I Dimenticati: Necroscope di Brian Lumley

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Una storia di spie ambientata alla fine degli anni ’70 e quindi in piena guerra fredda. Ma le spie di Brian Lumley sono di un genere un po’ particolare: non si limitano a viaggiare da un capo all’altro della cortina di ferro per estorcere informazioni e soffiare segreti di stato ai loro avversari. Sono spie dotate di poteri paranormali: veggenti, telepati, telecinetici e, appunto, necroscopi, coloro che parlano con i morti. Vi basta? Perché non è tutto qui. Necroscope è anche un grande horror soprannaturale, che parla di magia nera (in particolare negromanzia) e vampirismo, sebbene in una forma piuttosto distante dalla tradizione a cui siamo abituati.
Brian Lumley ha scritto Necroscope nel 1986. Il romanzo arriva in Italia nel 1993. Nel frattempo, Lumley dà vita a una delle saghe letterarie più lunghe e importanti della narrativa dell’orrore contemporanea, che adesso conta ben 16 volumi, l’ultimo dei quali è uscito nel 2013, mai tradotti qui da noi. Ci rimane solo il primo libro, edito da Bompiani e reperibile  usato. Lo trovate su Amazon a 16 euro. Oppure in qualche bancarella. In inglese, invece, tutti i romanzi della serie si trovano in edizione digitale.

Brian Lumley (inglese, classe 1937) prima di diventare scrittore di professione, era un militare di carriera. Nel 1980 lascia l’esercito e decide di dedicarsi alla narrativa a tempo pieno. La sua produzione è sterminata e non è neanche facile da quantificare con esattezza.
Nel corso degli anni ’70, contribuisce ad accrescere il corpus dei miti di Cthulhu con diversi racconti (tutti inseriti nelle antologie della Arkham House) e un romanzo. Il suo approccio all’universo lovecraftiano è estremamente personale, muscolare e con uno spiccato senso dell’ironia. A differenza dei protagonisti delle storie di Lovecraft, dichiara Lumley, “My guys fight back. Also, they like to have a laugh along the way“.
È stato presidente della Horror Writers Association, ha vinto un World Fantasy Award alla carriera, è tutt’ora in piena attività e continua a sfornare romanzi e racconti a ritmi elevati. In patria è un autore famoso, con un buon numero di best seller all’attivo. Qui da noi non lo conosce nessuno e siamo davvero in pochi a ricordare Necroscope e gli altri suoi libri (cinque o sei al massimo) che abbiamo avuto la fortuna di vedere tradotti. Dal 1996, di Lumley nel nostro paese non si hanno più notizie. Come se non fosse mai esistito.

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Necroscope comincia in un albergo a Londra, dove un intero piano è stato adibito a ufficio per un’agenzia governativa, il Dipartimento ESP. Questa sezione dei servizi segreti britannici rischia di chiudere i battenti per mancanza di fondi. Lo stesso governo inglese lo tiene nascosto come se fosse una cosa di cui vergognarsi e probabilmente lo è, dato che conduce ricerche sperimentali su soggetti la cui esistenza non viene neppure riconosciuta. Come se non bastasse, l’uomo che teneva in piedi tutta la baracca e riusciva a farla sopravvivere grazie ai suoi agganci politici, Keenan Gormley, il capo della struttura, è morto per un attacco cardiaco, lasciando tutto nelle mani del suo vice Kyle, un debole esper che, a volte, ha delle frammentarie visioni del futuro. Una di queste visioni gli ha indicato un nome preciso negli schedari del suo defunto superiore: Harry Keogh.
E così, Kyle si reca di notte negli uffici, sperando che quel nome lo porti a qualche risultato, qualunque cosa che possa usare alla riunione del giorno successivo, quando dovrà giustificare l’utilità del Dipartimento ESP davanti ai ministri. Non ha molte speranze, Kyle. Ma le sue visioni, o meglio, i “barlumi” gli hanno sempre indicato elementi importanti, per quanto confusi e difficili da decifrare.
Ad accoglierlo, nell’ufficio deserto del suo capo, trova una misteriosa ed evanescente figura, forse un fantasma, forse qualcosa di ancora più misterioso, che lo prega di ascoltarlo, perché ha una storia da raccontare, una storia che potrebbe salvare non solo di Dipartimento ESP dalla chiusura, ma il mondo intero.

