The Martian

timthumb
Regia – Ridley Scott (2015)

Io non so se ci avete fatto caso, ma c’è il forte rischio che i due film migliori della stagione siano entrambi diretti da registi che hanno superato la settantina. E tra pochi giorni, nei paesi civili, è anche in uscita Bridge of Spies, di un altro signore che i settanta li compirà nel 2016.
Ah sì, ci sarebbe anche Clint da tenere in considerazione, ma il suo film è, tecnicamente, del 2014 e quindi facciamo finta non conti.
Insomma, pare proprio che i registi “vecchi” e “finiti”, quelli che “poverini, è ora che vadano in pensione”, abbiano ancora qualche discreta zampata da dare alla storia del cinema.
Su Ridley Scott poi, è dai tempi di Prometheus che stanno tutti col fucile puntato.
E si tende a dimenticare che Scott è il miglior regista di fantascienza sulla piazza, uno che è nato per questo genere di film e che magari può abbandonare la sci-fi per un po’ di tempo, sbagliare un paio di film, dedicarsi ad altro, ma che quando torna nello spazio, non fallisce mai.
Infatti, eccolo sfornare un film di due ore e passa, tratto da un romanzo molto complesso da portare sullo schermo, che ha un ritmo micidiale e ti passa via neanche fosse un corto di dieci minuti.

Ridley-Scott-on-the-set-of-The-Martian

Di The Martian, ho sentito dire soprattutto due cose: il libro è dozzinale e il film è hollywoodiano. Ad analizzare con una certa attenzione sia il romanzo che il film, ci si rende subito conto di quanto entrambe le affermazioni siano panzane di proporzioni sesquipedali. Andy Weir ha scritto una storia con una coerenza interna impressionante, inattaccabile da qualsiasi punto di vista e che rifiuta, in maniera anche comprensibile (non è quello l’obiettivo dell’autore) il ricorso all’intimismo per concentrarsi sulla risoluzione di problemi di natura squisitamente pratica, come per esempio, sopravvivere su un pianeta ostile il tempo necessario per essere recuperati, senza perdersi d’animo e facendo affidamento solo sul nostro intelletto. In che modo questa impostazione sia dozzinale, me lo deve spiegare qualcuno, perché io non ci arrivo. Ma forse è un tutto un problema mio, dato che se penso alla parola dozzinale applicata alla fantascienza, mi vengono in mente due titoli in particolare, Her e Interstellar.

Hollywoodiano è un altro termine che vuol dire tutto e niente: The Martian, il film, è hollywoodiano nel senso di spettacolare? Sì, in un certo sì, sebbene dedichi alla spettacolarizzazione vera e propria appena un paio di scene e, per tutto il resto del tempo, vediamo un tizio che vaga in un deserto sconfinato coltivando patate e parlando da solo. E sì, è ovvio che il cinema, rispetto alla narrativa, tenda a semplificare e, appunto, a spettacolarizzare alcuni elementi. Ovvio e naturale. Drew Goddard alla sceneggiatura e Ridley Scott alla regia si mantengono molto fedeli al libro e apportano un deciso cambiamento nel finale, in nome dello spettacolo e dell’efficacia del racconto per immagini. Sono anche bravi a tagliare tutti le sezioni del libro dedicate alla spiegazione dettagliata dei vari procedimenti usati dal protagonista per alimentare il rover, riparare l’hub o ripristinare le comunicazioni con la NASA. Cose che nel romanzo funzionano alla perfezione, ma in un film avrebbero appesantito una narrazione già di per sé spigolosa.
The Martian non è un film indipendente, è rivolto a un pubblico ampio e generalista e, nonostante questo, riesce a mantenere intatta la natura di hard sci-fi del testo di riferimento. C’è da inchinarsi e ringraziare.
Ma pare che non vada bene.
Hollywoodiano, riflettiamo su questa parola. Cosa significa esattamente? O meglio, come è da intendersi in senso dispregiativo?
Forse ci sono: The Martian è un film positivo, anzi, un film positivista. Come la sua controparte letteraria, è un inno allo spirito umano e alla scienza. L’unico momento, in tutte le due ore di film, in cui il personaggio interpretato da Matt Damon si lascia prendere dallo sconforto, si risolve in una orgogliosa rivendicazione del proprio ruolo di scienziato ed esploratore, nella consapevolezza di far parte di un qualcosa di molto più grande, che non si esaurirà con la sua morte.
Capisco possa irritare chi si aspettava di assistere alla storia di un uomo disperato, che passa tre anni a inveire contro quei bastardi della NASA che lo hanno spedito su Marte, e magari, in punto di morte, realizza che, con tutti i bambini che muoiono di fame, signora mia, l’esplorazione spaziale è un grande spreco di risorse.
Mi dispiace, cascate tutti molto male.

