I dimenticati: Danza Macabra di Tanith Lee

tla59a

Tanith Lee, la cui recente scomparsa è stata un durissimo colpo per tutti gli appassionati di letteratura fantastica (no, tranquilli, in Italia neanche un trafiletto), non è da annoverare propriamente tra gli autori horror. Era molto eclettica, la Lee, ed è stata capace di affrontare quasi ogni branca del fantastico, mantenendo però uno stile e un tocco inconfondibili. Nelle sue storie non è mai mancata la presenza di un forte immaginario macabro e inquietante. Si è dedicata in maniera diretta al gotico in poche occasioni e lo ha sempre fatto in maniera molto personale, attraverso una rielaborazione di alcuni dei più importanti (e ingombranti) archetipi del genere.
Oggi parliamo della sua particolarissima versione del vampirismo.
Dark Dance è solo il primo titolo di una trilogia, The Blood Opera Sequence, i cui rimanenti due volumi non sono mai stati tradotti in Italia.
L’unica edizione pubblicata nel nostro paese è della Fanucci ed è datata 1994. Non va molto meglio per gli altri libri della Lee. Una minima percentuale della sua bibliografia (che è sterminata) è arrivata qui da noi e comunque non la ristampano dal 1997.
Prima di entrare nei dettagli del romanzo, dovete sapere cosa ha significato Tanith Lee per una ragazzina che cominciava a esplorare la narrativa d’immaginazione. Il mio percorso di avvicinamento all’horror, al fantasy, alla fantascienza, è stato abbastanza tortuoso e ancora oggi non saprei dire con esattezza cosa mi abbia portato proprio lì, perché io leggevo Virginia Woolf quando ero giovane. I mostri sono arrivati dopo. Da un lato, è stato sicuramente il cinema. Dall’altro, credo che Tanith Lee ci abbia messo del suo.

tannith-lee-QSFF

La sua formazione non è stata ortodossa. Anche lei leggeva Virginia Woolf, tanto per cominciare. E le sue influenze letterarie spaziano da Dickens, passando per Checov e Ibsen, fino ad arrivare (ovviamente) a Fritz Leiber e Jack Vance.
Tutto ciò si riflette nel suo modo di scrivere, che è sempre stato particolarmente ricercato, elegante, spesso ai confini con la prosa poetica.
E in effetti, la Lee viene dalla poesia.
Dato il progressivo impoverimento della narrativa di genere nel nostro paese (ma anche altrove, ne parleremo tra poco), sempre più livellata verso il basso per inseguire i gusti del pubblico, è perfettamente comprensibile che un’autrice come la Lee abbia avuto pochissima fortuna qui da noi.
Ma per me, all’epoca (credo che il mio primo incontro con lei sia stato Foresta Elettrica) fu una specie di rivelazione. C’era una ricchezza, di stile, di linguaggio, di ritmo, di scelte lessicali, nella narrativa della Lee, talmente enorme da non andare perduta neanche in traduzione.
E rileggendola, da adulta, in inglese, questa ricchezza mi ha lasciato tramortita.
La scrittura della Lee non è per niente semplice e richiede concentrazione e partecipazione intellettuale. Non ci sono facili spiegazioni, non troverete schematismi, ma ambiguità. Forse, all’inizio, questo modo di scrivere vi respingerà addirittura, ma dopo qualche pagina, ne verrete progressivamente catturati e ci resterete invischiati, come se fosse una rete che vi stringe intorno. Un romanzo della Lee (uno qualsiasi, dipende dai vostri gusti, dato che ha scritto di tutto) è un qualcosa da cui si esce cambiati, qualcosa che continuerà a tormentarvi.

