Halloween Slasher Blog: Terror Train

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Regia – Roger Spottiswoode (1980)

Come tutti sapete, la goliardata ai danni dell’emarginato di turno che finisce malissimo è uno degli spunti narrativi più abusati dallo slasher. Nel 1980 tuttavia, non era ancora un meccanismo narrativo d’uso comune da adattare a proprio piacimento come scusa per scatenare una strage. Nel 1980, il sotto genere esisteva da meno di un paio d’anni e il film d’esordio di Spottiswoode rappresentava una novità, non solo per la sua idea di base, ma anche per un’ambientazione non convenzionale, e con le radici piantate più nella crime story di stampo classico che nel nascente filone di ammazzamenti adolescenziali.
Un treno a vapore come location ci rimanda di sicuro a più nobili delitti, quelli sull’Orient Express, tanto per fare nomi altisonanti. In realtà, sembra che la storia sia venuta in mente al produttore Daniel Grodnik dopo aver visto Halloween e l’action-comedy Silver Streak.
“E se mettessimo Halloween su un treno?”chiese Grodnik a sua moglie, che trovò la cosa terrificante. Ragione sufficiente per buttare giù subito un soggetto a far partire la produzione del film di lì a breve.
È un film canadese, Terror Train. Il contributo del Canada al cinema slasher è di valore inestimabile. Non solo perché il più importante proto-slasher mai realizzato (Black Christmas) è di nazionalità canadese, ma soprattutto perché gran parte dei prodotti che tra la fine degli anni ’70 e la prima parte degli anni ’80 infestarono le sale di ogni parte del mondo, definendo lo slasher in tutta la sua riconoscibilità, erano realizzati in Canada, diretti da registi canadesi e finanziati con soldi di produttori canadesi. Un esempio per tutti? My Bloody Valentine, che del filone è una delle vette artistiche.

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A esordire dietro la macchina da presa troviamo Spottiswoode, non proprio l’ultimo arrivato. Era stato il montatore di Sam Peckinpah in Cane di Paglia e Pat Garret e Billy The Kid.
Come protagonista e final girl viene scelta Jamie Lee Curtis e non credo di avere bisogno di spiegarvi il peso che aveva il suo nome, nel 1980. Era la regina dello slasher, la prima, originale scream queen.
Si gira tra novembre e dicembre del 1979, a Montréal. Faceva così freddo che una delle macchine da presa finì per congelarsi.
I vagoni erano stati sistemati all’interno di un magazzino che, di giorno, era così rumoroso da impedire le riprese. Terror Train venne quindi girato solo di notte. Si iniziava alle sei del pomeriggio e si finiva all’alba, mentre il direttore della fotografia illuminava i volti degli attori usando le torce dei medici, quelle a forma di penna.

Terror Train è sorprendente per come riesce a stare allo stesso tempo all’interno del canone (da poco formatosi e già rigido, fisso e immutabile) dello slasher e a uscirne all’occorrenza, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione di assassino e final girl.
Tutto comincia con uno scherzo, dicevamo prima: alcune matricole di una confraternita fanno credere a un ragazzino un po’ strano (Kenny) che la più bella della scuola (Alina, la nostra Jamie Lee) voglia proprio andare a letto con lui. Alina partecipa alla burla, ma non sa che non si tratta di una faccenda innocua. Quei buontemponi dei suoi amici hanno infatti nascosto un cadavere putrefatto tra le lenzuola. Il povero Kenny dà di matto mentre gli altri ragazzi si sbellicano.
Tre anni dopo, si va tutti a festeggiare l’ultimo dell’anno su un treno affittato per l’occasione. Com’è ovvio, un assassino mascherato farà di tutto per rovinare il party.

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Il fascino di un film come Terror Train risiede tutto nell’intelligenza con cui sfrutta l’ambiente ristretto a sua disposizione e l’isolamento che ne deriva.
L’unità di luogo è indispensabile per ogni slasher che si rispetti, ma spesso è difficile credere alla reale impossibilità di abbandonare il posto dove si aggira il killer. Quando sei su un treno in corsa che ha superato l’ultimo scambio, con un merci alle spalle che ti impedisce di invertire direzione o anche solo di fermarti, non hai molte alternative. Sei rinchiuso lì dentro con l’assassino.
Che ha, a differenza di molti suoi omologhi, un aspetto e un’identità mutevoli. Gli omicidi avvengono infatti durante una festa in maschera e, nonostante sia rimasto impresso nell’immaginario collettivo con il nasone e i baffi finti di Groucho Marx, il nostro maniaco omicida assume l’aspetto della sua ultima vittima, cambiando maschera in continuazione. Ed è un espediente intelligente, oltre che una scelta destabilizzante: la maschera come tratto distintivo dell’assassino da teen slasher resta intatta, ma diviene quasi impossibile, per i protagonisti, dare una forma precisa alla minaccia, mentre lo spettatore è sempre consapevole di dietro a quale travestimento si nasconde il killer.

Altro elemento molto interessante è quello di conferire al film un’atmosfera quasi onirica, facendo ricorso a dosi massicce di illusionismo. La presenza di un mago a bordo e l’insistenza sui suoi numeri di magia rendono tutto il film simile una gigantesca illusione. Proprio come accade nello spettacolo tenuto da David Copperfield al centro del treno, siamo troppo impegnati a guardare altrove per accorgerci che il trucco si trova, da sempre, sotto i nostri occhi. Non si tratta solo di concentrare tutti i sospetti su un personaggio, mentre il colpevole è chiaramente un altro. Si tratta del metodo con cui Spottiswoode conduce questo gioco che più classico non si può.
In fin dei conti, il vero assassino è riconoscibile sin dalla prima volta in cui lo vediamo. Solo che il nostro occhio è dirottato con maestria in una direzione diversa.

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Terror Train è anche un film moralmente molto ambiguo. È ambigua la sua protagonista, nonché final girl, Alina che, per quanto ci tenga a prendere la distanze dai suoi amici per il macabro scherzo ai danni di Kenny, vi ha comunque partecipato e non è la fanciulla simbolo di ogni virtù che di solito tende a sopravvivere in questi film.
È ambiguo il rapporto tra carnefice e vittime, molto più complesso di quanto non appaia, e sintetizzato nella scena in cui il capo treno (unico personaggio davvero positivo del film), interpretato dal grandissimo Ben Johnson, deve fermare un gruppo di ragazzi che vogliono linciare il mago, sospettato di essere lui l’assassino.
Ed è ambiguo nel mettere in scena degli adolescenti molto più aggressivi, annoiati e stanchi anche rispetto allo standard del genere. Sembrerebbe quasi un prodotto da inserire nella brutta categoria del postmoderno, se non fosse del 1980.
L’impressione è che su quel treno non ci siano buoni o cattivi e che la lotta per la sopravvivenza che si svolge a bordo avvenga nell’indifferenza più totale, non solo della natura circostante (una muta e sempre uguale distesa di neve) ma dei ragazzi stessi, che muoiono quasi senza combattere.

Se si ha l’accortezza di andare a scavare nell’oceano di filmetti usciti in seguito al successo clamoroso di Halloween, si possono trovare tante piccole e gradevoli sorprese. Terror Train è uno slasher molto pregevole da un punto di vista tecnico e con una serie di spunti interessanti da quello narrativo. Non è un caso se è rimasto unico nel suo genere e ha avuto pochissime imitazioni. Le sue sono atmosfere molto complesse da replicare, anche con i mezzi a disposizione nel 2015.
Ne è stato fatto un remake apocrifo nel 2008, che porta lo stesso titolo ma non ha nulla a che spartire con il film del 1980. È solo un torture porn da cui vi consiglio di stare alla larga.

5 commenti

  1. Leggendo il commento avevo dei flash del film, devo averlo visto un milione di anni fa, mi ricordo solo Jamie Lee e poco altro… Segnato per il doveroso ripasso😉 Cheers!

  2. Il remake e quello con Thora Birtch,pensa che un cestone del supermercato avevo visto un dvd di Jolly Killer dove c’è sempre lo scherzo finito male e ieri ho visto Carrie dove lo scherzo tragico e alla fine,questo film mi sembra di averlo visto da piccolo ma non riesco a metterlo a fuoco bene.
    Un saluto Lucia.

  3. Un bel ricordo… Sere d’inverno davanti alla TV e questo film che il primo aggettivo che mi sovviene da accostarci è “buio”

  4. Me ne hanno parlato bene, non ricordo passaggi televisivi recenti, me lo recupero

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Credo che l’unica cosa in comune fra il Terror Train di Spottiswoode e la robaccia del 2008 sia il treno, appunto, e basta… Assolutamente niente a che vedere con l’ambiguo, teso e spiazzante originale. Da rivedere, certamente, che su quel treno ti senti in trappola oggi esattamente come allora…

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