Ciclo Zia Tibia 2015: Ritorno a Midian

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Non so se conoscete la Scream Factory, una casa di distribuzione home video che, da anni, fa opera meritoria di rieditare in formato extra lusso alcuni cult del passato. Non solo, ma si occupa anche del mercato casalingo di molti prodotti nuovi, tutti rigorosamente di genere. Farsi un giretto sul loro sito è un po’ come visitare il paese dei balocchi. Ogni aspetto è sempre curatissimo: dalle copertine dei dvd e blu-ray, ai vari formati, ai contenuti speciali.

Il 28 ottobre 2014, la Scream Factory ha messo in vendita il tanto sospirato director’s cut di Nightbreed, che è cosa diversa dalla Cabal cut. Ma andiamo con ordine.
Quella di Nightbreed è una storia molto interessante. Ed è necessario, per raccontarla, parlare di Clive Barker, un autore gigantesco che, dalle nostre parti, è inspiegabilmente caduto nel dimenticatoio. Va detto che la Castelvecchi sta ripubblicando i Libri di Sangue, anche se fa pagare l’edizione digitale otto euro, che non è proprio un prezzo da amico, a voler essere sinceri. Ma, a parte questo, se vi recate in una qualsiasi libreria e chiedete dello scrittore di Liverpool, vi guardano come se foste uno scarafaggio rovesciato sul dorso. E poi vi dicono: “La domanda è mal posta: forse tu volevi chiedere Stephen King”.
Eppure, il contributo di Barker all’immaginario macabro è di valore inestimabile, e non solo in qualità di romanziere, perché lui è un artista completo: pittore, regista, musicista, autore di giochi di ruolo. Non c’è quasi nulla che non sappia fare. E tutto ciò che fa, lo fa ad altissimi livelli.

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Nightbreed è tratto dalla novella Cabal del 1988 e diretto dallo stesso Barker, che aveva già dato prova delle sue doti dietro la macchina da presa accollandosi la regia di Hellraiser e riuscendo a tirare fuori un’opera visionaria e “definitiva” con un budget di due milioni di dollari. Una miseria.
Ma gli incassi di Hellraiser mettono il pepe al culo ai produttori e Barker viene quasi subito assoldato per dirigere Cabal dalla Morgan Creek Production, giovane compagnia con all’attivo robetta del calibro di Inseparabili.
Il budget a disposizione lievita fino a dodici milioni e Barker firma per una trilogia. L’idea era quella di creare una saga horror e dark fantasy che diventasse una sorta di Star Wars del cinema della paura. Progetto ambizioso, forse anche troppo.
Le cose iniziano infatti ad andare storte quando a Barker viene imposto il cambio del titolo, perché secondo i produttori Cabal non voleva dire nulla. Si opta allora per un più facile ed evocativo Nightbreed. Non che la cosa fosse di per sé troppo sbagliata, solo che si capisce che Barker non avrebbe goduto della stessa libertà avuta con Hellraiser.
Il regista era obbligato, per contratto, a tirare un film da classificare al massimo con una R. Niente eccessi gore degli esordi, quindi. Le riprese cominciano all’inizio del 1989, con l’uscita prevista per l’autunno dello stesso anno. I primi screen test non vanno bene, Barker deve tornare sul set, rigirare alcune scene, aggiungere materiale con Cronenberg, reinventarsi tutto il finale. E così, la distribuzione viene posticipata al febbraio del 1990.
Al montaggio, scoppia il delirio: la prima stesura del film dura due ore e mezza. I produttori impongono circa un’ora di tagli, il montatore abbandona il film e Barker viene esautorato.

La versione uscita in sala è di 102 minuti, è un flop commerciale e un facile bersaglio per i critici. Ma come spesso accade, diventa quasi subito un cult e si cominciano a cercare i pezzi mancanti, per andare a ricomporre il leggendario director’s cut ideato da Barker che, nel frattempo, si incazza come una biscia con la produzione, colpevole di aver presentato il film come uno slasher, senza aver dato alcun peso allo spessore dei personaggi e al world building che era parte integrante della storia.
Alcune versioni del film saranno proiettate in vari festival, assemblate prendendo tagli qua e là da vhs e vecchie copie lavoro, con qualità altalenante. La Cabal cut precedentemente menzionata. Per avere un montato presentabile di Nightbreed era necessario investire. E qui entra in gioco la Scream Factory che recupera il negativo originale, stanzia una cifra decente e permette a Barker di rimontare il film così come doveva essere: 145 minuti, da ottobre a vostra disposizione anche su Netflix. Finalmente, possiamo tutti tornare a Midian.

