Ciclo Zia Tibia 2015: Jeepers Creepers

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Regia – Victor Salva (2001)

Non so se ve ne siete accorti, ma è arrivata l’estate. Sì, per il suo ingresso trionfale dobbiamo aspettare ancora qualche giorno, però l’atmosfera estiva sta già prendendo piede, soprattutto su questo blog, dove si smette di campare non appena la temperatura scende sotto i 24 gradi e si rinasce quando supera i 30. È con incontenibile gioia, quindi, che mi appresto a dare spazio al palinsesto estivo de Ilgiornodeglizombi, caratterizzato, come ogni anno, dalla serie B e dai filmacci da Notte Horror.
Inauguriamo la rassegna con un film relativamente recente (porca miseria, sono passati 14 anni) e che credevo piacesse solo a me, fino a quando la mia amica Silly non mi ha detto di essere convinta che piacesse solo a lei. Inutile dire che ci siamo abbracciate in un impeto di sorellanza, sentendoci meno sole. E che questo articolo è tutto per lei.

Ogni volta che rivedo Jeepers Creepers, me la faccio sotto. Ci tengo sappiate questa cosa, perché il mio giudizio sul film di Salva è viziato in profondità dal terrore che mi provoca a tutte le visioni, nessuna esclusa. Roba che dopo ho serie difficoltà ad addormentarmi. È un sacco di tempo che mi domando il motivo di tutta questa paura. Ricordo che lo andai a vedere al cinema di Orbetello in un pomeriggio piovoso di agosto e ne uscii alquanto provata. Considerando il mio essere una mammoletta che si spaventa con estrema facilità, era anche normale. Di solito, tuttavia, la paura mi passa, è un effetto transitorio (ed esaltante)  che svanisce quando terminano i titoli di coda. Con Jeepers Creepers fu molto diverso. I film in grado di farmi questo effetto sono pochi (e magari ci scappa anche una bella top 5, prima o poi) e non si tratta necessariamente di capolavori.
Lo sappiamo tutti che Jeepers Creepers non è un capolavoro. È un ottimo horror, con delle intuizioni brillanti che hanno lasciato strascichi nella filmografia dello scorso decennio. Strascichi che si intravedono ancora in certe produzioni contemporanee. Un film innovativo, per l’anno in cui è uscito, con uno sguardo poco smaliziato (ed è questo il suo segreto) al passato, e quindi in totale controtendenza rispetto agli slasher citazionisti che imperversavano in quel periodo.

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Victor Salva, nel 2001, non era un esordiente. Aveva già diretto quattro film e bazzicava nel genere dalla fine degli anni ’80. Conosciamo tutti i suoi trascorsi giudiziari, quindi è piuttosto inutile rivangarli: la condanna a tre anni di carcere per abusi sessuali ai danni di un giovane attore sul set di Clownhouse getta una luce piuttosto inquietante sulla natura del Creeper, soprattutto se si analizza il secondo capitolo della saga. Ma di queste cose abbiamo già parlato e non è il caso di ribadire l’ovvio.
Basta dire che Jeepers Creepers ha una gestazione molto lunga, che risale ai tempi in cui Salva, appena uscito di galera, non trovava nessuno che lo facesse lavorare e passava il suo tempo a scrivere sceneggiature. Tra il 1995 e il 2001 dirige un paio di film e si ritrova con il produttore che lo aveva fatto esordire nel 1989, Francis Ford Coppola.
Coppola pone il suo sigillo sul progetto Jeepers Creepers e le riprese possono cominciare. Il film costa molto poco, circa 11 milioni di dollari. Esce nel fine settimana del Labor Day e fa il record di incassi. Alla fine, si porterà a casa in tutto il mondo una sessantina di milioni di dollari, senza considerare il mercato home video.

Azzeccare in questo modo la formula per un horror di successo è una specie di magia, soprattutto considerando il momento attraversato dal genere a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio del secolo. Jeepers Creepers si è andato a inserire in uno spazio vuoto, dimostrando al mondo che c’era un pubblico che voleva ancora vedere un certo tipo di storie. E tuttavia, per farlo, ha dovuto fingere di muoversi all’interno degli stessi territori dei vari Scream e cloni. Si presenta come un ennesimo teen slasher e poi si trasforma in un horror soprannaturale. Guarda anche a modelli molto diversi da quelli dei film dell’orrore patinati dell’epoca. Se Scream era un omaggio ad Halloween e a Venerdì XIII, Jeepers Creepers si rivolge a Tobe Hooper ai survival degli anni ’70, divenendo anche la testa di ponte per i remake al di là da venire, che proprio dal film di Salva avrebbero mutuato l’indulgere su ambienti sporchi, putridi, fatiscenti e il ritorno a un certo gusto per il gore, sfociato poi nella moda transitoria del torture porn.
Forse la mia è una interpretazione un po’ superficiale, ma c’è il forte sospetto che tutto sia cominciato qui, con due fratelli in macchina lungo una strada di campagna e un furgone che li segue.

