza sul mercato di così tante antologie è il segno di estrema vitalità da parte del nostro genere preferito. Inoltre, girare un cortometraggio è spesso un modo per muoversi in totale libertà creativa, senza alcuna imposizione da parte dei produttori. Una volta assegnato un tema, in questo caso la notte di Halloween, si fa ciò che si vuole e non esiste nulla di “troppo violento”, “troppo malato” o “troppo folle”.

Grim Grinning Ghost di Axelle Carolyn

Grim Grinning Ghost di Axelle Carolyn

Dieci film di una manciata di minuti l’uno, per una durata complessiva di poco più di un’ora e mezza. Di sicuro Tales of Halloween non ha la stessa “pesantezza” di un Abcs of Death, a cui bisogna sempre avvicinarsi con una certa disposizione d’animo, per reggere ore e ore di storie ai limiti della sanità mentale. Tales of Halloween è una scheggia, ed è leggerissimo. Sono piccole fiabe dell’orrore con la stessa valenza dei racconti orali che spaventano i bambini e, nella maggior parte dei casi, si tratta di idee che basterebbero per dare vita ad altrettanti lungometraggi. Ecco, forse l’unico problema vero di questo film, a parte i normali alti e bassi che si riscontrano in qualsiasi progetto antologico (e che dipendono anche dai gusti e dalle scelte personali) è che quasi ogni storia ha un potenziale più grande della sua effettiva durata. Alla fine dei vari episodi si ha sempre la sensazione di volerne ancora. Ma non è necessariamente un difetto. Anzi, forse è proprio il contrario.

Dopo i bellissimi titoli di testa e un’introduzione con una speaker radiofonica che ha il volto e la voce di Adrienne Barbeau, si parte con Sweet Tooth, diretto da Dave Parker, ragazzo a cui voglio particolarmente bene, dato che mi ha regalato The Hills Run Red. Il suo episodio è un perfetto biglietto da visita per l’intera antologia: una rapidissima orgia di gore e cattiveria, incentrata sulla leggenda urbana dello spirito di un bambino che ha ucciso i genitori perché mangiano tutti i suoi dolcetti di Halloween.
Si passa poi a The Night Billy Raised Hell, di  Darren Lynn Bousman. Ecco, diciamo che Tales of Halloween poteva proseguire un pochino meglio. Non che l’episodio sia brutto, anzi, e cattura in pieno lo spirito del film. Ma Bousman è sempre Bousman e il suo stile non cambia, a maggior ragione se ha poco spazio a disposizione. L’idea in sé è anche molto divertente. Però si tratta di un videoclippone. Si ride parecchio, questo è assicurato.
La prima bomba dell’antologia viene sganciata al terzo segmento: Trick, di Adam Gierasch. E non me lo aspettavo in nessun modo, perché io da Gierasch non mi aspetto mai niente di buono. Invece il suo è un corto ferocissimo, dove non si scherza neanche un secondo e che arriva veloce e potente come un cazzotto in pieno volto. Ha inoltre la prerogativa di esaurire completamente lo spunto iniziale nei pochi minuti di durata, è completo e coerente. E fa male. Piccola perla incastonata in un’antologia già di qualità molto elevata.