THE MARTIAN

È che, vedete, il discorso sulla natura hollywoodiana di The Martian crolla all’istante se si presta un briciolo di attenzione e ci si rende conto di come il film sia, concettualmente, l’antitesi del prodotto hollywoodiano.
In The Martian, il pensiero è sempre preponderante rispetto all’azione e al sentimento. È un film cerebrale, non è un film emotivo e non è un film muscolare. L’emotività entra in gioco solo quando arriva il momento di unirsi e collaborare. Ma ogni azione compiuta dai personaggi è calcolata. Se lo schema hollywoodiano è quello tipico dell’uomo comune in circostanze straordinarie, qui abbiamo uomini che hanno, grazie ad anni di studio, acquisito gli strumenti necessari per affrontare circostanze straordinarie.
Gente che fa bene il proprio mestiere, per buttarla giù dozzinale, così siete tutti contenti.
Io credo che faccia schiumare di rabbia il fatto che, nonostante tutto questo impiego di cervelloni, The Martian riesca a emozionare e persino a commuovere, in alcuni momenti. E non lo fa tramite l’esposizione (oh, ma tu guarda, hollywoodiana) di sentimenti individuali in cui tutti noi possiamo identificarci facilmente. Lo fa tramite un afflato universale che lega tutte le persone coinvolte nel recupero dell’astronauta abbandonato su Marte. Persino i semplici spettatori che assistono all’evento in diretta. Invece di pensare: “Eh, signora mia, con tutti i bambini che muoiono di fame, quanto spendono per recuperare un solo uomo”, si stringono intorno a questo botanico disperso a milioni di chilometri dalla terra, coscienti di cosa rappresenti. Il simbolo di un’umanità che, prima o poi, dovrà staccarsi da qui e trovare una casa altrove.
Se questo è hollywoodiano, che vi devo dire, sia lodata mamma Hollywood.

TheMartianHeader

E Ridley, come mette in scena questa epopea tecnico-scientifica? Con leggerezza, ironia, con una mano quasi invisibile, semplificando all’osso il suo stile, restando attaccato alla storia e mettendosi completamente al suo servizio. Scott non ha più bisogno di dimostrare a nessuno quanto è bravo e dirige in punta di piedi. È un regista classico, molto più attento a raccontare che a esaltare il pubblico con il gesto estetico in sé.
Eppure, Marte così, al cinema non lo avete mai visto e le sequenze ambientate nella stazione spaziale in assenza di gravità, sono pura poesia visiva.
Sempre tornando a bomba all’inizio del discorso, non so se avete notato quanto il grande cinema si stia facendo sempre più pulito, mentre le evoluzioni della macchina da presa slogamascella sono diventate appannaggio del piccolo schermo.
Questi vecchi dinosauri mirano all’essenziale, si sono liberati degli orpelli e ci consegnano un modo di girare che bada all’essenza.
Ultima annotazione: quando sentirete le note di questa canzone, occhio al montaggio di Pietro Scalia e genuflettetevi al dio sceso in terra.
Buona visione.
Recensione di Alessandro
Recensione di Hell
Considerazioni di Davide sul romanzo.