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Per la prima mezz’ora, il film gioca con le aspettative dello spettatore e lo illude di suonare uno spartito che conosce a memoria: Trish (Gina Philips) e Darry (Justin Long) stanno tornando a casa per le vacanze di primavera. Vengono quasi speronati e poi superati da uno strano veicolo che porta la targa ambigua “BEATINGU”. Poco dopo, vedono quello stesso furgone fermo davanti a una vecchia chiesa e una figura incappucciata che infila un corpo avvolto in un lenzuolo in un pozzo.
Darry vuole indagare, Trish vorrebbe solo trovare un telefono e avvertire le autorità, ma Darry riesce a essere persuasivo e i due vanno a ficcare il naso dove non dovrebbero.
Fino a questo momento, Jeepers Creepers sembra davvero un prodotto standard, se non fosse che, agli occhi di uno spettatore attento, ci si trova subito di fronte a un oggetto infido e diverso.
Mancano tutti quei riferimenti meta, le strizzatine d’occhio, l’atmosfera ormai farsesca che contraddistingueva paccottiglia come i vari So cosa hai fatto e Urban Legend. Manca lo stile modaiolo e pulitino. Soprattutto, c’è sin dall’inizio una cura rara nel mettere in scena i personaggi. La stessa scelta di far essere Trish e Darry fratello e sorella, priva il loro rapporto di qualunque tensione erotica.
Salva non ha bisogno neanche di fornire ai due un background. Ce li presenta già in viaggio, li fa punzecchiare a vicenda, rende chiare le dinamiche della loro relazione con un paio di dialoghi e, quando cominciamo ad affezionarci, siamo già nell’antro del mostro e non abbiamo più scampo.
Ma possiamo comunque rilassarci, convinti di avere a che fare con il solito maniaco mascherato.
Peccato che Salva viri bruscamente nel territorio del soprannaturale puro, presentandoci il Creeper come una delle tante incarnazioni del Male. Una brutta Cosa che accade alle brave persone. Un essere che non si può sconfiggere e da cui si può solo scappare, sperando che non arrivi mai a prenderti.

L’idea era evidentemente quella di creare un nuovo Uomo Nero. Il titolo di lavorazione del film era Here comes the Boogeyman. Un tentativo mitopoietico programmato e non involontario come per i grandi mostri del cinema del passato. Salva ha assimilato le caratteristiche delle icone che si sono avvicendante nel corso degli anni ’70 e ’80 e le ha fatte sue, creando un universo filmico tutto nuovo e su cui ci sarebbe stato tanto da costruire. Purtroppo, però non andò così. Gli incassi del secondo capitolo furono inferiori alle aspettative e il terzo, che pare essere in cantiere da anni, è un’eventualità sempre più remota, sebbene lo script sia pronto e si parlava di un’uscita addirittura alla fine del 2011.

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Forse la ragione di questa paura che non vuole andare via, neanche dopo ripetute visioni, sta proprio nella natura ancestrale del Creeper. Salva, con questo film, riporta il cinema dell’orrore alla sua funzione originaria di spauracchio infantile e ci racconta di un’entità maligna e antichissima che non ha altra ragion d’essere se non quella di mangiare. Assenza totale  di qualsiasi motivazione. O spiegazione. Del Creeper non sappiamo né sapremo mai nulla, a parte qualche dettaglio che ha la funzione di accrescerne l’aura di mistero e, ancora, costruire la fiaba, il mito.
Si nutre ogni 23 anni per 23 giorni, ha un debole per il cucito e per l’imbalsamazione, prende dalle vittime le parti del corpo che gli servono per rigenerarsi e per ricominciare il suo ciclo vitale.
Tutto qui.
Il resto lo deve comporre la nostra immaginazione. E non c’è cosa più orribile che immaginare di essere portati nella tana del Creeper e non uscirne mai più. Perché gli effetti li vediamo nell’ultima, agghiacciante, inquadratura del film, che ha un posto d’onore tra gli incubi e i terrori notturni che, da sempre, costellano la mia vita di appassionata di cinema horror e cagasotto onoraria.

6 commenti

  1. Ho il dvd del secondo,quella sensazione di orrore e inquietudine me l’ha data il videoclip della conzone Chandelier di Sia.

  2. Ecco vedi io mi ero fermata a zio Tibia, che ha dato la luce a mediometrggi che hanno fatto cagare sotto la sottoscritta (poco mammoletta al riguardo). Mi informerò Kamerata. Grazie come sempre.

  3. Il primo film, lo vidi al cinema, non era dispiaciuto nemmeno a me. Più per il personaggio che per la pellicola in sé, che pure aveva i suoi momenti. Il secondo capitolo m’aveva un po’ deluso (anche se quando capita un’occhiata gliela lancio sempre, vorrà pur dire qualcosa), ma un film con un mostro del genere probabilmente lo guarderei anche se fosse diretto da Alvaro Vitali.

  4. Il primo non era effettivamente male, il secondo è invece facilmente dimenticabile secondo me

  5. Zio Tibia nel cuore!😉 Visto in complevole ritarto, Justin Long mi urta abbastanza, ha fatto solo un bel film nella sua carriera (Drag me to Hell).
    Questo film per la prima metà, me lo ricordo anche figo, Un pò alla Tobe Hooper, poi mi ricordo che sbraga buttandola in caciara, ma in generale mi aveva abbastanza divertito.
    Il titolo giusto per le atmosfere di “Notte Horror”😉 Cheers!

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Il Creeper mette addosso una paura fottuta anche perché, pure entrando nell’ottica del soprannaturale, non c’è la rassicurante presenza di riti, formule o esorcismi che possano annientarlo. Si può solo giocare in difesa, finché dura… E, come già ti dissi all’epoca, sai che il Creeper non piace solo a te e a Silly (continuando io a preferire il secondo al pur buon primo capitolo)😉
    Chissà quanto si dovrà aspettare ancora per il terzo della serie (più passa il tempo, meno io rimango possibilista su un suo arrivo nelle sale) …

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