Dark Dance è la storia di una giovane donna, Rachaela, che vive a Londra, lavora come commessa in una piccola libreria, non ha alcuna relazione sociale (se si esclude quella con il suo datore di lavoro) e trascorre le sue giornate in uno stato di apatia costante. Rachaela è fredda, distaccata, quasi del tutto anaffettiva. Le interessa solo leggere e ascoltare musica classica, evitando in ogni modo possibile contatti umani con il resto del mondo.
Un giorno, un avvocato le consegna una lettera da parte della sua famiglia paterna, gli Scarabae. Rachaela non ha mai conosciuto suo padre. L’uomo ha abbandonato lei e la madre ancora prima che Rachaela nascesse. Le pochissime informazioni che ha disposizione provengono dalla madre, morta da poco, una donna che l’ha cresciuta senza darle un minimo di amore, facendola sentire sbagliata ogni giorno della sua vita e intimandole di non aver mai nulla a che fare con quei degenerati degli Scarabae.
La lettera la invita a casa degli Scarabae, le fornisce qualche coordinata per raggiungere il luogo, senza però darle alcuna indicazione precisa. Non c’è un indirizzo e la casa è soltanto la Casa.
Rachaela cerca di ignorare tutta la faccenda e proseguire con la sua grigia esistenza quotidiana, ma viene licenziata e perde la casa.
Non le resta che partire e andare a conoscere il suo passato e la sua storia.

tla59fre-db

Gli Scarabae vivono in una enorme villa a picco su una scogliera. La casa è isolata, distante chilometri dal più vicino centro abitato, che è però un borgo fantasma.
Sono tanti, gli Scarabae, una ventina di persone. Tutti molto anziani e un po’ strambi. Si vestono con abiti desueti, non escono mai durante il giorno e tutte le finestre della villa sono state decorate con vetri colorati per schermare la luce del sole. Anche gli specchi sono stati dipinti, come se a loro non servissero.
E, nonostante gli Scarabae siano vecchi, parlano come se avessero sulle spalle qualche centinaia d’anni in più rispetto a quelli che dimostrano.
E poi c’è Adamus, il “giovane” di famiglia.
Il padre di Rachaela.
Che dovrebbe essere un sessantenne, ma ha l’aspetto di un ragazzo di trent’anni. Un coetaneo di Rachaela.

In Dark Dance la parola vampiro verrà pronunciata due o tre volte e solo verso la fine. Non ci è dato di sapere se gli Scarabae siano dei veri vampiri o soltanto degli individui particolarmente longevi e molto eccentrici.
Il nostro punto di vista è quello di Rachaela e le resteremo inchiodati per tutto il corso del romanzo.
Questo è il primo dettaglio importante da sottolineare: Rachaela non è un personaggio gradevole. È una donna del tutto priva di affetti, non ha rapporti sociali e non vuole averne. Non è la classica outsider che soffre per la propria convinzione. È che proprio non gliene frega niente. Il suo modo di essere, quando entrerà in contatto con gli Scarabae, non cambia di una virgola. Per quella che dovrebbe essere la sua famiglia, Rachaela prova un misto di diffidenza e repulsione e l’incontro con il padre mai conosciuto non la condurrà a riscoprire i propri sentimenti sopiti. Le conseguenze di questo incontro saranno, al contrario, ad alto tasso di perversione e morbosità.

Secondo dettaglio importante: Dark Dance è, appunto, un romanzo morboso. Non è un horror in senso stretto, è un dramma psicologico, con una patina soprannaturale, che non teme di esplorare i recessi più profondi di una mente lucidissima nei suoi ragionamenti, ma di una freddezza e mancanza di empatia nei confronti del prossimo, disarmanti.
Rachaela è un’estranea. Sia per il mondo “normale”, sia per la comunità chiusa degli Scarabae.
La sensazione che resta addosso, dopo la lettura di Dark Dance, è di essere rimasti in apnea per troppo tempo e di trovarsi sul punto di svenire. È una storia cupa, claustrofobica. Persino le scene ambientate all’esterno della casa o a Londra, hanno un che di soffocante, come se Tanith Lee avesse trasformato il mondo intero in una prigione.

