Crimson Peak

crimsonRegia – Guillermo del Toro (2015)

La bellezza, al cinema, esiste ed è un fatto  geometrico, di perfezione e simmetria. È oggettiva e pura, anche artificiosa, se vogliamo, perché costruita con fatica e mai casuale. La scelta di un’angolazione, di un taglio di luce, di un movimento, è sempre predeterminata e studiata con cura. A partire da oggi, la bellezza cinematografica ha un nuovo nome: Crimson Peak.
Del Toro ci spiazza, ogni volta. Non fa mai ciò che da lui ti aspetteresti. È capace di far passare secoli tra un film e il successivo, di perdersi in miriadi di progetti differenti, come tanti rivoli di una creatività sfrenata e in perenne evoluzione. Dopo Pacific Rim, potevamo anche pensare che si sarebbe lasciato travolgere da un altro blockbuster e invece eccolo alle prese con un melodramma gotico come non se ne giravano da almeno una quarantina d’anni. Un film “piccolo” (anche se 55 milioni di dollari sono comunque un pozzo di soldi), da camera, dal ritmo lento e all’apparenza statico, quasi teatrale nel suo svolgimento. Un’ideale propaggine di quella che doveva essere una trilogia ed è ancora ferma al secondo film. Crimson Peak non rappresenta il completamento del discorso cominciato dal del Toro nel 2001 con La Spina del Diavolo, ma si muove al suo fianco. Quasi un suo compendio a uso e consumo di un pubblico più hollywoodiano. Come dicevamo prima, una propaggine, un tentacolo che si stacca e inizia a camminare da solo, ma che fa parte dello stesso corpo.

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Del Toro, oggi più che mai miglior autore di cinema fantastico della sua generazione, è un regista eclettivo e imprevedibile, ma anche coerentissimo nel riproporre, in ogni suo film, anche quelli meno personali come Pacific Rim o Mimic, le sue ossessioni e il suo stile che non è possibile da confondere con quello di nessun’altro.
E infatti, anche in Crimson Peak torna la caratterizzazione neutra dell’elemento soprannaturale, che mai rappresenta una minaccia vera e propria, ma è piuttosto un fattore presente nella nostra realtà alla stregua dei fenomeni naturali. Non è connotato in modo positivo o negativo e la sua esistenza è data per scontata. E infatti la prima frase pronunciata nel film è: “I fantasmi esistono”. Non c’è spazio per dubbi o scetticismi di sorta. Siamo nel regno di Guillermo del Toro e nel settore gotico di questo regno, per di più. Dobbiamo solo accettare ciò che ci viene mostrato, venire a patti con ciò che invece ci viene nascosto e goderci lo spettacolo.

Che è uno spettacolo ambizioso e anche spregiudicato, se vogliamo, perché pretende di restituire agli spettatori del 2015 il cinema gotico senza alcuna rielaborazione a posteriori. Gotico inteso come una forma immutabile, che non necessita di modifiche o adattamenti ai gusti contemporarnei. Un racconto che mantiene la stessa struttura narrativa dei suoi antenati scritti secoli fa e che è moderno soltanto (e in parte) nella messa in scena.
Crimson Peak gronda di riferimenti letterari, pittorici e cinematografici. Al di là dei debiti più evidenti con la filmografia Hammer (Terence Fisher su tutti), delle citazioni più o meno esplicite alle Brontë, a Jane Austen e a Mary Shelley (le ultime due sono chiamate in causa direttamente) e ai pesantissimi rimandi a Poe al suo La Caduta della Casa degli Usher, c’è un intero universo da cogliere. Mentre guardavo il film, avevo una voce in testa che mi ripeteva ossessivamente Guy de Maupassant, ma forse è solo una mia idea bislacca e campata in aria.
Sta di fatto che la storia di Crimson Peak, per quanto risaputa e di stampo classico, possiede una tensione erotica e una morbosità che sono  del tutto assenti nella  carriera statunitense di del Toro. In questo, Crimson Peak è davvero un ritorno alle origini, alla macchia di sangue leccata dal pavimento in Cronos, alla sensualità trattenuta a stento de La Spina del diavolo, fino ad arrivare alle esplosioni repentine di violenza de Il Labirinto del Fauno.

