Witchfinder General – Guest Post

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Del film abbiamo parlato qualche anno fa e adesso, con l’occasione della recente ristampa del romanzo da cui era tratto, Davide Mana mi ha regalato l’articolo che state per leggere. Ovviamente, il libro non esiste in italiano, ma potete trovarlo qui, allo scadaloso prezzo di 3.99, in inglese, in formato digitale. Una lettura interessante, come potrete vedere a breve. Ringrazio Davide per il post di oggi, che non è affatto inusuale per le tematiche trattate sul mio blog. Buona lettura.

Questa è una storia vera.
Quante volte ce l’hanno raccontato?
Ormai l’idea stessa che il film che stiamo per vedere, il libro che stiamo per leggere, sia “basato su una storia vera” ci fa francamente ridere.
Ma non è sempre stato così.
Questa è una storia vera.
È la storia di un tizio che si chiamava Matthew Hopkins.
Nato sotto il regno di Elisabetta Prima, Hopkins studiò legge, diventando un mediocre leguleio nella provincia inglese.
Poi, con lo scoppio della Guerra Civile, la corona contrapposta al parlamento, Hopkins si ritrovò arruolato come fante nelle armate di Cromwell.
Marciare, ascoltare sermoni, uccidere o essere uccisi.
Fu grazie ai sermoni, che Hopkins scoprì la stregoneria, la piaga che minacciava il cuore stesso della nazione.
Non che a Hopkins importasse nulla, della nazione.
Smobilitato per motivi di salute, il buon Matthew Hopkins si mise a vagare per l’East Anglia, riciclando le proprie (modeste) doti di avvocato nell’istituire processi per stregoneria.
Il sistema era molto semplice – sulla base di denunce anche estremamente circostanziali, Hopkins e i suoi tirapiedi (un altro ex fante, certo Stearne, e una poco di buono nota come Goody Phillips) procedevano all’arresto della presunta strega.
Si trattava di solito di donne con problemi mentali, vecchie rincitrullite, e occasionalmente giovani donne troppo belle e troppo poco rispettose della morale puritana.
La presunta strega veniva a questo punto lasciata nuda al freddo, e variamente torturata.
Le più giovani venivano anche stuprate da Stearne, e sottoposte ad ogni possibile genere di umiliazione.
Per giorni, senza permettere loro di mangiare, bere o dormire.
Finché non confessavano.
A questo punto venivano passate ai giudici, e Hopkins agiva da pubblico accusatore.
In caso esistesse ancora il dubbio, le donne venivano sottoposte al classico giudizio di dio: il loro pollice destro veniva legato all’alluce sinistro, il pollice sinistro all’alluce destro, e poi le si gettava in un fiume o in un lago. Se non affogavano, venivano impiccate.
Al Cacciatore di streghe si versava quindi la taglia – tre sterline (circa due anni di reddito di un membro della classe media) e quello passava al caso successivo.
Hopkins e i suoi soci rimasero in attività per 4 anni, dal 1644 al 1647. Quante persone – prevalentemente donne – mandarono alla forca?
Il numero è dubbio, ma una stima al ribasso cita non meno di 300 donne – più di quante ne fossero state processate nei duecento anni precedenti.

