Cinema degli Abissi: Humanoids From the Deep

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Regia – Barbara Peeters (1980)

Se è già complicato trovare donne che dirigano film dell’orrore (sì, le cose stanno rapidamente cambiando e il 2014 lo ha dimostrato), è ancora più difficile fare i nomi di registe dell’exploitation anni ’70. I motivi di questa mancanza sono piuttosto ovvi e riguardano un aspetto di quel determinato momento cinematografico che a molti piace ignorare: si trattava spesso di roba sul sordido andante. Siamo abituati a pensare al cinema indipendente come a una specie di ricettacolo di eroici ribelli che si battono contro il sistema hollywoodiano. Ma, il più delle volte, era solo una questione di quattrini e di mettere in scena le fantasie più laide del pubblico pagante. Il solito binomio boobs & blood, insomma. Niente di nuovo.
Una delle sparute eccezioni è stata Barbara Peeters, regista alla corte di sua maestà Roger Corman dalla metà degli anni ’70 fino ai primi anni ’80, per il quale ha diretto pellicole soft-core, commedie adolescenziali, film sui motociclisti e un paio di horror. Il suo ultimo film, prima che sprofondasse nel circuito televisivo senza più lasciare traccia di sé, è stato proprio Humanoids From the Deep. Paradossalmente, questa storia di ibridazioni genetiche andate malissimo e uomini pesce mutanti, assassini e stupratori, è sia il suo prodotto più famoso che quello responsabile di averle stroncato la carriera.
Ed è una triste vicenda, la sua, che dimostra ancora una volta quanto sia faticoso, frustrante e, molto spesso, ingrato per una donna, lavorare nell’ambito della serie B e del cinema di genere.

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Corman non è ufficialmente accreditato tra i produttori di Humanoids From the Deep, ma fu quello che trovò i soldi, contribuì alla stesura dello script e distribuì il film. All’inizio, doveva essere Joe Dante il regista, ma declinò l’offerta, per lo stesso motivo per cui Corman aveva pensato a lui: aveva da poco diretto Piranha e non gli sembrava un’ottima idea realizzare subito dopo un altro horror con creature marine zannute. La Peeters invece non era mai stata a capo di un progetto così “ambizioso”. Per gli standard produttivi cormaniani, Humanoids era una faccenda grossa. Implicava scene di massa e molte riprese in esterni. E aveva, almeno sulla carta, una struttura più complessa rispetto ai  film da proiezione di mezzanotte che la Peeters aveva diretto fino a quel momento.

Ambientato in una piccola città costiera della California (la fittizia Noyo), Humanoids From the Deep è uno dei primissimi film a occuparsi di mutazioni genetiche: una potente compagnia arriva a Noyo con l’obiettivo di impiantare una fabbrica di conservazione e inscatolamento dei salmoni. Parte della popolazione di pescatori della piccola città accoglie con entusiasmo la possibilità di nuovi posti di lavoro, mentre altri non vedono di buon occhio gli esperimenti svolti dall’azienda per incrementare la produzione di pesce.
Sono proprio questi esperimenti a creare degli ibridi anfibi che uccidono gli uomini e stuprano le donne. Nonostante gli avvertimenti di una scienziata, la dottoressa Susan Drake (interpretata da Ann Turkel) e le proteste di un gruppetto di cittadini, come spesso accade in questi film, tutti se ne fregano e scoppia il disastro. Le creature attaccano prima un’imbarcazione da pesca, sbranando un bambino. Ma la barca esplode senza lasciare prove. In seguito, tutti i cani della città vengono trovati sventrati, ma chi prova a dire qualcosa si becca una bella molotov sulle finestre di casa e, dopo vari morti disseminati per il film, con grandi quantità di sangue finto e generose esposizioni di nudità femminili, i mostri si riversano in massa alla sagra del paese, facendo una strage.

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Nel primo montato definitivo di Humanoids From the Deep, le summenzionate nudità femminili erano assenti. La Peeters non aveva risparmiato i dettagli macabri e il gore, ma quando si era trattato di passare alle scene in cui le creature si accanivano sulle donne di Noyo con lo scopo di diffondere la loro specie sulla terra, la regista aveva preferito suggerire, con dissolvenze, stacchi su totaloni delle spiagge, close-up sui volti terrorizzati delle vittime.
A Corman prese un colpo. Vedeva il fallimento del film, che prometteva accoppiamenti poco ortodossi tra esseri mostruosi e bellezze scosciate, come un evento ineluttabile. E allora, senza dire niente a nessuno, chiamò un suo collaboratore e gli fece girare del materiale aggiuntivo.
Quando la Peeters si trovò di fronte al fatto compiuto, fu il suo turno di farsi prendere un colpo. Secondo lei, tutte quelle scene erano lì solo per mostrare nudità gratuita, non avevano nulla a che vedere con la storia e, se fossero rimaste nella versione del film prossima a uscire in sala, si sarebbe rifiutata di firmarlo.
Solo che, per contratto, non poteva.
Alla fine, Corman la licenziò, il film uscì comunque con il suo nome e, nonostante tutto, furono  tagliate moltissime delle scene aggiunte in seguito.
Erano girate male e in fretta e furia. Non funzionavano. Erano, come aveva detto proprio la Peeters, del tutto gratuite.
Qualcosa è ancora visibile: per esempio c’è una scena in una tenda che non ha alcuna ripercussione sulla storia, presenta dei personaggi mai visti prima e che mai più appariranno, e serve solo a mostrare lo spogliarello e il full frontal di un’attrice. Inoltre, quando all’inizio del film i mostri attaccano due adolescenti in acqua, uccidendo lui e violentando lei, c’è un’inquadratura, chiaramente inserita a posteriori, in cui la zampaccia disgustosa del mostro strappa via il costume della ragazza, tanto per aggiungere un po’ di boobs al blood.
Eppure, la Peeters con Corman non ha mai più lavorato. È finita a dirigere serie tv e video musicali, sparendo nel nulla.