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Quello che però lascia del tutto attoniti, in Crimson Peak è la personalità del regista e la sua totale padronanza della materia trattata. Bellezza pura, poesia che si fa immagine. Perché se è vero che la sceneggiatura del film ricalca senza discostarsene neanche di un millimetro tutti i fondamenti topici del gotico letterario e cinematografico, la regia di del Toro è un qualcosa di straordinariamente fresco, nuovo e vitale.
Parlavamo poche righe fa di un film dall’apparenza statica. Crimson Peak si svolge in interni per quasi tutta la sua durata. Sia nella prima parte in America che nella seconda, ambientata nella casa di Allerdale Hall, di rado si esce all’aperto e, se si escludono il finale e poche scene nella distesa innevata (e rossa) antistante la villa, l’azione di Crimson Peak è tutta tra corridoi, soffitte, sotterranei, stanze vecchie e polverose e il magico ingresso della casa, in cui entrano foglie, fiocchi di neve e sparuti raggi solari da un buco nel soffitto. Del Toro contrappone a questa staticità una macchina da presa che non sta mai (e quando dico mai, intendo mai sul serio) ferma. Però, e qui bisogna stare attenti, non si tratta di virtuosismi barocchi, o di frenesia da macchina a mano (che Dio ce ne scampi). Del Toro sceglie morbidi e lentissimi carrelli laterali, a precedere, in avvicinamento ai personaggi, una sola e magnifica sequenza con la steadycam incollata a Mia Wasikowska che avanza lungo un corridoio della villa mentre lo spettro le si materializza davanti, un paio di movimenti complessi ma quasi invisibili, per non forzare in nessun momento l’atmosfera sospesa del suo racconto, ma allo stesso tempo, offrire al film un dinamismo che è quasi subliminale.
Da questo punto di vista, Crimson Peak è un film perfetto, calibrato al millimetro.

E poi ci sono i colori (Dan Lausten, direttore della fotografia). I colori di Crimson Peak fanno storia a sé. Riempiono lo sguardo e ubriacano. I capelli della Wasikowska, l’argilla rossa che cola dalle pareti e macchia la neve, il blu che domina ogni volta che entra in scena Jessica Chastain. Sono i colori di Crimson Peak a sradicarlo da qualsiasi aderenza al reale e a porlo su un piano di esistenza che non è e non sarà mai il nostro. Crimson Peak è un quadro in movimento. E uno di quei casi in cui la tecnica diventa arte.
Colori e, ovviamente, luci. Il lavoro di Lausten mi ha riportato ai tempi in cui rimanevo rincretinita guardando The Innocents e pensavo al fatto che, per illuminare il passaggio di Debora Kerr negli angoli bui della villa, con una candela in mano, erano necessarie lampade così forti da costringere tutti a portare occhiali da sole. E sì, Crimson Peak deve più di qualcosa a The Innocents, come deve più di qualcosa a The Changeling (da cui va a ripescare la pallina di gomma). Con entrambi i film condivide infatti uno degli elementi che ritengo indispensabili per una riuscita storia di fantasmi: la tristezza, il senso di perdita, lo strazio di anime perdute per sempre e per sempre condannate.

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Perdonatemi, lo so che sto andando per le lunghe, ma non è possibile parlare di Crimson Peak in modo sintetico, perché ogni reparto va menzionato.
Non si può tacere dei costumi di Kate Hawley (tra poco la rivedremo in Suicide Squad) che caratterizzano ogni personaggio, raccontandoci ogni cosa di lui, senza che apra neppure bocca.
Ed è necessario menzionare la costruzione di Allerdale Hall, una roba impressionante, una casa che recita, parla e respira insieme agli altri protagonisti, che nasconde in ogni anfratto un dettaglio di accecante meraviglia.
E come si fa a non parlare di Bernat Vilaplana, che torna a montare un film di del Toro dopo il secondo capitolo di Hellboy e che mi ha fatto sentire piccola piccola e incapace?
Infine, Mia Wasikowska e Jessica Chastain conquistano il cuore. Soprattutto la Chastain dimostra di saper affrontare ogni tipo di ruolo possibile e immaginabile. È un’attrice stratosferica. La più brava, la più espressiva, la più versatile professionista disponibile al momento. E come l’ha valorizzata del Toro, non è stata in grado di farlo neanche la Bigelow. La macchina da presa si innamora di Jessica Chastain. Se ne innamora e la teme. E noi con lei.
Non fate l’errore di confondere Crimson Peak con gli horror di derivazione gotica che vanno per la maggiore oggi: Crimson Peak non usa gli sbalzi di volume, non si avvale di trucchetti facili, è impegnativo ed estenuante, inquieta con la dolcezza e aggredisce con la violenza. È una delle più enormi espressioni della macchina cinema che io abbia mai avuto la fortuna di ammirare su grande schermo. Un film da sezionare e studiare, smontare pezzo per pezzo per imparare. O da guardare e basta, beati, adoranti, pieni di bellezza fino a scoppiare.