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Nel 1966, Ronald Bassett, stimato autore di narrativa storica, prese tutti i resoconti delle attività di Hopkins, e scrisse un romanzo, intitolato “Witchfinder General“, dal titolo che Hopkins si attribuiva.
Il romanzo è alla base del film omonimo, interpretato da Vincent Price nel 1968.
Ed è una stranissima bestia, come romanzo.
Bassett ci seppellisce di dettagli sulla guerra civile inglese, scandisce anni e mesi e giorni con precisione ossessiva. Movimenti di truppe, città che vengono conquistate da questa o da quella fazione. Da questa massa di informazioni che spiazzano il lettore (dov’è il Witchfinder? Quando comincia la storia?), emergono lentamente i protagonisti.
Incontriamo così Hopkins squallido e spaurito, riluttante soldato in una guerra che non lo riguarda (o così ritiene). Possiamo osservarne la crescita, l’opportunismo, l’avidità, gli orribili complessi di inferiorità.
Per attrito, potremmo dire, dell’individuo Hopkins con la Storia (quella con la S maiuscola, fatta di re e condottieri), possiamo apprezzare la psicologia deviata di questo omuncolo, un autentico travet dell’orrore, un serial killer vagamente autorizzato dalla legge a uccidere e trarne un guadagno.
Vagamente, perché, si badi bene, Hopkins non ha alcun incarico ufficiale, nessuna patacca o autorizzazione.
È semplicemente uno che viene nel vostro paese, e se voi siete antipatici al vostro vicino di casa, quello vi denuncia, Hopkins vi tortura, il suo compare vi violenta, finché la morte non vi pare una buona via di uscita.
Bassett ci lascia anche intuire (da soli, senza farci spiegoni) come uno stato di guerra civile favorisca le attività di una creatura del genere, favorendo la paura, la superstizione e sì, soprattutto l’avidità.
Parallelamente, e attraverso lo stesso processo di attrito e raffinazione, Bassett ci mostra anche la nemesi di Hopkins, il giovane Margery, contadino arruolato in cavalleria, che sale nella gerarchia militare grazie a un misto di buon senso, pragmatismo e fortuna.
Nel momento in cui Hopkins e Stearne, nel 1645, mettono le mani sulla donna di Margery, il romanzo procede come un crudelissimo meccanismo ad orologeria.
Margery vuole Hopkins morto – e impiegherà tre anni a dargli la caccia, giocando a rimpiattino in un paesaggio devastato dalla guerra.

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È diverso dal film, il romanzo di Bassett – meno orrifico nei confronti dei suoi protagonisti, ma agghiacciante nella sua documentazione.
Tutto ciò che leggiamo è vero.
Le torture, i processi fasulli, la corruzione, i deliri di un essere talmente meschino da suscitare ribrezzo più che terrore.
Se nel film del ’68 ciò che ci turba è il destino dei singoli, ciò che raggela nel romanzo del ’66 è la facilità con la quale chiunque può essere processato per stregoneria e impiccato.
Chiunque.
Anche Matthew Hopkins.
Andò veramente così?
Bassett chiude il suo romanzo con una lunga nota storica che include tutti i nomi noti delle vittime di Hopkins, e circostanzia ogni pagina, ogni evento della propria storia.
Fino alla morte di Hopkins.
Perché non si sa come venne ucciso – se venne ucciso, e non morì invece di malattia. Ma c’è una annotazione di un vescovo, nel suo diario personale, che spiega come, nel 1647, ungentiluomo, stanco degli orrori di Hopkins, prese la giustizia nelle proprie mani, e del Witchfinder General non si seppe mai più nulla.
“E chi sono io per contraddire un vescovo?”, si domanda l’autore.
Definito a suo tempo “Un catalogo di orrori”, Witchfinder General è stato ristampato per la prima volta in quarantacinque anni da Endeavour Press, ed è disponibile in ebook.
È un libro diverso dal solito.

4 commenti

  1. La banalità del male ben prima del nazismo…

  2. […] è stato di recente ristampato. Se volete leggere la mia recensione del romanzo, dovrete visitare Il Giorno degli Zombi – dove come bonus troverete anche la recensione al film, fatta da Lucia Patrizi. Buona […]

  3. Quello della storia vera è un espediente talmente abusato che, alla fine, rischiamo di non crederci più nemmeno quando lo è sul serio, vera, come nel caso di quel miserabile individuo rispondente al nome di Matthew Hopkins…
    Altro post interessante di Davide questo che – visto il tema trattato – fa il paio con la tua recensione di quasi due annetti fa, ragion per cui spero non vi dispiaccia se ho pensato bene di leggervi (e rileggervi) entrambi😉

  4. grazie per questa segnalazione. Avevo visto il film anni fa e mi interessa approfondire le vicende di questo degno erede di Sprenger & Kramer in un contesto storico più approfondito.

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