Halloween Slasher Blog: Sleepaway Camp

SLEEPAWAY-CAMPS-poster-artRegia – Robert Hiltzik (1983)

Gli slasher del primo ciclo produttivo, quello che comincia con Halloween e finisce con Nightmare on Elm Street, possono essere, con un certo grado di approssimazione, divisi in due macro categorie: quelli più vicini alle atmosfere del film di Carpenter e quelli che invece si ispiravano direttamente al film di Sean S. Cunningham. Non è una spaccatura così netta e non pretende di essere esaustiva, sia chiaro.
Fino a ora, nella nostra maratona, abbiamo parlato solo di prodotti appartenenti alla prima delle due categorie. È arrivato il momento di andare in campeggio, che ne dite?
Di solito, ed è una considerazione abbastanza ovvia, gli slasher clonati da Venerdì XIII hanno meno motivi di interesse, perché spesso si accontentano di replicare il già non esaltante schematismo del loro predecessore, senza apportare alcuna variazione a una formula che funzionava e che bastava, da sola, a portare la gente al cinema.
Eppure esistono delle eccezioni. Due soprattutto. Della prima ne abbiamo parlato parecchio tempo fa. La seconda è Sleepaway Camp.
E, per parlare di questo oggetto molto bizzarro targato 1983, mi vedo obbligata a chiedere di smettere di leggere a tutti coloro che non hanno visto il film.
Sleepaway Camp è il suo finale. È solo alla luce di una delle inquadrature conclusive più scioccanti dai tempi di Psycho che il film di Hiltzik può essere valutato. Altrimenti sarebbe solo uno slasherino innocuo, recitato a livello canile dal 90% del cast (salvando la dolcissima Felissa Rose) e con degli errori di regia e montaggio che neanche nel filmino del matrimonio di mio cugino.
Però esiste quel finale. E, credetemi, cambia tutto.

sleepaway_camp_1_1200_675_81_s

Due bambini in barca a vela con il papà sul lago. Un brutto incidente, causato da un motoscafo, e il padre e il figlio maschio ci rimettono la vita.
Passano gli anni e la bambina superstite, Angela, che dopo la tragedia è stata mandata a vivere dalla zia, è pronta a partire con suo cugino Ricky per il campeggio. Per Angela è la prima volta fuori casa, è timida, ancora visibilmente traumatizzata e gli altri campeggiatori non perdono occasione per prendersi gioco di lei. Ma questo sarebbe il minimo.
Nel frattempo, membri del personale del campeggio e ospiti cominciano a morire. Si pensa siano incidenti, all’inizio e il proprietario del posto, pur di non rovinare la stagione e perdere i suoi clienti, riesce a insabbiare tutto, lasciando torme di ragazzini alla mercé di un assassino.

Come vedete, ci muoviamo all’interno di territori già noti a tutti e venuti quasi a noia nel 1983: abbiamo il campeggio sul lago, i fantasmi del passato, i ragazzi crudeli che se la prendono con l’elemento più debole, che sembra aver scritto in fronte final girl sin dalle prime inquadrature.
E invece, Sleepaway Camp è uno dei pochissimi slasher a ribaltare completamente le convenzioni del genere.
Lo fa innanzitutto abbassando di parecchio l’età dei protagonisti: la Rose aveva 13 anni all’epoca delle riprese e molti dei ragazzi del campeggio sono suoi coetanei. Uno degli elementi su cui Hiltzik (anche autore della sceneggiatura) si focalizza è proprio il processo di crescita, l’arrivo dell’adolescenza e le prime pulsioni sessuali. Ed ecco che, considerando il finale del film, il tutto assume una luce molto inquietante, ambigua e sinistra.
Solo che noi non ci accorgiamo di nulla e ci sembra di assistere alle prime scaramucce amorose tra tredicenni che vivono la loro prima estate da persone quasi adulte, senza sapere di star finendo in un ginepraio di confusione sessuale e identità sempre messa in discussione che ci piomba addosso solo negli ultimi quaranta secondi di film. Già, appena quaranta secondi.