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Trick, di Adam Gierasch

The Weak and the Wicked, diretto da Paul Solet (il regista di Grace) è un altro elemento deboluccio del mucchio. Parla di un ragazzo che evoca un demone per vendicarsi di tre bulli, responsabili di aver dato fuoco alla casa in cui viveva da bambino (con i genitori dentro). Nonostante sia ben girato e interpretato, appare monco, non del tutto sviluppato ed è quello che risente di più della struttura episodica del film.
Altra sorpresa interessante è il corto di Axelle Carolyn, Grim Grinning Ghost, che può anche vantare la presenza nel cast della straordinaria Alex Essoe (e a proposito, guardate i progetti che ha in cantiere e ditemi se non pensate anche voi che sarà la prossima grande scream queen), oltre a un cameo di Lin Shaye. Di tutta la combriccola è quello che spaventa di più, quello dall’impostazione più classica e del tutto privo di splatter e gore. Una storia dell’uncino in piena regola, tutta giocata su una graduale (sempre considerando che ci muoviamo nell’ambito di una manciata di minuti) costruzione dell’atmosfera che porta dritta al salto sulla sedia.
È poi il turno di Lucky McKee, con il suo Ding Dong, una cosa così fuori di testa che è davvero complicato dare un giudizio oggettivo. Si parla di streghe che mangiano i bambini e c’è una Pollyanna McIntosh scatenata ed enorme. Tra tutti i segmenti è quello più esplosivo e ha un ritmo di montaggio da urlo.
Ho adorato This Means War, di John Skipp e Andrew Kasch, una commedia al sangue sulla battaglia tra due vicini di casa a suon di decorazioni di Halloween. Spassoso, irriverente e con un’anima nera e cinica da far rivoltare lo stomaco.
Da uno come Mike Mendez, autore di Big Ass Spiders, non ci si può attendere altro che una follia trash. E infatti  Friday the 31st, il suo episodio dell’antologia, è uno slasher con gli alieni, dallo splatter esasperato e privo di alcun senso. Si ride di gusto, ve lo assicuro. Non è il tipo di cosa che di solito apprezzo, ma avrà i suoi estimatori.
Purtroppo, Tales of Halloween ha un brusco calo proprio quando si avvicina alla chiusura: The Ransom of Rusty Rex, firmato da Ryan Schifrin, è una cosetta del tutto innocua, che si ricorda solo per la presenza di sua maestà John Landis.

Bad Seed, di Neil Marshall

Bad Seed, di Neil Marshall

Ma il meglio si lascia sempre per ultimo e infatti, a porre fine all’antologia, troviamo Neil Marshall, con il suo Bad Seed, dove una detective della polizia (interpretata da quell’altra divina di Kristina Klebe) indaga su alcuni omicidi compiuti da una zucca assassina.
Quando io dico (e lo ripeto fino a sgolarmi) che Neil è l’unico possibile erede di Carpenter sulla faccia della terra, non è che lo dico perché non ho di meglio da fare. Lo dico perché Marshall ha appreso la lezione del Maestro e la mette in pratica a ogni sua regia, sia essa cinematografica o televisiva. Qui va addirittura a pescare da Dark Star (e sì, ovviamente anche da La Cosa) per dirigere un episodio che, sulla carta, poteva essere a rischio di ridicolo. Ma Neil non si scompone e, data la premessa improbabile, ci costruisce sopra una decina di minuti tesissimi, violenti e ruvidi come solo lui sa fare. Un action horror che fila via troppo veloce e finisce troppo presto. Vogliamo il lungometraggio tipo domani.
A un certo punto appare Joe Dante e scende la lacrimuccia.
Se poi qualcuno si decidesse a strappare Marshall dalla tv e a riportarlo a calci nel culo a fare cinema, l’intera umanità ci guadagnerebbe.
Neil, ti amo. Sempre.
Ma, dichiarazioni d’amore disperato e non corrisposto a parte, se avete in mente di organizzare una bella maratona horror di Halloween, credo che questa antologia faccia al caso vostro. Buona Notte delle Streghe a tutti. Guardate film paurosi, divertitevi, mascheratevi e fate casino, mi raccomando. E se qualcuno vi dice che avete venduto l’anima al diavolo americano, una bella pernacchia liberatoria è l’unica risposta possibile.

6 commenti

  1. Condivido sulla fiducia ma non leggo nulla, solo perchè questo è un altro sono già nel mio palinsesto di Halloween😉 Mi è bastato sapere che Neil Marshall era dietro tutta l’operazione per non avere davvero bisogno di altro😉 Cheers!

    1. È caruccissimo e per una serata horror è perfetto, magari come apertura di maratona😉

  2. Trick or Treat l’ho trovato molto bello sopratutto Rogue vestita da capuccetto rosso è stato un film sfortunato a livello distributivo

  3. Giuseppe · · Rispondi

    La signora Marshall ha avuto davvero un’ottima idea con questo progetto! E, oltretutto, sono pure riusciti a far mettere la testa a posto (per il momento, almeno) ad Adam Gierasch😉

  4. Post condiviso su FB, of course🙂

  5. Lord Dunsany · · Rispondi

    L’ho recuperato solo ieri, molto carino🙂

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