28 commenti

  1. E così sia! In genere gli horror non mi attirano nemmeno un po’, mi annoiano anzi. Ma questo da come dici pare discostarsi parecchio dal solito. Quindi vediamolo🙂

    1. Ma se non ti attirano gli horror, è difficile che questo ti piaccia, perché è un film che va a ripescare nell’horror gotico più classico.

  2. Ho atteso molto questa recensione: ho visto il film ieri pomeriggio e prima mi ero imbattuta anche in commenti negativi, del tipo che ilfilm era noioso, lento, prevedibile, tutta forma e niente sostanza….ma invece in questi caso la forma è sostanza! Ti dico solo che sono uscita dal cinema euforica, con il sorriso stampato (nonostante la tristezza della vicenda narrata). Non mi sono annoiata neanche per un secondo, altro che. Ah, ho letto tutto e il contrario di tutto sulle interpretazioni, ma secondo me i protagonisti erano tutti e tre fenomenali.

    1. E io attendevo il tuo commento al film😉
      Sì, ho letto anche io commenti negativi e credo che non stiano né in cielo né in terra, ma perché sono tutti dello stesso tenore: la noia, il non succede niente, la sceneggiatura prevedibile. Ma questo vuol dire non capire l’operazione fatta da del Toro, che può anche non piacere, per carità, ma almeno abbiate gli strumenti culturali per comprenderla.

  3. Poi vabbe’ io avrò la demenza, ma sebbene abbia letto un mare di racconti di Poe, Jane Eyre, Cime Tempestose,alcune storie gotiche di fantasmi ecc mentre guardavo il film non ho pensato a niente di tutto questo, niente, mi sono lasciata trasportare dalla storia e via. Ed è stato bellissimo lo stesso. L’unica cosa che non mi è piaciuta è stato l’aspetto dei fantasmi, facevano troppo “Scooby Doo”, non so se mi spiego… forse sono troppo assuefatta alla computer grafica!

    1. A me il design degli spettri è piaciuto molto, considerando che li “interpretava” tutti Doun Jones, però capisco che possano sembrare un po’ troppo old fashioned

  4. amo Del Toro, quindi penso proprio che lo vedrò

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Bella recensione di un gioiello gotico che, oltre ad avvalersi di una scrittura coi fiocchi, brilla in TUTTO il comparto tecnico/attoriale, e dal buon Guillermo non c’era da aspettarsi niente di meno (comprese suggestioni, rimandi e citazioni perfettamente calibrate)… Decisamente agli antipodi di quel presunto pseudo-gotico rappresentato da roba come The Woman in Black e compagnia brutta, probabilmente molto apprezzata dai responsabili dei banalissimi commenti negativi di cui sopra😦

    1. E la cosa triste è che Crimson Peak è un flop. At andando malissimo e il seguito di The Woman in black ha incassato di più 😣

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Faccio sempre più fatica a capirli, i gusti del pubblico😦

  6. Ormai vado a vedere solo i film che consigli tu🙂
    sei la mia “Personal film shopper”!
    torno a commentare quando l’ho visto, in attesa di vedere “Sicario”.
    non sono stupissimi complimenti, penso quello che dico, abbiamo una sensibilità filmica molto simile, anche se ho meno strumenti tecnici di te.

    1. Ma per godersi un film non servono strumenti tecnici, basta avere la sensibilità adatta🙂
      E infatti è vero, la nostra è simile e continuerò a darti consigli, sperando di azzeccarci sempre.

  7. Blissard · · Rispondi

    Vengo or ora dalla vsione.
    Al cinema un po’ di gente c’era, e la cosa mi fa piacere.
    Mi fa meno piacere che un buon 40% fossero bimbiminkia che pensavano di beccare o un Twilight gotico o roba trucida alla Saw, ma sono contentissimo che a fine film fossero disgustati o annoiati, e che soprattutto se la fossero fatta sotto durante le cruente scene finali (durante le quali Del Toro ci ricorda che quando vuole colpire duro fa ancora male); andate a giocare in autostrada, su da bravi.
    Come sempre, ho evitato di leggere la tua rece prima di vedere il film, e devo dire che un botto di riferimenti letterari che hai citato (il richiamo alla Bronte e a Poe, ad esempio) li ho modestamente beccati anch’io.
    Cinematograficamente, per quanto strano possa sembrare vista l(a splendida) ambientazione gotica, mi è capitato più volte di cogliere omaggi ad Hitchcock (a Notorius e a Rebecca, in particolare), ma il film è puro Del Toro.
    Non mi ha onestamente convinto al 100%, la raffigugrazione dei fantasmi non mi è piaciuta granchè e qualche momento da sobbalzo sulla sedia iniziale mi è sembrato alquanto banale, ma devo dire che il film mi è garbato. In pratica, Del Toro sfida Tim Burton e Shyamalam sul loro stesso campo e li fa neri su tutta la linea (impossibile paragonare una delle ultime opere dei suddetti due registi con Crimson Peak).