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Credo che il rapporto di Barker col cinema sia tra i più fortunati e proficui degli scrittori della sua generazione. Tutti dicono che lo stile di King sia cinematografico, ma in realtà, l’autore ad avere delle vere idee che sembrano fatte apposta per finire su grande schermo è sempre stato Barker. Pensateci: non esiste una trasposizione delle sue opere che possa essere definita brutta. Persino Midnight Meat Train (se si esclude il fatto che non c’è un effetto dal vero neppure a chiederlo in ginocchio) non è così pessimo come si dice in giro.  Non è un fatto di semplicità della scrittura, perché Barker è complesso e ricercato. È più una questione di immagini pittoriche che il buon Clive sparge a piene mani nei suoi romanzi e racconti. Anche uno spunto appena abbozzato come quello della storia breve da cui è tratto Candyman può diventare un grande film.
E la riuscita delle varie pellicole è sempre stata a prescindere dal grado di coinvolgimento dello scrittore nella loro realizzazione. Date un’occhiata, per esempio, al recente Dread e non ne resterete delusi.

Tutto questo per dire che Nightbreed era un bel film anche nella sua versione tagliata e che il director’s cut non aggiunge moltissimo all’adorabile bestiario messo in scena da Barker. Serve solo a dare più spessore alla storia e ai personaggi e, in particolare, a quello di Lori che, nel romanzo, era la vera protagonista, mentre nel film uscito in sala veniva misteriosamente accantonata, tanto da non capirne a fondo le motivazioni e il percorso di crescita personale.
A parte alcune sequenze allungate e altre aggiunte di sana pianta, la struttura del racconto rimane identica, solo più completa e ripulita da alcuni passaggi confusi, riguardanti non solo Lori, ma anche il dottor Decker, se vogliamo ancora più mefistofelico e detestabile.
Se vi aspettavate grossi chiarimenti riguardanti Midian e la sua mitologia, resterete un po’ delusi. Ma a me non ha dato alcun fastidio l’assenza di spiegazioni. È sempre stata una cosa tipica del film (e del racconto da cui è tratto).

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Il vero, grande cambiamento si trova nel finale, diversissimo nelle due versioni del film, più aderente alla fonte letteraria (ma non del tutto) quello del director’s cut, e forse un po’ più d’impatto e tipicamente horror quello della versione uscita in sala nel 1990.
E qui è tutta una questione di gusti. Ho amato il finale voluto da Barker, mentre mi ha sempre lasciato perplessa la conclusione originale, ma non so se è così per tutti.
Minuti finali a parte, non ci sono tuttavia differenze macroscopiche tra i due montati. Nightbreed resta un grande film, sia che duri 102 minuti, sia che ne duri 145.
C’è solo un pizzico di rimpianto perché il progetto originale della trilogia è andato a farsi benedire e tutti gli spunti più interessanti per decine di storie a venire sono stati sfruttati dai fumetti e non dal cinema. Sarebbe stato un bel viaggio. Ma spero comunque che a nessuno venga mai l’idea di un reboot contemporaneo. Troppe cose sono cambiate dal 1990 a oggi e il cinema, nell’anno di grazia 2015, nonostante gli effetti speciali prodigiosi, non sarebbe più in grado di riportarci a Midian, non come lo ha fatto Clive Barker 35 anni fa.
Teniamoci stretto questo film, qualunque sia la versione che preferite, vediamolo e rivediamolo e portiamo nel nostro cuoricino le parole di Peloquin: “Everything is true. God’s an Astronaut. Oz is Over the Rainbow, and Midian is where the monsters live.
La poesia della mostruosità messa in campo da Barker è impossibile da replicare. Nightbreed si pone esattamente a metà tra l’orrore e la tenerezza, senza che l’uno prevalga sull’altra. La comunità di reietti fa paura, non si tratta di emarginati buoni e pucciosi. Sono mostri veri, creature spaventose, terribili e, tuttavia, bellissime. Sono ciò che, sotto sotto, qualunque limitato essere umano desidera essere e non potrà mai essere. E ciò che noi non possiamo avere, lo distruggiamo.
Ma Midian è anche un luogo dove rifugiarsi ed essere accolti. Ed è in questa dicotomia che si trova la vera essenza di Nightbreed.
Essenza presente sia nella versione breve che in quella corta.
Perché quando un narratore (con la macchina da presa o con le parole, non fa differenza) è davvero grande, possono mutilargli pure il film, ma la sua impronta rimane.
Articolo dedicato a Marco, anche lui, come me, un abitante di Midian.