tla59ita-a

La copertina italiana non c’entra un cazzo, sapevatelo

La cosa divertente è che l’ossatura narrativa di Dark Dance potrebbe tranquillamente essere scambiata per un paranormal romance con i vampiri. Gli elementi sembrano esserci tutti: ragazza solitaria ed emarginata incontra clan di vampiri, scoprendo di appartenere alla loro razza. La sua vita cambia e trova l’amore.
Già, fortuna che stiamo parlando della Lee e che Dark Dance friggerebbe le sinapsi a tutte le lettrici di paranormal romance del mondo.
Se solo sapessero di cosa si tratta.
L’erotismo è da sempre una componente fondamentale delle opere della Lee. Soprattutto l’erotismo femminile. E la scoperta del sesso da parte delle donne. Già nel suo primo romanzo, Nata dal Vulcano, era un aspetto fondamentale della narrazione.
Il tema è presente anche in Dark Dance: l’unica esperienza sessuale di Rachaela, prima di arrivare nella casa degli Scarabae, è uno stupro, cui la Lee accenna appena (con l’eleganza che la contraddistingue) e di cui Rachaela ha comunque poca memoria.
Rachaela scoprirà il sesso, ma nel peggiore dei modi possibili. E sì, subirà il fascino del bel tenebroso seduttore, sarà manipolata da questo fascino e ne sarà vittima.
Per poi scoprire cosa esattamente volevano gli Scarabae da lei: trasformarla, per usare le sue stesse parole, in una “vacca da monta”. Incestuosa, per di più.
Non siamo proprio in zona tuailait, mi pare.
I vampiri, se di vampiri si tratta (lo si capirà nei volumi successivi), della Lee distano anni luce da ogni forma di romanticismo. Sono vecchie creature rassegnate, grottesche, patetiche, annoiate, il cui unico interesse è perpetuare la loro specie.

Fare una qualsiasi rivelazione sugli ulteriori sviluppi del romanzo sarebbe criminale da parte mia. Dark Dance è un libro che va assaporato con lentezza, bisogna seguire il suo ritmo stralunato, la sua staticità apparente, lasciarsi avvolgere dalla scrittura della Lee e non opporre alcuna resistenza, perché Dark Dance è ineluttabile. Vi perderete insieme a Rachaela nei corridoi della casa, rimarrete abbagliati dai colori e dalle scene raffigurate sui vetri, respirerete polvere e salsedine e conoscerete una forma di apatia che rasenta pericolosamente la disperazione.

Questo articolo è dedicato al mio amico Giordano.

22 commenti

  1. Grande Tanith Lee, la sua scrittura densa, magmatica ma delicata mi aveva stregato. Pensa che ne avevo sentito parlare nei remoti ’80’s sulla Isaac Asimov gazette e poi l’edizione di Fanucci…
    “friggere le meningi delle lettrici di paranormal romance” ti adoro sorellina!

    1. Io la trovai per la prima volta da Profondo Rosso, qui a Roma, quando ancora era un bel negozio e aveva una libreria fornitissima, anche di usati.
      Ero praticamente in fasce😀

      1. Profondo Rosso…. Era una mecca! Me lo ero segnato tra le mete da visitare il mio primo viaggio a Roma

  2. Mi spiace davvero della sua scomparsa, è assurdo che neanche una notizia sia stata data in un paese che ha stampato a iosa i suoi libri: ok, tutti decenni fa, ma si sa che l’editoria è ingrata…
    Voglio rispolverare qualche suo titolo che ho in casa per omaggiarla in Uruk😉

    1. È stata completamente dimenticata. Qui da noi è come se non fosse mai esistita. Una tristezza che non ti dico…

      1. Confesso di non averla mai letta perché dalle trame mi sapeva troppo di fantasy, ma sin da ragazzo il suo nome l’ho visto spuntare in ogni collana fantastica: ora che ci penso, sempre in pubblicazioni del passato…
        Scatenero’ i miei Archivi di Uruk per omaggiare la sua memoria ^_^

  3. Ho letto della sua scomparsa proprio qui sul tuo blog, ammetto la mia ignoranza non la conoscevo… Ma sicuramente recupererò questa lacuna, grazie per avermela fatta conoscere😉 Cheers!