Necroscope è un romanzo straordinario. Lo è per come inserisce nello scenario della guerra fredda gli elementi soprannaturali e paranormali, strumenti di difesa e attacco nello scontro non armato tra i due blocchi di potere in cui, all’epoca, era diviso il mondo. Lumley ipotizza l’esistenza non solo del Dipartimento ESP britannico, ma anche dei suoi analoghi americano, tedesco, francese e, soprattutto, sovietico. I russi, a differenza degli occidentali, tengono in gran considerazione lo spionaggio basato su poteri extrasensiorali e il capo del loro dipartimento è uno degli uomini più potenti di tutta l’Unione Sovietica, capace anche di mettere all’angolo il KGB e Andropov in persona. Se gli esper inglesi sono tutti piuttosto deboli, i russi possono contare su Dragosani, il negromante che smembra i cadaveri a mani nude per estorcergli tutti i loro segreti, un personaggio sgradevole, inquietante, arido e privo di ogni forma di empatia, che sin da bambino è in contatto telepatico con una entità antichissima sepolta (e non-morta) nella sua terra natale, la Romania.
Se pensate che vi abbia detto troppo riguardo la trama di Necroscope, sappiate che in queste poche righe c’è appena un decimo delle tonnellate di idee presenti nel romanzo.
Necroscope non è soltanto un libro, è un universo.
Come tutte le grandi opere, sfugge a una precisa catalogazione. Può essere considerato come un’ucronia, come un thriller spionistico, come un horror puro, come una storia di vampiri o come un romanzo di guerra, dove si combatte a colpi di poteri mentali invece che sui campi di battaglia o persino come un libro di fantascienza.  Necroscope è tutte queste cose, e anche più di queste. Perché Lumley gestisce una mole impressionante di informazioni, personaggi, luoghi e avvenimenti con fluidità e coerenza. Anche quando sembra perdersi in qualche sottotrama all’apparenza di scarsa rilevanza, ci sta fregando: alla fine, ogni tassello avrà una collocazione ben precisa, e andrà a formarsi un impressionante mosaico storico e politico che ci farà  viaggiare nel tempo e nello spazio e in diverse dimensioni del tempo e dello spazio, seguendo addirittura il nastro di Möbius.

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La scrittura di Lumley è elegante e dettagliatissima, ma soprattutto chiara: che stia descrivendo la dissezione furiosa di un cadavere da parte di Dragosani, complessi calcoli matematici effettuati da Keogh, intricati giochetti politici tra le alte sfere del Partito, non fa perdere al lettore un solo, anche minuscolo particolare. Ma non diventa mai pedante o superfluo. Ogni parola è necessaria e, nonostante si tratti di un volume di oltre 500 pagine, se ne viene risucchiati e diventa spesso fisicamente impossibile smettere di leggere.
L’originalità, voi lo sapete, non è considerata da queste parti un valore assoluto, ma di fronte all’inventiva di Lumley c’è davvero da inchinarsi. Nel 1986, con tutta la serie di libri e film dedicati a persone con poteri paranormali nata sulla scia di Carrie, l’argomento era già da considerarsi stantio. Soprattutto al cinema, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, ci fu una vera e propria ondata di storie basate sui potesi ESP.
Necroscope entra a gamba tesa nel filone, buttando all’aria tutto e apportando tutta una serie di variazioni sul tema, e ponendo al centro della narrazione non l’esper in quanto “diverso” e il suo rapporto con la società o con organizzazioni governative che ne vogliono sfruttare i poteri, ma il concetto stesso di potere e il modo in cui la nostra coscienza è costretta a gestirlo, a venirci a patti, a lottare per non esserne sopraffatta.
E infatti, i protagonisti sono due individui che si differenziano soprattutto per come usano il dono che possiedono, per come si relazionano alla morte e ai defunti con cui hanno un canale di comunicazione privilegiato. Dragosani, il negromante, che smembra i cadaveri a mani nude, profana la morte per ottenere segreti, esperienze e memorie, e Keogh, il necroscopo, che invece parla ai morti e li ascolta, acquisendone il sapere.
Il nucleo del romanzo è quindi profondamente spirituale: i morti hanno come tratto distintivo una profonda solitudine e un desiderio disperato di comunicare. Le menti geniali, anche dopo che la loro vita biologica è terminata continuano a elaborare teorie, inventare storie, accumulare conoscenze. E cercano solo qualcuno che possa farsi contenitore dei loro pensieri.
Se Keogh è una persona comune, senza particolari doti se non umanità ed empatia, Dragosani è smodatamente ambizioso e accoglie in sé il germe maligno del vampirismo, una creatura disgustosa che non ha nulla della figura romantica mantello e canini a cui siamo abituati, ma somiglia molto di più a un parassita o a una lampreda.

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È un vero peccato che la pubblicazione della serie Necroscope in Italia si sia interrotta al primo volume. Quando si finisce di leggerlo, nonostante sia un romanzo autoconclusivo, si ha comunque l’impressione di aver assistito appena al preludio e abbandonare così presto il mondo costruito da Lumley è una crudeltà, l’ennesima perpetrata dalla nostra editoria ai danni degli appassionati.
Se però non conoscevate il romanzo, provate a reperirlo da qualche parte e fatevi un grande regalo: leggetelo.
Per agevolarvi nell’impresa, vi lascio con un elenco (gentilmente fornito da Alice)  di tutte le biblioteche in cui il libro è disponibile.
Come nota finale, mi piace dedicare questo post al mio fratellone putativo Fabrizio Borgio, alla sua creatura, l’agente Drago, e a tutto il DIP.