9 commenti

  1. High five!😉 Ho la versione director’s cut del film lì che mi aspetta, seguendo il tuo consiglio me lo sono riservato per una visione estiva, il tuo pezzo me lo leggerò a breve quando sarò fresco di visione… Comunque sei scientifica, mi anticipi tutte le visioni, grande!😉 Cheers!

  2. Barker è uno dei miei autori (a 360º) preferiti…
    ‘Night Breed’ è molto bello (e c’è David!!!), anche se ritengo ‘Hellraiser’ inarrivabile… mentre, come scrittura, preferisco ‘Cabal’…
    Non sapevo di questa director’s CUT… provvederò…
    Lucia, ma i fumetti di Barker li hai letti?? I (se ricordo bene 12) volumi pubblicati negli anni ’90 dedicati a ‘Hellreiser’ e ‘Cabal’, oltre a ‘Tapping the vein’…
    Al momento (usciti solo 4 volumi) il Maestro sta realizzando il seguito di ‘Hellraiser’ in formato ‘9ª arte’… consigliatissimo…

  3. Ringraziamo dunque tutti la Scream Factory e Netflix perché la curiosità di vedere la versione “definitiva” del film è davvero tanta.
    Peraltro, io sono una di quelli che lo ha amato anche nella versione vituperata giustamente da Barker (ma i libri di sangue quelli della Castelvecchio davvero continuano a pubblicarli? Io ero rimasta ai primi due….) ma forse il mio amore deriva più dalla paura maledetta che mi ha sempre fatto Cronenberg, nel suo ruolo migliore🙂

  4. Per i veri autori è sempre difficile fare film,infatti i reboot in sostanza sono greatest heats di scene dei film vecchi,Barker tra l’altro ho scritto anche nel mondo nei videogiochi(Jericho) come anche Millius(Medal of Honor European Assault,Homefront).
    Mio fratello Cabal l’associa alla bambina cane e quello che si toglie la fazza.

  5. Ho dei vaghi ricordi di aver visto qualche spezzone di nightbreed anni e anni fa, mi sembrò effettivamente molto ben fatti gli effetti di barker e cronenberg

  6. Grazie mille per la dedica! Film che rivedo per tradizione almeno una volta all’anno, da quando lo vidi al cinema e misi mano alla prima copia in VHS. La director’s dà completezza a molte cose, proprio come dici tu, e il finale è molto più simile a quello della novella. Si sacrifica Narcisse, purtroppo😥

    1. Sì, e anche il sacrificio di Narcisse è presente nel libro, se non ricordo male, giusto?
      Comunque, a prescindere dalla versione, si tratta di un gran film. E di una bellissima novella. E di uno scrittore che qui da noi si fa davvero tanta fatica a trovare

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Un reboot/remake attuale di Nightbreed non avrebbe senso, la poetica mostruosa di Barker andrebbe di sicuro persa… è vero, un quarto di secolo di distanza pesa, e si rischierebbe di ridurre il tutto a una sarabanda di effetti superlativi ma senz’anima. Molto, molto meglio avere la possibilità di vedere finalmente il girato completo così come lo aveva concepito il poliedrico Clive, responsabile comunque di un film memorabile di per sé già nella versione cinematografica “monca” (per via dei casini e delle rotture di coglioni con la produzione), con il suo finale a far intravvedere un sequel che all’epoca – quando vidi il film in sala – credevo ancora sarebbe poi stato realizzato…

    1. Dovevano essere tre film e infatti si sente che è una storia incompleta. Il romanzo è più definitivo. Il film lascia aperte moltissime porte per eventuali sviluppi futuri. Un vero peccato😦

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