We Are Still Here

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Regia – Ted Geoghegan (2015)

Uno dei motivi per cui ogni appassionato di horror dovrebbe ringraziare Ti West (sono innumerevoli, ma concentriamoci su questo, intanto) è per aver impresso, a partire dal 2009, la spinta decisiva a un nuovo corso del cinema horror indipendente americano, i cui effetti a lungo termine hanno iniziato a essere pienamente visibili da un paio di anni a questa parte. Quello che sembrava un caso isolato, The House of the Devil ha fatto proseliti, col tempo, senza eccessivi clamori, ed eccoci oggi, nell’anno del Signore 2015, a poter godere di questi gioiellini, inconcepibili se il buon Ti non fosse stato così matto da credere davvero in un’operazione bislacca e potenzialmente fallimentare.
Ma, a ben guardare, oltre a Ti West, c’è un’altra persona a cui dire grazie: Larry Fessenden, che il giovane regista se lo è coccolato sin dagli esordi e ha impresso il suo marchio di fabbrica, in qualità di produttore, a quasi tutti i film diretti da West, tranne l’ultimo che infatti è una porcheria.
La formula inaugurata da West ha persino il suo corrispettivo patinato e commerciale. I film prodotti dalla Blumhouse e i tanto acclamati fantasmini di Wan cos’altro sono se non la versione, pensata per un pubblico meno raffinato, degli horror dal sapore vintage (ma non citazionista) di cui The House of the Devil è il capostipite?

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L’intuizione che sta alla base di questa ondata di pellicole dall’impianto classico è semplice quanto geniale: certe storie non invecchiano mai e gli spettatori non si stancheranno mai di vederle. L’horror, per quanto mutevole e in continua evoluzione, si basa soprattutto sul rielaborare tutta una serie di elementi topici che sono gli stessi da un paio di secoli e più. Non è un difetto, tutt’altro. Ma rende sempre più complesso riuscire a stupire un pubblico ormai smaliziato e, quando hai finito di tramortirlo con le torture, non ti resta che guardare al passato e imparare dai maestri.
Per quanto riguarda We Are Still Here, opera d’esordio di Ted Geoghegan (e dove Fessenden ha messo ovviamente lo zampino), il Maestro in questione è Lucio Fulci, ma ci si rende conto di quanto sia profonda la sua influenza sul film solo a minutaggio molto avanzato.
We Are Still Here parte come The Changeling e termina come Quella Villa Accanto al Cimitero (e anche un altro film di Lucio che non vi dico, altrimenti sarebbe come fare un grosso spoiler), piazzandoci pure in mezzo qualche simpatico rimando a L’Esorcista e gestendo i vari cambi di registro e atmosfera con una fluidità tale che quasi non ci si accorge di essere precipitati all’improvviso in un festino di gore viscerale. Dopotutto, stavamo guardando solo l’ennesima ghost story d’atmosfera. O no?

We Are Still Here è ambientato nel 1979. Anne (Barbara Crampton, che bellezza rivederla in un ruolo decente) e Paul Sacchetti sono due coniugi che hanno appena perso il figlio in un incidente stradale. Per cercare di riprendersi dal lutto si trasferiscono in una casa in campagna, nel New England. Una volta lì, Anne si convince che il fantasma del ragazzo sia ancora insieme a loro.
Sì, c’è la scena della pallina di gomma che rotola lungo i gradini. E c’è una cantina con allegata caldaia/fornace, la cui scenografia (cavolo, persino la porta in cima alle scale) è praticamente presa di peso da quella di The House by Cemetery. Geoghegan non poteva essere più chiaro.
Anne convince Paul a invitare a casa per il fine settimana due amici (Larry Fessenden e Lisa Marie) con la fissa dello spiritismo. Scopriranno che è vero, ci sono delle presenze nel villino, ma forse non si tratta del figlio della coppia. Forse c’è qualcosa di ostile e maligno. Qualcosa di antico, che risiede su quel suolo innevato da molto, molto tempo e ha bisogno di essere nutrito.

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Basta raccontare la trama per capire quanto il film sia, volutamente, derivativo. Gli elementi classici del racconto gotico ci sono tutti. Un terribile lutto da elaborare, il trasferimento in un posto isolato (la casa costava poco), un paese abitato da personaggi ambigui e diffidenti (la scena della cena al pub è esemplare), solito campionario di rumori, scricchiolii, manifestazioni inspiegabili cui però assiste solo Anne, la chiamata di due sedicenti medium sul posto, l’illusione di poter comunicare con una persona cara scomparsa che invece diventa un sistema per attirare su di sé l’orrore.
Ogni cosa sembra standardizzata per rientrare in una formula ben precisa, che conosciamo bene, che non può sorprenderci.
E invece no.
La verità nascosta dietro quella piccola villa sprofondata nell’inverno gelido del New England è un po’ più complessa di come appare. Un po’ più inaspettata. Per circa un’ora abbiamo guardato dormire una belva e non ci siamo accorti di quanto le sue zanne fossero affilate e di quanto i suoi morsi potessero fare male.
Negli ultimi venti minuti Geoghegan fa svegliare la belva e le pareti della villa si tingono di rosso, i corpi vengono smembrati, risucchiati dai pavimenti e risputati fuori a brandelli, i crani schiacciati, i toraci trapassati, le gole squarciate. Una mattanza, un bagno di sangue che fa addirittura impallidire quanto visto di recente nel remake de La Casa.