12 commenti

  1. Questo è uno splendido regalo sorellina

    1. Consideralo un pensiero, a scoppio ritardato, per il tuo compleanno😉

      1. Dai che a luglio vediamo Il Settimino, intanto finisco il nuovo Martinengo che, ti anticipo, avrà qualche vaga reminescenza delle atmosfere del primo “La città verrà distrutta all’alba” ma in chiave noir e poi mi metterò a finire il secondo libro del ciclo del Settimino (prevista una trilogia)

  2. La cosa interessante è che Lumley non è mai stato considerato un autore particolarmente sofisticato – fra i lovecraftiani inglesi, quello di classe è Ramsey Campbell, Lumley è di solito visto come un abile pennivendolo. E in effetti soprattutto i primi lavori di Lumley sono abbastanza grezzi.
    Il lavoro fatto con Necroscope sembra dimostrare che alcuni autori per dare il proprio meglio devono allontanarsi dai modelli lovecraftiani, e trovare la propria misura.
    L’assenza di Lumley dai nostri scaffali è un altro fenomeno inspiegabile – come al solito, negli anni ’80 circolava parecchio, poi si è deciso che… bah, cosa? Che basta King?
    Ed è un vero peccato, perché Necroscope si inserisce in un sottogenere, quello spesso definito “ESPionage”, che varrebbe la pena di approfondire. Ma qui nessuno ha mai visto nulla.

    1. Con Necroscope, Lumley ha trovato una dimensione adeguata, però si sente (soprattutto per quanto riguarda la concezione di male) tutta l’influenza di H.P.
      Purtroppo non ho letto gli altri volumi della saga e recuperarne quindici, adesso, mi sembra un’impresa impossibile.
      Se magari fossero usciti anche qui da noi, avrei approfondito la questione, perché l’ESPionage ha un potenziale enorme.

      1. Come tutte le serie, alla lunga un po’ si sgrana, ma resta una lettura divertente (ma io non sono mai arrivato fino in fondo, più che altro perché c’è troppo da leggere).
        Se sei in cerca di letture affini, e ti interessa l’ESPionage, ti consiglio di dare un’occhiata a “Declare”, di Tim Powers – che naturalmente qui da noi non è mai arrivato. Credo lo troverai interessante.

  3. Amore morboso per l’ESPionage tanto che Drago devierà spesso e volentieri nel campo

  4. Simone Paleari · · Rispondi

    ciao Lucia, ti seguo da moltissimo ma non ho mai scritto… comincio ora (anche se in realtà abbiamo avuto qualche scambio su FB)! come scrivevo sui social, Necroscope è davvero un libro bellissimo e mi dispiace davvero che non abbiano proseguito con la traduzione. purtroppo ho letto solo il primo della serie. il personaggio di Dragosani mi affascinò moltissimo…ricordo che vivevo come una “ingiustizia” il fatto che dovesse operare in modo così “profondo” (per usare un eufemismo) sui morti per acquisirne i ricordi rispetto a quel “fighetta” di Koegh… certo questa considerazione svanì appena usò il suo talento su un altro ESP. solo rileggendo il tuo articolo mi è venuto in mente quanto simile sia (con tutte le differenze del caso) a Sylar della serie Heroes…

    1. Ma perché Dragosani all’inizio ti frega, appare quasi come una vittima. Quando compie la prima dissezione di un cadavere, nella sede del Dipartimento sovietico, ti fa pena, non orrore.
      E poi, invece, si corrompe sempre di più.
      È un percorso tragico e molto impressionante.
      Però purtroppo io non ho mai seguito Heroes😦

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Una produzione lovecraftiana personale e appassionante, quella di Lumley (di recente, mi sono riletto quel suo buon racconto lungo che è “Nascendo con Surtsey”)… Quanto a un gioiello come Necroscope, oltre ad Amazon vedrò di bancarellare per bene perché è un’opera che val la pena di avere nella propria libreria casalinga. In biblioteca si sa che, prima o poi, mi toccherebbe restituirlo😉

    1. Io ho la vecchia edizione Bompiani. Pensavo di averla persa, ma poi l’ho scovata a casa dei miei genitori in vecchi scatoloni traboccanti di libri dell’orrore. Che poi è stata la scintilla che mi ha fatto cominciare questa rubrica🙂

      1. Giuseppe · · Rispondi

        La scintilla iniziale per una rubrica che continua a fare scintille😉
        P.S. Quando puoi recupera Heroes, non te ne pentirai…

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