  8. “perché sono tutti dello stesso tenore: la noia, il non succede niente, la sceneggiatura prevedibile. Ma questo vuol dire non capire l’operazione fatta da del Toro, che può anche non piacere, per carità, ma almeno abbiate gli strumenti culturali per comprenderla.”
    Vah che se sono tutti dello stesso tenore forse un qualcosa di vero ci sarà.
    Puoi trovarci molte cose, verissimo, ma trovare semplicemente cose d’altri non basta, credo la colpa sia in gran parte degli attori, non capaci di rendere il tutto credibile, nè la situazione, nè il loro amore, prima finto (per lui), poi reale. –Esclusa la Chastain, piaciuta molto–
    L’estetica non aiuta, il casolare vestiti e tutto non aiuta a partecipare a quanto accade perchè rende il tutto un quadro sì, ma calcolato, non vivo.
    Questo spiega la “prevedibilità” come fatto negativo, se non corroborata da qualcosa che le dà significato, resta solo quello, una storia che dovrebbe creare tensione ed empatia e invece ti limiti a osservare quanto sia carina la stanza, e il vestito giallo e lo sfondo rosso, poi bianco sporco su capelli e neve… intando succede questo, poi succederà quello, poi ecco qui quest’altro. Un po’ di suspense, una cassa con chiave, e infine? Documenti dei matrimoni precedenti. Uhhhh!

    E dire che all’inizio mi stava convincendo, quando davanti al padre morto impedisce ai dottori di approfondire la sua morte, perchè è suo padre, non un pezzo di carne, un indizio, un qualcosa da studiare, pensavo il film avesse un’anima, che poi non ho trovato. –Un’anima tra l’altro che avrebbe potuto far sorvolare l’assurdità dell’ipotesi di incidente e altre insensatezze–

    “Avevo capito la prima volta” … Chi sei tu Mia? …Clint Eastwood?

    1. Per me, e mi sembra sia chiaro da ciò che ho scritto, è l’estetica a dare significato alla prevedibilità. Perché, sempre a mio parere, al cinema l’estetica è sostanza e la messa in scena ha significato di per sé.
      Ma poi, scusate, siamo tutti lì ad applaudire alla miliardesima versione dell’apocalisse zombie e nessuno si lamenta del fatto che sia prevedibile. Poi arriva Del Toro con la replica esatta del gotico di due secoli fa e non va bene?

  9. Scusa ma a parte tutto, tu non te l’aspettavi più “pauroso”? Lasciando stare che Lucille era spaventosa, io credevo che sarebbe stato più “de paura”, uno di quei film in cui ti viene voglia di andare sotto la poltroncina,insomma mi aspettavo più suspance. Poi vabbe’ x me è meglio così perché sono molto impressionabile, però sono rimasta un po’ delusa in questo (e solo in questo) senso.

    1. No, io non me lo aspettavo più pauroso, perché non è un film horror in senso stretto, ma un romanzo gotico e più che mirare allo spavento, l’obiettivo è quello di generare inquietudine. E sull’inquietudine ci ha preso in pieno.
      Non mi aspettavo una roba alla The woman in black, per esempio, che di gotico ha solo l’ambientazione ed è una sequenza di spaventi meccanici da riflesso pavloviano.

  10. Sì vabbeh ma checcazzo….❤

    1. È piaciuto anche a te, ammmmore?

