Cinema Atomico 6: The War Game

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Regia – Peter Watkins (1965)

Ricominciamo la nostra carrellata sui film dedicati al terrore atomico con un vero e proprio macigno, un film che, in meno di un’ora di durata, riesce a rendere con un’efficacia ineguagliabile l’incubo di una guerra nucleare. Roba che, in confronto, The Day After diventa un prodotto per bambini.
The War Game è un falso documentario, o meglio, la simulazione di un attacco nucleare in Inghilterra e dei suoi effetti sulla popolazione di Rochester, nel Kent.
Era stato commissionato al regista dalla BBC perché andasse in onda nel programma settimanale The Wednesday Play, ma la tv britannica non lo trasmise fino al 1985, in occasione del quarantesimo anniversario del bombardamento di Hiroshima. Considerato troppo esplicito e disturbante per il pubblico televisivo, The War Game venne distribuito e trasmesso all’estero, arrivando a vincere l’Oscar per il miglior documentario nel 1966.
Girato con lo stile di un programma di approfondimento giornalistico, The War Game alterna finte interviste alla ricostruzione dell’attacco e delle conseguenze della guerra sulla vita quotidiana della gente comune.
L’invasione del Vietnam del Sud da parte della Cina fa partire l’escalation. In Inghilterra, si tenta di correre ai ripari evacuando la popolazione civile dalle città, considerate bersagli privilegiati, alle campagne. Chi se lo può permettere, ha costruito un rifugio anti atomico in giardino ed è disposto a difenderlo con ogni mezzo lecito e illecito. Chi non possiede un tale lusso, può solo sperare che la crisi internazionale rientri.
Ma l’attacco di missili sovietici sulla Gran Bretagna arriva sul serio. E un missile, diretto verso l’aeroporto militare di Manston,  non centra il bersaglio e si va a schiantare a pochi chilometri da Rochester.
Da questo momento in poi, The War Game diventa una delle visioni più dure e forti che mi sia mai capitato di subire. E non so neanche se consigliarvi di vederlo o implorarvi di girargli a largo.

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Perché è vero che, col passare dei decenni, i nostri spauracchi collettivi hanno cambiato volto, ma lo spettro di una guerra che porta allo sterminio immediato della popolazione civile, per cui non è possibile essere preparati e per cui non esiste difesa alcuna, è più vivo che mai, ancora oggi. E un’opera come The War Games è drammaticamente attuale.
Devo dire che non sono neanche stupita più di tanto dalla scelta della BBC di non farla passare in tv. Non è tanto la violenza delle immagini, quanto i contenuti destabilizzanti da un punto di vista politico.
L’intento di Watkins era quello di sottolineare la discrepanza tra le dichiarazioni ufficiali e la realtà dei fatti: tutta la parte riguardante l’attacco nucleare e le settimane immediatamente successive è basata su un enorme lavoro di documentazione a partire dalle testimonianze dei superstiti di Hiroshima e Nagasaki, passando per quelle relative al bombardamento di Dresda, fino ad arrivare alla consulenza da parte di medici e psicologi. È quindi un vero e proprio documentario in forma di what if, una ricostruzione che aveva delle solidissime fondamenta storiche e scientifiche. Le finte interviste, invece, riprendono spezzoni di dichiarazioni reali, messe in bocca a degli attori. E sentire un vescovo anglicano affermare con noncuranza che non c’è niente di cui preoccuparsi e che, anzi, bisogna imparare ad amare la bomba atomica come mezzo di difesa, crea un contrasto stridente con le sequenze di panico, morte e devastazione messe in scena da Watkins.
In questo film mi interessava rompere l’illusione della “realtà” costruita dai media. La mia domanda era: dov’è la realtà? Nella follia delle dichiarazioni dei miei fasulli rappresentati dell’autorità, che però citavano la dottrina ufficiale dell’epoca, o nella follia delle scene di finzione allestite nel resto del mio film, che rappresentavano le conseguenze di quella dottrina?”

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Una dottrina ufficiale che, da un lato, fomenta il terrore del nemico, dipinto come un mostro, dall’altro lascia la popolazione nella totale ignoranza di quali sarebbero le disastrose conseguenze di una guerra atomica.
Watkins, queste conseguenze, le sbatte in faccia allo spettatore senza alcun riguardo. Nulla viene lasciato fuori campo: corpi ricoperti di piaghe e ustioni, cadaveri bruciati dall’esercito, moribondi abbattuti con un colpo di pistola neanche fossero bestie, perché tanto ormai per loro non c’è più nulla da fare e non ci sono neanche medicine disponibili per diminuire il dolore, sommosse per la mancanza di cibo che portano ad altri morti e a fucilazioni di civili. Il collasso di un intero sistema sociale, narrato però dalla prospettiva di una piccola città, ché è più semplice identificarsi in quelle facce così familiari, così comuni. Più semplice identificarsi e quindi sentirsi stritolati da una mossa di terrore atavico, quasi animale. Il terrore dell’impotenza assoluta.

No, ripensandoci a mente fredda, io questo film non riesco proprio a consigliarvelo. Anche se è un gran pezzo di storia del cinema. E di storia del montaggio, in particolare. Tentando di assumere un certo distacco dalla materia, è proprio il modo in cui le mmagini vengono assemblate a rendere il film così efficace. The War Games è un film tutto giocato sulla contraddizione.
A ogni frase pronunciata dai vari rappresentati del governo, delle autorità religiose o dei media, corrisponde una scena che ne nega, sempre con una violenza inaudita, la validità.
E così, quando un membro del ministero della difesa dice con sicumera che una rapida escalation di attacchi nucleari non è una cosa possibile, Watkins stacca sull’effetto domino che dalla Cina arriva a Berlino, passando per gli Stati Uniti e arrivando, infine, nella campagna inglese, con una rapidità che atterrisce.

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Quando The War Game fu bandito dalla televisione, la stampa inglese, nella sua quasi totalità, si schierò a favore della BBC e contro il regista, accusato di fare mera propaganda per il disarmo nucleare.
È un film brillante e brutale. Ma non lo farei mai vedere a uno dei miei figli… Lo disapprovo, perché è propagandistico, il suo approccio è troppo negativo e il suo effetto è politcamente calcolato. Watkins non ha prodotto un film sulla bomba, ma una pubblica richiessta di bandirla. Esclude qualunque speranza e in questo si dimostra irresponsabile” (The Daily Schetck)
Questa mostruosa falsa rappresentazione rispecchia in maniera così accurata le richieste della campagna per il disarmo nucleare che non si capisce per quale motivo la BBC ci abbia speso 10000 sterline” (The Daily Express)
Il vero orrore è lo stile crudo del film. Mette in scena con un realismo nauseante arti carbonizzati, facce spaccate e occhi che si sciolgono nelle loro orbite. Questo film, come la BBC ha giustamente deciso, non può essere sopportato da milioni di spettatori” (Daily Mirror)
Reazioni piuttosto feroci per un film che, in seguito è caduto nel dimenticatoio.
Quella più frequente, tra varie critiche rivolte al film dai giornali dell’epoca (e ce ne sono molte altre disponibili in giro per la rete, basta cercare) è di aver dato per scontato il crollo delle istituzioni e del vivere civile.
Cosa che noi spettatori odierni consideriamo naturale, quando si tratta di mettere in scena l’apocalisse, ma che mezzo secolo fa, mandava su tutte le furie i critici, i capi della BBC e anche i rappresentati del governo inglese.
Inaccettabile non dare al mondo post-atomico neppure una speranza.
Speranza che siamo riusciti a trovare persino in un film desolante come L’Ultima Spiaggia.
Ciò che Watkins ha fatto, in questo suo agghiacciante capolavoro, è stato di strappare via il futuro alla sua nazione. L’ultima scena, con i bambini superstiti che dichiarano alle macchine da presa di non voler fare niente da grandi, è una pietra tombale sulla società.
E penso fosse questo il vero limite invalicabile, che invece Watkins ha superato.
Non c’è niente di più terribile di un bambino che, guardando in macchina, ti dice che lui non diventerà mai grande.
Drammaticamente attuale, dicevamo poco prima. Nonché dimenticato dai più. E quindi ancora controverso e ancora pericoloso.
Alla fine ho cambiato idea: guardatelo, tutti, senza scuse.

7 commenti

  1. Non faccio nemmeno finta di conoscerlo, però segno e vado a cercarmelo, grazie per la dritta 😉 Cheers!

  2. Le immagini dei morti ustionati sono quasi reali,perchè l’ ho visto un mese fa su documentario per i 70 anni di Hiroshima con interviste ai superstiti,c’era pure un’anziano senza più il volto, o di Chernobyl che per 24000 anni rimarrà contaminata con danni permanenti sulle popolazioni vicine e non consiglio per i sensibili lo straziante Una tomba per le lucciole.

  3. dinogargano · · Rispondi

    Una curiosità a riguardo : film proiettato a noi ufficiali delle forze speciali durante i training di perfezionamento in lingua inglese alla scuola di artiglieria di Bracciano , fine anni ’80 .
    Film molto realistico e quindi disturbante , a noi venne proposto con discussione dopo la visione , meramente tecnica e riguardante effetti NBC , protezioni , contromisure possibili , gestione risorse umane , ecc. ecc.
    Altri filmati proposti nel corso di origine francese e statunitense , ma solo per uso interno alla NATO , questa fu l’unica pellicola ” civile ” .
    Me la ricordo bene perché la sensazione che fosse un vero documentario fu tangibile in tutti i partecipanti , quindi .. onore al regista .
    Mai più vista in giro , mi piacerebbe rivederla .
    Ora si lavora molto con simulazioni tipo 3d per ricreare situazioni ” visibili ” ai corsisti delle scuole di specializzazione NBC e Artiglieria ( gli unici che ” entrano ” durante un combattimento tattico con armi nucleari , un azione strategica non è di interesse primario per i militari attivi , riguarda più le forze di supporto .. ) In Italia abbiamo il 28° reggimento Pavia che si occupa di queste cose , e molto bene …. guerra psicologica , condizionamento mentale , indottrinamento occulto , uno dei reparti più specializzati al mondo , ma non se ne parla molto ….
    Bel post , al solito .

    1. Questo sì che è un aneddoto interessante. E sottolinea il realismo estremo del film, che può essere benissimo scambiato per un documentario.

  4. Ne ho sentito parlare ed ero incuriosito, ora sono convinto di volerlo vedere, perché da come ne hai scritto MERITA.

  5. Di Watkins non devo aver visto altro che Privilege, ai tempi, e di conseguenza è praticamente certo che questa precedente crudelissima, nichilista e scomodissima perla mi manchi. Il suo percorso anti-bellico oltre che anti-nucleare era poi proseguito di lì a non molto – in forme diverse – con The Gladiators e Punishment Park ma, pur avendo anche di questi solo sentito parlare, non credo comunque abbiano mai raggiunto lo stesso impatto di The War Game…

  6. Watkins ha in seguito realizzato un vero e proprio moloch documentaristico di quasi 900′ su tutto quanto pertiene al nostro amico atomo chiamato The Journey, purtroppo di ardua irreperibilità. all’epoca si parlò di visioni festivaliere col pubblico dotato di sacco a pelo (per quanto si potesse dormire considerato l’argomento) non dissimili dagli sleeping-concert di Robert Rich..!!

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