booze talkin sleepaway camp 8

Bisognerebbe vedere Sleepaway Camp una prima volta all’oscuro di tutto, lasciarsi tramortire dal finale e poi rivederlo subito da capo, cogliendo tutti i dettagli che sono stati disseminati in giro per il film dal regista, perché quello di Sleepaway Camp non è un finale messo lì per truffare lo spettatore (come quello di Happy Birthday to me o, più recentemente, quello di Alta Tensione), ma un finale preparato sin dalla prima scena.
Hiltzik scrisse infatti la sequenza iniziale e quella conclusiva e, in un secondo momento, aggiunse tutto ciò che accade nel mezzo. Che non è affatto trascurabile e, anche se utilizza senza vergogna quasi ogni cliché possibile da Venerdì XIII in giù, ha una sua personalità scalcinata dovuta proprio alla consapevolezza con cui si viene accompagnati a quell’attimo di rivelazione dalla potenza inusitata.
Non è solo il fatto che Angela sia l’assassina o che non sia Angela ma suo fratello. Certo, già di per sé è un’idea molto interessante, che rimanda alle origini stesse del genere. Il travestitismo fa parte dello slasher da sempre. A partire dal progenitore per eccellenza, ovvero Psycho, passando per la versione di Psycho che diede William Castle con il suo Homicidal, nel 1961, fino ad arrivare allo stesso Terror Train, dove l’equivoco sul sesso dell’assassino gioca un ruolo chiave nel twist finale, lo slasher si regge sul concetto di una sessualità repressa che sfocia sempre in furia omicida. A volte l’argomento è trattato in modo grossolano (l’assassino che punisce quelli che invece vivono in maniera disinibita), altre in maniera molto sottile.
Ecco, io lo so che accostare il termine sottile a Sleepaway Camp può sembrare azzardato, ma il risveglio sessuale di Angela è messo in scena con tante piccole sottigliezze. Angela è un ragazzo che comincia ad avere le prime pulsioni di natura sessuale da donna. E non solo, ma inizia a sperimentare cosa significhi, per una ragazzina della sua età, subire le attenzioni dell’altro sesso. E lo sperimenta nel modo più traumatico possibile, ovvero tramite la tentata aggressione ai suoi danni da parte del laidissimo cuoco del campeggio.
Che è il fattore scatenante della sua psicosi.

Angela è poi attratta dal migliore amico di suo cugino, a sua volta attratto da lei. Anzi, la sceglie proprio tra tutte le ragazze presenti al campeggio. I due si baciano e stanno addirittura per avere un rapporto, quando Angela, per ovvi motivi, è obbligata a fermarsi.
Insomma, date le circostanze, impazzire è il minimo sindacale.
Nei vari seguiti (che sono tre, più uno mai finito di girare), Angela cambierà definitivamente sesso e si trasformerà nel classico mostro moralizzatore, pronto a castigare i comportamenti libertini dei giovani e incauti campeggiatori. Ma questa, per quanto (bisogna ammetterlo) divertente, è più una violenza al personaggio originario che una sua naturale evoluzione.
Non voglio spingermi fino a considerare Sleepaway Camp come un gigantesco metaforone sugli effetti dell’omosessualità repressa e di una società puritana che costringe a nascondere ciò che realmente siamo, pena l’emarginazione. Ma non siamo poi così distanti dalla realtà.

936full-sleepaway-camp-screenshot

Da un punto di vista strettamente cinematografico, Sleepaway Camp non offre poi così tanto. Lo abbiamo detto prima: la regia è di livello quasi amatoriale e la recitazione incommentabile. Tuttavia, ci sono un paio di omicidi piuttosto creativi ed efferati, come l’accoltellamento attraverso una parete della doccia, che fa la sua porca figura. Il reparto effetto speciali è da lodare, considerando il costo bassissimo del film. Tra poveracci divorati dalle api, cadaveri ripescati nel lago con un serpente che si fa strada tra le labbra del malcapitato e la ricostruzione finale del volto di Angela su un corpo maschile, è stato fatto un lavoro egregio.
Io lo ammetto senza un briciolo di vergogna e giocandomi la poca dignità rimastami: se dovessi dire qual è il mio slasher preferito, sarei indecisa tra Sleepaway Camp e The Burning.

Sleepaway Camp uscì in sala sfracellando i record di incassi. Una delle vittime del suo successo fu (ed è ironico, dato il tema trattato) Yentl, il debutto da regista di Barbra Streisand. E scusate se, ogni volta che ci penso, sghignazzo scompostamente.
Fece anche a pezzi, sempre per quanto riguarda gli incassi, Amityville 3d.
Niente male per un filmetto di serie B costato un quindicesimo dei suoi concorrenti.
Il motivo di questo inaspettato trionfo al botteghino fu sicuramente il famigerato finale: il primo piano di Angela, il suono del suo ringhio da bestia feroce, sono cose che restano stampate nella memoria per non andarsene mai più.
Il film è inedito in Italia, ma è molto facile reperire una versione sottotitolata. Buona caccia.

