1942: The Night Has Eyes

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Regia – Leslie Arliss

Nei primi anni ’40, l’horror non se la passa troppo bene.  In America, la vena della miniera d’oro rappresentata dai mostri classici era in via di esaurimento. Le interazioni tra la creatura di Frankenstein, la Mummia e Dracula in una serie di imbarazzanti pellicole sempre più scalcinate e parodistiche, furono la pietra tombale sugli horror a catena di montaggio che tanti soldi avevano portato a Hollywood nel decennio precedente. Da un punto di vista strettamente cinematografico, la seconda guerra mondiale segnò la fine del modello Universal. Il solo mostro nato su grande schermo nel periodo del conflitto fu l’uomo lupo, che divenne sin da subito una chiara metafora del nazismo.
I cari, vecchi mostri erano troppo innocui per poter dare una vera rappresentazione dell’orrore che imperversava sotto gli occhi di tutti e finirono rapidamente in naftalina. Al loro posto, si creò il vuoto.
Noir, commedie, melodrammi edificanti. Erano questi i generi capaci di portare la gente al cinema.
L’eredità del cinema gotico americano delle origini sarebbe stata raccolta tempo dopo dalla Hammer. I mostri sarebbero tornati così a casa, dopo un periodo di vacanza oltreoceano.
Ma il cinema dell’orrore inglese, nel 1942, doveva ancora emettere i primi vagiti. In effetti, la prima pellicola dichiaratamente horror prodotta in Inghilterra è considerata Dead of Night, del 1945.
È strano pensare a come gran parte dei film americani che hanno impostato l’iconografia classica del terrore cinematografico fossero in realtà di derivazione europea. O diretti da registi europei. Freund era tedesco, Whale era inglese. La cultura di riferimento era quasi sempre britannica. E uno dei generi più fortunati, quello della Old Dark House puzzava di vecchia Inghilterra lontano un miglio.
E proprio di Old Dark House parliamo quando ci riferiamo a questo misconosciuto prodotto inglese, primo ruolo da protagonista  per  un giovane James Mason, che proprio durante la guerra si sarebbe costruito una carriera da bel tenebroso, antieroe, seduttore quasi demoniaco, ma con un lato fragile, fino a diventare (spesso in coppia con Margaret Lockwood) la star inglese più amata del periodo bellico.

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The Night Has Eyes è la prima collaborazione tra Mason e il regista Leslie Arliss, che lo avrebbe diretto in altri due film (entrambi con la Lockwood), ed è anche un iniziale, timido tentativo di creare una macchina da brividi tutta britannica, con qualche sorprendente e audace (per l’epoca) incursione nel raccapriccio, un mistero da risolvere tra le mura di una sinistra e isolata magione, un personaggio tanto fascinoso quanto inquietante e un’ambientazione, quella della brughiera dello Yorkshire che da sola, sebbene ricreata in un teatro di posa, basta a generare un senso di paura e smarrimento nello spettatore. Aggiungeteci pioggia e nebbia e vi sarà difficile distinguere questo piccolo film dalle produzioni a basso costo americane di Val Lewton, fatte ovviamente le debite proporzioni qualitative dovute al genio di Lewton.

Due giovani insegnanti di una scuola femminile partono insieme per un viaggio nelle campagne dello Yorskhire, sulle tracce di una loro collega, scomparsa l’anno precedente proprio da quelle parti. Sorprese da un tremendo temporale, le due ragazze si rifugiano nella villa di un uomo che vive da recluso e che sembra molto reticente a ospitarle. Raccomanda loro di chiudersi in camera e non vede l’ora che il tempo migliori per mandarle via.
L’uomo è un compositore, reduce dalla guerra civile spagnola dove ha riportato una ferita alla testa e un grave trauma psicologico ed emotivo. Da allora ha deciso di ritirarsi dal mondo e la sua unica compagnia è rappresentata dalla sua infermiera e governante e da un tuttofare che si porta sempre dietro una scimmietta.
L’arrivo delle due donne e soprattutto di Marian (Joyce Howard), bionda, innocente e virtuosa, turberà profondamente l’equilibrio precario del reduce. Nonostante Marian inizi a sospettare di lui per la scomparsa della sua collega, di cui avverte la presenza nella casa, nonostante la governante le intimi di allontanarsi da lì perché è in grave pericolo, nonostante l’uomo si comporti in maniera strana con la luna piena e faccia addirittura fuori la scimmietta in un impeto di rabbia, la ragazza se ne innamora e decide di rimanere con lui per aiutarlo a guarire, mettendosi in guai molto seri.

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Oggetto piuttosto bislacco, The Night Has Eyes. Flirta con il soprannaturale in più occasioni, scopiazza dal thriller hitchockiano e, contemporaneamente, anticipa alcune tematiche che Hitchock stesso porterà alla ribalta a partire da Psycho. Si destreggia con una certa abilità con tematiche piuttosto scabrose per il cinema britannico anni ’40. Ci si chiede come abbia fatto un film che parlava in maniera così aperta della scoperta della sessualità da parte di una donna a passare la severissima censura dell’epoca. E ne parlava anche con qualche tocco di morbosità mica da ridere: l’attrazione tra i due personaggi esce allo scoperto solo nel momento in cui Marian, dopo essere caduta in un abbeveratoio, è costretta a cambiare i suoi abiti fradici con un vestito del secolo precedente rimediato in cantina e ponendosi quindi in una dimensione temporale diversa, dove i due personaggi possono quasi interpretare dei ruoli ben precisi e avulsi dal contesto storico contemporaneo ed essere così liberi di far esplodere la tensione erotica tra loro. In tutto questo, la relazione che si sviluppa ha dei livelli morbosità e psicosi che, seppur non esplicitati, lasciano di stucco. La scena in cui Marian balla scatenata mentre Mason suona il pianoforte, per poi essere interrotta dall’infermiera che porta la medicina per impedire che il reduce se ne vada in giro a ululare alla luna, è indicativa di un sistema repressivo sempre in agguato e pronto a frenare gli eccessivi entusiasmi della coppia.