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È un peccato, perché Humanoids From the Deep, con tutti i suoi limiti, è davvero un gran bel B movie. La Peeters ha fatto un lavoro enorme di regia e montaggio. Aveva talento e occhio e ed è stata in grado di ovviare a tanti inconvenienti di natura pratica inventandosi soluzioni moderne e adottando uno stile estremamente rapido e concitato che di rado si vedeva nella exploitation del periodo, sempre carente per quanto riguardava messa in scena e ritmo, dato che tagliavano i film come se fossero prosciutti.
Credo che il problema sia stata una profonda discrepanza di obiettivi tra regia e produzione: Corman voleva sesso e violenza. La Peeters voleva girare un film vero. E alla fine lo ha pure girato.
Guardate, per esempio, la sequenza dell’attacco notturno al pontile, con il mostro che trascina in acqua uno dei protagonisti e la lotta furibonda tra i due. Non siete di sicuro malati come me che mi sono messa a contare gli stacchi, però cercate di prestare attenzione al montaggio e a come tutta la scena è serrata e assemblata con una concezione di racconto per immagini che pare della nostra epoca e non di trentacinque anni fa.
Oppure fate caso alla mattanza finale, durante la festa del paese. E pensata che sul set avevano a disposizione solo un costume completo per le creature e un altro paio che potevano essere ripresi solo da particolari angolazioni, altrimenti si vedeva l’attore. Eppure sembra un attacco in massa di circa duecento mostri.
Chissà davvero cosa avrebbe potuto combinare la Peeters.

Humanoids From the Deep è un film che amo molto, anche contro la mia stessa volontà. Ci sono affezionata per i richiami a Lovecraft e a Innsmouth, per il finale shock che cita apertamente Alien, ma è terribilmente più lurido, povero e incasinato, perché si vede uno sforzo creativo, di scrittura e regia che forse il film neanche meritava e che comunque è impossibile non notare.
Fa tenerezza. E rattrista anche un po’.
E poi è una delle primissime colonne sonore composte da James Horner, scomparso poche settimane fa e, da queste parti, compianto con tutto il cuore.

10 commenti

  1. Già con la colonna sonora del grande James Horner mi hai fatto tornare la curiosità di vederlo😉 Per ora ho ehm… comprato il DVD su Amazon tramite regolare acquisto, quindi prevedo di spararmelo tra qualche giorno, lo so che ti dico sempre così ma mi snoccioli sempre titolo gustosi😉 Cheers!

    1. La mia vita è consacrata al B Movie😀

  2. Fra Moretta · · Rispondi

    L’avevo definito in altra sede un filmaccio ma in senso positivo,come dicevi tu è un ottimo b movie con tutti gli elementi al posto giusto. Tra l’altro omaggia anche certi film degli anni 50 quando queste cose non erano ancora di moda.

    1. Vero. Ha tanti elementi dei vecchi monster movie, ma con il bonus del gore.

  3. Non lo conoscevo. Grazie.

    Peccato per la regista… Il che mi porta a pensare ancora una volta a quanti imbecilli ci siano in giro e che hanno il potere di tarpare le ali ai veri creativi.

    1. Io di solito, nelle varie diatribe tra registi e produttori, tendo a comprendere le ragioni dei produttori, perché molto spesso hanno ragione loro e i registi, innamorati del loro materiale, non ci stanno quasi mai a tagliare dove serve.
      In questo caso particolare, non è neanche un problema creativo, ma di dare in pasto al pubblico sesso e violenza, senza curarsi punto del risultato finale.
      Una brutta storia.

  4. Questo non l’avevo mai visto, e dirò che è più interessante la tua contestualizzazione che il film in sè (per quanto, in un pomeriggio d’estate, ha fatto il suo sporco lavoro). Aggiungo che a tagliare i prosciutti bisogna essere capaci🙂

    1. Ah sì, assolutamente! Solo che i film si tagliano in maniera diversa dai prosciutti😀

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Gran bel B movie davvero, con reminiscenze lovecraftiane e jackarnoldiane… Dispiace che la Peeters non abbia avuto altre possibilità (non sapevo dei dissidi fra lei e Corman)😦

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