      1. Il film non l’ho visto, ma l’articolo molto…🙂

  11. Ciao! Finisco qui in cerca di recensioni sul film e – accodandomi a quanto scritto sopra – stanco di critiche ottocentesche mi imbatto nella tua … Una recensione a caldo direi, coinvolta. E concordo appieno.
    Confesso che mi sono recato al cinema senza troppe illusioni, da fan di un regista che avrebbe potuto non essere più libero di esprimersi come in passato ….
    E se non mi aspettavo più la violenza grafica … ancor meno mi sarei aspettato quella concettuale (essendo film “americano”) ossia la poesia di un amore morboso e sbagliato!
    Non volendo/potendo spoilerare, mi limito a dire che l’ultima scena tra i due fratelli l’ho trovata strappa cuore …. E di rado in un film gotico le emozioni empatiche superano la soglia del 4 su 10.
    Forse proprio in questo, scorgo da parte di Del T una volontà di rottura da schemi poco prima rispettati o solo esaltati.
    PS – dei tre protagonisti, per me è la Chastain l’attrice (più con) vincente! (E bella)

    1. Ciao e grazie del commento!
      Io credo che del Toro non potrà mai abbandonare la propria identità e la propria libertà espressiva. Solo che questa indipendenza la pagherà cara: il film è stato un flop praticamente ovunque.
      E concordo su Jessic Chastain

  12. Sottoscrivo tutto: l’ho visto ieri, e l’ho trovato davvero di una bellezza indicibile. I movimenti di macchina di Del Toro poi sono di una morbidezza e di una delicatezza incredibili. Colori e scenografie splendide, ambientazione sublime. Cinema allo stato puro.

  13. Ho scritto anche io il mio post sul film!

    1. Corro a leggere!

  14. Come promesso l’ho visto e torno a commentare. Innanzitutto la Chastain è di una bravura mostruosa, faceva più paura lei di tutti i fantasmi messi assieme. All’inizio quando si capisce poco dove la storia andrà a parare (sono vampiri? vogliono sacrificare una fanciulla sull’altare di qualche rito voodoo?, stanno macchinando una vendetta?) mette inquietudine. Poi dopo quando approfondiamo il suo ruolo, non possiamo che ammirare le sfumature e soprattutto la gelosia che riesce a far trasparire in modo rabbioso. Insomma fa paura davvero. Bravi anche Mia Wasikowska e Tom Hiddleston (di cui mi sono innamorata follemente), un po’ sfumato Charlie Hunnam, ma insomma bravo anche lui, dopo tutto ha il ruolo dell’eroe suo malgrado. Tra le critiche più sincere che ho sentito c’è quella che non fa paura. A parte che a mia madre l’ha fatta, credo che sia in ultima analisi una fiaba romantica con sfumature horror. I fantasmi non sono messi lì per fare paura. Sono più che altro sentinelle. Avvisano dei pericoli (reali) della vita concreta, fisica. E’ una storia d’amore senza prevedibile lieto fine. Un amore impossibile che si biforca in due tipi differenti tipi di amore impossibile, uno puro (prossimo alla redenzione) e uno maledetto. I richiami a “Cime tempestose” e “La rovina di casa degli Usher” sono evidenti, ma è vero anche il richiamo a “Rebecca” di Daphne du Maurier e a Mary Shelley. Ma ce ne sono tanti altri, anche solo restando nel campo della letteratura gotica e non solo. I ritagli di giornale mi hanno riportato a “Shining” di King. Poi la simbologia delle farfalle, l’ascensore che scende nelle viscere della terra, la voce registrata delle mogli morte, il laboratorio con le bambole meccaniche. La terra, la neve che gronda sangue, il liquido rosso che esce dalle tubature, la neve e le foglie che cadono nell’atrio. Il vento, le ombre, le porte che si aprono da sole, le bellissime tazze da the. E tutto poetico e di una malinconia decadente (parlo del movimento artistico). Insomma che sia un flop è davvero triste. Più che altro perchè è un segno che la sensibilità dello spettatore è mutata. Non dico che non possa piacere, ci mancherebbe. E infatti io ho apprezzato il coraggio del regista. Credo che in molti l’avranno sconsigliato, ma lui è andato per la sua strada. Ah, Lucia vuoi una tazza di the?😀

    1. Del Toro è un regista molto coraggioso, infatti.
      Purtroppo molto spesso il coraggio non paga.
      Il film è esteticamente sopraffino e narrativamente complesso, perché, come dici anche tu, è pieno di rimandi alla letteratura e al cinema gotico.
      Non è un horror in senso stretto. Siamo più dalle parti del melò, un genere che oggi non è molto sentito.
      Ma sono felice che ti sia piaciuto😉

  15. Sì, esatto un melò visivamente magnifico. Io non credo ai fantasmi. Credo che il mondo dei vivi e dei morti sia irrimediabilmente separato, anche se un legame per lo meno affettivo continua ad esserci. Ma se ne vedessi uno, ne avrei una paura boja. Avrei l’irrimediabile certezza di essere andata fuori di zucca.🙂

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