Ci sono inoltre continui riferimenti alla guerra e, anche quelli, è incomprensibile come siano passati inosservati all’epoca. Il personaggio di Mason non solo si nasconde al mondo perché teme di poter far del male a qualcuno. Si nasconde anche per non dover tornare a combattere di nuovo per il governo. Non siamo proprio all’apologia della diserzione e del disfattismo, ma ci arriviamo piuttosto vicini, specialmente se si considera il colpo di scena finale, anche prevedibile, per carità, ma così ben preparato e messo in scena che ci si passa sopra con gioia.

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E poi, quando te ne stai tranquillo perché pensi che il film sia niente altro che un melodramma anni ’40, ingessato e innocuo, Arliss tira una mazzata micidiale e confeziona una sequenza conclusiva di una crudeltà e di un sadismo punitivo indicibili: usciamo dalla old dark house e ci perdiamo nella brughiera, da cui partono tre sentieri e solo uno conduce alla strada, mentre gli altri due portano dritti alle sabbie mobili. A qualcuno toccherà scegliere. E sceglierà molto male.
Non è un caso se The Night Has Eyes è stato spesso mutilato nei suoi vari passaggi televisivi nella tv inglese. Quel finale era decisamente troppo.
Sabbie mobili a parte, il film resta un reperto archeologico interessante di un periodo in cui il cinema dell’orrore stava cercando una nuova identità, cercando la propria voce smarrita tra noir, dramma e thriller e confrontandosi con gli strumenti a sua disposizione con un orrore fin troppo reale che stava devastando il mondo.

Anche per il 1952 ho dovuto penare parecchio, ma non disperate, abbiamo tre film tra cui scegliere. Il primo è Sudden Fear, uscito in Italia col titolo So che mi ucciderai (non è uno scherzo, vi giuro), thriller paranoico con sua maestà Joas Crawford. C’è poi una bizzarria gotica con Boris Karloff e Lon Chaney Jr. che risponde al titolo de Il Mistero del Castello Nero e, infine, una bella nave infestata dai fantasmi in Ghost Ship.

11 commenti

  1. Il sistema di censura britannico era diverso da quello americano – e i produttori di Gainsborough/Elstree sapevano molto bene cosa piaceva al pubblico.
    E i riferimenti alla guera di Spagna, nel ’42 in Inghilterra, erano accettabilissimi – dopotutto era stata una guerra contro gli stessi nemici che si combattevano in quel momento.
    Per il resto, il film dimostra – io credo – come il cinema inglese avesse sull’horror una presa diversa, una impostazione differente da quello americano.
    E la virata sull’ultima mezz’ora è abbastanza tipica – pochi anni dopo, anche il film di fantasmi e possessione “A Place of One’s Own” (sempre con Mason e la Lockwood), regge fino agli ultimi tre minuti senza spaventi o sovrannaturale, e poi BAM!
    È un taglio interessante, probabilmente mutuato da certe vecchie ghost stories che dosavano col contagocce l’elemento fantastico – e forse oggi sarebbe impossibile da proporre, perché il pubblico vuole il bbau e saltare sulla sedia fin da subito.

    1. No, ma il problema non sta nel riferimento alla guerra civile spagnola, ma nel fatto che il personaggio di Mason dichiara apertamente: col cazzo che torno a combattere.

      1. Ah, ok… ma è un malato di mente.
        Vedi cosa succede a chi rifiuta di fare il proprio dovere per la patria?

        1. Sì, però poi (che faccio, ti spoilero il finale?)…
          Ma sì, te lo spoilero!
          Il poveraccio non è colpevole e si porta pure a casa la ragazza😀

          1. Ma lo so… però è uno sconvolto, è un musicista, è sotto farmaci… che straparli è comprensibile😀

          2. Soprattutto è un musicista!
            E pure lei, tanto bene con la testa non sta. Basta vedere come se ne va in giro.
            La sua amica americana è mille volte più simpatica e infatti fugge a gambe levate appena può.
            In un film di qualche annetto dopo, un personaggio del genere sarebbe finito squartato entro il terzo rullo.
            E comunque sì, alla fine questo piccolo B movie ha fatto da apripista all’horror inglese.

  2. Il mio voto assolutamente al Castello Nero❤

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Bel post su di un Interessante antesignano dell’horror britannico davvero “a rischio” sotto molteplici aspetti, considerando l’epoca in cui uscì… e purtroppo, a differenza di Dead of Night, non ricordo di averlo mai visto neanche una sola volta😦
    Per il sondaggio, scelgo la nave infestata (non me ne vogliano Joan, Boris e Lon ma è un tema che ho sempre trovato particolarmente affascinate)…

    1. Giuseppe · · Rispondi

      particolarmente affascinaNte, tastiera del menga!

  4. Dannazione! Mi hai fatto tornare voglia di rivederlo😉 Visto una vita (e mezza) fa, devo recuperarlo dopo la tua bellissima analisi😉 Cheers! P.S. Voto per la coppia Joan Crawford & Jack Palance…

  5. Quando hai detto Joan Crawford non mi sono potuta esimere. Speriamo vinca sua Maestà.

    Ovviamente, The night Has Eyes non lo avevo mai neppure sentito nominare ma col tempo ho imparato a non sottovalutare questi film così “anziani”: sono capaci di sfoderare delle crudeltà inaudite quando meno ce lo aspettiamo!!

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