    1. Eh, ma perché questi autori, a partire dalla metà degli anni ’90, sono stati cancellati dalla nostra editoria. Gente di cui si stampava tutto è all’improvviso sparita dalla circolazione.

  4. Dark Dance è, se possibile, l’anti-paranormal romance, scritto trent’anni prima che il paranormal romance venisse alla luce.
    Ed è agghiacciante pensare a quanti passi indietro ha fatto la narrativa sovrannaturale per compiacere un pubblico progressivamente sempre più ignorante.
    Meravigliosa, come sempre, la scelta grafica di Fanucci.

    1. Sì, raramente ho visto una copertina così brutta…

      1. E che non c’entra assolutamente nulla – sembra la cover di un torture porn…

    2. La copertina è semplicemente oscena, per non parlare del blurb.
      Rimango basita.
      E sì, Dark Dance è un paranormal romance al contrario.
      Io sono maliziosa e cattiva e quindi penso che molte autrici abbiano usato consapevolmente la struttura del romanzo della Lee, pervertendola ai loro scopi…

      1. In effetti, senza spoilerare, Dark Dance, a modo suo, è anche il precursore di tutti i romanzi sugli angeli che scopano…

      2. Visto che già ci facevano il favore di pubblicare il romanzo, avranno pensato che non potessimo pretendere pure una copertina che ne ricordasse (almeno vagamente, magari) il contenuto…
        Riguardo poi al considerare Dark Dance come fonte di “ispirazione” (stravolta a piacimento) per la Meyer e colleghe varie, si sa che in genere a pensar male ci s’azzecca. E, purtroppo, pensando male a mia volta, ho paura che dalle nostre parti saranno tali cosiddette autrici ad essere ricordate, invece della Lee😦

  5. Grazie, Lucia. ♥ È sul Kindle insieme ad altri titoli della Lee ma a questo punto gli darò la precedenza.🙂 Ho finito da poco il suo Red as Blood, or Tales from the Sisters Grimmer e confermo tutto quello che hai detto sul suo stile e il suo immaginario, quella donna era (sob) un genio.

    1. Sì, era un genio. E dovrebbe essere un modello per ogni giovane scrittrice (e non solo di fantastico). Io spero che, almeno adesso, qualcuno si metta una mano sulla coscienza e ristampi alcuni dei suoi lavori, magari ritraducendoli.
      E non mi devi ringraziare, la dedica era dovuta❤

  6. Nell’articolo per un’autricr che avevo sentito nominare solo un’altra volta e di cui – mea culpa! – non ho mai letto nulla. Rimedierò al più presto.

    1. Va letta, assolutamente.❤

  7. Ne ho sentito parlare ma non ho mai avuto occasione di leggerlo, forse è l’ora🙂

  8. […] a questo post di Lucia Patrizi ho scoperto che il 24 maggio scorso è venuta a mancare Tanith Lee, storica e […]

  9. Mariateresa Botta · · Rispondi

    Il mio primo incontro con la Lee fu con Il Signore della notte. Avevo 11 anni. Mi sembrò di leggere un testo sacro… mi ci accostavo con quel timore reverenziale che le altre persone accordano alla Bibbia: mi spianò la mente e la riplasmò daccapo. Lo rilessi talmente tanto da impararlo a memoria.
    La Lee fa innamorare perdutamente della perversione, e il sentimento istintivo della repulsione si mischia al desiderio di leggere ancora e ancora… rapimento assoluto. Il suo stile è Lo Stile.

    1. Perfettamente d’accordo con te. E leggerla poi in inglese è davvero un’esperienza.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: