Cinema degli Abissi: Tanti auguri Bruce!

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Quarant’anni, signori. Da non crederci, vero? Era il giugno del 1975 e il film di un giovanissimo regista, noto soprattutto per aver diretto un prodotto televisivo (e che prodotto televisivo!), approdava nei cinema americani, scatenando il panico.
L’impatto che Jaws ha avuto sull’industria cinematografica hollywoodiana, sulla cultura popolare, e sull’intera storia del cinema, commerciale e d’autore, non è quantificabile. Quel film girato da un ventisettenne, in condizioni proibitive e sempre sul punto di non essere portato a termine, avrebbe cambiato per sempre il volto del cinema americano che, come noi lo conosciamo oggi, è una filiazione diretta de Lo Squalo.
Nessuna celebrazione sarà mai abbastanza per Jaws. E nessuno articolo sarà in grado di riprodurne appieno i meriti e la portata. Anche la parola capolavoro è riduttiva e non perché io sia una fan di Spielberg o perché Lo Squalo sia forse il film più importante della mia vita, ma perché ci troviamo di fronte a un’opera unica e maestosa, una delle poche pellicole a non essere invecchiate di un solo giorno, a quarant’anni dalla sua realizzazione. E tutti i film, alcuni di più, altri meno, invecchiano. Jaws no, con Jaws ogni visione è come se fosse la prima. Se esiste un film perfetto, quello è Jaws.
Ma vi rendete conto che il pupazzone gommoso di Bruce funziona nel 2015 esattamente come funzionava nel 1975? L’unico altro film ad avere questa persistenza nel tempo che mi viene in mente è, per altri motivi, L’Esorcista. Con una piccola differenza: mettere in scena Jaws era considerata un’impresa disperata e impossibile. E ci è riuscito un ragazzino un po’ matto di 27 anni. Andiamo a vedere come…

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Nel 1973, Richard D. Zanuck e David Brown, entrambi executive della Universal, leggono un romanzo in via di pubblicazione, Jaws, di Peter Benchley. Lo divorano in una notte e decidono che i diritti vanno acquistati immediatamente. In seguito, Brown avrebbe dichiarato che, se avessero dato una rilettura al testo, ci avrebbero pensato due volte prima di accaparrarsi i diritti cinematografici: girarlo non era una cosa fattibile.
Molti registi vengono avvicinati per occuparsi del progetto. Spielberg è l’ultimo di una lunga lista. In quel periodo, Spielberg sta lavorando proprio per la Universal al suo esordio su grande schermo, Sugarland Express. Legge anche lui il libro di Benchely, lo trova straordinario e riscontra delle somiglianze con Duel. Sembra una cosa fatta, ma è lo stesso Spielberg a essere titubante. Non voleva dirigere Jaws, perché temeva di essere ricordato solo come un regista di “camion e squali”.
Zanuck lo obbliga praticamente a fare il film, promettendogli però che, dopo Jaws, avrebbe potuto dedicarsi a qualunque progetto avesse in mente. A quel punto, Spielberg accetta e comincia una trafila travagliatissima per la stesura dello script.
Si avvicendano infatti una decina di sceneggiatori diversi, tra cui lo stesso Benchley. Spielberg decide di cambiare radicalmente i primi tre quarti del romanzo e di attenersi al testo solo per quanto riguarda la caccia finale allo squalo. Taglia tantissime sottotrame, boccia le prime tre stesure fornite da Benchley e chiama a scrivere quello che sarà il copione (quasi) definitivo Carl Gottlieb, che era un attore e autore comico. Quando si dice avere un colpo di genio.
Alla fine, tuttavia, ogni scena venne scritta a poche ore dalle riprese, molte furono improvvisate sul set e sua maestà John Milius contribuì a parecchi dialoghi, tra cui il celeberrimo monologo di Quint sul disastro della Indianapolis. Ma anche qui, la faccenda è piuttosto controversa: non si sa bene a chi attribuire tutto il merito di una delle sequenze più riuscite del film, se a Milius, a Howard Sackler o all’attore Robert Shaw.

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We started the film without a script, without a cast and without a shark”,  che detta così sembra un’affermazione un po’ iperbolica, ma sono parole di Richard Dreyfuss e non si allontanano tanto dal vero. Le riprese, iniziate il 2 maggio del 1974 sull’isola di Martha’s Vineyard, dovevano durare 55 giorni. Ne durarono invece 159, molti dei quali passati senza girare neppure un’inquadratura. Tra Bruce che non voleva funzionare, il copione non ancora pronto, i guai atmosferici dovuti al mal tempo e al mare mosso, i danni inflitti all’attrezzatura dalla salsedine e dalla sabbia, Jaws fu un’esperienza da incubo per cast e troupe, tanto che i vari tecnici presenti sul set avevano ribattezzato il film “flaws” e Spielberg era convinto che la sua carriera sarebbe finita. Nessuno, a Hollywood, era mai stato perdonato per aver sforato sul piano di lavoro di più di cento giorni.
Quella che appariva a tutti come la disgrazia principale di Jaws si rivelò però una delle sue più grandi fortune: lo squalo funzionò male, a fasi alterne e senza mai garantire la sua presenza, durante tutte le riprese. Spielberg dovette quindi arrangiarsi e modificare sul momento gran parte delle scene in cui la bestia si mostrava in tutto il suo splendore. La sequenza d’apertura, che è un esempio magistrale di suspense ed è tutta giocata su una minaccia invisibile, necessitò di una completa riscrittura, perché a Bruce quel giorno girava male.
E così, il film che nelle intenzioni della Universal doveva essere un monster movie quasi sul modello dei Godzilla giapponesi, divenne tutt’altra cosa. Divenne sì un film di mostri e di avventura, ma anche un’opera girata secondo criteri mutuati dalla nouvelle vague e da registi americani come Cassavetes, dove al primo posto  e al centro della scena (per pura necessità, e anche perché Spielberg aveva quel tipo di formazione)  non c’era il mostro in sé, ma il realismo delle situazioni proposte, la recitazione, e una macchina da presa in grado di saper cogliere spaccati di vita quotidiana e poi cambiare improvvisamente registro e imprimere su pellicola pura epica.
In poche parole, divenne un film di Steven  Spielberg. Altrimenti noto come il miglior regista vivente (e non rompetemi i coglioni).

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E no, prima che qualcuno se ne esca con parole come “botta di culo” e “film fatto a caso”, il caso non c’entra niente. Ogni scelta presa sul set è dovuta a Spielberg. Fu Spielberg a decidere, contro tutto e tutti, di girare non in una piscina o in un lago, ma in mezzo all’oceano, fu lui a disporre all’interno dell’inquadratura persone, colori (i colori sono fondamentali) e oggetti nella scena della spiaggia, quando Bruce si pappa il bambino sul materassino, fu lui a mettersi lì con la macchina da presa a spalla e a lasciar improvvisare Scheider, Dreyfuss, Shaw, i bambini nella sequenza a tavola a casa di Brody. E si prese l’enorme responsabilità di ogni decisione e di un eventuale (molto più che eventuale) fallimento. In questo, la fiducia accordatagli da Zanuck ha del miracoloso. Ma erano altri tempi e, non per essere nostalgica, erano soprattutto altri produttori.

Infatti alla Universal non erano proprio gli ultimi arrivati e fecero partire, sin dall’ottobre del 1974, una campagna di marketing mai vista prima, investendoci sopra una quantità spropositata di soldi. Il romanzo di Benchley venne finalmente pubblicato proprio a ottobre e, contemporaneamente agli spot per il libro, iniziarono ad andare in onda anche gli spot per il film. Ogni dettagli venne studiato al millimetro, dal logo del titolo, al manifesto. Il pubblico doveva essere martellato, senza sosta.
Oggi siamo abituati a queste campagne pubblicitarie, ai teaser che arrivano on line mesi e mesi prima che esca un film, ai gadget, alle action figures, alle magliette e ai cappellini. Negli anni ’70 erano tutte novità, sperimentate per la prima volta con Jaws. Anche l’uscita estiva del film era una faccenda inedita. Il blockbuster estivo nasce con Lo Squalo, capostipite di una tradizione che continua anche oggi.
Il resto della storia la conoscete: Jaws diventa il più grande incasso di tutti i tempi. Sarà Star Wars, due anni dopo, a strappargli il primato, Star Wars che è un prodotto nato sulla scia del sistema produttivo generato da Jaws.
Ogni volta che andate in sala a vedere l’ultimo film sfracella incassi dell’estate hollywoodiana, è solo Lo Squalo che dovete ringraziare, con la coscienza ben precisa però di quanto Lo Squalo sia diverso da tutti i blockbuster estivi che lo hanno seguito, di quanto costituisca un capostipite mai eguagliato.
E, se vi chiedete il motivo di questa unicità, lo potete trovare solo nella forza di un ragazzino di 27 anni che ha imposto la sua visione al di sopra di tutte le esigenze produttive, che ha sforato di 5 milioni di dollari e di un centinaio di giorni, restando comunque saldo al timone del suo progetto, che si è esposto in prima persona, mettendo dei soldi di tasca sua per rigirare alcune scene (il ritrovamento del cadavere da parte di Hooper) e che è riuscito a far correre al cinema il pubblico di ogni parte del mondo con un film che, al netto delle scarse apparizioni di Bruce, del tema minaccioso e immortale di Williams e delle  sporadiche scene di sangue, è girato come un’opera d’autore e si ispira a Melville e a Ibsen.
E pensare che neanche voleva dirigerlo…

17 commenti

  1. Questo è il film che mi rivedo sempre il 4 di Luglio, giorno in cui il film è ambientato😉 Capolavorone grosso così, pezzo bellissimo e complimenti per esserti ricordata dal contributo ai dialoghi di Milius, la tirata sulla USS Indianapolis è una roba che incolla allo schermo… come tutto questo film😉 Cheers!

    1. Eh sì, una volta l’anno va visto per forza😀

  2. Ma sai che non avevo idea che lo Squalo avesse un nome?😀 E che nome!!
    Un vecchietto, ma arzillo come un Miller “qualsiasi”, giusto per rimanere in tema😛 Auguroni!!!

    1. Sì, Bruce era il nome che avevano dato al pupazzone sul set.
      E Bruce infatti sarà il nome del mio squalo da compagnia, quando ne avrò uno

  3. con le botte di culo, si danza una stagione sola. Non tutta una vita di regista e produttore. Qui non c’è una sequenza pleonastica, riempitiva, ma tutto è utile e necessario per comprendere i personaggi e le dinamiche tra loro.
    Personaggi epici e con una distinta morale ed etica. Non è mai il super eroe, l’uomo duro e deciso, il muscolare action man, ma l’uomo -semplicemente uomo- con difficoltà, problematiche, ma una visione etica forte del mondo,a esser l’ “eroe” di turno. Come Brody.

    1. Che poi è la poetica precisa di Spielberg. E qui lui la esprime per la prima volta in maniera compiuta

  4. Mi hai bruciato sul tempo !!!
    Sai che volevo parlarne anche io😄 ?

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Davvero, quarant’anni e non sentirli… e no, assolutamente nessuna botta di culo o film fatto a caso. Semplicemente, il giovane Spilby possedeva la stoffa giusta (l’aveva già dimostrato, tra l’altro) tanto da trasformare anche i malfunzionamenti di Bruce in altrettanti punti di forza del film, facendolo diventare una delle più indimenticabili e paurose creature marine mai viste su grande schermo😉

    1. Riuscire a terrorizzare con un paio di bidoni gialli non è proprio da tutti😉

  6. Per me la scena iconica rimane quando la squalo(Bruce)sfascia la barca mangiandosi Robert Shaw(nel famoso monologo aveva bevuto primo di girare)una scena magistrale assieme al tema d Williams,pensa che nel gioco Deadly Premonition(IlTwin Peaks dei videogiochi)il protagonista la cita,e la versione italiana della ps2 dello Squalo e ricercata e costosa,nel’77 con Lucas comincia un’altra storia………..

    1. Per me la scena iconica per eccellenza di questo film è l’attacco alla spiaggia, quando Bruce si pappa cane e bimbo su materassino. È impressionante perché lo squalo non si vede mai, se non un brevissimo istante, e non lo vedi neanche tutto. Eppure te la fai sotto.

  7. Grandissimo Squalo, lo rivedrò a breve (però il miglior regista vivente non è Spielberg: sono indeciso tra Eastwood e Carpenter, oltre a Kaurismaki limitatamente ai film che durano meno di 80 minuti🙂

    1. Per me Spielberg è il miglior regista vivente. Neanche Carpenter gli sta dietro per inventiva e capacità di messa in scena.

      1. Però Carpenter ha una carriera più uniforme… Spielberg, per me, si è fermato creativamente a Jurassic Park… sugli incassi (che non sono indice di qualità) ovviamente non c’è storia…
        Aggiungo, zio John non solo è un regista coi controcoglioni grossi più del budget di Avengers 2, ma è anche sceneggiatore originale delle sue opere e… un musicista che può mandare a lezione orde di compositori…

  8. Miglior regista vivente??
    Carpenter, Cronenberg, Herzog… Romero fuori scala…
    Lo Squalo… immenso, una lezione di cinema infinita, lo porto sempre come esempio (Lucia, ora mi odierai) di blockbuster d’autore…
    Non è invecchiato per nulla…
    Quest’anno ho avuto un’esperienza d’insegnamento (regia)… il primo film che ho fatto vedere ai ragazzi (I liceo, tecnico) è stato questo… sono impazziti!!! E puoi immaginare i film a cui sono abituati solitamente…
    L’Esorcista lo adoro incondizionatamente ma… rispetto al capolavoro di Spielberg, risente un po’ degli anni… certamente non come regia, che è assolutamente magistrale…

    1. Vedi sotto😉
      Secondo me l’unico che poteva tenergli testa era Altman

  9. Però Altman già appartiene a un’altra generazione… a momenti, girava il primo film quando Spielberg nasceva…
    Carpenter gli è contemporaneo, come un altro grandissimo che sono certo amerai… Joe Dante!!! Ma rispetto a questi 2 geni, Spielberg è stato quello che più di tutti si è imposto al botteghino…

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