14 commenti

  1. Bell’articolo, da leggere tutto d’un fiato, che vediate il film oppure no, è una gran bella storia. Grazie.

    1. Grazie a te!

  2. In effetti, The Martian rappresenta il capovolgimento e la negazione dell'”idiot plot” che da almeno trent’anni ci viene servito con regolarità – l’idea che davanti alla crisi lo spirito umano vada in briciole, millenni di civiltà e di conoscenza si risolvano in nulla, e l’uomo torni allo stato di animale terrorizzato e irrazionale. L’idea che il mondo sia popolato di deficienti, chela nostra civiltà sia priva di significato o, peggio, sia qualcosa di negativo.
    Anche questo, credo, causa irritazione – infrange un cliché che è ormai diventato consuetudine e convinzione. Un cliché al quale è bello credere, perché significa che in fondo non abbiamo responsabilità, ma possiamo comunque distruggerci di sensi di colpa.

    1. E di solito, all’interno di questo cliché c’è sempre l’eroe della situazione che si dimostra più adatto a sopravvivere.
      The Martian fa l’esatto contrario: si esce da una situazione orribile solo collaborando e dando il nostro meglio.
      Ed è vero.
      Non ci sono altre strade se non questa

  3. Scott di sci-fi nel corso di quasi 40 anni di carriera ha diretto pochissimi sci-fi:Alien,Blade Runner,Prometheus,The Martian nonostante il suo stile si presti ottimamente per la materia,per me poi la storia del’uomo comune è una balla per far bene ci vogliono anni di apprendimento o allenamento,ma può anche andare bene alla fine il cinema come dicono in molti è una grande bugia (scusate se è un pò contradittorio)

    1. Sì, ne ha diretta poca, però ogni volta che ci ha messo mano ha tirato fuori un qualcosa di memorabile

  4. dinogargano · · Rispondi

    Diventi sempre più brava , sintetica ma coinvolgente .
    Non vado molto al cinema , se non riesco a vederlo in sala , aspetto che esca in circuito Home Cinema … di Ridley Scott ho visto tutto , a partire da I Duellanti , in un cinemino di Padova , nel 77 e mi ha folgorato subito , non posso che confermare quello che hai scritto .

    1. Grazie!❤
      Scott è uno dei più importanti registi viventi. Io ho una passione enorme per suo fratello (che mi manca tanto), però riconosco che Ridley ha una visione davvero unica al mondo.

  5. “Capisco possa irritare chi si aspettava di assistere alla storia di un uomo disperato, che passa tre anni a inveire contro quei bastardi della NASA che lo hanno spedito su Marte, e magari, in punto di morte, realizza che, con tutti i bambini che muoiono di fame, signora mia, l’esplorazione spaziale è un grande spreco di risorse.
    Mi dispiace, cascate tutti molto male.”

    Questo passaggio l’ho adorato.
    Via si va a vedere, a breve posto la rece di Sicario, è stato fantastico

    1. Sì, devi vederlo. Ti rimette in pace con l’umanità intera!

  6. Scott si dimostra ancora una volta una garanzia. E ne sono felice!

    1. Farà ancora tanti bellissimi film. Ne sono certa

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Dozzinale e Hollywoodiano, ma quale profonda capacità di analisi critica – sia del testo scritto che della trasposizione cinematografica – viene dimostrata dall’uso di questi due termini che temo, d’ora in poi, non pochi cercheranno di affibbiare (aprioristicamente, per partito preso) anche ai futuri lavori di Ridley Scott😦 Beh, alla faccia loro, io ribadisco ancora una volta – dopo Prometheus – di essere contentissimo del ritorno di Ridley alla fantascienza sperando che, in questa sua seconda giovinezza, ci si dedichi a tempo pieno per poterci regalare altre perle cosmiche…
    P.S. Personalmente, mi è sempre stata sui coglioni la moralistica (e disinformata) faciloneria di chi banalizza/colpevolizza l’esplorazione spaziale in termini di enorme spreco di risorse, altrimenti destinabili ai paesi ridotti alla fame… ragion per cui, quel passaggio è un ulteriore tocco di classe aggiunto alla classe che questa rece aveva già di suo😉

    1. Questo film sembra fatto su misura per quella massa di somari che polemizza sull’utilità dell’esplorazione spaziale. Li farà schiumare di rabbia, se non fosse che molto probabilmente non lo vedranno perché sono troppo ignoranti per capire di cosa si tratta😀

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: