Ciclo Zia Tibia 2015: Aracnofobia

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Regia – Frank Marshall (1990)

Scusate l’assenza. Sono giornatacce. Prima che il blog se ne vada ufficialmente in ferie, ho ancora qualche post da scrivere. Cercherò di fare il possibile, soprattutto per il Ciclo Zia Tibia che mi sta dando grandi soddisfazioni, oltre a fornirmi la scusa per rivedere tanti bei filmacci.
Aracnofobia è in realtà difficile da catalogare come filmaccio, perché si tratta di una grossa produzione. Serie B fatta con un sacco di soldi, prima che diventasse una moda, con lo zampino (neanche a dirlo) di Steven Spielberg che qui fa esordire il suo compagno di tante avventure, Frank Marshall.
Tra i vari personaggi spielberghiani che hanno contraddistinto il cinema degli ultimi 30 anni, Marshall è uno dei meno noti al grande pubblico. Tutti conoscete Chris Columbus, ma il povero Marshall, ecco, lui se ne sta nell’ombra. Preferisce fare il produttore piuttosto che il regista e, in tali vesti, ha lasciato più volte il segno. Senza stare a sottolineare l’ovvio (e per ovvio intendo: la saga di Indiana Jones, quella di Ritorno al Futuro, I Goonies, I Gremlins e chi più ne ha, più ne metta), il suo nome, prima di essere associato a quello di Spielberg e di Kathleen Kennedy, era associato a quello di Peter Bogdanovich. Non è proprio l’ultimo arrivato.
Per parlare in gergo strettamente tecnico, Marshall è un produttore coi controcoglioni.
Aveva già avuto qualche esperienza dietro la macchina da presa, dirigendo la seconda unità per Zemeckis e Spielberg, ma con Aracnofobia firma per la prima volta un film tutto da solo. E io qui mi domando quanto deve essere divertente fare cinema dove lo sanno fare, dove capita che un distinto signore che ha passato la sua vita a realizzare film di altissimo livello, un bel giorno se ne va su un set a raccontare di un’invasione di ragni velenosi e figli di puttana in una piccola città della provincia americana. Con John Goodman nel cast.
Qui al massimo resti inchiodato a fare la seconda unità per una serie Rai. Ma non divaghiamo.

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Aracnofobia, dunque. Il film adatto a tutti quelli che, se vedono un ragnetto sulla parete della propria stanza, fuggono urlando in preda al panico.
A me i ragni son sempre piaciuti. Li adotto, addirittura. Ne ho proprio uno in casa in questi giorni che mi fa le feste quando torno dall’ufficio. L’ho chiamato Jack Burton.
L’altra sera, Jack e io ci siamo messi a vedere Aracnofobia insieme. È stato uno spasso. Abbiamo tifato tutto il tempo per i ragni (tranne nelle scene in cui era presente Goodman, perché non si può non tifare per Goodman) e ci siamo divertiti un mondo a constatare che un animatrone costruito nel 1990 è molto più efficace e funzionale della computer grafica del 2015. Misteri del cinema, da accettare come dogmi per poi tirare avanti nella speranza che se ne accorgano anche a Hollywood. E, animatroni a parte, utilizzati per costruire il “Generale” e la “Regina”, quasi tutti gli altri ragni presenti nel film sono animali veri, inoffensivi ma veri, fatti “recitare” con la supervisione di un entomologo presente sul set e lanciati addosso agli attori.
Sono obbligata a ripetermi: Aracnofobia è uno spasso. Vi avviso che ci saranno spoiler a rotta di collo sparsi per ogni dove nell’articolo. Quindi, nella remotissima ipotesi che non lo abbiate mai visto, fate attenzione.

Si parlava prima di B movie. Aracnofobia è fantascienza di serie B anni ’50 trascinata negli anni ’90. Una piccola città alle prese con un’invasione aliena. Sì, sono ragni sudamericani giunti in California tramite la bara di un fotografo, ma si tratta sempre di un nemico esterno che va a compromettere un equilibrio. Non a caso, la presenza aliena viene negata dagli abitanti del paese. E l’unico a rendersi conto che qualcosa non va è un altro elemento estraneo al contesto sociale: il nuovo medico (Jeff Daniels) trasferitosi nel piccolo centro con famiglia e cane al seguito per fuggire dal caos di San Francisco. Il dottor Jennings è aracnofobico. Da bambino un ragno gli ha camminato addosso e ora non ne sopporta neanche la vista. È inoltre molto scettico sul trasloco e non si integra con i bifolchi che popolano Canaima. Più che sui ragni, una buona percentuale del film si basa su questo conflitto. L’eroe è sfigato, terrorizzato e odiato da quasi tutti i suoi vicini.

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Marshall ci tiene però a farci vedere i ragni in azione sin dal prologo, ambientato in Venezuela. Un morso, pochi secondi di agonia e si muore. L’idea di essere aggrediti da un nugolo di queste bestiole mette a disagio anche i poco impressionabili.
E infatti arriva puntuale, più o meno a metà film, il momento in cui inizio a sentire tante zampette invisibili sulla pelle e mi schiaffeggio braccia  e gambe per allontanare eventuali aracnidi a passeggio sul mio corpo.
Ed è tutto merito di Marshall e del modo in cui fa partire l’invasione a un ritmo lento, centellinando gli attacchi, inserendo i ragni un po’ per volta, mettendo lo spettatore in uno stato di tensione costante, tra una risata liberatoria e l’altra. Perché Aracnofobia è una commedia. Una commedia con i ragni, ma pur sempre una commedia. E quindi sono indispensabili i momenti più rilassati o quelli in cui si rimane indecisi se scoppiare a ridere o farsi venire la pelle d’oca dal ribrezzo.
Come la scena della doccia, tanto per fare un esempio. E chi se la dimentica più, quella scena.

Non credo che Jack se la prenderà a male se dico che, per quanto possano starmi simpatici i ragni, sono sempre e comunque degli esseri in grado di suscitare la nostra ripugnanza e il nostro orrore, molto più di altri animali di gran lunga più pericolosi. Non c’è quindi alcun bisogno di premere l’acceleratore sul fattore schifo. Alla fine, i momenti davvero disgustosi in Aracnofobia si contano sulla punta delle dita: Goodman che spiaccica un ragno con la suola della scarpa, il ragno che esce dalla bocca del cadavere e forse, ma neanche più di tanto, la morte di Julian Sands. Il resto è un semplice alternarsi di tempi comici perfetti e dinamiche alla Hitchcock altrettanto ben gestite (Marshall ha dichiarato che il modello di riferimento principale del suo film era Gli Uccelli).

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Ma, e qui entra Spielberg a gamba tesa, la struttura del film è pressoché identica a quella di Jaws: l’uomo comune, il cacciatore e lo scienziato che alla fine lottano insieme per sgominare il nemico. Cambia solo chi ci rimette le penne e chi no.
Brody ne Lo Squalo temeva l’acqua. Jennings teme i ragni.
Il disinfestatore interpretato da Goodman è quasi una parodia di Quint.
E la resa dei conti finale tra il ragno responsabile della nidiata di bestiacce e Jennings che deve finalmente affrontare, da solo, le sue paure e diventare l’eroe della porta accanto di cui il film ha bisogno, ripropone uno schema che sembra ricalcato dal faccia a faccia tra il mostruoso Leviatano e Brody.
Certo, il tutto ridimensionato, su scala ridotta e con l’umorismo a fare da collante. E tuttavia, come sempre, l’ombra di Spilby si allunga su ogni sequenza.

Ultimissime considerazioni relative alla classificazione del film: Aracnofobia era un PG13, il che significa che poteva andarlo a vedere chiunque in sala.
Oggi, una cosa del genere non potrebbe neppure essere concepita. Ed è uno dei motivi per cui penso che con Jurassic World ci sia andata di lusso. Il divario tra ciò che era consentito mostrare a un pubblico di giovanissimi appena 25 anni fa e ciò che è consentito oggi, oramai è incolmabile.
Non so perché sia accaduto. Ma il cinema di oggi è diventato estremamente pavido e roba come Aracnofobia ce la possiamo dimenticare per sempre.

9 commenti

  1. Ho smesso di leggere dopo il nome del tuo ragno adottivo, Porco Mondo che bella scelta😉 Basta, già sai della ragno-scimmia che mi hai fatto salire, vado a rivedermi il film, poi ripasso e ti leggo con la dovuta calma… Jack Burton, hai vinto tutto😉 Cheers!

  2. Film che ho visto,mo l’ho trovato un pochino lento comunque Marshall rimane una garanzia come produttore,la storia del ragnetto mi ricorda che due mesi fa c’era un topolino campagnolo ha casa mia e io gli davo palline di formaggio e pezzetini di brioches ,dopo si nascondeva ,quando l’ho detto a 2 commesse mi hanno detto che e un essere viscido(alcune persone al massimo sono viscide),poi se ne è andato ma a me era simpatico cercava solo di sopravvivere.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    E’ vero, pur con le debite differenze di scala – oltre che di umorismo e ascendenze hitchcockiane – Lo Squalo e Aracnofobia procedono di pari passo, compreso il modo di caratterizzare il nemico: se là ci trovavamo di fronte a uno squalo che era più che un semplice squalo, qui abbiamo a che fare con un ragno non esattamente comune, e non solo per dimensioni e aggressività (penso anche a quando osserva di nascosto Jeff Daniels con i suoi occhietti malevoli)…
    P.S. Salutami Jack, il tuo ragnetto cinefilo! La prossima volta, potresti proporgli un classico come La vendetta del ragno nero di Bert I. Gordon😉

    1. O anche un caro, vecchio Tarantula!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        In onore a quell’altro Jack (Arnold), andrebbe benissimo!😉

  4. Qualcuno mi spieghi il finale!!! ☻

    1. Non l’ho capito neanche io

  5. Non lo vedevo da venticinque anni. Pauroso e delizioso. Ti assumo definitivamente come mia memoria storica.

    1. Io sono una specie di biblioteca ambulante di informazioni inutili su ogni tipo di filmaccio😀

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