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Tutto artigianale e con pochi, mirati ed efficaci interventi in post produzione. La svolta però non è solo nel ritmo, fino a quel momento lento e poi esplosivo, e non è solo nello stile che da puramente atmosferico si fa all’improvviso muscolare ed esplicito. La svolta è anche narrativa, forse un po’ confusa, perché da un lato Geoghegan evita come la peste gli spiegoni, dall’altro è così preso dalla sua orgia fulciana da dimenticare quasi che sta tirando le fila di una storia. Ma, anche questo non è forse più fulciano persino del gore? In fondo, quando Fulci faceva partire i suoi incubi di carne e sangue, se ne fotteva altamente di struttura e trama lineare. Così fa Geoghegan e noi possiamo solo lasciarci trascinare dalla corrente (rossa), sperando di trovare un qualcosa a cui aggrapparci per non annegare.
We Are Still Here non sarà una bomba devastante sganciata sul cinema horror come It Follows, ma si difende alla grande, ed è il più sincero e sentito omaggio a uno dei grandi maestri dimenticati dell’horror di tutti i tempi.
Con Fulci condivide anche una certa malinconia di fondo, un dolente pessimismo accompagnato però da una tenerezza nei confronti dei personaggi, un’umana pietà che dona spessore alla storia e permette che resti impressa anche a parecchi giorni dalla visione.
Questo 2015 si sta rivelando migliore anche del già straordinario anno passato. E c’è chi dice che l’horror sia morto…

Recensione del Bradipo

21 commenti

  1. bradipo · · Rispondi

    mi fa piacere che la pensiamo alla stessa maniera…bello!

    1. Una vera sorpresa, sì!

  2. Il primo blog italiano – almeno credo – ad essersi accorto di questo piccolo gioiellino. Bella recensione, brava!!

    1. No, in realtà il primo è stato il blog del Bradipo, la cui recensione è linkata a fine post😉
      Però sono contenta che la recensione ti sia piaciuta!

  3. Ecco… Il tipo di horror che mi mancava da una vita a questa parte. S’impone immediato recupero…

    1. Penso che a te piacerebbe davvero tantissimo.

      1. Segnato sorellina!

      2. Adesso devo consegnare il prossimo romanzo di Martinengo all’editore poi mi prenderò del tempo per andare avanti con Drago, guardarmi un po’ di film e dedicarmi ai blog

  4. Non leggo nulla perchè conto di vedere il film molto presto, mi basta la presenza di Larry nostro a convincermi😉 Prometto di ripassare a leggere tutto dopo la visione…. Cheers!😉

    1. Larry poi ha una sequenza in cui praticamente ruba la scena tutti!

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Fessenden+Crampton+Fulci: cazzarola, direi che abbiamo proprio tutto quello che fa al caso nostro!😉

    1. Infatti con questi tre elementi non si può sbagliare🙂

  6. Ho molta stima delle tue rece, ti seguo sempre e mi hai dato ottime dritte, ma mi permetto di dissentire su It follows… l’ho trovato una porcata colossale, noiosissimo e inutile, non ha aggiunto nulla al già visto e rivisto. Mia personale opinione🙂
    Restando sul pezzo sono innamorato di Fessenden, quando ho visto Habit ne sono rimasto folgorato, un’Addiction di Ferrara però lurido e ppiù metropolitano. Con Jug Face ho avuto la conferma del suo genio.
    Come diceva Troisi:”Mo’ me ‘o segno” questo film , mi pare buono.
    Ciao e grazie!

    1. Ciao! Grazie per la stima😉
      Non è questa la sede per discutere di It Follows, ma per me si tratta davvero della bomba dell’anno. Questo lo segue a ruota anche se è un po’ meno innovativo nel linguaggio e pesta forte sul gore dove invece It Follows preferisce glissare.
      Non sono neanche due film che si possono paragonare, per quanto le scelte impiegate dai registi sono diverse.
      Le produzioni di Fessenden di solito tendono a essere meno cerebrali e più viscerali.

  7. Changeling l’ho visto settimana scorsa assieme a Two Sisters(gran film, non guardate il remake americano Univited è brutto).
    P.s George c. Scott non ha proprio la fazza da musicista,ha ieri ho visto Coma profondo di Crichton (r.i.p) grande scrittore a lui si deve Jurassic Park per fare funzionare il libro in pratica usa la stessa trama del suo Il mondo dei robot,mettendoci i dinosauri .
    Un saluto Lucia.

  8. Visto qualche giorno fa, ottimo film, a tratti è un pochino sgangherato e magari un po’ rapido vista anche la breve durata, però belle atmosfere e fenomenale parte conclusiva. Quando c’è di mezzo Fessenden raramente ne esce qualcosa di brutto. io ne parlo domani.🙂

    1. Sì, soprattutto verso la fine corre parecchio e va in confusione, ma è comunque una gran goduria!

  9. farfarella · · Rispondi

    lo sapevo che mi bastava fare un salto qui per trovare un degno film per la serata. Quanti grazie ti devo dire.

  10. Volo a recuperarlo! Cercavo proprio un film degno per la serata, grazie.

  11. chiedo scusa, i due commenti sopra sono sempre miei, è che ancora faccio casino con wordpress (ho un account vecchissimo che ogni tanto sbuca fuori e che devo capire come eliminare)

  12. A me non ha fatto impazzire. Ha i suoi momenti e lungi da me sostenere che sia un brutto film, però devo ammettere che mi è scivolato un po’ addosso, speravo in qualcosa di più incisivo.

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