17 commenti

  1. Oh che bello “Sleepaway Camp” è uno dei miei slasher preferiti, in effetti tra questo è The Burning è davvero una dura lotta… Gran pezzo comuqne, complimenti, e giusto promuovere questo film da noi mai uscito (Bah!)😉 Cheers!

    1. Infatti è del tutto incomprensibile il motivo per cui in Italia non sia mai uscito, a fronte poi di parecchie innominabili ciofeche con cui hanno infestato il nostro paese, anche all’epoca.

  2. Per il compimento dei miei 18 anni avevo chiesto una vacanza ad Avoriaz per l’omonimo festival e tra i recuperi c’era proprio questo Sleepaway camp, visto in lingua originale con sottotitoli francesi! Sono visioni che lasciano il segno!

    1. Ecco, io vorrei tanto averlo visto su grande schermo. Credo che l’ultima inquadratura (quella col primo piano di Angela) abbia un impatto devastante.

      1. Mi aveva fatto venire la pelle d’oca

  3. Non mi sembra che il finale di Alta tenzione sia messo lì a caso.

    Comunque, ho avuto la fortuna di vedere Sleepway camp. Effettivamente senza quel finale sarebbe un trash tutto da ridere (e trascurare).

  4. Non mi partivano più i commenti su questo blog, non so perchè. Non che ne avessi lasciati di numerosi o imprescindibili, ma insomma. In sintesi, volevo dirti che Sleepaway camp forse non è salvato del tutto dall’ultima, indubbiamente scioccante sequenza, ancor più scioccante considerati i tempi e il target (ma era vietato negli Usa?). The burning, invece, mi è piaciuto molto, la stilizzazione di certi omicidi mi ha ricordato il primo Argento, la coralità che sottolinei è originale e resa bene dai lunghi dialoghi, peraltro non così banali o tirati via come uno potrebbe immaginarsi. Ero poi curioso di sapere se è il tuo slasher preferito perchè non consideri Halloween uno slasher, o perchè secondo te gli sta proprio davanti.

    1. Halloween è LO slasher, è il primo, è un film completamente a sé stante. Non avrei mai la forza di inserirlo in una eventuale classifica, lo amo troppo e non sarebbe corretto nei confronti degli altri film.
      E sì, Sleepaway Camp è povera cosa, ma ha quell’idea pazzesca alla fine che lo rivaluta completamente, mentre The Burning è un bel filmetto e basta🙂

      1. La tua recensione di The burning sembrava più entusiasta di “un bel filmetto”🙂 Sono più d’accordo con quella che con questo.

        1. Filmetto nel senso di piccolo film, fatto in assoluta indipendenza e con pochissimi soldi😉

          1. Non capisco mai alla prima…

  5. Blissard · · Rispondi

    L’ho visto per la prima volta qualche anno fa e onestamente anche a me non è sembrato tutto questo granchè. Come scrivi tu le prove attoriali non sono esattamente brillantissime (anche se Ricky è molto convincente nei suoi accessi d’ira parolacciari) e la realizzazione non è propriamente brillante, ma un paio di momenti lynchiani ante-litteram (il personaggio di zia Marta sembra partorito dalla mente di David Lynch) e un finale oggettivamente disturbante (anche se non originalissimo, basti pensare a “Un rantolo nel buio” o a “La casa dalle finestre che ridono”) lo rendono meritevole di visione.

  6. Concordo punto su punto…anzi…quasi, quasi me lo guardo stasera…:)

  7. Ho ancora impressa nella mente, indelebile, la prima volta che lo vidi. Se ne parlava tanto, in giro, come uno dei film più terrificanti del mondo e bla bla bla, le solite cose che da una parte di mettono curiosità, dall’altra diffidenza. E infatti, durante la visione, mi stavo facendo due palle così. Slasher classico, un po’ di cattiveria ma niente di nuovo sotto il sole. Probabilmente stavo anche per assopirmi, sulle battute conclusive.
    POI QUEL CAZZO DI FINALE.
    Non dimenticherò mai la pelle d’oca e il salto sul divano che feci.
    Credo che il bello del film sia proprio quello. Ti stordisce con uno sviluppo fin troppo canonico e poi, quando hai ormai abbassato la guardia, ti stende con un colpo d’incontro in piena faccia…

  8. Gran bella recensione complimenti. Ho scoperto questo film qualche giorno fa e me lo sono guardato stasera in previsione di una futura recensione…e mi ha lasciato quasi scioccato!

    1. Quel finale è davvero una mazzata.
      E non te lo aspetti. Non lo vedi proprio arrivare.
      Funziona ancora oggi. Pazzesco.

      1. Infatti ci sono rimasto quando l’ho visto…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: