Nightmare – Nuovo Incubo

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Regia – Wes Craven (1994)

Come avevo già scritto nel post a lui dedicato, è difficile lasciar andare Wes senza che il suo marchio rimanga impresso almeno sul palinsesto settimanale del blog. Ma Craven è, credo, il regista di cui ho più parlato in assoluto, da queste parti. Abbiamo trattato la sua intera carriera in due mega specialoni, abbiamo analizzato la maggior parte dei suoi film singolarmente, abbiamo persino messo in comparazione tre sue opere con i relativi remake. Insomma, non sapevo davvero cosa fare di più. E di nuovo.
Poi mi è venuto in mente che io, su New Nightmare, non ho mai scritto una riga. Ed è singolare, in quanto lo ritengo il primo horror ad aver affrontato in maniera lucida e razionale i meccanismi tipici del genere, soprattutto quelli relativi alla sua serializzazione. L’idea che tra realtà e immaginazione ci sia un confine molto sottile e che le cose che creiamo con la nostra mente siano così potenti da poter influire sul reale e, a volte, irrompere addirittura nel reale, non è una novità. È anzi uno dei temi più antichi del mondo. E la meta narrativa esiste da quando esiste la narrativa.
Per restare fermi al cinema, lo stesso anno di Nightmare – Nuovo Incubo, esce Il Seme della Follia, che compie delle riflessioni molto simili a quelle compiute da Craven.
Ma con una sostanziale differenza: Craven fa un discorso molto più razionale, anche più semplice e schematico, se vogliamo, rispetto a Carpenter. Se Carpenter non vuole spiegare come funziona il giocattolo, Craven lo rompe per farci vedere com’è fatto. Ed è qui la grande novità di New Nightmare, che infatti non fu compreso all’epoca e fu un flop, tanto quanto il suo cugino In the Mouth of Madness.

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Inizia con un effetto speciale, il guanto meccanico di Freddy, che va fuori controllo e ferisce tre tecnici, New Nightmare, ma scopriamo che è solo un incubo dell’attrice Heather Langenkamp, svegliata da un terremoto.
Siamo a Los Angeles, dove Heather vive con il marito (creatore di effetti speciali) e il figlio Dylan. Dall’ultima apparizione di Heather in un film della saga di Fred Krueger sono passati sette anni, ma il pubblico la ricorda e la ama ancora. Forse troppo, dato che da qualche tempo, l’attrice è perseguitata da un maniaco che le telefona, comportandosi come la sua nemesi cinematografica.
Le chiamate sono iniziate insieme a una serie di scosse telluriche, di giorno in giorno sempre più frequenti.
E sembra che, sempre in concomitanza con terremoti e telefonate, il regista Wes Craven si sia messo a scrivere la sceneggiatura di quello che dovrebbe essere, nelle intenzioni della New Line Cinema, il capitolo definitivo di Nightmare, cui Heather dovrebbe partecipare, per interpretare Nancy un’ultima volta.
Il problema è che Nancy non è convinta di voler prender parte a un altro film dell’orrore, soprattuto non adesso che il piccolo Dylan ha iniziato a comportarsi in maniera strana: la notte non dorme più molto bene, dice che c’è un uomo cattivo ai piedi del suo letto, è sonnambulo e la madre lo scopre spesso davanti alla televisione, ipnotizzato davanti alle immagini del primo, storico Nightmare On Elm Street.

E se Freddy (non più solo Fred, non dopo tutti i seguiti) esistesse davvero?
La domanda ha una risposta molto meno ovvia di quanto sia lecito supporre.
Freddy non esiste davvero. Esiste qualcos’altro che usa la maschera iconica di Freddy Krueger (“È più famoso di Babbo Natale”, dice a un certo punto Heather) per entrare nella nostra realtà, sfruttando i meccanismi impostati dal cinema e quindi il sonno.
E che Freddy sia sempre stato una delle varie incarnazioni filmiche del diavolo, è un fatto assodato che non necessita ulteriori spiegazioni.
Tuttavia, nel caso di New Nightmare, satanasso sfrutta la popolarità e il potere che ha Fred Krueger nell’immaginario collettivo, per assumere una consistenza concreta.
Perché proprio Krueger?
Perché è diventato familiare, perché, da prodotto seriale quale anni e anni di seguiti sempre più improntati all’ironia e sempre meno al terrore puro generato dal capostipite, si è trasformato in un facile punto di accesso per il Male nel nostro mondo.

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I think the only way to stop him is to make another movie. Now I swear to you I’ll gonna stay by this computer and keep writing until I finish the script, but… when the time comes, you’re gonna have to make a choice.”
Choice? What kind of choice?
Whether or not you will be willing to play Nancy one last time.
Come avrete compreso, il giochino meta è molto più raffinato e profondo anche rispetto a quello messo in atto in seguito con Scream.
Craven firma con Nuovo Incubo la sua opera più sentita e personale. Forse solo quello che, a posteriori, può essere considerato come il suo testamento, Scream 4, può vantare lo stesso investimento sentimentale di questa ultima sortita del Maestro nel regno di Fred Krueger.

Sono convinta che Craven sia sempre stato il più consapevole tra i suoi colleghi. Forse, a causa della sua distanza emotiva nei confronti del cinema dell’orrore, avvertiva più degli altri quale grossa responsabilità ci si carichi sulle spalle quando si sceglie di raccontare storie di violenza, sangue, dolore e morte. Un tipo di lavoro che non può essere affrontato con superficialità e che va analizzato e compreso a fondo. E credo sia questo il motivo per cui sono così legata a lui e al suo cinema.
Per essere fermato, il Male deve tornare a far paura sul serio.
È un concetto molto potente.
Non a caso, dopo anni in cui il personaggio era ridotto a una macchietta comica, finalmente il Krueger di Nuovo Incubo torna a terrorizzare come non mai.
Cambia il trucco, più “realistico”, se mi si passa il termine. Cambia anche il guanto che pare innestato nella stessa carne del mostro. Fred non fa più battutine, non inventa elaborati scherzi per uccidere le sue vittime. Torniamo alle origini e si fa tremendamente sul serio.
E l’attrice Langenkamp è costretta a tornare a essere Nancy, quella giovane donna indipendente e coraggiosa che affronta l’uomo nero dei sogni, scendendo all’inferno (cos’è quell’orribile antro se non l’inferno?) per riprendersi suo figlio.

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Wes Craven’s New Nightmare è un’opera che può essere apprezzata a più livelli: c’è quello più immediato del divertimento nel riconoscere tanti personaggi che interpretano loro stessi, da Heather a Robert Englund, passando per il capo della New Line, fino ad arrivare allo stesso Wes Craven.
C’è quello, immediatamente successivo, del film nel film, in cui Craven ci mostra da vicino il funzionamento di qualche processo produttivo, il set di un horror, gli uffici delle grandi produzioni, la stesura di uno script.
E poi c’è il cerebrale, forse fin troppo raffinato, discorso sul rapporto che intercorre tra un film horror, il suo pubblico, i suoi creatori e chi dal cinema dell’orrore è destinato a restare per sempre segnato. E a rimanerci per sempre intrappolato. In questo caso, l’alter ego del regista è la Langenkamp, non il personaggio di Craven, che sta lì quasi come un deus ex machina, con la sua sceneggiatura dettata in sogno e che indica a Heather la strada giusta da seguire.
Ovvero, riportare Krueger nella dimensione a cui appartiene: lo schermo. Chiuderlo lì dentro e fissarlo per sempre.
Il cinema, e quello horror in particolare, serve a tenere lontani i mostri. È una presa di posizione molto importante, quasi una dichiarazione d’amore a un genere che a Craven è sempre andato stretto.
Ma quando la tua immaginazione crea incubi così potenti, così vividi, così grandi da diventare un patrimonio culturale riconosciuto da milioni di persone, non hai alternative.
Puoi solo riprendere in mano la tua creatura e accompagnarla per sempre al di là dello schermo cinematografico, il vero portale per altri universi.

7 commenti

  1. Non me lo ricordo tanto, mi pare che all’epoca lo trovai più riuscito concettualmente, come hai spiegato molto bene tu, che nella resa finale. Magari ero solo un po’ stufo di metacinema, quindi gli ridarò una chance.

    1. Dipende sempre quando hai visto il film, perché questo fu uno dei primi horror metacinematografici a memoria d’uomo. Però, a vederlo dopo Scream, sì, è vero che può stancare

      1. Lo vidi all’uscita, ma mi riferivo a metacinema senza distinzioni di genere. Peraltro gli Scream mi sono piaciuti quasi tutti. In ogni caso, uno di questi giorni me lo riguardo.

  2. Ho rivisto il primo,come sfumatura ho colto che Freddy Kruger(comparendo di meno fa più effetto) e il suo doppio e tra vari ammiccamenti sessuali mi ha fatto pensare che era una teenager repressa con rapporto conflittuale con la madre,infatti il padre è un rigido uomo di legge,infine non o capito bene se il finale era un suo incubo.

  3. Un meta-film tanto raffinato quanto incompreso ai tempi, di sicuro… Forse anche poco adatto per un pubblico abituato appunto alla versione ironica di Freddy, qui del tutto assente, come del resto manca il Freddy “ufficiale” visto che è un demone a sfruttarne il personaggio per i propri scopi.
    Un Craven di gran classe, senza se e senza ma… Questa classe, purtroppo, ci mancherà😦

  4. Ottima recensione di uno dei film più personali e originali di Craven.
    Ricordo di averlo visto in sala con mia sorella all’epoca dell’uscita, eravamo credo solo noi due in tutto il cinema. Trovai l’idea geniale e il film mi piacque tantissimo, anche perchè ero preparato al peggio avendo visto il mediocre capitolo 5 e il bruttissimo capitolo 6 della saga.
    Qualche tempo dopo lo rividi in tv e rimasi shockato: avevano tagliato praticamente tutte le scene sangunarie del film e anche qualche altro spezzone, togliendo praticamente 20 minuti di film. Credo che la versione che gira tutt’ora in tv sia questa brutalmente censurata.

    1. Io, avendo in casa il cofanetto di tutta la saga, in inglese, mi sono salvata dai tagli brutali della censura italiana. Però mi ricordo un passaggio televisivo in cui mi chiedevo dove diavolo fosse finita la morte della baby sitter di Dylan, per esempio… Sì, muore anche lì, ma non fai neppure in tempo a rendertene conto, mentre nella versione integrale del film è praticamente una riproposizione della morte di Tina nel primo Nightmare.
      Indecente

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